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USA - Haiti analisi di Noam Chomsky

16 aprile 2004 - Noam Chomsky trad. di I. M. Mazza
Fonte: Znet


Naturalmente coloro che nutrono un qualche interesse per Haiti vorranno
capire come si sia venuta a creare la sua più recente tragedia. E per
coloro che hanno avuto il privilegio di un contatto con il popolo di questa
terra vessata, non sarà cosa naturale bensì inevitabile. Tuttavia faremmo un
grave errore se focalizzassimo troppo l'attenzione sugli eventi del recente
passato, o anche sulla sola Haiti. L'argomento fondamentale per noi è cosa
dovremmo fare in merito a quello che sta avvenendo. Ciò sarebbe corretto
anche se le nostre possibilità e le nostre responsabilità fossero limitate,
tanto più che nel caso di Haiti esse sono enormi e determinanti. E ciò a
maggior ragione qualora il corso della tragedia fosse stato presagibile
con anni di anticipo e noi avessimo mancato nell'agire per prevenirlo. E
abbiamo proprio mancato. I concetti sono chiari, e così importanti che
sarebbero argomento da prima pagina per una stampa che fosse indipendente.

Analizzando ciò che è avvenuto ad Haiti subito dopo che Clinton "ha
riportato la democrazia" nel 1994, fui costretto a concludere, tristemente,
su Z Magazine che "Non sarebbe una gran sorpresa, quindi, se le operazioni
di Haiti divenissero un'altra catastrofe," e nel caso, " non sarà compito
difficile delineare le frasi familiari che spiegheranno il fallimento della
nostra missione di benevolenza verso questa società in difficoltà". I motivi
erano chiari a chiunque scegliesse di aprire gli occhi. E come previsto
ancora una volta le solite frasi sono state pronunciate tristemente.

Oggigiorno è in corso un dibattito molto serio che spiega, correttamente,
che democrazia significa molto di più che mettere un segno su una scheda
ogni tot anni. Una democrazia che funzioni ha delle condizioni di base. Una
è che la popolazione dovrebbe avere qualche mezzo per sapere ciò che
succede nel mondo. Il mondo reale, non quello del ritratto fine a sé stesso
offerto dalla "stampa allineata", che è travisato dal suo "servilismo verso
il potere statale" e "la solita ostilità nei confronti dei movimenti
popolari" - secondo le calzanti parole di Paul Farmer, il cui lavoro su
Haiti è, a modo suo, forse ancor più notevole di ciò che ha realizzato nel
nostro paese. Farmer lo ha scritto nel 1993 analizzando le cronache
principali e raccontando di Haiti, in un disgraziato resoconto che va dai
giorni dell'invasione crudele e distruttiva di Wilson nel 1915 fino a quelli
nostri. I fatti sono ampiamente documentati, terribili e vergognosi. Ed essi
sono giudicati irrilevanti per i soliti motivi: non sono conformi all'
immaginario collettivo desiderato, e perciò vengono riposti così
efficientemente nel pozzo della memoria, che non possono essere
disseppelliti da coloro che hanno un interesse nel mondo reale.

Tuttavia, raramente, potranno essere trovati anche nella "stampa allineata"
. In una scala di valori attenendosi a coloro che si posizionano all'
estremità più liberale e ben informata, la versione standard è che nei
confronti di "stati in crisi" come Haiti e l'Iraq, gli Stati Uniti devono
impegnarsi nel "fondare una nazione" a fin di bene in modo da "far
progredire la democrazia", un "fine nobile" ma che può essere al di là dei
nostri mezzi data l'inadeguatezza dei destinatari della nostra premura. Ad
Haiti, nonostante gli sforzi che Washington ha compiuto da Wilson fino a FDR
nel periodo in cui il paese era sotto l'occupazione della Marina Militare,
"la nuova alba della democrazia Haitiana non è mai giunta". E "né tutte le
buone intenzioni Americane, né i suoi Marine, possono riuscire (a portare la
democrazia oggi) finchè gli Haitiani non lo fanno per conto loro" (H.D.S.
Greenway, Boston Globe). Come corrispondente del New York Times R. W. Apple
ha fatto un buon resoconto di due secoli di storia nel 1994, riflettendo
sulle prospettive del tentativo poi intrapreso di Clinton di "riportare la
democrazia" , "come la Francia nel diciannovesimo secolo, come i Marines
che hanno occupato Haiti dal 1915 al 1934, le forze americane che stanno
tentando di imporre un nuovo ordine si troveranno a confrontarsi con una
società complicata e violenta con nessuna esperienza di democrazia".

Apple sembra andare un po' al di là del normale nel raccontare dell'attacco
violento di Napoleone contro Haiti, lasciata in rovine, in modo da impedire
il crimine della liberazione da parte della colonia più ricca del mondo, la
fonte di gran parte della ricchezza Francese. Ma forse anche quell'impresa
rispondeva al criterio basilare della benevolenza: fu appoggiata dagli Stati
Uniti, che erano naturalmente oltraggiati e spaventati da "la prima nazione
al mondo a battersi per la causa della libertà universale per tutta l'
umanità, rivelando i limiti della definizione di libertà utilizzata dalle
rivoluzioni Francese e Americana." Così scrive lo storico Haitiano Patrick
Bellegarde-Smith, descrivendo nei particolari il terrore nei confronti dello
stato schiavo della porta accanto che non fu aiutato nemmeno quando la lotta
vincente di Haiti per la liberazione, ad un costo enorme, aprì la strada all
'espansione verso il West poiché costrinse Napoleone ad accettare il patto
di compravendita della Lousiana. Gli USA continuarono a fare il possibile
per piegare Haiti, persino approvando l'insistenza Francese a che Haiti
pagasse un enorme indennità per il crimine di essersi liberata, un peso al
quale non è mai riuscita a sottrarsi; e la Francia, naturalmente, ha
rifiutato con elegante disdegno la richiesta Haitiana, avanzata recentemente
con Aristide, di essere almeno ripagata dell'indennità, dimenticando le
responsabilità che una società sviluppata sul piano della civiltà avrebbe
accettato.

Le linee fondamentali di ciò che ha portato alla tragedia attuale sono
abbastanza chiare. Iniziano proprio nel 1990 con l'elezione di Aristide (una
cornice di tempo troppo ridotta), Washington si spaventò per l'elezione di
una candidato populista con un elettorato popolare così come era stata
spaventata due secoli prima dalla prospettiva del primo paese libero dell'
emisfero che bussava alla sua porta. I vecchi alleati di Washington ad
Haiti ovviamente furono d'accordo. "La paura della democrazia è presente,
per necessità di definizione, fra i gruppi elitari che monopolizzano le
risorse economiche e il potere politico," osserva Bellegarde-Smith nella sua
perspicace storia di Haiti; così ad Haiti o negli Stati Uniti come da
qualunque altra parte.

La minaccia della democrazia ad Haiti nel 1991 fu ancora più inquietante
data la reazione positiva delle istituzioni finanziarie internazionali
(Banca Mondiale, IADB) ai programmi di Aristide, che risvegliarono ataviche
inquietudini circa l'effetto "virale" di uno sviluppo indipendente vincente
Questi sono temi usuali per gli affari internazionali: l'indipendenza
americana risvegliò preoccupazioni simili tra i leader europei. I pericoli
comunemente sono percepiti come ancora più gravi in un paese come Haiti, che
è stato saccheggiato dalla Francia e poi ridotto nella miseria totale da un
secolo di interventi USA. Se un popolo persino in queste terribili
circostanze può prendere il proprio destino fra le sue mani, chi sa cosa
potrebbe accadere da qualche altra parte se il "contagio si diffondesse".

L'amministrazione di Bush I ha reagito al disastro della democrazia
spostando l'aiuto dal governo eletto democraticamente verso quelle che sono
chiamate "forze democratiche": le elite benestanti e gli appartenenti ai
settori degli affari, che, in compagnia degli assassini e dei seviziatori
dell'esercito e delle forze paramilitari, sono stati lodati dai titolari di
Washington in quel periodo, nella loro fase Reaganiana, per il loro
progresso nello "sviluppo democratico", che giustificò nuovi e generosi
aiuti. L'elogio venne in riposta all'approvazione da parte del parlamento
haitiano di una legge che dava l'autorità al protetto di Washington Baby Doc
Duvalier, killer e seviziatore, di sospendere i diritti di qualunque partito
politico senza ragione. La legge passò con una maggioranza del 99,98%. Ha
segnato perciò un passo in avanti verso la democrazia se comparato al 99%
dell'approvazione di una legge del 1918 che, con il 5% della popolazione
favorevole, garantì alle grandi aziende USA il diritto di trasformare il
paese in una piantagione statunitense, dopo che il Parlamento di Haiti fu
sciolto mentre era nel mirino dei Marine di Wilson quando si rifiutò di
accettare quel "provvedimento progressista" essenziale per lo "sviluppo
economico". La loro reazione ai progressi incoraggianti di Baby Doc verso la
democrazia furono quelli tipici, in tutto il mondo, di quella parte di
visionari che stanno ora diffondendo una saggia visione con la loro
dedizione a portare la democrazia in un mondo sofferente; in ogni caso, per
stare tranquilli, i loro attuali exploit sono vengono riscritti in maniera
più adatta a soddisfare ciò che si vuol sentire oggigiorno.

I rifugiati che erano scappati negli Stati Uniti terrorizzati dalle
dittature appoggiate dagli Usa sono stati fatti rimpatriare con la forza, in
una violazione evidente del diritti internazionali dell'uomo. La politica è
stata invertita quando un governo eletto democraticamente ha preso il
potere. Sebbene il flussi di rifugiati fossero ridotti al minimo, veniva
dato loro asilo politico nella maggior parte dei casi. La politica è
ritornata alla normalità quando un gruppo militare depose il governo di
Aristide dopo sette mesi, e le atrocità terroriste di stato raggiunsero
nuovi livelli. Coloro che le compievano erano l'esercito, gli eredi della
Guardia Nazionale lasciata dagli invasori di Wilson per controllare la
popolazione, e le sue forze paramilitari. La più importante di queste, il
FRAP, fu fondata dal collaboratore della CIA Emmanule Costant, che vive
oggi felicemente nel Queens, dopo che Clinton e Bush II hanno negato il
permesso di estradizione perché, come comunemente si pensa, avrebbe rivelato
i legami statunitensi con il gruppo militare assassino. I contributi di
Costant allo stato di terrore sono stati, dopo tutto, scarsi: semplicemente
la responsabilità diretta nel massacro di 4-5000 poveri neri.

Si ricorda l'elemento fondamentale della dottrina di Bush, che è "già
diventato una regola de facto delle relazioni internazionali", Graham
Allison di Harvard scrive che negli Affari Esteri: "coloro che danno asilo
ai terroristi sono colpevoli come i terroristi stessi", parole del
Presidente, e devono essere trattati di conseguenza, con bombardamenti su
vasta scala e invasioni.

Quando Aristide fu deposto dal golpe del 1991, l'Organizzazione degli Stati
Americani dichiarò un embargo. Bush I annunciò che gli USA l'avrebbero
violato esonerando le aziende statunitensi. Il New York Times riportò che l'
embargo in questo modo fu "giustamente ridimensionato" a beneficio della
popolazione che soffriva. Clinton autorizzò ancor più estreme violazioni
dell'embargo: il commercio USA con il governo militare e i suoi supporter
benestanti aumentò nettamente. Il punto cruciale dell'embargo era,
naturalmente, il petrolio. Mentre la CIA annunziò solennemente al Congresso
che il gruppo militare "sarà probabilmente molto presto a corto di benzina
ed energia"e "gli sforzi del nostro servizio segreto sono focalizzati sull'
individuare tentativi di aggirare l'embargo e sul monitorare il suo impatto"
, Clinton segretamente autorizzò la Texano Oil Company a vendere petrolio al
governo militare illegalmente, violando gli ordini presidenziali. Questa
rilevante informazione fu la prima pagina sulle frequenze AP il giorno prima
che Clinton mandasse i Marines a "riportare la democrazia", impossibile
perdersela, mi capitò di fare attenzione alle frequenze AP quel giorno e
vederla ripetuta insistentemente più volte, e ovviamente è stata di grande
significato per chiunque volesse capire quello che stava succedendo. Fu poi
eliminata con una meticolosità realmente impressionante, sebbene riportata
in riviste industriali in un secondo momento fu seppellita con appena un
accenno nella stampa economica.

Furono anche nascoste efficientemente le condizioni cruciali che Clinton
impose per il ritorno di Aristide: cioè che egli avesse adottato il
programma del candidato USA sconfitto nelle elezioni del 1990, un ex
dirigente della Banca Mondiale che aveva ricevuto il 14% dei voti. Noi
chiamiamo ciò "riportare la democrazia" un'eccellente descrizione di come la
politica estera USA sia entrata in una "fase nobile" con una "santa
aureola", spiegò la stampa nazionale. Il rigoroso programma neoliberale che
Aristide fu costretto ad accettare era praticamente la garanzia della
demolizione dei rimasugli di sovranità economica, estendendo la legislazione
progressista di Wilson e altre simili misure imposte dagli USA in
precedenza.

Appena la democrazia fu così restaurata, la Banca Mondiale annunziò che "il
nuovo governo deve concentrarsi su una strategia economica focalizzata sull'
energia e sull'iniziativa della Civil Society, specialmente il settore
privato, sia nazionale che estero." Quanto detto ha il pregio di essere
vero: la Civil Society haitiana comprende una piccola elite benestante e le
grandi aziende USA, ma non la grande maggioranza della popolazione, i
contadini e gli abitanti delle zone povere delle città che avevano commesso
il peccato mortale di organizzarsi per eleggere il loro proprio presidente.
I membri della Banca Mondiale spiegarono che del programma neoliberale
avrebbe beneficiato "la classe sociale impegnata negli affari economici, più
aperta ed illuminata" e gli investitori stranieri, ma ci assicurarono che il
programma "non avrebbe danneggiato i poveri nel significato che il termine
ha negli altri paesi" soggetti all'aggiustamento strutturale, poiché i
poveri di Haiti già mancavano di una minima protezione da parte della
politica economica precedente, come ad esempio i sussidi per i beni
essenziali. Il Ministero di Aristide dedicato allo sviluppo rurale e alla
riforma agraria non fu messo al corrente dei piani da imporre a questa
società a maggioranza contadina, per ricondurla verso "i buoni propositi
americani" dalla pista che aveva percorso per breve tempo dopo la
deplorevole elezione democratica del 1990.

Le cose poi hanno seguito il loro prevedibile corso. Un rapporto di USAID
del 1995 ha spiegato che " il commercio rivolto all'esportazione e la
politica degli investimenti" che Washington aveva imposto avrebbero "
inesorabilmente schiacciato il coltivatore locale di riso," che sarebbe
stato forzato a passare all'agro-export, con dei benefici casuali per gli
investitori e l'industria agricola statunitensi. Nonostante la loro grande
povertà, i coltivatori haitiani di riso sono abbastanza efficienti, ma non
hanno possibilità di competere con l'industria agricola Statunitense, anche
se non avesse ricevuto il 40% dei suoi profitti dai sussidi del governo,
nettamente aumentati dai Reaganiani che sono di nuovo al potere, e che
producono retorica illuminata circa i miracoli del libero scambio. Leggiamo
oggi che Haiti soffre la fame, un altro segno di uno "stato in crisi."

Poche industrie erano ancora in grado di adempiere la loro funzione, per
esempio, quella che tratta le varie parti del pollo. Ma i gruppi industriali
statunitensi hanno un largo surplus di carne rossa, e perciò hanno chiesto
il diritto di vendere a prezzi bassi i loro prodotti in eccesso ad Haiti.
Provarono a fare lo stesso anche in Canada e in Messico, ma lì fu possibile
proibire il loro dumping illegale. Non ad Haiti, costretta a sottomettersi
ai principi del mercato efficiente dal governo Usa e dalle grandi aziende di
cui è servo.

Qualcuno potrebbe notare che il governatore del Pentagono in Iraq, Paul
Bremer, ha ordinato di intraprendere anche lì un programma molto simile,
avendo in mente gli stessi beneficiari. Questo è ciò che viene anche
chiamato "favorire la democrazia". Nei fatti, il resoconto importante e che
spiega tante cose, va indietro fino al diciottesimo secolo. Programmi
simili hanno avuto un ruolo importante nel creare quello che oggi è il terzo
mondo. Nel frattempo i potenti hanno ignorato le regole, tranne quando hanno
potuto trarre beneficio da esse, e sono stati in grado di dar vita a società
ricche e sviluppate; drammaticamente gli USA, che hanno aperto la strada per
quel che riguarda il protezionismo moderno e , in particolar modo dalla
Seconda Guerra Mondiale in poi, si sono affidati soprattutto al settore
dinamico dello stato per quel che riguarda innovazione e sviluppo,
scaricandone sulla società civile i rischi e i costi.

La punizione inferta ad Haiti è diventata ancora più severa sotto Bush II;
ci sono differenze all'interno della piccola varietà di crudeltà e avidità.
Gli aiuti furono fermati e fu esercitata pressione sulle istituzioni
internazionali affinché facessero altrettanto, con pretesti troppo assurdi
per meritare di essere menzionati. Sono ampiamente analizzati nell'opera di
Paul Farmer "Gli utilizzi di Haiti", e in alcune analisi della stampa
corrente, degni di nota quelli di Jeffrey Sachs (Financial Times) e Tracy
Kidder (New York Times).

Tralasciando i dettagli, ciò che è successo in seguito è paurosamente simile
alla deposizione del primo governo democratico haitiano nel 1991. Il governo
di Aristide, ancora una volta, fu minato dagli strateghi USA, che avevano
capito, con Clinton, che la minaccia della democrazia può essere superata se
la sovranità economica viene eliminata, e presumibilmente avevano anche
realizzato che lo sviluppo economico sarà una debole speranza finchè sono
poste certe condizioni, una delle lezioni più comprovate della storia
economica. Gli strateghi di Bush II sono ancora più impegnati nel minare la
democrazia e l'indipendenza, e hanno disprezzato Aristide e le
organizzazioni popolari che lo hanno portato al potere forse con ancora più
passione dei loro predecessori. Le forze che hanno riconquistato il paese
sono per lo più gli eredi dell'esercito di stanza americano e dei terroristi
paramilitari.

Quelli che vogliono distrarre l'attenzione dal ruolo degli USA obbietteranno
che la situazione è più complessa, come è quasi sempre vero, e che lo stesso
Aristide è colpevole di vari crimini. Esatto, ma se fosse stato un santo la
situazione sarebbe difficilmente evoluta in maniera molto differente, come è
stato evidente nel 1994, quando l'unica vera speranza è stata che il
cambiamento democratico negli Stati Uniti avrebbe reso possibile spostare la
politica verso una direzione più civile.

Ciò che avviene oggi è terribile, e forse irreparabile. E c'è abbondanza di
responsabilità recente su tutti i fronti. Ma il modo giusto di procedere per
la Francia e gli Stati Uniti è molto chiaro. Dovrebbero iniziare dal
pagamento delle enormi riparazioni ad Haiti (la Francia da questo punto di
vista è forse ancora più ipocrita e ignobile degli USA). Ciò, comunque,
richiede la costruzione di società democratiche funzionanti nelle quali,
come minimo, le persone hanno una speranza di sapere quello che sta
succedendo intorno a loro. I resoconti su Haiti, Iraq, e altri "stati in
crisi" sono abbastanza esatti nel sottolineare l'importanza di colmare il
"deficit democratico" che riduce fondamentalmente il significato delle
elezioni. Ciò comunque non comporta l'ovvio corollario: quanto detto si
applica perfettamente ad un paese dove "la politica è l'ombra oscura, dei
grandi interessi economici, che si riflette sulla società" queste le parole
del principale filosofo sociale d'America, John Dewey, che descrive il suo
paese nei giorni in cui l'influenza maligna si era spinta tanto distante
così come lontana si è spinta oggigiorno.

Per coloro che hanno a cuore la sostanza della democrazia e i diritti umani
gli argomenti basilari in fondo sono anche troppo chiari. Sono già stati
portati avanti, con non poco successo, e sotto delle condizioni
incomparabilmente difficili in tanti luoghi incluso nei bassi fondi e sulle
colline di Haiti.

Non dobbiamo accettare, volontariamente, di vivere in uno stato mal riuscito
soffrendo di un enorme deficit di democrazia.

Note:

traduzione di Iunio Michele Mazza a cura di Peacelink

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