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Una campagna elettorale a colpi di insulti, minacce e… salsa.

Elezioni locali in Ecuador

Esmeraldas, caso emblematico di mala governabilità sudamericana.
18 ottobre 2004 - Nicoletta Marinelli (volontaria delle Nazioni Unide ad Esmeraldas, Ecuador)

Varie pietre ostacolano il procedere della carrozza latinoamericana.
La corruzione, il nepotismo, l’instabilità politica.
In Ecuador si può facilmente assaporare il poco digeribile impasto dei suddetti ingredienti.
Secondo paese dell’America Latina per corruzione, subito dopo il Paraguay, l’Ecuador ha recentemente visto minato il principio stesso della democrazia, ossia il concetto di rappresentanza degli interessi collettivi, in seguito ad uno dei più eclatanti voltafaccia presidenziali, quello dell’attuale capo di Stato Lucho Gutierrez.

Ma guardiamo avanti. L’Ecuador si appresta a affrontare nuove elezioni: oggi, 17 ottobre 2004, il popolo del centro del mondo è stato chiamato alle urne per eleggere sindaci, prefetti (governo provinciale) e rispettivi assessori.
Un caso emblematico della governabilità ecuadoriana lo offre Esmeraldas, la provincia più povera del paese, dove l’ultima settimana di campagna elettorale è stata paragonata alla settimana di carnevale! Infatti, per chiudere in bellezza la campagna elettorale, i due maggiori partiti in lizza (PRE e MPD) si sono sfidati a colpi di salsa organizzando contemporaneamente, nelle 2 principali piazze cittadine, due megaconcerti con artisti di calibro internazionale provenienti da Puerto Rico, costati, sembra, circa 70.000 US$ ciascuno. Inoltre, nonostante il pubblico divieto, la città si è trasformata in un gigantesco arlecchino, dipinta e pitturata o, eventualmente, macchiata e inzaccherata, con i colori dei partiti in lizza: blu e rosso per l’MPD, rosso e giallo per il PRE, giallo e blu per il PRIAN ecc… Visivamente sembra di trovarsi all’interno di un enorme collage di slogan e di facce dei candidati, alcuni sorridenti, altri più impettiti, altri ancora trasognanti.
L’effettiva volontà di mettersi al servizio di un popolo si è persa così nel mare di bandierine, manifesti, magliette colorate e altoparlanti a tutto volume.
Tra l’altro, questa enorme fanfara politica avviene nonostante la recente riforma del Parlamento Ecuadoriano, che limita fortemente la spesa elettorale. Approvata in seguito ad uno scandalo durante le elezioni presidenziali del 1998, quando un banchiere consegnò circa 3 milioni di dollari a Jamil Mahauad, per la sua campagna elettorale, la riforma limita a tal punto la quantità di denaro spendibile che in alcune città il candidato può spendere un massimo di 200 dollari. Ciò sembra tra l’altro generare un fenomeno anomalo nel panorama politico: la comparsa sempre più frequente di personaggi televisivi, giornalisti e sportivi come candidati, essendo gli unici ad avere accesso gratuito ai mezzi di comunicazione, un forte riconoscimento e spesso una immagine positiva.

Ma la trasformazione estetica della città, per quanto destinata a marcare per mesi e mesi il paesaggio urbano, non è che la punta dell’iceberg di un confluire enorme di interessi.
Negli ultimi due mesi, tutti i mezzi di comunicazione non sono stati altro che pezzi di carne spartiti al miglior offrente. Ed ogni giorno insulti, ingiurie e scherni hanno occupato gli unici spazi che avrebbero dovuto garantire la corretta informazione dei cittadini.
La confusione è tale che a tre giorni dalle elezioni Roy Torres Estasio, presidente del tribunale elettorale della provincia di Esmeraldas, è stato destituito per presunti favoritismi.

Ciò che è peggio è che gli interessi politici sfociano spesso in casi di violenza aperta: in seguito ad un atteggiamento ritenuto eccessivamente polemico, nel corso di un programma di tribuna elettorale, un simpatizzante del candidato a sindaco di Esmeraldas del PRE, Partido Roldosista Ecuadoriano, è stato vittima di numerosi attentati notturni, tutti a mano armata, per fortuna tutti falliti. Per assurdo tutta la città sembra sapere contro chi puntare il dito, ma di indagini giudiziarie neanche l’ombra. Al fine di evitare il ripetersi di scontri tra fazioni, in passato arrivati al sangue,
si è giunti all’applicazione della così detta Ley Seca: divieto assoluto di vendere e consumare bevande alcoliche dalle 12 di venerdi alle 12 di lunedì.

Un altro caso emblematico della governabilità ecuadoriana, lo offre l’università pubblica Luis Vargas Torres di Esmeraldas dove sono state indette due convocazioni alle urne, l’una non riconosciuta dall’altra fazione. Risultato: l’università ha ora due rettori, uno dei quali, Benito Reyes, attualmente barricato all’interno dei locali universitari da circa 3 settimana, protetto giorno e notte da guardie armate mentre l’altro, Gustavo Pacheco ha subito un attentato, anche questo per fortuna non mortale. Inutile dire che il nuovo anno accademico è ancora lontano da incominciare e gli studenti non hanno neanche la possibilità di matricolarsi.

Concludendo, la campagna elettorale ecuadoriana ha messo in luce una democrazia immatura, che considera le elezioni piu come un fine che come un mezzo, ancora lontana dal reale esercizio della ragion pubblica.

Note:

per commenti e chiarimenti
nicoletta.marinelli@libero.it

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