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    Honduras: La violenza sulle donne è oramai un’epidemia

    Diminuiscono i femminicidi ma aumentano i casi di violenza
    12 ottobre 2017 - Giorgio Trucchi

    Manifestazione davanti alla Procura (Foto CDM)

    In Honduras ogni anno si registrano più di ventimila casi di violenza domestica, ogni 17 ore una donna viene assassinata e ogni giorno una donna scompare nel nulla. La militarizzazione della società e l’impunità in quasi il 95% dei casi di femminicidio favoriscono  la reiterazione dei crimini e consolidano la violenza contro le donne.
    I dati che vengono presentati dalle organizzazioni dei diritti umani, sia nazionali che internazionali, dalle istituzioni pubbliche e dalle organizzazioni delle donne mostrano chiaramente la gravità della situazione.

    L’Osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras, Unah, stima che, nel 2016, 463 donne abbiano perso la vita in modo violento. Durante il primo semestre dell’anno in corso sono almeno 188 le donne vittime di femminicidio. Il Commissario nazionale dei diritti umani in Honduras, Conadeh1, stima che tra il 2006 e il 2016 siano state assassinate 4.787 donne, ovvero una ogni 17 ore. Ogni mezzora una donna, una bambina, un bambino o un adolescente è vittima di stupro.

    Il 70% dei femminicidi avviene con arma da fuoco, più della metà delle vittime ha tra i 15 e i 29 anni e la maggior parte degli aggressori fa parte della cerchia di persone più vicina alle vittime. Nel 2013, l’anno più letale per le donne, l’Honduras ha raggiunto un tasso di 14 femminicidi ogni 100 mila donne, un dato che l’Organizzazione mondiale della sanità, Oms, cataloga già come epidemia.

    Ma la tragedia che quotidianamente vivono le donne va ben oltre le morti violente.
    Il Cedij2 segnala ogni anno più di 20 mila casi di violenza domestica e si calcola che una quantità simile non arriva nemmeno in tribunale. Delle oltre 8.000 denunce per delitti contro le donne presentate alla Procura nel 2016, il 39% ha a che fare con violenza intrafamiliare e più del 17% con lesioni e stupri.

    Neesa Medina (Foto G. Trucchi)

    Il Centro dei diritti delle donne, Cdm, avverte che a partire dal 2009 c’è stato un forte aumento delle sparizione di donne, adolescenti e bambine. Dal 2013 sono più di 400 le donne scomparse ogni anno senza lasciar traccia.

    “I femminicidi si sono ridotti però questo non significa che sia diminuita la violenza contro le donne. Se vogliamo veramente capire le dinamiche della violenza di genere dobbiamo ampliare la nostra visione e andare alla radice di questa tragedia”, dice  Neesa Medina, dell’Osservatorio sulla violenza contro le donne del Cdm.

    Diminuiscono i femminicidi, aumenta la violenza

    Secondo Medina, la riduzione delle morti violente si deve essenzialmente a tre variabili: la prima riguarda la quantità crescente di donne che ogni anno spariscono, sia perché i loro cadaveri vengono occultati sia perché sono vittime della tratta di persone ai fini dello sfruttamento sessuale.

    Una seconda variabile è relativa alla strategia delle maras3 che utilizzano - e di conseguenza ‘proteggono’- le donne per vigilare i territori, per l’estorsione o lo sfruttamento sessuale nelle carceri.

    Il terzo elemento ha a che fare con la fuga delle donne dalla violenza. “Le donne abbandonano tutto e se ne vanno, di solito verso gli Stati Uniti. Sanno che quasi sicuramente saranno vittime di abuso sessuale4 e per questa ragione prima di affrontare il viaggio assumono contraccettivi per iniezione. Questo è il livello di terrore che esiste nel nostro paese: le donne preferiscono andare incontro a uno stupro sicuro piuttosto che continuare a vivere in Honduras”, avverte Medina.

    Le radici della violenza

    Per l’attivista dei diritti della donna, la violenza di genere non si può comprendere se la osserviamo come un fatto isolato. La violenza -assicura- si produce perché si permettono altre forme di discriminazione ed esclusione sociale, in una società profondamente sessista, fortemente armata e che garantisce l’impunità.

    “Non possiamo combattere la violenza contro le donne senza combattere la disuguaglianza, la miseria, la malnutrizione. E non possiamo farlo con programmi assistenzialisti di governi che giocano con la fame della gente. La disuguaglianza si sconfigge con più giustizia sociale e mettendo in discussione i privilegi di pochi che se la spassano a scapito della miseria della stragrande maggioranza”, afferma l’attivista del Cdm.

    La militarizzazione della società e l’impunità rappresentano altri grossi focolai di violenza.

    “Viviamo in un paese dove ci sono 1,5 milioni di armi da fuoco e solo 250 mila sono legali. Ci sono più di 600 compagnie di sicurezza privata e i militari si occupano dell’ordine pubblico.
    Le donne sono terrorizzate perché sanno che la vita in Honduras non vale niente e preferiscono scappare. Bisogna disarmare il paese e porre fine all’impunità”, enfatizza Medina.

    Manifestazione davanti alla Procura (Foto CDM)

    Di fronte a questa situazione, le organizzazioni di donne e femministe raggruppate nel Movimento 25 Novembre si sono mobilitate in diverse occasioni, pretendendo giustizia per le vittime e castigo per gli aggressori e gli assassini. Pretendono anche maggior accesso ai dati riguardanti i femminicidi e rendicontazioni dei fondi destinati specialmente alle indagini sui femminicidi.

    Stanno inoltre lavorando alla proposta di un progetto di legge integrale contro la violenza sulle donne, che potrebbe essere presentato in aula dopo le elezioni generali del prossimo novembre. “È una legge molto completa che nasce dal movimento delle donne e che si concentra sulla prevenzione. Non vogliamo che venga politicizzata, nè che venga utilizzata come propaganda elettorale. Aspetteremo. Sicuramente la sua approvazione rappresenterebbe un gran passo in avanti”, conclude Neesa Medina.

    Fuente: ALAI


    2 Centro elettronico di documentazione e informazione giuridica

    3 Bande criminali con ramificazioni a livello internazionale

    4 Un rapporto di Amnesty International segnala che l’80% delle donne che emigrano via terra vanno incontro a qualche tipo di abuso sessuale durante il tragitto.

    Note:

    Testo Giorgio Trucchi
    Traduzione Gianpaolo Rocchi
    Foto Cdm e G. Trucchi | Rel-UITA

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