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Colombia, sicari al congresso

Il presidente Uribe accoglie con tutti gli onori i capi paramilitari delle Auc in Parlamento: proteste a Bogotà Diversi attivisti hanno tentato di manifestare contro la sfilata del gruppo capeggiato da Salvatore Mancuso. La polizia ha tenuto la folla a debita distanza
30 luglio 2004 - Guido Piccoli
Fonte: Il Manifesto

Disgustoso è l'aggettivo più adatto per definire lo show che lo stato colombiano ha allestito giovedì mattina nell'emiciclo del Congresso per i capi paramilitari. Il trentanovenne italo-colombiano Salvatore Mancuso, successore alla guida delle Autodefensas unidas de Colombia (Auc) dello scomparso Carlos Castaño, il 65enne Ramon Isaza, uno dei fondatori delle Auc, e il cinquantenne Ernesto Báez, considerato dagli Usa tra i primi 10 narcos colombiani, sono stati prelevati con un elicottero nella zona di concentrazione concordata col governo, a Santa Fé di Ralito, nella regione atlantica di Cordóba, poi trasportati fino all'aeroporto militare di Bogotà. Da qui, protetti da un'imponente scorta militare e a bordo di un lugubre convoglio di auto con vetri scuri, hanno percorso l'Avenida Eldorado per arrivare nella centralissima piazza Bolivar, controllata da blindati e tiratori scelti . Nonostante le numerose critiche e i dubbi di molti settori politici, anche a lui vicini, Alvaro Uribe ha concesso il massimo degli onori ai paramilitari, ordinando persino al canale pubblico, Segnal Colombia, di trasmettere in diretta i loro interventi. Mentre i plotoni anti-sommossa tenevano a bada centinaia di persone che portavano bare e striscioni di protesta, in un simbolico atto d'«indignazione» organizzato da Justicia y Paz e da altre organizzazioni, nell'emiciclo del congresso Mancuso e i suoi soci hanno parlato due ore di pace e giustizia sociale, cercando di giustificare la carneficina commessa negli ultimi 20 anni e arrivando spudoratamente a definirsi vittime della guerra in corso. Mancuso ha ribadito di non accettare neppure un giorno di carcere, affermando che «non può essere questa la ricompensa per avere liberato mezzo paese dalla guerriglia».

Alla fine dei loro interventi, i tre hanno abbandonato sorprendentemente l'aula. L'unico contraddittorio è stato quindi rappresentato dalle grida di sdegno di una coraggiosa esponente di una Ong, subito allontanata, e dalla silenziosa protesta di Ivan Cepeda che ha innalzato la fotografia di suo padre Manuel, l'ultimo senatore comunista ucciso dai sicari paramilitari dieci anni fa. L'intervento dei capi delle Auc ha alimentato lo sconcerto tra quella parte dei deputati, che non si identifica né con Uribe né con le Auc, e nella totalità della stampa nazionale. Con un editoriale intitolato «Un gesto non corrisposto», la direzione del quotidiano governativo El Tiempo ha criticato le concessioni fatte a una controparte che esige l'impunità totale, la legalizzazione dei milioni di ettari, conquistati come bottino di guerra, e che continua la sua pratica assassina. Lo show di giovedì era stato preparato con cura da Uribe. Non è un caso che un mese e mezzo fa il Congresso abbia accolto Francisco Galan, un comandante dell'Eln (l'Esercito di liberazione nazionale) in carcere da una decina d'anni, per un dibattito sulle mine anti-uomo. E che a questo gruppo guerrigliero sia stato promesso lo stesso scenario del Congresso per iniziare un improbabile negoziato di pace. Oltre alla volontà di dividere l'Eln dalle Farc, Uribe ha voluto creare un precedente per accogliere i suoi amici delle Auc. E' chiaro poi il tentativo di mettere sullo stesso piano i guerriglieri che lottano per una società più giusta con i paramilitari che, sin dall'inizio, hanno assolto il compito di sicari del potere, sterminando, su commissione, l'opposizione politica e sociale del paese. «Quello in atto non è un negoziato di pace tra nemici, ma un accordo tra soci della guerra sporca» ha detto il gesuita Javier Giraldo di Justicia y Paz.

Un giudizio che trova d'accordo perfino El Tiempo che, domenica scorsa, in occasione della condanna da parte della Corte interamericana dei diritti umani dello stato colombiano per una strage del 1987, ha parlato «di responsabilità dello stato nella nascita e crescita del paramilitarismo». Questa verità, ormai negata solo ormai dai vertici politici e militari, viene rivendicata dalle stesse Auc, nel tentativo di dare un carattere politico a un'organizzazione dedita da anni principalmente al narcotraffico. Riferendosi allo stato, uno dei tre capi invitati a Bogotà, Ernesto Báez, ha detto recentemente: «Anche se ora il papà fingerà di ignorare il figlio, non gli sarà facile scaricare il Frankestein che ha generato».

Di fronte alla scandalosa commedia in atto a Bogotà, l'Europa tace, mentre gli Usa fanno sentire la loro voce solo sulla questione droga, sfornando varie richieste di estradizione per Mancuso e i suoi. Con un'idea chiara: trafficare cocaina è cento volte più grave che massacrare contadini inermi.

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