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Cile: conclusioni del vertice Apec

29 novembre 2004 - Franco Di Giangirolamo

La Dichiarazione di Santiago chiude, il 21 Novembre 2004, il Foro di Cooperazione Economica dell’Asia Pacifico al motto di “Una Comunita’, nostro futuro” . I punti principali dell’accordo sono:

1) L’avanzamento della ronda di Doha e gli obiettivi di Bagor ( liberalizzazione totale del commercio di beni e servizi e per gli investimenti, entro il 2010 per i Paesa ricchi ed entro il 2020 per i Paesa meno sviluppati) sono prioritarie per la liberalizzazione del commercio. I Paesa Apec sosterranno l’adesione di Vietnam e Russia alla Organizzazione Mondiale del Commercio.
2) Sviluppo di TLC (trattati di libero commercio) come contributo positivo al processo di liberalizzazione commerciale. La convergenza degli accordi preferenziali e’ basata su un congiunto di buone pratiche.
3) Considerata positiva la proposta di ABAC relativa alla creazione di una area di libero commercio Asia Pacifico. Ai ministri e’ affidato lo studio di fattibilita’. Si tratta di una novita’ assoluta sostenuta dagli imprenditori ABAC al Summit del Chief Executive Officer (CEO Summit-sito internet www.apecceosummit2004.com) che ha coinvolto oltre 500 grandi imprenditori (150 cileni, 70 statunitensi, 50 cinesi, 30 coreani, 25 russi, 25 messicani, etc.) e che manifesta l’idea di un nuovo asse del potere economico mondiale. Si tratta di creare un Trattato di libero Commercio nell’area APEC, di carattere ufficiale, le cui decisioni siano seguite da obligazioni vincolanti per gli stati membri, al pari dei meccanismi che regolano il funzionamento della Organizzazione Mondiale del Commercio. Solo la preoccupazione di non compromettere il funzionamento dell’OMC e l’insufficienza degli studi di fattibilita’ hanno evitato, grazie all’opposizione di alcuni Paesa membri, che si assumessero decisión operative immediate in tal senso.
4) Impegno a ratificare le convenzioni fondamentali antiterrorismo.
5) Intesa per la lotta alla corruzione e per la trasparenza delle attivita’ commerciali
6) Varo agenda per l’implementazione della riforna strutturale dell’APEC (LAISR)
7) Rafforzamento alleanza pubblico-privato in materia di cooperazione tecnica ed economica e in materia di educazione (tecnologie informatiche) e di apprendimento dell’inglese
8) Coinvolgimento dei funzionari degli Statu per applicare le strategie di sviluppo sostenibile
9) Forum APEC 2005 si terra’ in Korea del Sud.

Sono pochi a credere che un Summit economico come quello dell’APEC sia solo economico e non anche, e forse ancora di piu’, politico, ed e’ su questo punto che mi soffermo un attimo:

a) Il vértice ha permesso a Bush di confermare, non che se ne sentisse la necessita’ o non si fosse capito, che la priorita’ del suo mandato e’ la lotta al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzioni massiva (la Korea del Nord e’ stata al centro dell’attenzione nel confronto con i Paesa asiatici ma anche la Libia e l’Iran). Non ha fatto mistero di cercare l’appoggio dei Paesi membri Apec, ricordando anche le defezioni nel caso Irak, preoccupato dei rischi di fallimento di un rapporto bilaterale con la Korea del Nord. Il rafforzamento del dollaro, il controllo del déficit del bilancio USA e la riduzione delle imposte, assieme alla lotta alla corruzione sono le altre rpiorita’ in campo economico encúnate da Bush. La strategia della Casa Bianca e’ abbastanza chiara: preferenza per le grande organizzazioni internazionali flessibili, dove sono possibili compromessi generici e non vincolanti, per non compromettere le suelte in materia di sicurezza internazionale. Di qui l’enfasi sul ruolo APEC,che dovrebbe essere semplicemente una alleanza di tipo economico. Ha manifestato l’intenzione di procedere con trattati di libero commercio in America Latina, dove esistono pochi accordi (esempio positivo il Cile), ha fatto passi di avvicinamento con la Cina e qualche distanza presa con la Russia. Ha enunciado le sue priorita’ in America Latina: stabilita’ politica, liberalizzazione dei commerci, controllo delle migrazioni (intenso testa a testa con il Presidente Fox), lotta al narcotráffico, preoccupandosi di continuare il viaggio in AL con la visita in Colombia, per appoggiare il Plan Patriot del presidente Uribe. In tal senso, benche’ il Cile non sia un alleato incondizionato degli USA, grazie alla sua opzione per il multilateralismo, che essi contrastano, e alle posizioni sulla guerra preventiva, il paese ospitante e’ statu elogiato come un alleato fedele.
b) Per il Cile, al di la’ dei meriti acquisiti sul campo per l’efficiente organizzazione del vértice e per la convergenza totale in materia di politica economica, il successo e’ stato indubbio e il vértice ha rappresentato una piattaforma per riproporre una alleanza di ferro tra imprese, governo, massmedia e intellighenzia sul terreno della ipervalorizzazione e consolidamento di un modello economico e sociale neoliberista con tutto il suo portato di valori e cultura. L’opposizione di destra, cui Bush ha voluto comunque riconoscere il ruolo di interlocutore non secondario, non sa che fare anche perche’ i giornali di destra si preoccupano di dire in continuazione che il successo del paese e’ frutto delle scelte di politica economica fatte dalla dittatura che, saggiamente, la Concertazione non ha modificato ma solo rafforzato, e percio’ non gli resta che il lamento “o tempora o mores”. Dal Summit il Cile conferma il ruolo di alleato strategico nel Sudamerica, come esempio in materia sia politica che sociale (la svizzera dell’AL), come leader della gerarchia delle democrazie in AL, con un patrimonio di 13 incontri bilaterali, di numerosi accordi commerciali e come il paese con il maggior numero di TLC siglati. Ovviamente, essendo estranee al Summit le tematiche ambientali e dei diritti di qualunque tipo, e soprattutto dei diritti umani, per non parlare di quelli sindacali e delle popolazioni originarie, essere primi in graduatoria dovrebbe preoccupare. Invece e’ stato motivo di mesi di trionfalismo che solo la grande manifestazione del Foro Sociale Cileno e le inesorabili cifre sulla diseguaglianza (anche questo e’ un primato cileno) si sono incaricati di ricondurre i fatti alla loro dimensione propagandistica. Un certo pudore e’ statodimostrato nsia dal Presidente Lagos che dai principali impresari che hanno presiduto i vari vertici e le parole “lotta alla poverta’” e “alle diseguaglianze” sono state proferite, quasi a voler dare un senso alle azioni svolte, ma non c’e’ stato il benche’ minimo bilancio o valutazione critica sul fatto che le terapia adottate per curare tutti questi mali, sono ormai un fallimento storico da manuale efino ad ora non hanno guarito il paziente ma, al contrario, ne hanno peggiorato la situazione.
c) La Cina e’ stato il paese piu’ vezzeggiato a dimostrazione che, quando fiutano un affare, gli impresari non itorpidiscono le acque con stupidaggini come l’ideologia e i diritti umani. E la Cina e’ un affare per molti che vedono in quel paese la piu’ grande massa di consumatori del planeta, pronti ad importare. Facile pensare che un piccolissimo aumento (basta uno zero virgola) delle esportazioni di qualunque paese latinoamericano, puo’ arricchire di colpo piu’ d’un empresario. E con questo leitmotiv il Cile ha concordato l’avvio delle trattative per un trattato di libero commercio che partira’ nel 2005. D’altra parte, se le multinazionali del rame si stanno arricchendo al ritmo del raddoppio del capitale ogni anno, e’ proprio grazie alla richiesta di minerale da parte della Cina, che ha fatto lievitare fino al doppio il prezzo della libbra del prezioso metallo! Inoltre, come non rincorrere il Brasile e l’Argentina che hanno fatto importante accordi con la Cina! Il fatto che il presidente cinese, subito dopo il summit, sia andato a Cuba, non turba gli affaristi. In fondo si tratta pur sempre di un paese a direzione comunista !!! ma fino a che ci permette di fare affari, pratichi pure la politica che vuole!!! Cosi’ la Cina e’ passata dall’essere definita una economia in transizione a una economia di mercato e questa definizione le permette di poter sedere all’OMC. In cambio di questa definizione, accordi a non finire su risorse minerarie, Sport, voli aerei, turismo, salute, e qualche investimento in infrastrutture. La Cina ne esce benissimo, con un riaffermato ruolo internazionale che potra’ avere un grande peso nei futuri equilibri interni alla OMC esibendo un sistema politico stabile e una crescita constante e relevante, che mette in ombra il Presidente Russo alle prese con una quantita’ di problemi enorme, e tra questi il terrorismo e un relevante déficit democratico non sono certo secondari.

Infine, una nota di colore a conferma che il male e’ banale.
Ricardo Lagos Weber, figlio del Presidente della Repubblica cilena, economista e avvocato, che opera nelle relazioni estere, Presidente degli Alti Rappresentanti APEC 2004 e uno dei principali artefici del vertice, militante del PPD (partito per la democrazia, nato da una scissione del Partito Socialista), colto, intelligente, preparatissimo e anche molto simpatico, e’ l’emblema dei limiti di qualunque governo politico subordinato allo strapotere delle multinazionali, limiti che diventano molto piu’ evidenti quando si tratta di governi riformisti, ovvero del


VORREI MA NON POSSO

Alcune sue affermazioni, tratte da una internista al Mercurio, che sono un compendio

“Non so se mi posso definire socialista, pero’ ho il cuore a sinistra”

“sono un ottimista della globalizzazione perche’ le esportazioni hanno favorito la crescita del Cile”

“il Foro non e’ solo una agenda commerciale ma culturale, sanitaria, ambientale e alla fine procura giustizia sociale. Non posso credere che i presidenti qui riuniti non desiderino il bene dei popoli, benche’ ci siano state dittature terribili”

« la sfida e’ se questa ricchezza che si genera si riparte in modo un pochino piu’ egualitario »

“Il Cile manca di eguali opportunita’ e di una migliore distribuzione della ricchezza”

“siamo alla conquista dell’Asia”

“mi sarebbe piaciuto partecipare alla manifestazione del Foro Sociale Cileno”

Note:

gallerie di foto:
http://italy.peacelink.org/gallerie/53/

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