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Venezuela: tensioni su Chavez verso il referendum

6 agosto 2004

Mancano dieci giorni al referendum revocatorio del mandato presidenziale di Hugo Chávez. Un clima teso tra accuse, polemiche e violenze in cui è tornato l’oppositore del presidente venezuelano, il dirigente sindacale Carlos Ortega, che è ancora sotto accusa per il suo coinvolgimento nel tentato colpo di Stato dell’11 aprile 2002 con cui Chávez fu allontanato dal potere per appena 48 ore. Ortega, raggiunto da un mandato di arresto per istigazione a delinquere e tradimento della patria nel marzo dello scorso anno, si rifugiò dapprima presso l’ambasciata della Costa Rica a Caracas denunciando di essere vittima di una “persecuzione politica” per poi chiedere ufficialmente l’asilo nel Paese caraibico. Secondo i ricercatori dell’autorevole “North American Opinion Research” il 60% dei votanti opterà per il no alla revoca di Chavez, superando di ben 25 punti il voto del Si. Un forte appoggio arriva anche dalle Ong unite nel Foro po la Vida che invita a partecipare per supportare il processo di cambiamento in corso. Con un numero di oltre 14 milioni di iscritti alle liste elettorali, l’opposizione dovrà comunque superare i 3,7 milioni di suffragi ottenuti dal capo dello Stato alle elezioni del luglio 2000.

L’Unione Europea ha annunciato che non ci saranno osservatori europei a monitorare il referendum in quanto non è stato raggiunto un accordo con le autorità elettorali venezuelane, per consentire agli osservatori di compiere il loro lavoro con le metodologie che l' Ue utilizza in tutti i Paesi in cui invia missioni in occasione di elezioni.
Le regole rigide fissate dal governo venezuelano hanno messo in dubbio l’effettiva partecipazione di una missione dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dello statunitense ‘Centro Carter’, organismi gia' accusati durante la fase della raccolta e della verifica delle firme necessarie alla convocazione di aver violato le regole poste dal governo rilasciando dichiarazioni pubbliche. In base a quanto disposto dalle autorità elettorali, gli osservatori internazionali potranno circolare liberamente per tutto il Paese e riunirsi con qualsiasi personalità politica ma dovranno esimersi dal diffondere proiezioni di voto o commenti “intesi a sostituire in alcun modo l’unico arbitro della consultazione”. Per il governo di Chavez le maggiori preoccupazioni arrivano da un possibile sabotaggio elettronico del voto con uso di satelliti Usa o il tentativo di gridare alla truffa elettorale, scatenando incidenti di piazza nei giorni successivi.

Un consenso popolare verso la coalizione del presidente Chavez ottenuto anche grazie al processo di integrazione sociale reso evidente dalla Costituzione bolivariana i cui principi di base sono l'inclusione sociale, la politica pubblica e la sovranita' alimentare. Per Francisco Palacios, docente di diritto costituzionale dell'Università di Saragozza, la Costituzione ha introdotto i cosiddetti "diritti di quarta generazione", ovvero il diritto all'ambiente, allo sviluppo personale, alla pace, nonché il totale riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene. Secondo un resoconto di Marco Bersani, portavoce di Attac Italia, il sistema venezuelano è ancora un processo che registra ancora una insufficiente esperienza politico-amministrativa della nuova classe dirigente. “Ma il problema più grosso è sicuramente costituito dall'apparato pubblico – precisa Bersani - formatosi nel governo precedente rimane estremamente corrotto e con veri e propri atteggiamenti di sabotaggio amministrativo ordinario”. Basti pensare che molti dei progetti sociali non sono affidati ai Ministeri competenti, come ad esempio il progetto "Mision" grazie a cui un milione e mezzo di persone hanno avuto accesso all'alfabetizzazione, fenomeno oggi ormai praticamente assente nel paese.

Note:

Altre fonti: Red Apoyo, El Universal

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