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Messico: un centro commerciale tra le piramidi di Teotihuacan

Appelli e manifestazioni di artisti, intellettuali e contadini finora non sono riusciti a fermare la catena di grande distribuzione Wal-Mart, che, supportata dalle autorità locali, sembra fermamente intenzionata a costruire un centro commerciale nella zona archeologica messicana di Teotihuacan.
2 novembre 2004 - David Lifodi
Fonte: Il manifesto - www.ipsnet.it/chiapas

Le proteste organizzate dal Fronte Civico di Difesa della Valle di Teotihuacan non si sono limitate ad evidenziare come nei piani di sviluppo urbano sia vietata la costruzione di opere industriali e commerciali di impatto significativo, ma hanno organizzato manifestazioni e scioperi della fame che hanno subito vari tentativi di sgombero nonostante l’appoggio di artisti ed intellettuali di rilievo, tra cui la scrittrice Helena Poniatowska e il pittore Francisco Toledo.
Gli aspetti maggiormente sconcertanti nella costruzione di questo “supermarket tra le piramidi” sono i pareri favorevoli a Wal-Mart provenienti dall’Inah (Istituto Nacional de Arqueologia e Historia) e addirittura dall’Unesco. Secondo il direttore dell’Inah Arroyo (che in teoria dovrebbe occuparsi di tutelare l’integrità del patrimonio archeologico messicano), le proteste contro la cosiddetta “catena della globalizzazione” sono esclusivamente di carattere ideologico, mentre l’Unesco ha dichiarato con convinzione che il centro commerciale non danneggerebbe il sito archeologico.
In realtà le accuse lanciate dal Fronte Civico contro l’Inah e il sindaco di Teotihuacan sono pesanti, tanto che è stato richiesto di indagare sulle loro responsabilità nel conferimento delle licenze e delle autorizzazioni che hanno permesso la costruzione del centro commerciale all’interno della zona archeologica.
La richiesta di riubicazione del centro commerciale in una zona che incontri il consenso della popolazione e che sia fuori dalla zona archeologica si è trasformata in un caso che non riguarda più soltanto la sacrosanta salvaguardia di Teotihuacan (una delle maggiori testimonianze delle civiltà mesoamericane), tanto che lo storico delle civiltà precolombiane Miguel Leon Portilla ha provocatoriamente scritto su La Jornada che ormai tutto il Messico è in vendita: “La lista di quello che è stato venduto potrebbe allungarsi. Che succederebbe se un giorno ci si presentasse un’offerta straniera per comprare la basilica di Guadalupe con l’immagine della Vergine compresa?”
Movimenti sociali, organizzazioni e semplici cittadini infatti chiamano in causa direttamente il Presidente Fox, completamente allineato agli interessi delle grandi multinazionali e ai principi del neoliberismo, reo di non pronunciarsi e quindi di dar loro piena libertà d’azione in territorio messicano: non solo hanno già aperto supermercati le catene di Auchan e Carrefour, ma sono in costruzione altri centri commerciali negli stati di Morelos e Hidalgo. Wal-Mart, proprietaria solo in Messico di 657 succursali, è accusata inoltre di numerose violazioni, dalla concorrenza sleale e dalle pratiche monopolistiche al divieto di associazione sindacale al suo interno, bassi salari e rinnovo continuo degli impiegati: in parole povere, come ha affermato anche la stessa rivista imprenditoriale Fast Company (riportato da Hermann Bellinghausen su la Jornada) “la sua tirannia di mercato è unica al mondo e rappresenta l’esperienza più cruda della globalizzazione”.
Nonostante manifestazioni e tentativi di bloccare i lavori, Wal-Mart sembra intenzionata ad aprire a novembre. L’unica cosa che fa ben sperare, ha sottolineato il quotidiano Il manifesto, è la presenza a capo della protesta del pittore Francisco Toledo, che due anni fa aveva guidato con successo la sollevazione contro la costruzione di un Mc Donald’s ad Oaxaca: auguriamoci che anche stavolta i diritti della popolazione prevalgano sugli interessi delle multinazionali.



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