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L' AFL-CIO e il Venezuela: il ritorno ad un imperialismo sindacale. O una reazione sbagliata?

Mobilitazioni di massa, scioperi, scontri nelle strade, isterismo dei media,
smembramento sociale ed economico: questo accadeva in Cile nel 1972-73 e accade di nuovo, in Venezuela, nel 2002-04.
27 aprile 2004 - Kim Scipes
Fonte: Znet

L' AFL-CIO (Federazione Americana del lavoro ed Associazione delle
Organizzazioni Industriali, sindacati USA), come aveva già fatto nel 1973 in
Cile, è tornato a farsi sentire, questa volta in Venezuela. Ancora una volta è
il governo americano a finanziare le operazioni. Questa volta i soldi vengono
riciclati dall'organizzazione quasi governativa del National Endowment for
Democracy (Fondo Nazionale per la Democrazia) all'insaputa dei membri
dell'AFL-CIO e del popolo americano. Ancora una volta, i soldi vengono usati
per finanziare le attività dei dirigenti dei sindacati reazionari e
dell'industria, finalizzate alla destabilizzazione di un governo eletto
democraticamente, che ha fatto sforzi enormi per alleviare la povertà, ha
attuato riforme molto importanti sul territorio, sia nelle aree urbane che
rurali, si è impegnato a fondo per cambiare le istituzioni politiche che da
tempo lavoravano per spingere sempre più ai margini quelli che si trovavano la
livelli più bassi della società. Come già successe nel Cile di Allende, il
governo venezuelano, sotto la guida di Chavez, si è opposto a diverse
iniziative del governo americano, dell'amministrazione Bush, questa volta. Il
presidente venezuelano Hugo Chavez è un ex ufficiale di medio-rango
dell'esercito, orgoglioso delle proprie radici indigene e profondamente
interessato agli emarginati dei livelli più bassi della società. Si rese
complice di un tentativo di golpe nel febbraio del 1992, ma l'impresa fallì.
Chavez fu prima arrestato e imprigionato, poi gli venne concessa la grazia.
Dopo il suo rilascio, contribuì a creare un movimento politico grazie ala quale
fu poi eletto presidente, nel dicembre del 1998, con il 56 per cento dei voti.
L'avversario politico che era riuscito ad avvicinarsi di più aveva raggiunto il
39 per cento. Secondo il prof. Steve Ellner, uno degli osservatori più
informati sulla situazione dei lavoratori venezuelani, gran parte della
popolarità di Chavez tra i più poveri è dovuta alla sua profonda convinzione
che "risolvere la piaga della povertà debba avere la precedenza sull'impegno
nel proteggere la proprietà privata".
L'atteggiamento di Chavez in questa direzione appare però contraddittorio: ha
sempre dichiarato infatti di voler coinvolgere i più poveri nella vita
politica, ma le sue direttive in questo senso sono sembrate piuttosto
autoritarie. Il suo movimento è ideologicamente confuso e contraddittorio al
suo interno. Non ha cercato di costituire delle organizzazioni che potessero
funzionare come strumenti per dare potere ai poveri, ma si è appellato ai
poveri perché si mobilitassero per sostenere gli sforzi del suo governo.
I poveri hanno risposto ai suoi richiami, in modi diversi e per un certo numero
di anni. Il loro appoggio si è fatto particolarmente sentire nell'aprile 2002,
in occasione del tentativo di golpe guidato dai capi dei sindacati reazionari,
da imprenditori di primo piano e dalla lobby affaristica che aveva deposto
Chavez ed aveva cercato di obbligarlo all'esilio. (Questo ricorda da vicino
quello che è successo di recente al presidente di Haiti, Aristide.) Fu una
spaccatura all'interno dell'esercito - Chavez gode di eccezionale rispetto tra
i militari - a sventare il suo rapimento e ad impedire agli ufficiali di più
alto livello di reprimere le mobilitazioni di massa. Chavez fu restituito alla
sua carica presidenziale ed al suo palazzo, senza un graffio, mentre milioni di
persone insorsero contro i golpisti.
I conflitti sociali, però, da allora, non hanno più avuto fine. Uno dei fatti
più eclatanti è stato senza dubbio lo sciopero di 63 giorni, capeggiato da
dirigenti di massimo livello dell'industria petrolifera venezuelana, dalla fine
del 2002 all'inizio del 2003. Questo sciopero, ed i vari sabotaggi, hanno
provocato una disastrosa riduzione del 27 per cento del prodotto interno lordo
nel primo trimestre del 2003, con conseguenti disordini, a livello sociale ed
economico. Per non parlare dello svuotamento delle casse dello stato, che si
vedeva quindi costretto a rinunciare ai progetti di finanziamento dei programmi
di carattere sociale.
Da allora la guerra al governo non è più cessata, con l'appoggio sostanziale
dell'ACILS (Centro Americano per la solidarietà con i sindacati internazionali)
che aderisce all'AFL-CIO.
L'ACILS, conosciuta anche come Centro di Solidarietà, ha supervisionato tutte
le operazioni dell'AFL-CIO relative ai sindacati internazionali dal 1977,
accorpando un certo numero di organizzazioni locali precedentemente
decentrate, che avevano lavorato a lungo in Africa, Asia, Europa ed America
Latina. Queste organizzazioni, che avevano giocato un ruolo decisivo durante la
Guerra Fredda, hanno avuto un impatto formidabile nei paesi in via di sviluppo.
E' abbastanza condivisa l'opinione che il lavoro dell'ACILS sotto il presidente
John Sweeny, sia stato significativamente più efficace di quello portato avanti
dai predecessori, gli ex presidenti dell'AFL-CIO George Meany e Lane Kirkland.
Esiste però da parte dell'ACILS una persistente mancanza di trasparenza, di
affidabilità ed anche di semplice resocontazione ai membri dell'AFL-CIO, che ha
generato grande preoccupazione tra gli attivisti, che si chiedono adesso cosa
veramente faccia l'organizzazione nei molti paesi nei quali opera. I trascorsi
del direttore del Centro di Solidarietà, Harry Kamberis, non sono esattamente i
tipici trascorsi da sindacalista, sembrerebbero molto più sospetti, più simili
a quelli di qualcuno che ha lavorato per la CIA, per esempio, il che non fa
altro che accrescere il malumore degli associati. (Vedere il mio rapporto su
Labor Notes, Febbraio 2004).
La maggior parte dei finanziamenti dell'ACILS provengono dal NED (Fondazione
Nazionale per la Democrazia), non dall'AFL-CIO. Il NED fu creato
dall'amministrazione Reagan nel 1983. Uno degli autori delle leggi costituenti
della Fondazione dichiarò che il NED avrebbe dovuto svolgere in parte il
compito assegnato precedentemente alla CIA. Almeno pubblicamente. In teoria,
progressista, nella pratica reazionario. Uno dei primi direttori del NED è
stato un famosissimo democratico, Henry Kissinger, l'uomo di punta di Richard
Nixon nella campagna contro il presidente (democraticamente eletto)del Cile
Salvador Allende. Il NED è stato finanziato inizialmente dal governo USA,
tramite il Dipartimento di Stato, ma ha sempre operato "indipentemente" da
qualsiasi controllo governativo. Questo rende possibile al governo americano di
negare qualsiasi responsabilità per le attività del NED ed il NED può affermare
di essere una organizzazione indipendente e non-governativa (NGO), quindi, non
soggetta a supervisione o censure da parte del governo. Il NED è attivo da
molto tempo su tutto il territorio sud americano. E' attivo in Venezuela (paese
al 5° posto nel mondo per la produzione di petrolio) dal 1992. Secondo
valutazioni raccolte dallo stesso NED, la fondazione ha elargito 4.039.331$ ad
organizzazioni venezuelane ed americane che avevano lavorato in Venezuela tra
il 1992 ed il 2001: il 60.4 per cento di quella somma, cioè 2.439.489 $, sono
stati sborsati tra il 1997-2001. Di quei 2 e passa milioni di dollari dal 1997,
587.926 (cioè quasi un quarto) sono andati all'ACILS per il suo lavoro con la
Confederazione dei Lavoratori Venezuelani (CTV in spagnolo). Nel 2002,
l'ultimo anno per il quale abbiamo dei dati, il NED ha sganciato altri
1.099.352$, 116.001 dei quali sono arrivati all'ACILS per il lavoro svolto con
il CTV. Complessivamente l'ACILS ha ricevuto 703.927$ tra il 1997-2002 solo per
il lavoro svolto in Venezuela. (Durante il biennio 2000-2001 ha ricevuto dal
NED 8.889.009$ per l'attività svolta a livello mondiale).
L'AFL-CIO dà invece un diverso resoconto. Stanley Gacek, il vice-direttore del
Dipartimento Affari Internazionali dell'AFL-CIO, scrive sul numero della
primavera 2004 di "New Labor Forum" "...il nostro progetto per la solidarietà
totale con il CTV ci è costato meno di 20.000$ che sono andati a finanziare il
processo di democratizzazione interna, pienamente riuscito, della
Confederazione."
In ogni caso, che tipo di lavoro è stato quello fatto in Venezuela, per il
quale l'ACILS dichiara di aver ricevuto solo 20.000$ e che invece il NED
riferisce essergli costato più di 700.000? L'AFL-CIO afferma che i propri
sforzi si sono concentrati sull'appoggio al processo di democratizzazione
interno al CTV, un sindacato notoriamente non-democratico. Il CTV ha avuto
rapporti con l'AFL-CIO ( e in particolare con l'affiliato American Institute
for Free Labor Development,o AIFLD, finanziato dal governo) per più di 30 anni
ed è stato un pilastro del sindacalismo pro-americano ed anticomunista, nel
paese. Alcuni l'hanno collegato alla CIA. Per 30 anni il CTV è stato
controllato da Action Democratica (AD), uno dei due partiti che per molto tempo
hanno governato la nazione. Nonostante i tanto pubblicizzati tentativi di
attuare una riforma interna nel 2001, il controllo di AD sul CTV si è fato
sempre più invasivo. Il CTV fu fortemente screditato in Venezuela durante gli
anni '90, a causa della propria incapacità di trovare delle alternative valide
al neoliberalismo del governo (prima di Chavez). In un libro, di cui è stato
co-editore nel 2002,(il titolo del capitolo è "Le organizzazioni sindacali e la
sfida di Chavez") Steve Ellner scrive di sei possibili cause della perdita di
prestigio del CTV:
scarse consultazioni con i propri membri, l'abbandono di qualsiasi strategia di
mobilitazione, l'aver permesso al governo di smantellare i benefici storici dei
lavoratori, l'aver seguito i dictat di partito (AD) invece di sviluppare una
posizione indipendente ed autonoma, il non esser riuscito a sviluppare
un'analisi convincente del neoliberalismo e della globalizzazione e, in
ultima, "l'essersi opposto tenacemente a qualsiasi progetto di rafforzamento
della democrazia nel movimento".
Il CTV è stato sottoposto ad un processo di riforma nel 2001 ma, secondo Steve
Ellner, quelle elezioni del Direttivo furono caratterizzate da violenze ed
imbrogli. I sostenitori di Chavez riuscirono ad ottenere una qualche
rappresentatività, ma gli imbrogli impedirono loro di averne abbastanza da
poter influenzare minimamente la linea dell'organizzazione. Nel frattempo,
erano stati eletti Presidente e Segretario Generale due membri di AD, qualcosa
che non era mai successo in 30 anni. AD aveva già ottenuto la presidenza in
passato, ma non anche la carica di Segretario generale. Ellner scrive in una
comunicazione personale: "AD ha voluto assicurarsi il controllo totale del
CTV".
Se questa riforma interna sia stata originata da suggerimenti dell' AFL-CIO o
dalla sfida dell'amministrazione Chavez alle procedure consolidate, è
opinabile. In ogni caso, senza quei cambiamenti, il CTV avrebbe finito per
ritrovarsi sempre più al margine della società venezuelana. Nonostante la
riforma interna, compresa l'elezione diretta del direttivo da parte di certi
settori della società venezuelana, la dirigenza del CTV si è sempre
pervicacemente opposta al Presidente Chavez.
Secondo un rapporto che verrà pubblicato su "New Labor Forum" da Robert Collier
del "The Newspaper Guild/Communciations Workers of America (CWA) nel maggio
2004, il CTV avrebbe lavorato con FEDECAMARAS, l'associazione nazionale degli
imprenditori, per organizzare gli scioperi/serrate generali del dicembre 2001,
del marzo-aprile 2002, del dicembre 2002 e del febbraio 2003. Collier dice che
secondo molti articoli da lui pubblicati ed interviste che ha condotto in tutto
il paese .."il CTV è stato direttamente coinvolto (nell'aprile 2002) nella
progettazione del golpe".
Il prof. Hector Lucena, altro osservatore del mondo del lavoro, informa che
quelle attività furono guidate dal CTV e appoggiate dal FEDERCARAMAS.
Cristopher Marquis del New York Times scrisse il 25 aprile 2002: "...la
Confederazione dei Lavoratori Venezuelani ha guidato le sospensioni del lavoro
che hanno galvanizzato l'opposizione a Chavez. Il capo del sindacato, Carlos
Ortega, ha lavorato fianco a fianco con Pedro Carmona Estanga, l'imprenditore
che per breve tempo riuscì a destituire Chavez". Inoltre, scrive Collier,
"qualche mese prima, il segretario generale del CTV, Carlos Ortega aveva
stretto un'alleanza politica con il leader del FEDECAMARAS Pedro Carmona, ed
insieme avevano più volte richiesto a gran voce la destituzione di Chavez". In
breve, conclude Collier ".in Venezuela, l'AFL-CIO ha appoggiato un sindacato
reazionario nei suoi ripetuti tentativi di rovesciare la presidenza Chavez,
causando allo stesso tempo la rovina economica del paese".
Questi resoconti divergono nella sostanza dalle affermazioni fatte il 27 aprile
2002 dall'AFL-CIO nell'articolo dal titolo"L'AFL-CIO ed i diritti dei
lavoratori in Venezuela". Secondo quella dichiarazione ".non esiste nessuna
prova che il CTV o i suoi leaders abbiano oltrepassato i limiti di espressione
democratica del dissenso".
Dopo il golpe, Carmona fu insediato come presidente, il 12 aprile. Un articolo
pubblicato sul numero di NACLA del luglio-agosto 2002, descrive come Carmona
sciolse il parlamento, revocò una serie di riforme popolari promulgate da
Chavez, reintegrò i dirigenti licenziati della compagnia petrolifera nazionale
(PDVSA) e licenziò tutti i giudici della Corte Suprema.
Carmona ignorò l'ala sindacalista dell'opposizione e nominò un consiglio di
ministri composto da imprenditori, militari e politici conservatori.
Secondo Collier fu solo dopo questo tradimento di Carmona che il CTV condannò
il golpe. David Corn, scrive sul The Nation del 5 agosto 2002 che "Il CTV ha
denunciato Carmona, è vero,ma solo dopo che Carmona, il pomeriggio del 12
aprile, ha annunciato il decreto per sciogliere il parlamento e la Corte
Suprema ".
Gacek ci offre un'altra prospettiva nel suo articolo pubblicato sul "New labor
Forum" (ed al quale Collier ha risposto), dicendo che .."Il CTV ha condannato
pubblicamente il golpe dell'Aprile 2002, non avendo mai riconosciuto il breve
regime di Carmona e, a differenza della Chiesa Cattolica, si è rifiutato di
sostenere il decreto con cui scioglieva il parlamento." Comunque, nell'articolo
di Ellner e Rosen, basato sulle udienze della Commissione Politica Speciale del
parlamento che sono state trasmesse alla tv il 10 maggio 2002, si legge che
"Ortega (il leader del CTV) aveva proclamato pubblicamente lo scioglimento
immediato del parlamento il 12 aprile, ancor prima dell'annuncio del decreto di
Carmona"

In una comunicazione personale del 6 marzo 2004, Ellner approfondiva
ulteriormente gli eventi: "Il CTV organizzò una marcia per rovesciare il regime
di Chavez e tutti allora sapevano che lo scopo era quello di creare il caos per
provocare l'intervento dell'esercito". Ellner si spinge oltre e spiega che.."I
leaders dell'opposizione si appellarono apertamente all'esercito per destituire
Chavez e gli organizzatori dello sciopero, non solo Ortega, ma anche i presunti
"moderati" come Manuel Cova, Alfredo Ramos, Pablo Castro, Rodrigo Penson,
Froilan Barrios, nessuno di loro disse, almeno pubblicamente, di essere
contrario ad un golpe militare".
Il lavoro fatto dall'ACILS in Venezuela non si era limitato ad una
razionalizzazione e ad un ridimensionamento del ruolo sostenuto dai leaders del
CTV nel golpe dell'aprile 2002. Una serie di rapporti trimestrali trasmessi al
NED dal Centro di Solidarietà, sul lavoro svolto nel paese, sono stati rivelati
grazie alle richieste del Freedom of Information Act (FOIA).I rapporti sono
stati pubblicati sul sito web http://www.venezuelafoia.info dal Comitato di
solidarietà per il Venezuela/Rete di solidarietà nazionale venezuelana.
Alcuni passi del rapporto trimestrale del gennaio-marzo 2002, sono illuminanti:
"Il CTV ed il FEDECAMARAS, con l'appoggio della Chiesa Cattolica, il 5 marzo
hanno tenuto una conferenza nazionale per discutere dei loro problemi,dei loro
progetti e priorità riguardo lo sviluppo del paese e per identificare degli
obbiettivi comuni e aree di cooperazione. La conferenza è stata l'evento
culminante di almeno due mesi di programmi e di incontri tra queste due
organizzazioni. L'azione congiunta, che ha avuto come risultato un "Accordo
nazionale" per evitare una presumibile "profonda crisi politica ed economica",
riconosceva il CTV e il FEDECAMARAS come le organizzazioni più rappresentative
della crescente opposizione al governo di Chavez"
Il rapporto prosegue: "Il Centro di Solidarietà ha contribuito all'attuazione
dell'evento a livello di progettazione, organizzando i primi incontri con il
Governatore dello stato di Miranda e l'organizzazione degli imprenditori, il
FEDECAMARAS, per discutere e definire un'agenda per l'evento verso metà
gennaio". Il rapporto continua con un elenco di dettagli sulle varie iniziative
e si conclude con questo commento "La stessa conferenza nazionale del 5 marzo
fu finanziata dalla controparte". Dopo meno di 30 giorni dalla conferenza del 5
marzo, il CTV e il FEDECAMARAS proclamarono uno sciopero generale su tutto il
territorio per protestare contro il licenziamento di alcuni dirigenti delle
compagnie petrolifere ed ebbe luogo il tentativo di golpe, tentativo nel quale
i leaders del CTV e dell'organizzazioni imprenditoriali sostennero un ruolo
centrale.
E' possibile controbattere che questi ed altri incontri ai quali hanno
partecipato rappresentanti del Centro di Solidarietà non avessero niente a che
fare con gli eventi che precedettero il tentativo di golpe, comunque i sospetti
sono originati dalla pervicace indisponibilità del Dipartimento degli Affari
Internazionali di fornire informazioni sull'attività del Centro di Solidarietà,
per non parlare di rapporti dettagliati su quei particolari incontri. Come ho
scritto in precedenza, i rapporti trasmessi dal Centro di Solidarietà al NED
sono stati pubblicati sul web.
Arrivare alla conclusione che l'ACILS non avrebbe avuto nessun ruolo nel caos
che ha sconvolto il paese, significherebbe ignorare il ruolo centrale sostenuto
dai leaders del CTV e del FEDCECAMARAS (quegli stessi leaders con i quali i
rappresentanti del Centro di Solidarietà erano in stretto contatto) in quel
caos.
Significherebbe anche ignorare i 587.926$ dati dal NED all'ACILS tra il 1997 ed
il 2001, dei quali 154.377 solo nel 2001, per pagare l'attività del CTV.
Il NED avrebbe quadruplicato il proprio budget per il Venezuela arrivando a
877.000$ nel periodo appena precedente il golpe, secondo Marquis del New York
Times. Oltre ai 157.377$ dati all'ACILS, il NED ha anche finanziato il settore
internazionale del Partito Repubblicano con 339.998$ e lo stesso del Partito
Democratico con 210.000$. Si presume, inoltre, che abbia sborsato altri
171.125$ al Centro per l'Impresa Privata Internazionale, il settore
internazionale della Camera di Commercio statunitense. È già abbastanza
negativo il fatto che l'ACILS prenda soldi dal NED, ma è ancora peggio che loro
lavorino per attuare il programma del NED.
Poi ci sono stati gli scioperi/serrate del dicembre 2002 e del febbraio 2003
che hanno devastato totalmente l'economia. All'ACILS, il 13 settembre 2002,
furono assegnati 116.001$ per continuare la collaborazione col CTV per altri
sei mesi, fino al marzo 2003, periodo che è stato poi ulteriormente prorogato
fino ad un anno. Inoltre, secondo Ellner, (comunicazione personale),.."nessuno
dei dirigenti del CTV, assolutamente nessuno, ha criticato pubblicamente il
modo in cui gli scioperi sono stati organizzati" I "sinistrorsi" a cui faceva
riferimento - Barrios, Ramos, Cova, Castro ecc.- "hanno partecipato attivamente
ed hanno appoggiato lo sciopero". Inoltre Ellner scrive:."secondo me
l'opposizione non ha modificato la propria tattica in modo significativo dal
2002, ed il CTV attualmente continua ad essere l'attore principale". Gregory
Wilpert, su Znet, identifica sia il CTV che il FEDECAMARAS, e quasi tutti i
partiti ed i mezzi privati di comunicazione, come facenti parte dell'
"opposizione più dura ed intransigente". Juan Forero, scrive da Caracas sul New
York Times dell'11 marzo 2004 dei tentativi del NED di destabilizzare il
Venezuela. Secondo lui i dirigenti del CTV, oltre a quelli di AD e di due altri
partiti."si sono portati alla testa del movimento anti-Chavez" (pag. A-3)
Se ne trae la conclusione che l'ACILS, nonostante affermi il contrario, sia
stata e continui ad essere strettamente coinvolta con gli attuali tentativi dei
leaders del CTV di rovesciare il governo. In questo modo, ammette la stessa
ACILS, i risultati conseguiti fino ad'ora "sono minacciati dai tentativi di
alcuni membri della dirigenza del CTV di adottare una certa strategia politica,
di stringere delle alleanze politiche, che hanno, per usare un eufemismo, un
consenso marginale tra gli iscritti." Tra l'altro "L'opposizione politica viene
guardata con sospetto dagli strati più poveri della popolazione che vivono
nelle città e non ha offerto un'alternativa sostanziale al programma del
governo (concessione ACILS n.2002-433.0, p.6).

E' interessante notare che durante gli anni '90.."Il raggio di influenza del
CTV non è riuscito ad andare oltre la classe operaia già organizzata, dato che
difendeva esclusivamente gli interessi di questo strato più basso della
popolazione" (Ellner: "Organized Labor and Chavismo"). Eppure nel 2002 l'ACILS,
in questa richiesta di contributi al NED dichiara: "Il CTV ha la capacità
tecnica e politica di proporre progetti in grado di sostenere l'organizzazione
e la rappresentanza dei lavoratori del settore informale.." un settore di cui
il CTV non si era preoccupato molto, da tempo. Direi che è inevitabile giungere
alla conclusione che l'ACILS stia spingendo il programma politico del CTV, non
i suoi membri, in una direzione che il CTV stesso si era finora rifiutato di
seguire. L'ACILS non è un seguace passivo, piuttosto sembra essere strettamente
coinvolto nella creazione della linea strategica del CTV e, di conseguenza, ne
condivide la responsabilità diretta dei risultati.
Il parallelo con il Cile del 1972-73 è sorprendente. Proprio come nel Cile di
quegli anni l'AFL-CIO, tramite l'ACILS, è pienamente coinvolto nel tentativo di
destabilizzare un governo eletto democraticamente, che non è allineato su
molte delle prese di posizione del governo USA. Il tentativo di
destabilizzazione non è così singolare, è una componente di un progetto
multiplo che include: il finanziamento di un'organizzazione di lavoratori
agricoli che si oppone alla riforma agraria; un'organizzazione nel campo
dell'istruzione che non vuol sentir parlare di riforme; un'organizzazione che
ha come scopo quello di incitare i militari alla ribellione; un'associazione
civica che lavora per mobilitare gli abitanti dei quartieri della classe media
affinché si possano "difendere da soli" dai poveri; un gruppo di avvocati e
penalisti civili che contrasta le organizzazioni delle comunità locali che
appoggiano il governo Chavez; un "gruppo di dirigenti" che sostiene la polizia
di Caracas, il cui comportamento, da un anno a questa parte, si è fatto sempre
più repressivo e poi un buon numero di altre organizzazioni anti-Chavez, ognuna
delle quali ha ricevuto fondi dal NED. Mentre si erano verificati sostanziali
cambiamenti nella strategia delle operazioni svolte all'estero durante
l'amministrazione Sweeney, le informazioni che ci arrivano oggi dal Venezuela
ci indicano che questi cambiamenti sono piuttosto limitati e certamente non si
riferiscono alle situazioni di instabilità dove l'ordine sociale esistente
viene sfidato da forze progressiste. Nonostante i miglioramenti, l'ACILS è
ritornato al peggiore dei modus operandi, che ormai pensavamo superato da anni,
ed i suoi dirigenti non vogliono che i membri dell'AFL-CIO, o il pubblico,
sappiano.
Ci sono, però, almeno tre domande che richiedono una risposta da parte
dell'ACILS, di Harry Kamberis e dei dirigenti dell'AFL-CIO in generale. Primo:
come possono i tentativi di destituire un presidente eletto democraticamente
(un presidente che cerca attivamente di venire incontro ai bisogni ed alle
aspirazioni dei più poveri, circa l'80% della popolazione) servire a soddisfare
i bisogni di questi lavoratori?
Secondo: l'operare per destabilizzare il governo del Venezuela, eletto
democraticamente, in che modo aiuta i lavoratori degli Stati Uniti e le loro
famiglie? Terzo: se i vostri progetti, come quello che riguarda il Venezuela,
sono così utili per i lavoratori americani, perché cercate disperatamente di
impedire che i sindacalisti americani vengano a sapere cosa state facendo in
quei paesi? Si, perché?
Per un resoconto più dettagliato sul ruolo dell'AFL-CIO nella destabilizzazione
del Cile nel 1972-73, vedete il mio articolo sul numero dell'estate 2000 di
"Labor Studies Journal" intitolato "E' ora di dire la verità: aprite gli
archivi dell'AFL-CIO sulle attività sindacali internazionali". Questo articolo
è stato pubblicato on-line, in inglese, da LabourNet Germania su
http://www.labournet.de/diskussion/gewerkschaft/scipes2.html.
Per una discussione sulle risoluzioni nei confronti dell'AFL-CIO con le quali
venivano invitati a sgombrare il campo dai dubbi, risoluzioni almeno in parte
provocate dall'articolo di cui sopra, e su come i dirigenti della sezione
Affari Internazionali dell'AFL-CIO le abbiano praticamente ignorate, vedete il
mio "L'AFL-CIO rifiuta di chiarire i dubbi sulle proprie attività all'estero"
nel numero di febbraio 2004 di "Labor Notes" su
http://www.labornotes.org/archives/2004/02/articles/b.html.

Altre fonti:
Per una raccolta accurata di documenti che riguardano il National Endowment for
Democracy (NED)ed i suoi tentativi di destabilizzazione in Venezuela, tutti
ottenuti tramite richieste del Freedom of Information Act (FOIA), per mano del
giornalista Jeremy Bigwood e pubblicate su un sito web dal Venezuelan
Solidarity Committee/National Venezuela Solidarity Network, andare su
http://www.venezuelafoia.info.
Qui troverete una serie di importanti rapporti trasmessi dall'ACILS al NED sul
lavoro svolto con il CTV e che, ovviamente, non sarebbero mai dovuti venire
alla luce. Per questi, andare sul sito http://www.venezuelafoia.info e sulla
sinistra della pagina, nella casellina sotto National Endowment for Democracy
(NED), cliccate su "ACILS-CTV". Questi sono documenti estremamente importanti.
(I documenti su questa pagina web sono quelli ai quali faceva riferimento Juan
Forero nel suo articolo apparso ieri, 11 marzo 2004 sul New York Times, dal
titolo "Chavez condanna gli USA e denuncia tentativi di porre fine al suo
governo")
Un altro sito eccellente nel quale potete trovare l'analisi degli sviluppi in
Venezuela è http://www.venezuelaanalysis.com.
Gli articoli di Gregory Wilpert's sono risultati molto utili alla comprensione
della situazione.
Un altro sito ancora è quello chiamato "Venezuela watch" su ZNet:
http://www.zmag.org/venezuela_watch.htm. In questo trovate un discreto numero
di articoli - la maggior parte dei quali molto buoni o, addirittura,
eccellenti - riguardo gli sviluppi della situazione in Venezuela negli ultimi
due anni.
Un altro pezzo relativo alla questione dei lavoratori è"La domanda è sempre la
stessa: cosa sta facendo l'AFL-CIO in Venezuela?" pubblicato su ZNet da Alberto
Ruiz:
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?sectionid=45&itemid=5074. Se vi
interessa un articolo di Stanley Gacek, il vice-direttore del Dipartimento
Affari Internazionali dell'AFL-CIO, nel quale descrive dettagliatamente la
propria, e forse anche del IAD, visione della situazione in Brasile e
Venezuela, leggetevi il suo "Lula e Chavez: due reazioni diverse al "consenso"
di Washington", che è stato pubblicato nel numero della primavera 2004 di New
Labor Forum e può essere trovato on-line su
http://forbin.qc.edu/newlaborforum/html/13_1article3.html
Stan Gacek si lamenta del fatto che alcuni critici si domandino perché mai
l'ACILS debba avere qualcosa a che fare col Venezuela..chissà! Credo che
faccia riferimento almeno ad un articolo che ho pubblicato su ZNet il 2 maggio
2002: "L'AFL-CIO e il Venezuela: il ritorno dell'imperialismo sindacale. O una
reazione sbagliata" di Kim Scipes.
http://www.zmag.org/content/labor/sipesaflven.cfm (si, hanno sbagliato a
scrivere il mio cognome).
Forse vorrete anche dare un'occhiata al mio articolo del febbraio 2004 su Labor
Notes, riguardo al rifiuto da parte dell'AFL-CIO di rispondere ad alcune
questioni sollevate dall'AFL-Cio dello Stato della California sulle loro
attività sindacali internazionali: "L'AFl-CIO rifiuta di chiarire i dubbi sulle
attività di politica Estera" di Kim Scipes, su
http://www.labornotes.org/archives/2004/02/articles/b.html.
Troverete un elenco di riferimenti dopo l'articolo (esclusi quelli qui già
elencati) con i rispettivi links.
In un libro pubblicato di recente, ma non on-line, potete trovare un capitolo
molto interessante, che offre una analisi approfondita del movimento sindacale
venezuelano. Il capitolo, dal titolo "Le organizzazioni sindacali e la sfida di
Chavez" scritto da Steve Ellner, potete trovarlo in un libro, al quale Ellner
ha contribuito, insieme a Daniel Helliger: "La politica del Venezuela nell'era
Chavez: polarizzazioni di classe e conflitti" (VENEZUELAN POLITICS IN THE
CHAVEZ ERA: CLASS POLARIZATION AND CONFLICT, Boulder, CO: Lynne Reinner
Publishers, 2002.
Altri articoli meno recenti che danno informazioni interessanti: David Corn,
"La nostra gang in Venezuela" (sul NED, non è un'analisi molto elaborata, ma
fornisce informazioni interessanti:
http://www.thenation.com/doc.mhtml?i=20020805&s=corn.
"Perché la classe media venezuelana ( la maggior parte di essa) si oppone a
Chavez" di Greg Wilpert, pubblicato in data 27 ottobre 2002 su ZNet:
http://www.zmag.org/content/print_article.cfm?itemid=2546§ionid=45.
"Il sindacato nazionale dei lavoratori in Venezuela" di Mike Lebowitz,
pubblicato in data 2 aprile 2002 su ZNet:
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?sectionid=45&itemid=3374.

Sono stati da poco pubblicati on-line tre articoli sui recenti tentativi di
destabilizzazione del Venezuela. Tutti e tre sottolineano in modo particolare
il ruolo sostenuto dai mezzi di informazione privati in quel paese:

"Il Venezuela al bivio" di Bill Berkowitz, del 5 marzo 2004. Era su Alternet la
settimana scorsa. Molto interessante:
http://www.workingforchange.com/article.cfm?itemid=16547.
"Il copione della destabilizzazione scritto per il Venezuela" di Dario
Azzelini, pubblicato il 5 marzo 2004 su ZNet (non ancora su Venezuela Watch):
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?sectionid=45&itemid=5090.
"Come trasformare un governo in un paria: la Matrix Venezuelana" di Gregory
Wilpert, pubblicato l' 8 marzo 2004 su ZNet (non ancora su Venezuela Watch):
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?sectionid=45&itemid=5110.
Per un'importante valutazione del ruolo sostenuto dai mass media nel golpe
dell'aprile 2002, vedere "L'anello mancante nella crisi politica del Venezuela:
come i media ed il governo non sono riusciti a passare l'esame di giornalismo e
democrazia", rapporto della delegazione della Federazione Internazionale dei
Giornalisti a Caracas, del 10-12 giugno 2002:
http://www.ifj.org/pdfs/venezuelajuly02.pdf.

Note:

Kim Scipes, professore, ex membro del « Graphic Communications
International Union" oltre che dell'American Federation of Teachers .
versione originale inglese : http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=45&ItemID=5215

Trad. di Patrizia Messinese a cura di Peacelink.

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