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Colombia: La «giustizia» del presidente Uribe: il caso di Luzperly Cordoba

Attivista dei diritti umani, sindacalista è in carcere con l'accusa di essere una «terrorista» delle Farc. Una colossale montatura
15 settembre 2004 - Guido Piccoli
Fonte: L' Unita'

Se ti opponi alla fumigazione col glifosato dei campi di coca, che fanno il deserto della selva colombiana, puoi essere accusata di «associazione a delinquere con fine di narcotraffico». Se svolgi attività sindacale nella metà del territorio colombiano controllato dalla guerriglia, puoi essere accusata di «ribellione». Questo è successo a Luzperly Córdoba, attivista dei diritti umani conosciuta internazionalmente e leader della Associazione campesina della regione di Arauca (Aca). «Quando ho letto il rapporto della Fiscalia mi è venuta una rabbia tale che volevo sbattere la testa contro le sbarre. Il giorno dopo mi è venuto quasi da ridere, rendendomi conto delle assurdità e delle mostruosità giuridiche che vi sono contenute», racconta Luzperly, incontrata nel carcere femminile Buen Pastor di Bogotà, dove è rinchiusa dal febbraio scorso, durante una visita dell'europarlamentare del Gruppo della sinistra europea, Giusto Catania. Proprio perché quello di Luzperly e del contabile dell'Aca, Juan Gutierrez (detenuto nel supercarcere di La Combita), è un caso politico diventato esemplare per il governo Uribe, i due sanno di rischiare una pesante condanna. Nella foga persecutoria il Fiscal di Bogotà ha sostenuto che Luzperly ha viaggiato più volte in Europa finanziata e per conto della guerriglia delle Farc, non tenendo in conto le testimonianze europee e la documentazione prodotta sulle spese di questi viaggi. «Proporremo agli altri gruppi progressisti europeidi convocare al più presto, prima dell'inizio del processo previsto per ottobre, una audizione all'euro-parlamento sul caso di Luzperly con l'obiettivo di denunciare non solo la persecuzione di sindacalisti palesemente innocenti, ma anche la diffamazione nei confronti delle istituzioni e di varie associazioni dei paesi visitati da Luzperly.

Secondo l'accusa, infatti, varie entità come un ministero irlandese, il Comune di Copenaghen, la Regione Campania e organizzazioni sindacali o di diritti umani, come la sezione francese di Amnesty International, sono oggettivamente complici dei «terroristi», ha dichiarato Giusto Catania, anome del Gue, in un'affollata conferenza stampa convocata a Bogotà. Le accuse si basano sulle testimonianze di alcuni ex-guerriglieri delle Farc, che hanno aderito ai benefici previsti per chi abbandona le armi, e di tre poliziotti che il governo fu costretto ad assegnare come scorta a Luzperly, su invito esplicito della Commissione interamericana dei diritti umani. Che sia una montatura lo testimonia non solo la mancanza assoluta di riscontri probatori, ma anche la vicenda di un quarto agente, Juan Celis, che ha pagato con la destituzione il suo rifiuto di ripetere il copione accusatorio.

L'accanimento contro il movimento politico e sociale d'Arauca (dove, qualche settimane fa, i militari hanno giustiziato tre sindacalisti, descritti inizialmente come «guerriglieri dell'Eln») è legato chiaramente agli interessi di molte società multinazionali Usa. La regione è diventata strategica militarmenteda quando, tre anni fa, il congresso Usa ha deciso di finanziare un battaglione di contro-guerriglia con 98 milioni di dollari annuali, per proteggere il più grande oleodotto del paese che ha origine proprio qui, a Caño Limón. Inoltre è prevista la costruzione di una superstrada che collegala città venezuelana di Maracaibo con la Troncal de la Selva e che arriva in piena Amazzonia, oltre alla semina intensiva della palma d'olio, caucciù e yucca industriale, che desertificherebbero in pochi anni la terra d'Arauca. «Le guerre alla droga e alla guerriglia sono soltanto dei pretesti. Il vero obiettivo è l'espulsione o la sottomissione ai progetti multinazionali della popolazione contadina, da raggiungere attraverso l'azione congiunta dell'esercito e dei reparti paramilitari. E ovviamente di una giustizia, aloro asservita», sostiene Luzperly. Che confida nella solidarietà internazionale per evitare una condanna che la separerebbe ancora dai suoi due figli, e tiene corsi di diritto (oltre che sondacalista è avvocato) alle 35 detenute «politiche» della prigione.

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