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America Latina : Dalla "democrazia elettorale" alla "democrazia partecipativa"

Secondo l'ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, in Sudamerica è aumentata la fiducia nelle democrazie.
23 novembre 2004 - Mateo Balìn (Giornalista)
Fonte: Agencia de Informaciòn solidaria


L'ultimo rapporto sull'America Latina del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) offre, sopratutto, un'ottima notizia: i sudamericani hanno aumentato la loro fiducia nelle democrazie. Un dato: se sei mesi fa il 54,7% preferiva un regime autoritario a uno democratico se questo era capace di risolvere i problemi economici, nell'ultimo rapporto questo parere si è ridotto di quasi dieci punti arrivando al 44,9%.
La stabilità governativa e le buone prospettive di sviluppo sono le chiavi per capire questa ventata democratica. Ciò nonostante, mancano ancora alcuni passi da compiere: i progressi sociali e politici che hanno generato una cultura elettorale non si sono tradotti in una cultura democratica, in un'autentica "democrazia partecipativa".

Uno dei punti caldi per raggiungere questo benessere è collegato con le disuguaglianze sociali imperanti. Vent'anni fa, gli introiti del 10% della popolazione che guadagnava meno "ci stavano" 24 volte nel 10% di quelli che guadagnavano di più, adesso "ci stanno" 40 volte.
In sintesi, i poveri sono ogni giorno più poveri. Di fatto in questo periodo la povertà si è ridotta minimamente e continua a coinvolge 225 milioni di persone, il 43,9% della popolazione, secondo i dati del 2003; e quelli che vivono nell'indigenza (con un'apporto calorico giornaliero insufficiente per vivere) sono passati dal 20% al 17%.

"E' la prima che esiste una regione nel mondo che è totalmente democratica (l'indice di Democrazia Elettorale è passato come media dal 0,28/1 nel 1997 allo 0,93 nel 2002), che è povera e la più diseguale del mondo", disse l'ex Ministro degli Esteri argentino Dante Caputo, attuale direttore del progetto sullo sviluppo della democrazia in America Latina del PNUD, nel presentare il rapporto.

Rinforzare la democrazia
Il documento, presentato nella III Assemblea del Club di Madrid, il cui obiettivo è il consolidamento della democrazia, e che riunì il 13 e 14 di novembre a Madrid alla maggior parte dei 54 capi di Sato e di Governo che fanno parte di questa organizzazione, tra i quali l'argentino Raùl Alfonsìn, il cileno Eduardo Frei, il colombiano César Gaviria, il boliviano Gonzalo Sànchez de Lozada, il brasiliano Enrique Cardoso (che presiede inoltre il Club di Madrid) e lo statunitense Bill Clinton, conclude che nonostante che "il fantasma dei colpi di stato" sembra allontanarsi, bisogna ancora rinforzare la democrazia nella regione.

Per Caputo è necessario passare dalla "democrazia elettorale" alla "democrazia partecipativa" nella quale si possa garantire in modo concreto la partecipazione di tutta la cittadinanza. "La democrazia elettorale non è fine a se stessa, ma la gente sceglie per vedere realizzate le proprie aspirazioni politiche, civili ed economiche, e questa continua ad essere la grande sfida per l'America Latina" .

Nonostante la minoranza dei sudamericani che sarebbe disposto ad accettare un governo autoritario per risolvere i loro problemi, e del 41,9% che sarebbe d'accordo a "pagare il prezzo di un certo tipo di corruzione basta che le cose funzionino", il documento del PNUD mette in evidenza la speranza in quelli sei ogni dieci (il 57%) che preferiscono la democrazia a qualsiasi altro tipo di regime.

Deficit sociale
Per poter passare dalla teoria alla pratica democratica bisogna finire con il deficit dei diritti sociali nella regione. Prova di questo è che possiede la più alta insicurezza sociale del mondo con 25,1 omicidi dolosi ogni 100.000 abitanti nell'anno 2000, e che la popolazione carceraria arriva a 145 carcerati ogni 100.000 abitanti, molto al di sotto dei 686 degli Stati Uniti, anche se il 54,8% sono carcerati senza sentenza, di fronte al 18,8% del vicino del nord.

Caputo considera che i Diritti Umani fondamentali non sono progrediti sufficientemente, non a causa di programmi intenzionali, ma a causa delle "deficienze del controllo politico sulle forze (militare, della popolazione, guerrigliera)" . Per questa ragione, ha incoraggiato i politici latinoamericani a far fronte alla scommessa di consolidare la democrazia dicendo "la realtà non è ne ottimista ne pessimista, ma dimenticare i pericoli è un'anticipo di pessimismo".

Il Club di Madrid, da parte sua, conclude che per poter prevenire i pericoli delle democrazie bisogna approfondire il controllo civile e democratico delle organizzazioni responsabili dell'ordine pubblico: le forze armate, il sistema giudiziario ed i servizi d'intelligence; che i preventivi delle forze pubbliche siano trasparenti, eliminando in fondi segreti; formare i militari e la polizia nei valori democratici e nel modo appropriato delle istituzioni per far fronte al terrorismo, attraverso la cooperazione internazionale e regionale.

A porte chiuse raccomanda anche la conversione dei sistemi elettorali per poter evitare la frammentazione dei partiti: il modo migliore è approvare limiti legali perché non possano accedere al parlamento i partiti deboli (in Spagna si richiede il 5% dei voti); sostiene la formazione dei partiti politici forti che possano occuparsi della disciplina interna e diffende il sistema di bilanciamento dei poteri "a la portuguesa": un presidente con poteri costituzionali e un primo ministro con poteri esecutivi dove il primo goda della leadership, qualcosa come un "sistema monarchico repubblicano"

Note:

infosolidaria@infosolidaria.org

Tradotto da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it

Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte e l'autore .

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