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    Donne indigene e nere honduregne si mobilitano in difesa della loro cultura, del territorio e dei beni comuni

    Coordinano strategie per fronteggiare l’assalto neoliberista, razzista e patriarcale
    31 maggio 2017 - Giorgio Trucchi

    Incontro di donne indigene e nere del Conaminh (Foto G. Trucchi|Rel-UITA)

    Il 24 e 25 maggio si è realizzato a Tegucigalpa il secondo Incontro di donne indigene e nere “Per la difesa della nostra cultura, del territorio e dei beni comuni”. Convocate dal Coordinamento nazionale delle donne indigene e nere dell’Honduras, Conaminh, più di 550 donne di 6 diverse etnie[1] si sono date appuntamento  nella capitale honduregna per condividere pensieri e strategie di difesa della propria cultura, dei loro territori e dei beni comuni.

    In particolare si denuncia la persecuzione, la criminalizzazione e il giustizialismo di cui sono vittime le donne nere e indigene che osano lottare contro un modello economico che esclude e saccheggia. Ma anche contro un sistema profondamente razzista e patriarcale “che si manifesta attraverso progetti estrattivi in combutta con il sistema politico, giuridico ed economico dello Stato honduregno”, si legge in un comunicato diffuso dal Conaminh.

    "Ogni giorno che passa si radicalizza sempre più la persecuzione contro chi difende i beni comuni e la vita. Questa situazione crea un persistente stato di preoccupazione e timore all’interno delle nostre comunità. Noi donne siamo quelle che maggiormente soffriamo di questo stato di cose. Ci perseguitano, ci catturano e ci querelano perché usurpiamo un territorio che abitiamo da centinaia d’anni. Esigiamo che cessi immediatamente la persecuzione da parte dello Stato; che smettano di approvare leggi che attentano contro i nostri popoli, i nostri territori e i beni comuni; che si rispetti il diritto alla consulta libera, previa e informata”, ha detto Miriam Miranda, coordinatrice dell’Organizzazione fraternale nera honduregna, Ofraneh.

    "Come donne indigene ci sentiamo minacciate e sottoposte a continui attacchi. È per questo che abbiamo deciso di riunirci in rappresentazione di sei etnie e di esigere allo Stato di porre fine alla repressione. È ora che smetta di violare i nostri diritti”, ha detto Maura Duarte, del popolo Pech, rappresentante del Conaminh.

    Le donne hanno reso omaggio alla leader indigena Berta Cáceres, alla sua lotta, alle sue proposte di emancipazione. Cáceres, uccisa circa 15 mesi fa, era stata tra le fondatrici di questo spazio. Durante l’incontro si è nuovamente chiesto a gran voce che si indaghino, catturino e castighino gli autori intellettuali che hanno orchestrato l’omicidio dell’attivista.

    "Non ci fermeremo finché sia fatta giustizia e cessi l’impunità”, ha chiarito Miranda.

    Mobilitazione

    Durante la giornata del 25 maggio, le partecipanti all’evento si sono mobilitate per le vie della capitale honduregna e hanno fatto sentire la propria voce.

    Mobilitazione a Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

    "Tutti i giorni siamo oggetto di repressione. La nostra lotta è criminalizzata. Ci perseguitano e ci arrestano per il semplice fatto di difendere ciò che è nostro. Tutto questo deve finire”, ha detto Lilian López del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, Copinh, mentre insieme ad altre centinaia di donne si dirigeva verso gli uffici centrali della Procura.

    "Sono state giornate molto produttive. Ci siamo confrontate, abbiamo scambiato opinioni, condiviso idee e strategie ed abbiamo definito il piano di lotta per i prossimi anni. Coordinarci è fondamentale perché affrontiamo lo stesso nemico. Da questo secondo incontro ne usciamo con maggiori certezze e con nuove capacità organizzative e partecipative”, ha aggiunto Medelin Davíd della Ofraneh.

    [1] Garífuna, Lenca, Maya Chortí, Misquito, Pech, Tolupan


    Gallerie di foto:

    - Mobilitazione delle donne indigene e nere del Conaminh

    - Secondo incontro delle donne indigene e nere a Tegucigalpa

     

    Note:

    Traduzione: Giampaolo Rocchi

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