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Nicaragua: la Parmalat fa partire un 'ondata di licenziamenti e attacchi antisindacali

16 settembre 2004 - Marcial Cabrera (trad. M. Di Terlizzi)

Le multinazionali devono rispettare le leggi locali

Nel mezzo di uno scandalo per il dirottamento in Italia di 6 milioni di dollari
di banche del Nicaragua, la sede locale della Parmalat scatena un'ondata di
licenziamenti (300) ed una selvaggia persecuzione antisindacale. I lavoratori
sono sul piede di guerra.

-Questo conflitto è iniziato nel passato dicembre, insieme alla crisi
internazionale della Parmalat. L'allora presidente dell'azienda in Nicaragua,
Aldo Camorani, al principio negò che la filiale nicaraguese si sarebbe vista
trascinata dal tracollo globale della multinazionale. Tuttavia, poco dopo,
dovette accettare la crisi. In quella circostanza si seppe che varie banche
locali avevano concesso un prestito a Parmalat Nicaragua di quasi 6 milioni di
dollari, e che l'azienda li aveva dirottati in Italia invece di investirli qui.

-Nel frattempo è esploso lo scandalo.

-E ci furono minacce di confische, va e vieni di gente, ma nel mezzo di tutto
ciò sono avvenuti i licenziamenti di più di 300 funzionari dei 900 che occupava
normalmente.

-Qual è la situazione del sindacato?

-E' uno dei problemi che abbiamo, perché quattro anni fa volemmo fondare un
sindacato in questa azienda, ma la dirigenza rispose licenziando 40 lavoratori e
lavoratrici, la qual cosa creò un sentimento di grande timore fra quelli che
rimasero, poiché in Nicaragua la disoccupazione è cronica ed in cifre molto
elevate.
Man mano che la crisi si esprime a livello locale e si confrontano l'azienda, le
banche ed il governo, noi abbiamo sfruttato l'opportunità ed abbiamo fatto un
lavoro organizzativo interno, andavamo due o tre volte la settimana all'uscita
della fabbrica ed abbiamo parlato con vari compagni, evidenziando che era il
momento adatto per rilanciare il sindacato.

-Qual è stato il risultato?

-Tre o quattro compagni si sono caricati l'idea sulle spalle e sono riusciti a
mettersi alla guida di una quantità importante di lavoratori. Quando è arrivato
il nuovo commissario italiano, Vincenzo Borgogna, abbiamo visto che era
l'occasione, e sabato 4 settembre si è realizzata un'assemblea e si sono eletti
i rappresentanti sindacali. Ma lunedì 6 è stato licenziato chi era risultato il
segretario generale, e martedì 7 sono stati licenziati il segretario
dell'organizzazione ed un affiliato. Non sanno chi sono i restanti membri del
sindacato ma sembrano disposti a tutto.

-Intanto avete avvertito la segreteria regionale.

-La UITA si è messa a capo di questa situazione a livello internazionale, la
qual cosa per noi è un grande appoggio. Questo è un diritto costituzionale,
organizzare dei sindacati non è un delitto, e ci sono diversi testi di legge che
ci proteggono. Queste multinazionali devono rispettare le leggi locali.

-Che azioni state portando avanti?

-Abbiamo iniziato una campagna di denuncia sui mezzi di comunicazione, abbiamo
fatto una riunione con il vice-ministro del Lavoro, Paulino Martinica, per
informarlo della situazione, ed anche con la direttrice delle Associazioni
Sindacali, Alma Nubia Narváez, per iniziare le procedure di legalizzazione del
sindacato. Oggi abbiamo inviato anche la denuncia ufficiale presso l'Ispettorato
del Lavoro, poiché la legge stabilisce che lo Stato protegge i lavoratori
durante il processo di formazione del sindacato.

-Non ci sono stati altri licenziamenti?

-Per il momento no, e questo forse è un buon segnale. Ancora non sappiamo se
sono al corrente delle nostre mobilitazioni. Continueremo ad insistere con i
mezzi di comunicazione, le radio, la televisione. Abbiamo anche pensato di
chiedere un incontro con l'ambasciatore d'Italia in Nicaragua, Alberto Boniver,
dato che il governo italiano ha commissariato l'intera compagnia, e lo stesso
Berlusconi giustificò tale intervento con la motivazione di "proteggere i 37000
posti di lavoro della Parmalat". Pertanto, vogliamo che il governo sappia ciò
che sta avvenendo qui in Nicaragua, poiché non si sta rispettando il proposito
annunciato dal governo italiano.

Note:

traduzione di Marco Di Terlizzi a cura di Peacelink

per aderire alla campagna

http://www.rel-uita.org/campanias/parmalat-ni/formulario-parmalat.shtml

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