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Venezuela: dittatura o democrazia?

Esiste una profonda dicotomia nei giudizi sulla situazione politica venezuelana che riflette la spaccatura nel paese
7 luglio 2004 - Gregory Wilpert - trad. S. Corbatto
Fonte: Znet

Venezuela: dittatura o democrazia?

Esiste una profonda dicotomia nei giudizi sulla situazione politica venezuelana
che riflette la spaccatura nel paese.

Gregory Wilpert
Fonte: Znet
7 luglio 2004

Uno degli aspetti più evidenti della politica venezuelana riguarda le prospettive
diametralmente opposte sulla situazione attuale del paese. Piu' semplicemente,
si puo' dividere tra coloro che pensano che il Venezuela, durante il governo
Chavez, sia diventato una dittatura e coloro che sostengono che sia diventato
una vera democrazia.
Questa dicotomia di percezioni si riflette in tre grandi punti, che recentemente
hanno assunto una rilevanza centrale sulla scena politica del Venezuela.
Il primo e' il referendum abrogativo: l'opposizione assicura che il governo
stesse facendo il possibile per impedirlo, mentre il governo e i suoi sostenitori
dichiarano, semplicemente, che l'opposizione non aveva sufficiente appoggio
popolare per portarlo a buon fine. Il secondo motivo di frazione e' la recente
cattura di un gruppo paramilitare nella capitale del paese; l'opposizione
dice che la cattura sia stata, nel peggiore dei casi, una semplice montatura
del governo e, nel migliore dei casi, un'esagerazione, mentre il governo
sostiene che il gruppo paramilitare rappresenti una seria minaccia alla
sovranita' e alla stabilita' del Venezuela. E il terzo, che forse non ha
ancora ottenuto troppa attenzione, e' costituito dalla nuova legge del Tribunale
Supremo di Giustizia. L'opposizione ne discute la validita' perche' ostacolerebbe
il cammino verso una 'democrazia costituzionale', mentre il governo assicura
che rinforza e approfondisce il rispetto delle leggi in Venezuela.

Referendum abrogativo: corsa ad ostacoli o mancanza di appoggio popolare?
L'opposizione venezuelana ed importanti osservatori internazionali, specialmente
degli Stati Uniti, come i funzionari del Dipartimento di Stato o il candidato
presidenziale John Kerry, sostengono che 'ci sono poche cose che Chavez
non farebbe per rimanere al potere'[1]. La tesi di questa accusa si fonda
quasi totalmente sulla supposizione che Chavez controlli il Consiglio Nazionale
Elettorale (CNE), poiche' apparentemente e' questa la sede in cui sono nati
quasi tutti gli ostacoli al referendum. Allo stesso modo, l'opposizione
dichiara che il CNE ha reso il processo verso il referendum estremamente
difficile, istituendo controlli molto rigorosi durante la raccolta delle
firme, dichiarandone nulle piu' di 800.000 (in realta' 1,5 milioni, se sommiamo
le firme di una petizione a favore del governo per far dimettere alcuni
deputati dell'opposizione) - dato che i firmatari non avevano compilato
i propri dati di persona, operazione che invece era stata svolta dai funzionari
- e permettendo alla gente di ritirare il proprio nominativo se si fosse
pentita di aver firmato in una prima occasione. A questa lista si deve aggiungere
un ostacolo imposto dal potere esecutivo e non dal CNE, cioe' le presunte
minacce di lincenziamento a dipendenti statali allo scopo di non farli firmare
e, se lo avessero gia' fatto, di ritirare la propria firma.

I leader dell'opposizione, mentre sostengono che tutti gli 'ostacoli' del
CNE sono stati progettati appositamente per sabotare il referendum, preferiscono
ignorare che probabilmente essi hanno a che fare con un profondo sospetto
tra la maggioranza dei membri del governo verso le attivita' dell'opposizione.
In altre parole, l'opposizione non ha mai affrontato seriamente la mancanza
di fiducia nei loro confronti da parte dei sostenitori del governo. I rigidi
controlli attuati durante il processo di raccolta rispetto alle firme con
una calligrafia simile e le opportunita' date ai 'pentiti' di rimuovere
i propri nomi dalla petizione sono direttamente relazionati a questa mancanza
di fiducia. Allo stesso modo, i sostenitori del governo non si preoccupano
del fatto che l'opposizione ha una sfiducia altrettanto profonda nei loro
contronti. Quindi, ecco perche' cio' che per il governo sono misure di sicurezza,
per l'opposizione sono ostacoli e brogli. Le allusioni dell'opposizione
alle misure di sicurezza del CNE intese come ostacoli intenzionali e le
accuse del governo di 'mega-frode', non fanno altro che alimentare il circolo
vizioso di sfiducia reciproca.

Attualmente, la sfiducia esistente tra le due parti e' probabilmente troppo
profonda per essere sanata, e chiunque fosse chiamato al 'disarmo', cioe'
a far si' che i simpatizzanti del governo o i leader dell'opposizione nel
Consiglio Elettorale lascino da parte la diffidenza e si fidino l'uno dell'altro,
sarebbe destinato a fallire. Per rompere il circolo vizioso, dovrebbero
riconoscere e capire i sospetti dell'altro partito e dare loro la giusta
importanza. In pratica, questo porterebbe l'opposizione ad approvare tutte
le misure di sicurezza (le quali devono anche proteggere dalle frodi del
governo), e i sostenitori del governo a mantenere tutta la trasparenza possibile
durante l'intero processo verso il referendum abrogativo.

Il problema e' che ogni parte sembra avere buone ragioni per alimentare
i propri sospetti. L'esempio piu' noto di gioco sporco, convalidato dall'evidenza
dei fatti, e' rappresentato dal caso in cui dei datori di lavoro simpatizzanti
di un partito o dell'altro (per la maggior parte imprenditori, nel caso
dell'opposizione, e funzionari governativi nel caso del governo) hanno fatto
pressione sui propri dipendenti allo scopo di farli firmare o meno: se non
avessero seguito il 'consiglio', ne avrebbero pagato le conseguenze.

Le dichiarazioni del rettore principale del Consiglio Nazionale Elettorale,
Jorge Rodriguez, sui 'pentiti', che avranno la possibilita' di ritirare
le proprie firme durante il periodo in cui potranno essere riconfermate
o 'corrette', hanno aggiunto legna al fuoco dei sospetti dell'opposizione.
Alcuni membri dell'opposizione hanno ipotizzato che il governo sfruttera'
quest'opportunita' per fare pressione sui dipendenti statali affinche' ritirino
le proprie firme. D'altro canto, i sostenitori del governo ribattono che
ai firmatari bisogna permettere di cancellare le proprie firme se costretti
a farlo la prima volta.

In questo contesto, non dovrebbero sorprendere le recenti dichiarazioni
del Centro Carter e dell'OEA (Organizacion de los Estados Americanos - Organizzazione
degli Stati Americani) in cui la firma di una petizione e' stata paragonata
al voto, per il quale non e' prevista l'eliminazione retroattiva dell'indicazione
della propria scelta. Dichiarazioni che hanno causato un chiasso tremendo
tra alcuni membri del CNE. Per i sostenitori del governo, questa tesi favorisce
i giochi sporchi dell'opposizione perche' si oppone al ritiro delle firme
da parte di persone forzate ad aderire. Cosi', il circolo vizioso di reciproca
sfiducia o frode, dipendendo unicamente dai sospetti, continua.

Paramilitari: 'incendio del Reichstag' voluto da Chavez o reale minaccia?
Nonostante il parallelo storico, che io sappia, non sia stato ancora realizzato,
l'opposizione sostiene che la recente scoperta di un gruppo di 130 paramilitari
colombiani, arruolati alla periferia di Caracas, e' una pantomima concepita
per sabotare l'opposizione, cosi' come avvenne nell'incendio del Reichstag
da parte di Hitler nel 1933.

Sono state sottoposte a perquisizione diverse abitazioni di ufficiali militari
dell'opposizione e di alcuni leader civili, sospettati di avere dei legami
con il gruppo paramilitare. Sfortunatamente, ancora una volta il circolo
vizioso di reciproca diffidenza si realizza in modo tale che i sospetti
del governo riguardo il coinvolgimento nel complotto di una parte dell'opposizione
abbiano generato un coro di negazioni e ipotesi secondo le quali i gruppi
paramilitari sarebbero stati sfruttati dal governo per accusare l'opposizione.
Dall'altro lato, questo tipo di negazione rafforza i sospetti del governo,
perche' la minaccia rappresentata dal gruppo paramilitare e' per loro indiscutibile
e negarlo suggerirebbe una certa colpevolezza. Cosi', mentre i sospetti
del governo si allargano a una buona parte dell'opposizione, questa si convince
sempre piu' che la presunta minaccia paramilitare e' in realta' un complotto
per discreditarla.

Soltanto i membri piu' moderati dell'opposizione e del governo hanno riconosciuto
l'importanza di stabilire una distinzione tra gli elementi radicali dell'opposizione,
che sono disposti e perfettamente in grado di organizzare una forza paramilitare
per rovesciare il presidente, e l'opposizione piu' moderata, appunto, che
non ha interessi a essere coinvolta in questo genere di tattiche. L'opposizione
radicale si e' alleata con un gruppo chiamato 'Bloque Democratico', che
comprende l'ala dell'estrema destra e persino alcuni elementi fascisti.
I gruppi del Bloque Democratico erano stati in un primo tempo membri della
'Coordinadora Democratica' ma ne sono usciti due anni fa, quando e' risultato
evidente che la Coordinadora Democratica aveva respinto la possibilita'
di una 'ribellione civile militare' come strategia per destituire il presidente
Chavez.

Il Bloque Democratico, che gode relativamente poco della presenza mediatica
in Venezuela, ha pubblicato dei pamphlet e stampato propaganda pubblicitaria
di pagine intere all'interno di quotidiani, chiamando il popolo ad unirsi
alla milizia in un colpo di stato contro il presidente Chavez. Alcuni dei
suoi membri, specialmente Roberto Alonso, il latifondista cubano-venezuelano
proprietario del terreno in cui e' stato scoperto il gruppo paramilitare,
sono stati vincolati al complotto paramilitare. Tuttavia, alcuni sostenitori
del governo hanno fatto notare che vi sono molpteplici legami tra il Bloque
Democratico e la Coordinadora Democratica, arrivando a ipotizzare che l'uno
agisca come la punta della lancia per l'altro. Mentre e' quasi certo che
ci siano relazioni tra i due, sembrano pero' essere due gruppi distinti.
Ognuno di essi, in diverse occasioni, ha fortemente criticato l'altro. Associarli
nuovamente significherebbe alimentare la reciproca diffidenza tra l'opposizione
ed il governo.

E' difficile immaginare che 130 paramilitari possano rovesciare un governo.
Tuttavia, avrebbero potuto creare confusione, caos ed instabilita' usando
strategie di guerriglia urbana contro il governo, innescando bombe ed assassinando
leader politici di entrambe le parti. Il loro obiettivo era, presumibilmente,
causare sufficiente crisi da indurre Chavez a dichiarare lo stato d'emergenza,
che sarebbe servito come pretesto per far intervenire le forze armate colombiane,
dei 'consiglieri' nordamericani del Plan Colombia e/o altri mercenari paramilitari.
Uno scenario del genere puo' sembrare poco probabile, ma i recenti sforzi
del governo colombiano per acquistare navi spagnole che possono essere usate
unicamente per invasioni terrestri non sono di buon augurio. Allo stesso
modo, i tentativi degli Stati Uniti di isolare diplomaticamente il Venezuela
con il pretesto delle violazioni dei diritti umani (che non reggono il confronto
con quelle che sono perpetrate nel suo paese alleato, la Colombia), sembrano
essere i preparativi per affrontare misure piu' forti contro il governo
Chavez.

I timori dei sostenitori del governo riguardo un scontro militare, contro
forze paramilitari o un esercito invasore, sono reali anche se l'opposizione
non lo pensa. La maggior parte di coloro che sono al governo oggi provengono
da partiti politici i cui leader e le attivita' politiche sono stati accusati
e perseguiti durante i 40 anni di 'democrazia' precedenti alla presidenza
di Chavez. Ugualmente, il tentativo del colpo di stato del 2002 ha lasciato
un segno indelebile nella mente della maggioranza dei sostenitori di Chavez
e costituisce il motivo per cui lo stesso presidente ha proposto un rafforzamento
nella difesa del paese. In modo particolare, ha parlato di aumentare le
dimensioni dell'esercito venezuelano, di approfondire l''unione civico-militare'
e di coinvolgere i civili nella difesa nazionale[2].

Dato che la gran parte dell'opposizine non da' alcun credito ai timori dei
sostenitori del governo, essi ne conseguono naturalmente che la nuova politica
di rafforzare la difesa nazionale rappresenti un'altra strategia per reprimere
l'opposizione. I leader dell'opposizione ora aggiungono che Chavez sta progettando
la creazione di milizie civili, presumibilmente reclutate all'interno dei
gruppi attivisti pro-Chavez, noti come 'Circulos Bolivarianos'. Tuttavia,
il Ministro della Difesa, Jorge Garcia Carneiro, ha negato recentemente
queste accuse assicurando che si sta organizzando soltanto un gruppo di
riserva di ex forze in attivo, nel rispetto della Costituzione.

Tuttavia, la milizia si rinforzera' tanto in uomini quanto in armamenti.
Chavez ha addirittura recuperato il vecchio slogan della guerra fredda,
'colui che vuole la pace deve prepararsi per la guerra'. Ironicamente, Chavez
ha rilasciato queste dichiarazioni proprio nel periodo in cui l'ex presidente
sovietico, Michail Gorbaciov, era in visita in Venezuela: un uomo che si
e' battuto per la strategia esattamente opposta, sostenendo che la vera
pace si puo' raggiungere solo se facciamo in modo che il potenziale nemico
si senta sicuro. La preparazione della guerra porta soltanto a una corsa
agli armamenti e ad eventuali scontri. Chavez, spaventando l'opposizione
con un rinforzamento militare, e l'opposizione, a sua volta facendosi beffe
dei timori del governo, finiscono ancora per alimentare il circolo vizioso
di antagonismo.

Tribunale Supremo: dittatura costituzionale o legge del piu' forte?
Come se non bastassero i conflitti sul referendum abrogativo e la presenza
paramilitare, i deputati pro-Chavez hanno approvato una nuova legge, molto
controversa, sul Tribunale Supremo. La maggior parte dei 29 articoli sono
relativamente poco polemici. Tuttavia, tre disposizioni della nuova legge
hanno fomentato le ire dell'opposizione.

Primo, la nuova legge incrementa il numero di giudici del Tribunale Supremo
da 20 a 32. L'opposizione sostiene che questo incremento e' ingiustificato
e che permettera' a Chavez e ai suoi sostenitori di impossessarsi di nuovo
del Tribunale Supremo, dato che ora solo la meta' dei giudici sembrano essere
simpatizzanti del governo. Tuttavia, i partiti del governo ribattono che
il numero attuale di giudici e' insufficiente ad affrontare il carico di
casi del tribunale e che esso fa riferimento ancora all'antico Tribunale
Supremo della Costituzione del 1961, che prevedeva solo tre camere - mentre
oggi le camere sono sei.

Secondo, la nuova legge del Tribunale Supremo permette che i giudici siano
eletti dalla maggioranza semplice, nel caso in cui i tre tentativi di raggiungere
i due terzi di voti a favore richiesti dalla Costituzione falliscano. In
questo caso, l'opposizione argomenta che cio' corrompe l'ingiunzione previa
la maggioranza dei due terzi stabilita dal precedente Tribunale Supremo,
permettendo al potere legislativo di eleggere giudici per maggioranza semplice.
Tuttavia, i deputati a favore di Chavez fanno notare che, considerato l'attuale
vicolo cieco di un potere legislativo diviso quasi al 50%, bisogna trovare
una scappatoia per poter eleggere i giudici. Inoltre, la nomina dei giudici
per maggioranza semplice non e' cosi' inusuale nel contesto internazionale;
ad esempio, i giudici della Corte Suprema nordamericana non hanno bisogno
d'altro che della maggioranza semplice.

Terzo, la nuova legge permette all'organo legislativo di sospendere dei
giudici che siano accusati di favoreggiamento fino a quando non siano sottoposti
a giudizio. Ugualmente, se viene dimostrato che un giudice ha mentito in
merito all'adempimento dei prerequisiti necessari alla nomina, la stessa
puo' essere annullata con un voto di maggioranza semplice da parte dell'organo
legislativo. In questo caso, l'opposizione segnala che l'articolo citato
riduce l'indipendenza dei giudici perche' l'organo legislativo potrebbe
minacciarli con la destituzione. Senza alcun dubbio, questo potrebbe avvenire
se i giudici eletti non esercitassero secondo tutti i requisiti stabiliti
dalla Costituzione o se commettessero un crimine. Tuttavia, questo genere
di sospensione o di destituzione non e' molto facile, dipende dalla cooperazione
indipendente di un altro organismo dello Stato, l'ufficio del Fisco Generale.
In altre parole, dipende da quanto indipendenti sono gli organismi giuridici
e 'morali'[3] gli uni con gli altri. Strutturalmente, secondo la Costituzione,
queste istituzioni sono completamente indipendenti le une dalle altre, cosi'
che nessun altro potere, neanche l'esecutivo, le puo' destituire.

Dato il sospetto all'interno dell'opposizione verso qualunque azione che
porti dei vantaggi al governo, specialmente per quel che riguarda il Tribunale
Supremo che e' uno degli ultimi baluardi (a parte l'Assemblea Nazionale)
nel quale l'opposizione detiene ancora la maggior parte del potere, non
dovrebbe sorprendere che essi farebbero quasi qualunque cosa per bloccare
questa legge. Di fatto, in varie occasioni l'opposizione ha organizzato
degli estenuanti discorsi ostruzionisti della durata di 24 ore per fermare
l'approvazione della legge.

E' difficile capire fino a che punto la resistenza dell'opposizione nei
confronti della legge del Tribunale Supremo nasca da un autentico timore
che il Venezuela diventi una 'dittatura costituzionale' e fino a che punto
cerchi proteggere il 'suo territorio'. Sicuramente, la maggioranza dei sostenitori
dell'opposizione non sono gia' piu' capaci di distinguere tra la protezione
del territorio dell'opposizione e la protezione della democrazia del Venezuela,
perche' nelle loro menti opposizione e' diventata sinonimo di democrazia,
e Chavez e i suoi sostenitori sinonimo di dittatura.

Cio' che l'opposizione non sembra capire e' che i seguaci del governo la
vedono nella maniera esattamente opposta. Per i sostenitori di Chavez l'opposizione
e' sinonimo di dittatura ed il governo di democrazia. Ogni sforzo dell'opposizione
di impedire l'avviamento delle politiche e delle leggi da parte del governo
e' visto come una protezione del loro territorio e non come un genuino interesse
per la democrazia. Di conseguenza, ancora una volta, piu' l'opposizione
fa resistenza alle politiche governamentali, piu' il governo e i suoi sostenitori
si sentono giustificati ad approvarle.

Venezuela: un test di Rorschach a Macondo
Alcuni osservatori del Venezuela hanno commentato che la magica e realistica
storia di Gabriel Garcia Marquez su Macondo, dove niente e' come sembra,
e' applicabile al Venezuela[4]. In gran misura, le caratteristiche di Macondo
in Venezuela si possono riscontrare nei suoi mass media e nelle accuse esagerate
dei venezuelani in tutte le aree dello spettro politico. Quasi tutte le
nostre impressioni di cio' che e' reale sono indirette, vale a dire che
sono mediate da altri - fino a che non vi si confronti faccia a faccia -
specialmente per quanto riguarda la politica 'filtrata' dai media. I mezzi
di comunicazione venezuelani, che siano privati, comunitari o dello stato,
presentano immagini molto diverse della realta' venezuelana, fenomeno che
rende impossibile alla maggior parte della gente, e addirittura ad osservatori
esperti, di capire cio' che e' reale.

In relazione a come la gente interpreta la realta' venezuelana, la natura
di Macondo puo' sembrare simile ad un test di Rorschach. Questo tipo di
test figurato viene usato dagli psicanalisti, che chiedono al paziente di
identificare una figura astratta realizzata con una macchia di inchiostro
e di spiegare che tipo di immagine vedono. Chiunque cerchi di interpretare
la realta' venezuelana si confronta con una prova simile, dove cio' che
vede e' essenzialmente una miscellanea aleatoria di informazioni contraddittorie,
dalla quale uno sceglie e
prende la parte di informazione che gli sembra rilevante per crearsi un'immagine
di cio' che sta succedendo. L'impressione risultante risultera' essere piu'
un indicatore della psicologia dell''interprete' che della realta' sottostante
su cui si basa la percezione.

In questo modo, per un anticomunista radicale il conflitto venezuelano e'
una battaglia per vincere il comunismo. Per i marxisti dogmatici e' un tipico
conflitto tra classi. Per i neoliberali convinti e' questione di assicurare
il trionfo della razionalita' economica su queste confuse illusioni. Per
i multiculturali postmoderni si tratta di affidare il potere agli indigeni
emarginati e alle persone con la pelle scura contro i bianchi di origine
europea e, ancora, per i nazionalisti questa e' una lotta contro l'imperialismo
nordamericano.

Di certo, osservatori internazionali, diciamo liberali, come John Kerry
e gli editori del Washington Post, non sono a loro volta minimamente immuni
da questa prova di Rorschach a Macondo. Per loro, il Venezuela e' solo un'altra
delle lotte tra un capo militare populista (simile a Peron) e le forze della
democrazia liberale progressista. In realta', la questione non e' mai cosi'
semplice. Il fatto e' che Chavez - il capo antidemocratico, secondo coloro
che gli si oppongono - ha attuato in maniera meno repressiva esattamente
quello che avevano attuato gli altri presidenti, prima di lui. In passato,
la Guardia Nazionale apriva il fuoco per tenere sotto controllo manifestazioni
pubbliche o proteste; ora non lo fa. Un tempo, i giornalisti che insultavano
il presidente venivano censurati o arrestati; ora no. Ugualmente, i cittadini
che volessero far dimettere dei rappresentanti gia' eletti non avevano modo
di farlo; ora possono. Allora, le persone che vivevano nei quartieri non
avevano nessuna voce in capitolo nei mezzi di comunicazione di massa; ora
si'. I poveri non avevano nessuna speranza di avere dei diritti sulla propria
casa o su un terreno; oggi questo e' possibile. Ogni tipo di educazione
era fuori dalla portata dei poveri[5]; ora la maggioranza dei venezuelani
e' inserita in un qualche programma di educazione gratuita.

D'altro canto, cio' che assicura l'imperio della legge in qualunque paese,
il sistema giudiziario, e' ancora discutibile in Venezuela[6]. Di conseguenza,
l'opposizione ha pienamente ragione quando segnala che non c'e' stato quasi
nessun progresso in relazione all'eliminazione della corruzione, delle forti
accuse giuridiche spinte da una motivazione politica, delle violazioni dei
diritti umani da parte della Guardia Nazionale e di altre forze di sicurezza
dello stato che rimangono impunite, o del patrocinio politico nella ripartizione
di fondi governativi.

Infine, e' importante sottolineare che la domanda: 'Il Venezuela e' una
dittatura o una democrazia?' e' in realta' una domanda ingannevole, che
non fa altro che alimentare il circolo vizioso di polarizzazione e di reciproca
sfiducia. Cio' che gli osservatori dovrebbero esaminare e' se c'e' stato
un progresso democratico in Venezuela. In questo senso, io credo che la
risposta sia un si' inequivocabile, ma c'e' ancora molta strada da fare.

Note

1 Funzionario anonimo del Dipartimento di Stato degli USA citato nel Washington
Post, 21 maggio 2004.

2 Per un approfondimento su questo programma, si veda: Marta Harnecker,
'Venezuela's Oligarchy Imports Soldiers Because It Cannot Recruit Them At
Home': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1179

3 L'organismo morale include il Procuratore generale, il Sovrintendente
generale e il Difensore del Popolo.

4 Cent'Anni di Solitudine, in riferimento a, per esempio in: 'Report on
Venezuela's Trade Union Situation': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1183

5 Qui si deve distinguere tra il periodo dalla meta' degli anni '70 alla
meta' degli anni '80, in cui l'educazione era accessibile ai poveri, e dagli
ultimi anni '80 all'elezione di Chavez nel 1998, periodo in cui l'educazione
era sempre piu' limitata per i poveri (bisogna sottolineare che 13 milioni
di venezuelani, cioe' piu' del 50% della popolazione sta attualmente studiando,
N.d.T)

6 Si veda: 'The Venezuelan Judicial System always was the Cinderella of
the State Powers': http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1177

Note:

Articolo originale in spagonolo: http://www.zmag.org/Spanish/0704wilpert.htm

Articolo originale in inglese: http://www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1184

Traduzione dallo spagnolo di Silvia Corbatto a cura dell'associazione Peacelink

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