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Brasile: Le sfide attuali della sinistra brasiliana

Compiti primordiali. Scontrarsi con le politiche neoliberiste esige
organizzazione e lavoro di base.
30 agosto 2004 - Joao Pedro Stedile
Fonte: Jornal em tempo

La società brasiliana vive un periodo molto speciale, per diverse
ragioni. Una di queste è il lungo periodo di crisi del modello economico.
Quando c¹è crisi, c¹è instabilità, ma allo stesso tempo si instaura un
processo di transizione ­ anche se non sappiamo in che direzione andremo.
Questo dipenderà dalla correlazione di forze sociali.
Dopo 50 anni del cosiddetto modello di industrializzazione dipendente ­
secondo la definizione di Florestan Fernandes ­, negli anni 80 questo
modello è entrato in crisi rispetto al livello di accumulazione del
capitale. Nella decade seguente, la classe dominante brasiliana ha accettato
un ruolo subalterno al capitale internazional, è passata a realizzare le
politiche neoliberiste nell¹ ³illusione² di costruire un nuovo modello di
sviluppo della economia nazionale.
Le politiche neoliberiste hanno denazionalizzato la nostra economia,
sottratto potere allo Stato e dato libertà totale al capitale
internazionale. Ma questa subordinazione non è sfociata in un nuovo ciclo di
sviluppo. Il capitalismo internazionale era entrato in una fase di totale
egemonia del capitale finanziario, intrecciato ai grandi gruppi
monopolistici che dominano il commercio, l¹industria e i servizi.
Ora, la forma principale di accumulazione è nella sfera finanziaria. Si
accumula per mezzo di interessi e del lucro nell¹acquisto di azioni delle
imprese statali o nazionali già installate e si dà libertà totale di
inviare il denaro all¹estero. Niente di tutto questo genera ricchezza
nazionale, impiego, lavoro, distribuzione di reddito.
In dodici anni di queste politiche, l¹economia nel suo insieme è rimasta
instabile. Indipendentemente dal fatto che il PIB crescesse, rimanesse
stabile o diminuisse, le grandi transnazionali e il capitale finanziario
guadagnano sempre. Ossia, il modello non serve per le nazioni, non serve
perché le popolazioni migliorino la loro vita, ma serve per le grandi
imprese oligopolistiche e per il capitale finanziario.

Mutamenti e contraddizioni
Con risultati sociali sempre peggiori, il popolo ha capito il
significato di queste politiche e, nell¹elezione del 2002, ha votato contro
questo modello. Non si sapeva tuttavia, cosa doveva essere messo al suo
posto, anche per il basso livello del dibattito politico della campagna del
2002. Nel momento di sconforto legato alla minaccia rappresentata dalla
crisi dell¹Argentina, parte delle elite brasiliane ha accettato la
possibilità di un cambiamento e si è alleata con l¹alternativa Lula.
Dall¹altro lato, quello del PT e delle forze sociali che hanno appoggiato
Lula, questa possibilità era vista come un¹alleanza tattica tra la classe
lavoratrice e settori della borghesia industriale, per affrontare il
capitale finanziario nazionale e internazionale. Ma da parte delle elite, la
lettura non è stata di questo tipo. Hanno fatto un¹alleanza per continuare
a influire sulle politiche pubbliche nella direzione del neoliberismo.

Passata quasi metà del mandato presidenziale, il risultato è qui di fronte.
Si va avanti con una politica economica neoliberista egemonizzata da quei
settori della classe dominante brasiliana che controllano tutta l¹area
economica del governo, dalla Banca centrale fino al Ministero
dell¹Agricoltura. La natura e le conseguenze di questa politica le
conosciamo già tutti da dodici anni Determinano l¹egemonia del capitale
finanziario, che utilizza le politiche pubbliche per garantire i suoi tassi
di profitto, attraverso gli interessi, il potere dell¹oligopolio e la
libertà totale di azione.
E qual è la contraddizione che finisce per aiutarci? E¹ che questo insieme
di politiche economiche di taglio neoliberista non si costituisce in un
modello solido di accumulazione di capitale e di ripresa di un processo di
sviluppo nazionale. Potremo anche avere crescita economica, ma sarà
egemonizzata dal capitale finanziario, dal settore oligopolizzato
dell¹economia e dalle esportazioni delle imprese transnazionali che
utilizzano il libero-commercio per aumentare i loro tassi di profitto.
In queste politiche non c¹è spazio per la distribuzione del reddito, per la
riforma agraria, per il mercato interno, per la crescita del consumo di beni
di massa e neanche per le politiche sociali. Senza catastrofismo, con questa
opzione, i problemi sociali non fanno che aggravarsi. Qui, in Cina, e in
qualsiasi paese venga applicata.
Questa è la sfida di ordine economico. Non c¹è via d¹uscita per il popolo
nelle politiche economiche neoliberiste. Esse interessano solo al grande
capitale. Restando all¹interno di esse, i problemi del popolo non faranno
che aggravarsi, anche con la crescita del PIB e con alcuni settori,
particolarmente quelli legati al mercato estero, che aumenteranno il numero
di posti di lavoro.

La sfida della sinistra sociale
E come affrontare questo quadro? C¹è una tendenza naturale delle forze
sociali e politiche a riferirsi soltanto a quello che fa il governo.
Tuttavia, come si dice in mezzo al popolo, ³il buco è più in basso². La
società brasiliana deve discutere e costruire un nuovo progetto di sviluppo,
pensando quale modello possa oggi organizzare la produzione e l¹economia
rivolgendosi alla soluzione dei problemi della popolazione e non solo
dell¹accumulazione del capitale. C¹è bisogno di un vero e proprio mutirão
sociale, che porti questo dibattito in tutti gli spazi sociali, delle
scuole, dei collegi, università, sindacati, chiese e movimenti sociali. E
questo estrapola la tendenza semplicistica che si limita semplicemente a
parlar male del governo o a sostenerlo.
La seconda sfida. Nella lotta delle classi tutto si risolve attraverso la
correlazione di forze. Non basta un esercizio di retorica, per quanto
combattivo sia. Chi non ha popolo organizzato, non ha forza per sostenere le
proprie idee. Chi ha solo buone idee e non si preoccupa di organizzare i
lavoratori, i poveri, cade facilmente nel settarismo, nel sinistrismo o nel
moderatismo.
La correlazione di forze sociali attuale è sfavorevole per la classe
lavoratrice, per il lungo periodo storico di riflusso del movimento di
massa. Questo non vuol dire che non ci siano lotte sociali. Ma non esiste un
movimento in crescita e di massa che costruisca organicamente una unità
popolare intorno a un progetto unificato di mutamento. Bisogna stimolare le
lotte sociali e la costruzione di un ampio movimento di masse, unitario, che
riesca a contrapporsi all¹egemonia del capitale finanziario, che si esprime
nelle più diverse sfere della società, a volte anche nel movimento sindaale.
Qui c¹è bisogno di una riflessione autocritica di tutti noi. per stimolare e
organizzare le lotte sociali è necessario fare un lavoro di base , il che
significa che la militanza sociale deve dedicarsi prioritariamente a fare
il lavoro di convincimento e di organizzazione nucleare del popolo. Dobbiamo
utilizzare le nostre energie per andare dove il popolo vive, lavora e
organizzarlo.
Bisogna che portiamo le nostre idee, i nostri materiali, fare piccole
riunioni, riunire, costruire forza sociale organizzata. Purtroppo parte dei
militanti non capisce che senza organizzare il popolo non si va da nessuna
parte, e molte volte si illude con eterne riunioni della cupola o meri
discorsi di valutazione della congiuntura.

Disputa ideologica
La terza sfida che la sinistra sociale deve affrontare è nel campo
della disputa ideologica. Dobbiamo organizzare la disputa dell¹egemonia
nella società, come ci invitava a fare Gramsci. Non solo fare lotte
economiche, corporative, che possono ottenere piccole conquiste sociali per
la classe, ma che non organizzano la classe per cambiamenti sostanziali, né
portano avanti progetti nella società.
In questo campo ideologico abbiamo molti fronti e compiti in sospeso.
Abbiamo il lavoro di formazione politica della nostra militanza, dei nostri
quadri, attualmente molto scarso. Abbiamo il compito di costruire i nostri
propri mezzi di comunicazione sociali: radio comunitarie, televisioni
comunitarie e pubbliche, giornali e bollettini. Fino a quando ci illuderemo
di conquistare piccoli spazi nella televisione, nei giornali e radio della
borghesia? Essi saranno sempre al servizio degli interessi della loro
classe, la classe dominante, come ci avvertiva il rimpianto Perseu
Abramo.
Dobbiamo anche utilizzare le più diverse forme di espressione culturale. Il
teatro, la musica, la danza, le arti plastiche e le feste popolari
rappresentano una eccellente forma di comunicazione sociale e di idee con il
nostro popolo.
Come vedete abbiamo molti compiti di fronte a noi, se vogliamo uscire da
questa crisi economica e ideologica che la società brasiliana vive. Le
sinistre hanno bisogno di fare una buona autocritica e cominciare a
lavorare guardando al lungo periodo.

João Pedro Stédile, membro della direzione del MST

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