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Honduras: p.Andres Tamayo chiede il rispetto dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni

Riflessione di p.Andres Tamayo, parroco di Parroco di Salamá, Juticalpa e uno dei leader del Movimiento Ambientalista Olanchano
6 ottobre 2004 - Caritas Italiana
Fonte: Sussidio Caritas: La Cooperazione solidale tra Caritas di chiese sorelle – Riflessioni e itinerari pastorali di Caritas latino-americane, EDB, Bologna Luglio 2004, pp. 87-90

Per anni ho vissuto sulle montagne. Mi sto rendendo conto di come distruggono l'ambiente attraverso il taglio massiccio degli alberi. Alcune comunità come il Jimerito, Tizate, San Antonio, Palo Alto o comunità indigene come I Xicaques, Pech e Misquitos sono state fatte sloggiare dai loro territori, nei quali hanno vissuto per anni.
Era la loro unica e sicura casa. Ma col potere e con la forza, li hanno sradicati dalle loro terre, con promesse che non si sono mai realizzate. Sono stati sempre ingannati.
Sono un conoscitore delle regioni selvagge di questa provincia che sono state dichiarate desertiche. La mancanza d’acqua sfianca duramente le popolazioni. L'Uragano Mitch ha inondato molti centri abitati. Ma in special modo mi colpisce la povertà e la miseria che deprime le popolazioni locali, per la distruzione dei boschi e l'accaparramento di terre.
Sono tante le esperienze da raccontare: sia sull’accompagnamento delle comunità sloggiate, sia sulla richiesta di giustizia per esse. Per difendere la terra e tutelare l’ambiente si sono organizzati blocchi stradali e manifestazioni, sopportiamo la fame, il freddo e il sole... Dobbiamo abbracciarci agli alberi perché non li taglino o coricarci sotto i macchinari perché non continuino il loro lavoro di distruzione de boschi.
E ancora, ci confrontiamo con la polizia quando vogliamo impedire il taglio dei boschi, organizziamo cortei di fronte agli uffici del governo, digiuniamo, dialoghiamo con le autorità, affianchiamo la popolazione, sensibilizziamo alla difesa dell'ambiente.
Sono molti i pericoli che abbiamo affrontato, ma continuiamo dalla parte della vita, anche se ad alcuni nostri fratelli hanno tolto la vita, proprio mentre difendevano la stessa causa.
Nel mese di giugno del 2003 abbiamo svolto una marcia che abbiamo chiamato “Marcia per la Vita”: lo slogan ha colpito il Paese. I risultati ottenuti sono stati molteplici:
§ Ha avuto buona accoglienza nella popolazione locale e a livello nazionale e tutti ne hanno parlato.
§ La gente ha più coscienza del valore dell'ambiente e delle risorse naturali. E le comunità si sono organizzate per la difesa della stessa causa. Anche se puntiamo ad una più efficace organizzazione.
§ Gli organismi internazionali hanno aperto le porte con sostegni economici e tecnici.
§ Grazie alle insistenti denunce è diminuito il taglio non autorizzato dei boschi, anche se è necessario insistere ancora molto.

Dopo questa marcia, il nostro lavoro continua: oggi stiamo lottando perché alle comunità siano restituite le fonti del loro sostentamento. Tuttavia, le “imprese del legno” e lo stesso Governo continuano ad opprimere, umiliando e negando i diritti di queste comunità.
Attualmente stiamo dialogando con Organismi internazionali e con lo stesso Governo, col proposito di arrivare ad un criterio convergente e salvare il bene comune. Ma quello che ostacola e si contrappone è il Governo. La Corporazione Onduregna di Sviluppo Forestale (COHDEFOR) continua imperterrita nella sua politica forestale. È più che organismo statale è un “negoziatore del legno” e non vigila sul compimento delle leggi. I suoi ex impiegati sono quelli che oggi sfruttano “l’affare legname”, non si fanno conoscere ma piazzano i loro candidati per impadronirsi di queste ricchezze.
Per il momento non c'è nessun ente che assicuri il compimento e l’attuazione delle leggi, considerando illegale il traffico del legno.
Queste le “carenze” e le necessità che ultimamente abbiamo individuato:
§ E’ necessario dotarsi di una struttura dipartimentale (di Provincia) che non abbiamo potuto realizzare per mancanza di denaro.
§ Abbiamo bisogno di promotori che sensibilizzano ed organizzano le comunità in tutto il dipartimento (24 municipi).
§ Non disponiamo di mezzi di trasporto per gli spostamenti e per rendere più spedito il lavoro intrapreso.
§ Non possiamo contare su un'istituzione che ci appoggi tecnicamente per affrontare, risolvere o fare proposte tecniche.
§ Non siamo dotati di personalità giuridica, il che ci permetterebbe di ottenere finanziamenti legali e di denunciare chi viola la legge.
§ Sempre per mancanza di finanziamenti, non siamo in grado di proporre alternative alle comunità. Qualche esempio: la cura e il recupero di stagni, i vivai e il rimboschimento, la possibilità della forestazione comunitaria (l’agroforestazione), i processi di trasformazione delle materie prime, ecc.
In assenza di proposte alternative, gli impresari conquistano la nostra gente ingannandola, opprimendola e sfruttandola.
Grazie al dinamismo della Caritas, unitamente al tema della pace, anche la problematica ambientale è fuoriuscita dalle frontiere del paese.
Ma da soli non siamo in grado di affrontarla, abbiamo bisogno del sostegno degli altri.
Ma non per la via dell'assistenzialismo o della rendicontazione degli aiuti.
Abbiamo bisogno di persone coraggiose per difendere la causa con la propria vita. Non si può essere tecnici nelle proposte e codardi nella lotta. “Un altro mondo è possibile”, ma se si scommette su tutto. Non neghiamo l'aiuto economico, ma innanzitutto abbiamo prima bisogno di esprimerci.
I Movimenti nazionali hanno riconosciuto in noi coraggio e capacità d’unione. Molti collaborano con noi e pensiamo che un giorno la battaglia possa essere vinta. Ma occorre perseveranza, sacrificio…. e scommettere di più.
Pensiamo ad un altro mondo, con la creazione armoniosa che Dio ci ha dato; diamoci da fare per far emergere la verità, scoprire le ingiustizie, la corruzione, la distruzione della vita, l'oltraggio ai diritti della nostra gente.
Uniamoci tutti, per difendere il Paese e il corridoio biologico mesoamericano dai tanti aggressori di Paesi stranieri, o nazionali.

Note:

Padre Andres Tamayo è un sacerdote diocesano salvadoregno incardinato in
Honduras da più di venti anni nella diocesi di Olancho, la parte occidentale
del Paese.

Da quando arriva in Honduras si impegna nelle lotte popolari a difesa del
bosco minacciato dalle grandi imprese di taglio (tra l'altro una è italiana:
Sansoni). Vive con la gente, coltiva mais e fagioli, mangia mais e fagioli.
Diventa parroco di Salamá e inizia a formare un gruppo di catechisti -
educatori popolari secondo quella che fu l'esperienza salvadoregna
(ovviamente incarnata nel territorio honduregno). Con questo gruppo inizia
una vera e propria opera di educazione e coscientizzazione popolare. Nelle
comunità si formano i catechisti che diventano anche i líder della lotta
contro le "aserraderas" (le imprese di taglio). Le comunità conseguono dopo
anni di lotta diverse vittorie tanto che alcune imprese sono costrette ad
abbandonare Olancho.

P. Andrés è uno dei leader del M.A.O. (Movimiento Ambientalista Olanchano)
che nel giugno del 2003 organizza la prima “marcia nazionale per la vita”.

Migliaia di persone prendono la strada per percorrere a piedi centinaia di
chilometri. Sono le persone delle comunità ecclesiali di base, i lavoratori
delle cooperative di caffè rovinati dal calo dei prezzi e dalla siccità,
contadini che per pagare i debiti contratti con le banche sono stati
costretti a vendere i loro appezzamenti di terra, i braccianti o gli
stagionali che lavorano per 2 dollari al giorno nella raccolta della frutta
nelle piantagioni.
Circa 12mila persone arrivano nella capitale Tegucigalpa chiedendo di aprire
un tavolo di trattativa con il governo del presidente Ricardo Maduro.
Forte dell’appoggio della popolazione e del grande risalto riscosso nei
media, il M.A.O. preme sul governo la cui risposta è duplice: da una parte
istituisce una commissione di dialogo perché si affronti la problematica
ambientale con la partecipazione della società civile, dall’altra organizza
la militarizzazione del conflitto sociale dislocando su tutta le regione
migliaia di militari.
I lavori della commissione falliscono.

Nell’aprile del 2004 il MAO annuncia pubblicamente il fallimento
dell’iniziativa governativa, la repressione, gli assassini dei lider
comunitari e lancia una seconda marcia per la vita. Questa volta la marcia
avrà valenza nazionale. I manifestanti si organizzano per formare quattro
colonne provenienti da diverse zone del Paese. La problematica ambientale si
allarga: vengono esposte e denunciate altre questioni come lo sfruttamento
minerario e della pesca, la contaminazione dei laghi e dei fiumi.

Questa volta le persone che marciano sulla capitale sono più di 50 mila.
Anche la Chiesa Istituzionale appoggia l’iniziativa del MAO. Il sostegno ai
manifestanti e al Padre Tamayo è esplicito. Questa volta il governo dichiara
di assumere impegni precisi, i rappresentanti del MAO impongono un
calendario di scadenze entro le quali verificare il mantenimento delle
promesse.

L’azione del M.A.O. è stata fortemente criminalizzata dal governo e numerose
sono le minacce di morte, le intimidazioni e le violenze ai leader del
Movimento, tra cui anche p.Andrés.

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