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Colombia: per l'ONU e' in atto una catastrofe umanitaria

Dopo il Congo e il Sudan, la Colombia. È la tragica classifica mondiale degli sfollati (più di due milioni nel Paese sudamericano) riportata da Jan Egeland, capo dell’ufficio Onu per la coordinazione degli affari umanitari (OCHA), nel corso di una conferenza stampa al Palazzo di Vetro a New York
13 maggio 2004 - Christian Benna
Fonte: War News

ONU: “Catastrofe umanitaria in Colombia“

Mentre nel Paese andino infuria il conflitto nella ex zona di distensione tra Farc e governo, le Nazioni Unite fanno i conti con “l’aggravarsi della peggiore crisi umanitaria dell’emisfero occidentale”: solo negli ultimi due anni un milione di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case.

“Nella guerra sporca colombiana – ha detto l’ex consigliere speciale per la Colombia, il norvegese Jan Egeland, alle agenzie di stampa internazionali – paramilitari e guerriglieri attaccano sistematicamente le popolazioni civili presunte colpevoli di simpatizzare con un gruppo piuttosto che con un altro”.

L’Ocha si farà carico di preparare nuove strategie per tamponare la grave crisi umanitaria. Un piano rivolto soprattutto alla tutela delle minoranze etniche (afro-colombiani e indios-colombiani), secondo Egeland, duramente colpite dal conflitto.

Ma le notizie dai fronti della "catastrofe colombiane" parlano il linguaggio di nuove violenze e nuovi sfollati.

La lotta per il controllo del narcotraffico tra paramilitari delle Auc e indigeni Wayuu nel dipartimento di La Gaujira ha costretto 300 famiglie ad abbandonare le proprie case. Tredici le vittime e 14 i desaparecidos secondo un comunicato dell’Organizzazione internazionale indigena.

Nella vecchia zona di distensione tracciata dai negoziati tra Farc e l’ex presidente Pastrana circa 120 persone sono rimaste intrappolate durante i combattimenti. Messi in pericolo dal fuoco incrociato di guerriglia e esercito i civili si sono rifugiati in un piccolo stadio di calcio. Non toccano cibo da tre giorni, lo riferisce il quotidiano El Tiempo allertato da un consigliere comunale di Caño Perdido (Caquetà).

Soldati dell'esercito colombiano a Caquetà (Foto: Garry Leech, Colombia Journal)

Una guerra diffusa

Sono circa duemila i soldati di Bogotà impegnati in una violenta offensiva contro le Farc (Forze armate rivoluzionarie di Colombia). Secondo fonti governative la pianura di Yari, considerata dalla guerriglia un punto strategico perché corridoio mobile tra le province di Meta, Caquetà e Guaviare, sarebbe ora nelle mani dell’esercito.

È guerra anche più a nord nel dipartimento di Boyacà, dove 7 guerriglieri delle Farc e un paramilitare delle Auc sono morti durante combattimenti con l’esercito, e ad Argelia e a Vibra (Antioquia) quando due guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e uno delle Farc sono stati uccisi nel corso di un’offensiva della IV Brigata dell’esercito.

Ma a Bogotà la militarizzazione della capitale fa discutere. Forte dei risultati conseguiti con la sua politica di democracia de seguridad (rapimenti e omicididi in diminuzione, anche se la catastrofe umanitaria peggiora sensibilmente) il presidene Alvaro Uribe è oggetto di severe critiche da parte del suo vecchio sfidante e oggi sindaco di Bogotà, nonché leader del Polo Democratico Luis Eduardo Garzòn.

L’alcalde ha denunciato lo strapotere dell’esercito nella capitale a discapito della polizia municipale, costretta, a suo dire, ad arretrare il passo di fronte alle divise delle forze armate.

Diversi incidenti, dovuti “a mancanza di comunicazione” stanno mettendo a dura prova i nervi dei vertici della polizia. “Questo fuoco tra amici – ha detto Garzon – potrebbe innescare ulteriore sfiducia nelle istituzioni e crisi nella coordinazione della politica di sicurezza ”.


(Ultimo aggiornamento

Note:

http://www.warnews.it/index.php/content/view/767/33/

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