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Argentina: Il Condor parla

Nel 1976, il primo ministro Guzzetti informò Kissinger riguardo il piano di sterminio dei dissidenti di sei paesi: il "Plan Condor "
Lo rivela un documento declassificato a Washington
30 settembre 2004 - Horacio Verbitsky (trad. A. Bariviera)
Fonte: Pagina 12 - Argentina

Guzzette gli chiese anche aiuto per recuperare le Islas Malvinas e aiuto economico.
Kissinger diede il via alla repressione e promise di dare aiuto a Martinez de Hoz ma manifestò il suo scetticismo riguardo le Isole Malvinas.

Due mesi e mezzo dopo il golpe del 24 marzo 1976, il viceammiraglio César Guzzetti comunicò all'onnipotente Ministro degli Esteri nordamericano, Henry Kissinger, l'inizio del "Plan Còndor", che descrisse come "l'integrazione degli sforzi" dell'Argentina, Cile, Paraguay, Bolivia, Uruguay e Brasile per combattere "il problema del terrorismo (che) è comune a tutto il Sudamerica". Nonostante nei giorni precedenti fossero stati rinvenuti a Buenos Aires i cadaveri dei dirigenti politici uruguayani Zelmar Michelini e Héctor Gutierrez Ruiz e del ex presidente di Bolivia Juan José Torres, Kissinger non le fece nessuna domanda e scelse soltanto di fare qualche battuta sul calcio e sul terrorismo. Ieri la Corte Suprema di Giustizia del Cile ha tolto l'immunità all'ex dittatore Augusto Pinochet, che potrà ora essere giudicato per i crimini del Plan Còndor.

Guzzetti era il controllore militare del Tribunale che, nella spartizione dei poteri, era stato assegnato all'Armata. Si parlò anche della volontà da parte della dittatura argentina di recuperare le Isole Malvinas, per questo chiese l'aiuto nordamericano e lo vincolò all'appoggio che le offriva nella lotta globale contro il comunismo, con riferimenti a Cuba e ad Angola. Kissinger su questo argomento fu meno recettivo. In relazione al metodo repressivo adottato dalla Giunta Militare disse, " se dovete fare certe cose, fatele rapidamente e tornate il più presto possibile alla normalità". Il terzo argomento trattato da Guzzetti fu la richiesta di appoggio al Ministro dell'Economia José Alfredo Martìnez de Hoz, che Kissinger si impegnò ad aiutare.

Nel momento della riunione c'erano tre cittadine statunitensi sequestrate e sottoposte a torture: Elida Messina, della Comissione Fullbright, Gwenda Loken Lòpez e Mercedes Naveiro Bender. Kissinger neanche le menzionò. Non disse niente neppure dell'attacco agli uffici dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nei quali il giorno prima della riunione, le truppe del governo argentino rubarono archivi e documentazioni che successivamente servirono per il sequestro di persone. Il documento della Cancelleria statunitense nel quale risulta lo sconvolgente dialogo fu declassificato a richiesta del National Security Archives, l'organizzazione non governativa più importante specializzata in questo tema, la stessa che nel 2002 ottenne la declassificazione di più di mille documenti dietro richiesta delle Nonne e delle Madri di Plaza de Mayo e del Centro di Studi Legali e Sociali.

L'incontro tra Kissinger e Guzzetti avvenne il 10 luglio 1976 a Santiago del Cile, dove si stava svolgendo l'Assemblea Generale del OEA. La minuta sbaglia la data e dice che si svolse il 6 giugno. Ma l'incaricato del National Security Archive di questo progetto, Carlos Osorio corresse l'errore consultando l'agenda di Kissinger. Osorio segnalò che, secondo altri documenti declassificati, nelle 72 ore precedenti alla riunione, gli ambasciatori statunitensi nell'Argentina e Cile comunicarono alla cancelleria di cui Kissinger era a capo, i gravi indizi riguardanti la partecipazione di forze di sicurezza argentine nell'uccisione dei politici uruguayani e del boliviano (Robert Hill) e che, "supponiamo che le Forze Armate e i servizi di intelligence di tutti questi paesi collaborano in qualche modo" e "sono capaci di effettuare omicidi occulti" (David Popper).

L'incaricato di prendere appunti durante la riunione era l'attuale vicesegretario dell'OEA, il funzionario statunitense Luigi Einaudi. Assieme a Guzzetti erano presenti l'ambasciatore nell'OEA, Julio Cèsar Carasales e il direttore della Politica Estera della Cancelleria, Ezequiel Federico Pereyra, un consulente civile che dava la linea politica alla marina militare.

Kissinger annunciò che avrebbe visitato l'Argentina durante il campionato mondiale di calcio e predisse che Carter sarebbe stato il candidato democratico alla presidenza. Nello stesso clima cordiale, Pereyra raccontò che nel 1817 l'Argentina aveva preteso diritti sulla California e Hawai. "Se diciamo alla stampa che incominciamo a negoziare con l'Argentina per la California e le Hawai, al meno faremo sparire la questione Panama dai titoli dei giornali", scherzò Kissinger. Guzzetti tolse il dialogo dalla futilità. "Il nostro principale problema in Argentina è il terrorismo e costituisce la priorità per il governo che assunse il potere il 24 marzo. Per risolverlo, bisogna prima garantire la sicurezza interna e in secondo luogo risolvere i problemi economici più urgenti nei prossimi 6/12 mesi". Per questo " abbiamo bisogno della comprensione e dell'aiuto degli Stati Uniti". Kissinger rispose che desiderava che il nuovo governo avesse successo e che avrebbe fatto il possibile per aiutarlo. Aggiunse che capiva bene che il governo aveva bisogno di consolidare la sua autorità, in un momento in cui "le attività politiche, delittuose e terroristiche tendono a confondersi, senza una netta separazione".

Guzzetti si lamentò di "una campagna internazionale orchestrata contro il governo" nella stampa internazionale che condiziona "l'aiuto economico del quale abbiamo bisogno". Comprensivo, Kissinger disse che per la stampa non c'è crimine peggiore che sostituire un governo di sinistra. "Capisco che voi non avete altra possibilità che ristabilire l'autorità di governo, ma è chiaro che la mancanza di procedimenti normali sarà usato conto di voi"
- Vogliamo ristabilire le libertà repubblicane. Per il momento dobbiamo sconfiggere il terrorismo e risolvere i problemi economici. E' per questo c'è bisogno di tempo. - disse Guzzetti.
- Per quando riguarda il terrorismo non possiamo aiutarvi molto - rispose Kissinger.
Invece, aggiunse, "possiamo fare qualcosa dal punto di vista economico". Sapeva già che la settimana successiva Martinez de Hoz avrebbe fatto la sua prima visita a Washigton. "E' una brava persona", aggiunse il viceministro di Kissinger, William Rogers. Dietro richiesta di Guzzetti, Kissinger promise che l'avrebbe ricevuto per 15 minuti, come gesto simbolico, e che avrebbe usato la propria influenza nel settore privato per aiutarlo. "Chiamerò David Rockefeller (della banca Chase) e anche suo fratello il vicepresidente" (Nelson Rockefeller).

Pereyra introdusse l'argomento dei rifugiati latinoamericani in Argentina. Guzzetti spiegò che dal 1973 erano arrivati mezzo milione, molti provenienti dal Cile, Kissinger si sorprese dalla quantità. Guzzetti disse che molti "sostengono clandestinamente il terrorismo". Secondo Guzzetti, circa 10.000 di loro facevano attività illegali.

Seguì questo dialogo:
Kissinger: Potete sempre mandarli indietro.
Guzzetti: A causa delle elementari ragioni umanitarie non possiamo rispedirli a Cile. Abbiamo provati con paesi terzi ma nessuno vuole riceverli. Ci sono molti terroristi.
Kissinger: Avete provato con l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Loro hanno bisogno di più terroristi.
Dopo la barzelletta aggiunse:"Sul serio, non possiamo dirvi come comportarvi con queste persone"
- Il problema del terrorismo e comune a tutto il Cono Sud. Per combatterlo stiamo cercando di fare sforzi assieme ai nostri vicini - disse Guzzetti.
- Con quali? - domandò Kissinger.
- Con tutti: Cile, Paraguay, Bolivia, Uruguay e Brasile.
- Capisco che mi sta parlando di attività economiche congiunte - vuole sapere Kissinger.
- Sì. Attività su due fronti, economico e terroristico - precisò Guzzetti.
- Ah. Credevo che si riferissi soltanto alle misure di sicurezza. E' impossibile aver successo se ci si concentra nel terrorismo e si ignorano le sue cause. Guzzetti si lamentò per l'incomprensione internazionale di fronte alla crescita del terrorismo e Kissinger rispose che "i governi militari non sempre sono i più efficienti per far fronte a questi problemi". Quelli che non capiscono la situazione "incominciano ad opporsi ai militari e la situazione si complica". Per questa ragione i cileni erano "sempre più isolati". Lo stesso poteva succedere alla giunta militare argentina. "Se dovete fare certe cose, fatele rapidamente e tornate il prima possibile alla normalità", consigliò "parlando come amico". Dopo aver avuto questo semaforo verde per verificare i metodi clandestini, Pereyra difese il coordinamento repressivo regionale. "La sovversione interna è collegata con altri paesi". Per questa ragione era necessaria questa "unità regionale". Kissinger insistette sul fatto che concentrarsi soltanto sul terrorismo avrebbe peggiorato i problemi del governo e ricordò che negli Stati Uniti "riceviamo forti pressioni interne per fare qualcosa per i diritti umani". Aggiunse che si augurava il successo della dittatura e che non avrebbe fatto nulla per disturbarla. "Questo significa che disturberanno me. Ma ho scoperto che quando gli attacchi personali superano un certo livello, si diventa invulnerabili."

Il gruppo cambio argomento e allora Guzzetti chiese l'appoggio statunitense per le Isole Malvinas. "Per noi è difficile essere coinvolti", rispose Kissinger. "Ma credo che, nonostante, con tempo, si può risolvere. Le Malvinas non sono più necessarie per l'obiettivo originario degli inglesi, quello di proteggere le linee di navigazione". Guzzetti insistette sulla pretesa britannica di concedere l'autodeterminazione agli kelpers* che, disse, avrebbe provocato una ripresa del conflitto. Già allora l'Armata condizionava il tema della sovranità sulle Malvinas ai servizi che offrivano gli Stati Uniti nella lotta globale contro il blocco sovietico. Guzzetti sollevò la questione dell'Angola e l'intervento cubano. Alla fine Kissinger e Guzzetti parlarono da soli per 4 minuti, nei quali non si presero appunti.

Note:

* kelpers: abitanti delle Islas Malvinas

tradotto da Alejandra Bariviera a cura di Peacelink

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