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    La dittatura terrorista mondiale e l'America Latina nel secolo XXI

    Negli ultimi 25 anni di politiche neoliberiste 100 milioni di latinoamericani sono caduti in poverta' e ci sono 59 milioni di persone che sono piu' indigneti di 20 anni fa.
    7 settembre 2004 - Stella Calloni (trad. A. Bariviera)
    Fonte: Argenpres

    Questo è il drammatico bilancio che rimane dopo il travolgente uragano neoliberale che ha devastato l'America Latina in questi ultimi 25 anni e che si è riversato sul sottosviluppo e l'ingiustizia già esistenti.

    In questo periodo circa 100 milioni di latinoamericani sono diventati poveri e ci sono 59 milioni di indigenti in più riguardo a 20 anni fa.

    L'uragano ha travolto anche il ceto medio. Il documento "Desigualdad en América Latina y el Caribe: frattura con la storia? ", del Banco Mondiale (BID) stabilisce che negli ultimi sei anni 23 milioni di latinoamericani di ceto medio sono diventati poveri e l'Argentina che risultava il paese più equo dell'America Latina in relazione al reddito, ora viene paragonata alle zone più povere dell'Africa.

    Ed è all'interno di questa cornice che si trovano i più vulnerabili, i bambini, gli anziani, gli indigeni. La precarizzazione dei rapporti di lavoro si sono estesi a livelli senza precedenti, insieme alla disoccupazione, che nel 2003 superò nel continente il suo record storico.

    Come segnalato dal sociologo brasiliano Emir Sader "senza programmi economici che diano la priorità alla distribuzione del reddito e non alla stabilità monetaria e alle manovre fiscali, questa agghiacciante situazione tende a peggiorare".

    Secondo il BID, la proliferazione della violenza è associata alla crescita della miseria e dell'indigenza nel continente. Un bambino su tre soffre di fame ed il 60% di loro in America Latina sono poveri, nonostante l'enorme capacità del continente di produrre alimenti. Ogni anno 190.000 bambini latinoamericani muoiono per malattie collegate alla miseria, e che potrebbero essere evitate. Attualmente circa 40 milioni di bambini vivono o lavorano nelle strade di America Latina. Solo in America Centrale più di due milioni di bambini sono sul mercato del lavoro.

    Sander aggiunge: "Il numero dei bambini che lavorano è uguale a quello degli adulti disoccupati, questo significa che se si evitassi che quei bambini lavorino, quegli adulti potrebbero accedere ai posti di lavoro. I datori di lavoro preferiscono i bambini dato che non godono dei diritti lavorali e finiscono per essere remunerati molto al di sotto degli adulti".

    Questa è la realtà che si cinge sulle ombre latinoamericane.

    L'aquila che sta sulle nostre teste.

    Ed è in questo contesto dove diventano più gravi le minacce contro Cuba e Venezuela da parte degli Stati Uniti. Questa campagna deve mettere in allarme tutta la regione, dato che non è una delle tante nella storia drammatica delle relazioni tra Washigton e America Latina.

    Da una parte le elezioni negli Stati Uniti possono portare al superamento dei due candidati. George W. Bush, del Partito Repubblicano, che raggiunse la presidenza attraverso la frode da parte dei gruppi mafiosi cubano-americani della Florida, andò avanti con fare tronfio per colpire Cuba ancora una volta, minacciando con intervenire, tagliando ogni possibilità di aiuto tra i residenti negli Stati Uniti ed i loro famigliari cubani.

    Questi provvedimenti da parte di Bush sono stati così duri che, per la prima volta, i cubani residenti a Miami protestarono per le strade di questa città dove vivono ex dittatori e mercenari di tutto il mondo. Ma il candidato democratico John Kerry non rimase indietro. Cercando di guadagnare voti parlò di cercare consenso latinoamericano per finirla con Fidel Castro a Cuba, coprendo di vergogna i gruppi democratici che sono contrari alla politica statunitensi verso l'isola.

    Neanche Kerry è riuscito a valutare che, per la prima volta , i democratici potevano andare oltre se prendevano in considerazione lo scontento dei cubani in Florida, stanchi del potere mafioso e terrorista dei gruppi dirigenti alleati con i repubblicani.

    Uomini come il sottosegretario di Stato per l'America Latina e i suoi amici, come Otto Reich, cospirano apertamente sia per colpire senza pietà Cuba chiedendo l'intervento militare, che contro il governo del presidente Hugo Chàvez in Venezuela.

    Washington minacciò il referendum revocatorio in questo paese, cercando dei
    sotterfugi di fronte all'evidenza che l'opposizione non sarebbe riuscita a
    superare il numero di voti necessari per vincere su Chàvez.

    Inoltre è al corrente delle importanti lotte interne nell'opposizione. Che è in realtà un insieme di gruppi decadenti, un'oligarchia primitiva e parassitaria, un Sindacato dei Lavoratori che difende gli interessi dei padroni e che ha già perso in parte il suo potere, e alcuni gruppi di sinistra che in modo sconcertante si sono uniti a questi attraverso una Coordinadora Democratica, artefice di ogni tipo di golpismo e nella quale si fomenta l'assassinio presidenziale.

    Questo è uno degli scenari di questi tempi di canaglie, dove il potere di questa coalizione prepara l'enorme tradimento di consegnare il proprio paese e assieme a lui tutta l'America Latina al nuovo progetto di ricolonizzazione imperiale, che neppure si nasconde per quello che è.

    America Latina oggi come non mai si sta giocando il suo futuro e questo richiede un comportamento politico di grande responsabilità e coscienza storica.

    E impossibile ignorare questi avvertimenti dato che i mezzi dell'impero come mai prima nella storia, preparano apertamente la strada della ricolonizzazione assieme ad alcuni che si autodefiniscono - come fosse un titolo di onorificenza concesso dal potere mediatico - giornalisti "indipendenti", come se potessero imporsi o "independizzarsi" dallo schema commerciale e dalle alleanze politiche ed economiche dei loro padroni.

    Parlano di democrazia guardando verso gli Stati Uniti, il paese che pratica una dittatura mondiale e il terrorismo di Stato, che coinvolge tutto il mondo e che, quando affrontano il tema delle torture in Iraq sembra che stanno scoprendo qualcosa di nuovo, quando la storia ci ha fatto vedere che in tutti quei luoghi dove l'impero è intervenuto, le torture, i massacri e i genocidi facevano parte della normalità.

    Non sono così lontani ne il Centroamerica, ne il Vietnam, ne il Cile, ne la nostra America, ne l'Africa, come per esserci dimenticati di come è stata imposta la dominazione e la dipendenza nel mondo, a colpi di bombardieri, cannoni, diplomatici dell'intelligence, nei centri clandestini, con operazioni come Còndor, Colombo e molte altre.

    A nome di chi agirono gli assassini, mercenari e torturatori e gli eserciti dittatoriali? Quale è stata la mano che ha cullato tutti i colpi di Stato per imporre le dittature? Quale è stata la mano che stava dietro al rovesciamento dei governi autenticamente popolari, che gli "indipendenti" chiamano in modo sprezzante populisti? E la mano che assassinò i militari popolari come ci sono stati nella nostra regione? Sotto quale ubbidienza dovuta si è imposto il genocidio della nostra America e del mondo?

    Ne consegue che adesso provano a farci credere che quella giovane nordamericana che faceva trascinare come un cane un prigioniero irakeno, o
    che quelli che costringevano dei detenuti, in un'immagine simile a quella dei campi di concentramento Hitleriani, alle più spaventose umiliazioni, erano trovate occasionali di qualche soldato, di qualche ufficiale.

    I responsabili chiari ed evidenti sono George W. Bush e il suo staff, Ariel Sharon e Antonhy Blair e tutti quelli che sono complici nell'azione o nell'omissione di questo nuovo crimine di lesa umanità.

    Addestratori israeliani profanando la memoria delle vittime dell'olocausto, insegnando a quelli che sanno già abbastanza sull'argomento della tortura,
    come essere più efficaci con gli arabi, le cui abitudini e caratteristiche loro le hanno studiato giorno dopo giorno, per sconfiggerli meglio e per poter stabilire il proprio dominio su di loro.

    Chi può dire che non sà cosa sono state l'invasione dell'Iraq e dell'Afganhistan e gli omicidi di massa nelle più terribile delle carceri?
    E Guantanamo?

    E' questa la democrazia che vogliono per Cuba, per il Venezuela, per l'America Latina?

    E' questa la democrazia che si cerca di imporre nel mondo dopo l'apocalittico annuncio della guerra infinita, senza frontiere, annunciata da Bush nei giorni successivi agli attentati del 11 settembre 2001, del quale nessuno sa con certezza di chi è la responsabilità , ma che tutti sanno a chi è servito?

    La democrazia del terrore è terrorismo di Stato. E la verità sta venendo a galla e risulta che le famose riprese dell'esecuzioni degli stranieri in Iraq, come si poteva vedere per la gestualità degli esecutori, nelle loro bianche braccia , nel loro modo di stare in piedi, simile a quello dei mercenari di tutto il mondo, nulla avevano degli arabi. Tutto indicava che c'era qualcosa di perverso dietro tutto ciò. E la possibilità che la mano che necessita vivere del terrore sia la stessa che consuma gli attentati dato che i padroni del mondo sono gli unici beneficiari di questo terrore?

    Non è un caso che di fronte alla possibilità che Bush perda nelle prossime
    elezioni degli Stati Uniti, si stia già parlando dell'esistenza di minacce e che le elezioni potrebbero essere sospese o posticipate per ragioni di sicurezza. Ed è sicuro che salterà fuori qualche video di Osama Bin Laden, l'ex socio di Bush, annunciando attentati negli Stati Uniti o in qualche paese europeo. Dato che sulla strada intrapresa dai guerrafondai della Casa Bianca, e per i temibili "vantaggi" che ha portato a Israele la "guerra contro il terrorismo" che giustifica ingerenze, controllo delle comunicazioni in tutto il mondo, torture, genocidi, distruzione di patrimoni dell'umanità, la fine delle libertà civili, le cantine, le catacombe, i giudici senza volto, tutto è valido.

    Su molte cose non rimangono dubbi. Non dovrebbero neanche esserci dubbi
    riguardo la mano che culla l'insicurezza in America Latina.
    Una insicurezza che terrorizza così tanto da accettare leggi dittatoriali che potranno essere utilizzate nel futuro per il controllo sociale, quando la fame urli così tanto da non permettere di controllare la reazione delle sue vittime.

    E' così facile dopotutto creare la sensazione di "insicurezza": poveri totalmente emarginati, giovani senza futuro nei sobborghi della miseria, vittime di violenze più grosse, quelli che hanno avuto in regalo la droga per creargli la dipendenza. E d'altra parte dei governi, in parte deboli, la maggior parte mafiosi, che si sono succeduti alle dittature, come una continuazione delle stesse, e poliziotti corrotti, allenati nel crimine, alimentati nell'impunità. Con tutto questo è facile urlare all'insicurezza.

    E non è un caso che passino per l'Argentina personaggi come Oliver North, l'uomo delle azioni sporche incrociate, l'uomo della morte in Centroamerica, il belloccio personaggio della guerra sporca degli Stati Uniti, che era in Uruguay giorni prima dell'attentano contro l'AMIA, adesso avvertendo i governi che avranno bisogno di aiuto contro l'insicurezza. Il lupo accudendo le pecore.

    E tutto questo aiuta Washington a vendere nuove armi per la repressione, le moderne "picane" utilizzate da lontano, i nuovi metodi, in tutta America Latina, come di recente ha denunciato Amnistia Internacional (AI).

    Gli strumenti di tortura del secolo XXI offerti come l'unica possibilità per controllare l'insicurezza da loro stessi insediata.

    E' per questa ragione che i popoli e i loro dirigenti devono stare più che mai in allerta e capire che soltanto l'unità renderà possibile un livello adeguato alla resistenza, che ancora una volta, ma adesso per una questione di sopravvivenza, possiamo fermare la mano del potere imperiale.

    La vita dei milioni di abitanti del mondo, la vita dei latinoamericani, il loro futuro , la loro speranza dipendono di questo. America Latina secolo XXI sarà indipendente oppure un'enorme colonia dell'impero. Dipende da noi.

    Note:

    traduzione di Alejandra Bariviera a cura di Peacelink

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