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    America latina: ritorna la guerra sporca degli anni ' 70 ?

    La politica delle " guerre preventive" e la congiuntura elettorale negli USA puo' scatenare nuove avventure belliche nel continente latinoamericano?
    13 settembre 2004 - Carlos Fazio (trad. A. Bariviera)
    Fonte: La Jornada

    Disponendo di un budget multimilionario per le sue "guerre preventive" e
    avendo nominato un esperto in azioni clandestine a capo della CIA, nella
    congiuntura elettorale degli Stati Uniti, e di fronte all'irruzione dei
    movimenti di massa che sfidano il potere imperiale in diversi punti
    dell'emisfero, l'autore assicura che Bush potrebbe scatenare un nuovo ciclo
    di avventure belliche in America Latina. Gli obiettivi possono essere Cuba,
    Venezuela, Colombia oppure la triplice frontiera di Paraguay, Argentina e
    Brasile.

    Con l'approvazione di un budget milionario per il Pentagono e la nomina di
    un'esperto nelle operazioni clandestine come il nuovo responsabile della
    Agenzia Centrale dell'Intelligence (CIA), l'amministrazione Bush sembra aver
    iniziato una nuova tappa nella propria politica di guerra preventiva e di
    dominio totale.

    Quando ancora non ha superato la crisi dei servizi di intelligence derivate
    dalle indagini congressuali in relazione agli attentati dell'11 settembre
    2001 e dalla contestata giustificazione per l'invasione dell'Iraq, che ha
    messo in imbarazzo l'attuale equipe tecnico-militare e della
    sicurezza nazionale della Casa Bianca e che portò alla defenestrazione del
    direttore della CIA, George Tenet, tutto indica che, compresa la motivazione
    elettorale, Bush deve definire dove andrà a fare la sua prossima guerra.
    Dato che, in qualsiasi scenario possibile, ha bisogno di una.

    Da una parte, la cifra superiore a 416 mila milioni di dollari destinati al
    budget del Dipartimento della Difesa sostiene questa ipotesi. Da l'altra
    parte, il curriculum del nuovo responsabile della CIA, Porter J. Goss,
    rappresentante repubblicano in Florida e presidente del Comitato Scelto
    dell'Intelligence della Camera, augura una nuova era di destabilizzazione e
    di azioni occulte, con i loro classici succedanei , la terziarizzazione e la
    mercenarizzazione della guerra.

    Goss, che dovrà essere confermato dal Senato, entrò nella sezione delle
    Operazioni Speciali della CIA nel 1962 e dalla sede di Miami partecipò in
    diverse azioni aperte e/o clandestine contro Cuba, compresa l'invasione a
    Playa Giròn (Baia dei Porci), l'operazione Mongoose, la crisi dei missili e
    i vari tentativi di assassinare Fidel Castro. Dopo, La Compagnia lo inviò in
    diversi "luoghi caldi", tra cui il Messico, la Repubblica Dominicana e
    Haiti. Come disse Bush, l'ex spia Goss conosce la CIA "da dentro e da
    fuori". Fonti democratiche che criticarono la nomina dissero che questa non
    è estranea allo sfondo dell'anno elettorale. Goss potrebbe essere un'arma
    del duetto Bush-Cheney per attaccare John Kerry.

    Scegliendo il nemico
    Se nelle circostanze immediate agli attentati alle Torri Gemelle a New York
    ed al Pentagono a Washington, all'interno del campionario delle scelte - per
    influenzare l'opinione pubblica statunitense ed ottenere velocemente il
    consenso a una risposta guerriera -, Afghanistan e Iraq riunivano facilmente
    le caratteristiche per servire come punto di contatto "huntingtoniano"
    (Alain Joxe - direttore del Centro di Sociologia della Difesa , dixit) tra
    l'islam e la cristianità, per trasformare quelle scelte "antiterroristiche"
    in una crociata. L'attuale impantanamento militare nel territorio iracheno
    apre il ventaglio a paesi che si trovano fuori dello "stock" islamico o
    religioso.

    Oggi si sa che pochi giorni dopo l'11 Settembre, di fronte alla mancanza i
    "buoni obiettivi" in Afganistan, il sottosegretario della Difesa, Douglas
    Feith, uno dei falchi prosionisti della cerchia intima di Bush, distribuì un
    memorandum segreto dove raccomandava di attaccare in Asia o in America del
    Sud per "sorprendere i terroristi". Secondo rivelazioni della rivista
    Newsweek (09-08-04), il rapporto - incaricato da Feith all'analista della
    Difesa, Michael Maalof, e all'esperto in Medio Oriente, David Wurmser -
    suggerisce come uno degli obiettivi militari "una regione remota"
    dell'America del Sud dove confluiscono le frontiere di Paraguay, Argentina e
    Brasile.
    Secondo la propaganda di guerra statunitense, la zona conosciuta come "la
    triplice frontiera", sarebbe un rifugio delle "cellule dormienti" del gruppo
    Hezbolà (il Partito di Dio), gruppo radicale sciita pro-iraniano fondato in
    Libano nel 1982.

    Sebbene questo punto geografico situato alle porte dell'Ammazonia può essere
    recuperato con finalità belliche - con la sua veste "religiosa" in chiave
    di crociata - dalla CIA e dal Pentagono, e troverebbe l'opinione gia
    "sensibilizzata" in funzione dello spirito "legionario" di Bush nella "sua
    lotta" tra il bene e il male, no si può scartare dal elenco delle scelte
    Cuba e Venezuela. Neppure la Colombia, dove il Pentagono ha già un piede
    dentro. La scelta venezuelana è già stata prevista dalla CIA, che fallì in
    una precedente uscita golpista. Secondo il rapporto del giornale spagnolo El
    Mundo (09-08-04), di fronte all'eventualità che il presidente del Venezuela,
    Hugo Chàvez rimanesse nel suo incarico dopo il referendum revocatorio
    promosso dall'opposizione (con l'appoggio politico ed economico occulto
    della Casa Bianca), la CIA "ha dei piani" per contrastare l'influenza del
    mandatario e la sua rivoluzione venezuelana sugli altri paesi dell'area, in
    particolare Colombia, Bolivia e Perù.

    Secondo questa versione, la settimana precedente al referendum del 15
    agosto, il direttore del Dipartimento di Affari per l'Emisfero Sud della
    CIA, William Spencer, si riunì a Santiago di Cile con altri agenti della
    Compagnia spiegati nell'area per affinare un piano che già conterebbe con i
    finanziamenti del Dipartimento del Tesoro e del Pentagono.

    Il rischio che l'America Latina si trasformi in uno scenario della violenza
    globale, come il francese Alain Joxe chiama "l'impero del caos", è reale.
    Dopo la caduta del Muro di Berlino, gli Stati Uniti ha sviluppato una
    superiorità militare assoluta e possiede nel suo attivo una lunga lista di
    massacri asimmetrici nei vari luoghi del mondo, che per le sue
    caratteristiche ricorda quelle perpetrate dalle dittature militari
    dell'America del Sud negli anni settanta. Nei massacri selettivi, le
    sparizioni forzate e l'uso della "tortura scientifica" come metodo
    interrogatorio - organizzate e centralizzate da Washington nella cornice
    della guerra fredda e della strategia della "lotta contro il comunismo" -,
    gli Stati Uniti utilizzarono nelle attività di terziarizzazione gli eserciti
    della zona, sulla base di una strategia unificata: la Dottrina della
    Sicurezza Nazionale. Le esecuzioni "a caldo" dei chiamati "nemici interni"
    furono eseguite da truppe di elite e gruppi paramilitari più vicini allo
    status e alla mentalità delle Sezioni di Assalto (SA) che della Ordine Nera
    (SS) della Germania nazista.

    La mercenarizzazione dei conflitti

    Nella fase attuale, governata da una guida imperiale "monopolistica" che
    opera ai margini dello Stato di diritto e delle convenzioni internazionali,
    quindi caotico, le guerre di repressione neodarwiniste degli Stati Uniti,
    sotto l'apparenza provvisoria di una lotta contro il "terrorismo" (una forma
    di violenza politica la cui eliminazione, come dice Joxe, non è un'obiettivo
    clausewitziano che possa finire con una vittoria e una pace), sono sferrate
    dalla forza militare asimmetrica del Pentagono basandosi nel dominio della
    rivoluzione elettronica, sia nella sfera militare, aerosatellitare, come in
    quella economica e finanziaria, con l'appoggio della CIA e di altre agenzie
    della "comunità dell'intelligence", e utilizza metodi d'influenza indiretta
    e mezzi di distruzione clandestini all'interno di quelle chiamate
    "operazioni militari all'infuori della guerra" (Military Operations Other
    Than War - MOOTW).

    A sua volta e come parola d'ordine, l'amburghese Peter Locke, esperto negli
    argomenti della sicurezza, lì dove la violenza bellica aperta e
    convenzionale degli Stati Uniti "risulta superflua", gli apparati
    burocratici del Pentagono e della CIA ricorrono alla "privatizzazione
    sistematica e alla surrogazione nella prestazione dei servizi di violenza".
    Vale a dire, alla "mercenarizzazione" della politica interventista ed
    espansionista spinta dalla Casa Bianca con i chiamati "cani della guerra",
    che sviluppano le attività della terziarizzazione che anni dietro eseguirono
    i corpi di elite e gli squadroni della morte esecutori della guerra sporca.

    Secondo Peter Lock, come potenza militare egemonica indiscussa, gli Stati
    Uniti ha "L'intenzione di impiegare in modo onnipresente e preventivo mezzi
    violenti per imporre i propri interessi all'interno della chiamata guerra
    contro il terrorismo". A suo giudizio, la "logica" della guerra contro il
    terrore di George W. Bush implica una "auto assegnazione del potere quasi
    assoluto" da parte del Potere Esecutivo statunitense. Nella misura in cui
    "si abusa" dell'immagine della minaccia terrorista "come risorsa politica
    per la conservazione del potere", questa prende in modo vertiginoso una
    "dimensione totalitaria".

    In diversi scenari dell'America Latina (tranne in Colombia), e dato che la
    presenza in situ dei soldati del Pentagono contiene una carica ideologica,
    militare e politica negativa (originata da duecento anni di pratica
    imperialista interemisferica), Washington ha scelto di contrattare imprese
    private di soldati a pagamento o mercenari, che le permettono di sostenere
    guerre di bassa intensità (GBI, una variabile della controinsorgenza
    classica) senza coinvolgere direttamente le truppe, che eventualmente,
    possano compromettere gli Stati Uniti nelle sue azione occulte.

    La "privatizzazione della guerra" permette di riciclare i vecchi "guerrieri
    sporchi" degli anni settanta come "appaltatori militari privati" che si
    occupano di fornire dall'appoggio logistico alla consulenza bellica e
    l'allenamento sul campo di battaglia fino alle attività di spionaggio
    interno, attraverso ditte di sicurezza come la Kroll Asociated, Dyncorp,
    Kellogg Brown & Root (una succursale della compagnia Halliburton) e MPRI.

    Inoltre, con il richiamo della "guerra al terrorismo" dopo le Torri Gemelle
    , si è garantita la continuità delle consulenze e degli addestramenti
    militari del Pentagono alle forze armate della regione; negozio lucrativo
    che permette allo stesso tempo di formare e reclutare quadri locali affini
    agli interessi strategici di Washington. Tutto ciò è connesso con una
    vecchia strategia in voga ai giorni nostri, necessaria per creare,
    attraverso i mezzi di comunicazione di massa, un clima propizio e dei
    "bisogni" nell'opinione pubblica a favore di una maggiore sicurezza e/o
    "pugno di ferro". Una sensazione di caos e destabilizzazione
    strumentalizzata dagli esecutori della violenza, che Stella Calloni definì
    come "fare urlare l'insicurezza" (Masiosare numero 346, 08-08-04). Vale a
    dire, l'insicurezza come un'affare che si accompagna alla controinsorgenza e
    può generare un nuovo ciclo di repressione che utilizzi i vecchi strumenti
    della guerra sporca e, tra questi, gli assassini selettivi, le sparizioni
    forzate, la tortura ed il controllo della popolazione.

    In modo velato, ci sono degli indizi che una soluzione regionale di questo
    tipo è nei piani di Washington. Con un budget multimilionario per le sue
    "guerre preventive", con la nomina di un'esperto nelle azioni clandestine
    come capo della CIA, in una congiuntura elettorale negli Stati Uniti e di
    fronte alla irruzione dei movimenti di massa che sfidano il potere
    imperiale in diversi punti dell'emisfero, Bush potrebbe scatenare un nuovo
    ciclo di avventure belliche nell'area. Gli obiettivi possono essere Cuba,
    Venezuela, Colombia oppure la triplice frontiera, senza perdere di vista gli
    altri "punti caldi", come il Messico.
    Ma solo il dio di Bush lo potrà dire.

    Note:

    traduzione di Alejandra Bariviera a cura di Peacelink

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