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Honduras : il pease non e' in vendita

L’Honduras viene definito la “Repubblica delle banane”. Questo
“riconoscimento” deriva dal fatto che sin dall’inizio del secolo
scorso il Paese é stato gestito e diretto (indirettamente e non) dalle
grandi imprese bananere nordamericane.
18 dicembre 2004 - Bianca Marchetti

La realtá dell’Honduras non é molto diversa da quella di una miriade di
altri paesi del cosiddetto “terzo mondo”, ricchissimo di risorse di ogni
genere e con una popolazione ridotta nell’estrema povertá!
Queste immense ricchezze da sempre sono state gestite da una ristretta
élite che, legata ai dettami derivati dai governi e dalle imprese straniere
(specialmente nordamericane) , non é nulla piú che il prolungamento dei
tentacoli delle imprese stesse.
L’Honduras, a differenza dei paesi del Centro America con cui confina
(Guatemala, Nicaragua, El Salvador), non ha vissuto né lunghe guerre né
rivoluzioni, ma é stato ugualmente governato da lunghe dittature e da
regimi militari che non attuavano diversamente da quelle degli altri paesi.
La repressione e la persecuzione sono state l’unica forma di comunicazione
tra il governo e gli honduregni e, specialmente negli anni ’80, ogni
rivendicazione fu bloccata da sequestri (con la conseguente scomparsa dei
leaders dei movimenti popolari), dalla tortura, dagli assassinii di massa e
dagli esili forzati.
In quegli anni John Negroponte (cui quest’anno é stato assegnato il ruolo
di ambasciatore per l’Irak dal Governo di G.W. Bush) é stato ambasciatore
degli USA in Honduras.
Gli Stati Uniti d’America, trovarono nell’Honduras un fedele alleato per
contrastare i forti movimenti rivoluzionari che stavano sconvolgendo i loro
piani imperialistici in Centro America. Situato nel cuore del Centro
America, il Paese era l’ideale per installare una grandissima base
militare e per insediare la piú grossa sede della CIA del mondo in quel
periodo. Una base da cui poter controllare ogni movimento nei paesi
confinanti ed in cui poter addestrare forze speciali controrivoluzionarie o
un esercito di terroristi mercenari. John Negroponte era a capo di tutto
questo.

Il 1998 é stato un anno drammatico per l’Honduras, l’uragano Mitch ha
causato migliaia di morti e distruzione, ma ha portato anche tanto denaro
derivato dalla solidarietá di tutto il mondo. Al popolo bisognoso sono
arrivate solo le briciole di una grande pagnotta che tuttora viene ripartita
tra organizzazioni fantasma e governanti.
Questa tragedia naturale ha anche aperto la porta alle agenzie
internazionali della cooperazione, ma la maggior parte dei progetti
finanziati sino ad oggi risultano un vero e proprio attentato alla
sovranitá nazionale.

Alcune cifre ci servono a delineare un quadro della situazione che si vive
in questo paese. Un quadro molto triste perché, leggendo la denuncia fatta
dal rappresentante della FAO in Honduras nel corso del 2003, l’80% della
popolazione (che é di circa 6.500.000 di abitanti) vive in condizioni di
povertá e non ha accesso a servizi sociali di base. Il 40% dei bambini
soffre di malnutrizione.
Ogni giorno muoiono circa 100 persone per patologie legate alla carenza di
cibo ed all’ingestione di acqua contaminata, in special modo bambini.
Nelle zone rurali il tasso di mortalitá infantile é di 7 bambini su 10.
Per quanto rigurda l’istruzione risulta che 1.200.000 persone sono
analfabete e che 1.500.000 degli honduregni tra i 5 ed i 24 anni sono
esclusi dal sistema educativo.
Negli ultimi anni il déficit commerciale é cresciuto del 400% rispetto
alla produzione nazionale totale.
Da altre fonti risulta che, dal 1998, i casi di assassinio e di esecuzioni
extragiudiziali di minorenni sono stati piú di 2.300. Il governo stesso ha
riconosciuto che agenti di polizia hanno partecipato in molti di questi
assassinii. L’impunitá é assoluta.
Dal rapporto annuale di Amnesty Internacional risulta che Bambini e
minorenni, compresi soggetti in stato di arresto, sono stati uccisi da
agenti di polizia, da personale penitenziario o da individui non
identificati (squadroni della morte).
Solo nel 2004, in due diversi penitenziari, sono rimaste uccise prima 69
persone (in aprile) e poi piú di 100 (in maggio) a seguito di “strani
incidenti”.
Specialmente nella zona della Costa settentrionale, aumenta inverosimilmente
il turismo sessuale. Aumenta il numero delle persone che spariscono perché
finite nella rete di una sorta di “tratta di donne e bambini” a scopo di
sfruttamento sessuale. Il numero di ammalati di AIDS é tuttora
incalcolabile, anche se la malattia é oggi la terza causa di morte negli
ospedali pubblici.
Sono altrettanto incalcolabili, per la loro enormitá, le cifre che
corrispondono al lavoro infantile.
Potremmo andare avanti a scrivere cifre su cifre e tutte rispecchierebbero
una situazione estremamente preoccupante e crescente di deterioramento delle
condizioni sociali ed economiche. Il paese vive una profonda crisi derivata
dall’ingiusto modello economico applicato da sempre e dalla degenerazione
etica della classe politica dirigente.
Conoscendo questo paese e le sue immense risorse questa situazione pare
quasi incredibile, ma proprio queste risorse sono la causa
dell’impoverimento delle masse popolari e dell’arricchimento dei soliti
pochi. Le materie prime e la mano d’opera hanno costi bassissimi, quindi
le grandi multinazionali stanno letteralmente invadendo il paese con
maquillas, miniere, etc.
D’altronde, é cosí da sempre. Il governo regala, concede concessioni,
cambia le leggi che salvaguardano le zone protette per poterle mettere in
vendita (o in svendita), guarda agli investimenti stranieri come unica
salvezza dal tracollo.
Inoltre, il ricatto della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale
e di altri organismi finanziari, attraverso il debito estero, incide
pesantemente su ogni decisione nazionale, andando a senso unico verso gli
interessi dei paesi piú ricchi che in Honduras (come in tutti gli altri
paesi poveri del mondo) saccheggiano, sfruttano, impongono regole e
pretendono che le materie prime, la mano d’opera a basso costo, l’acqua,
i boschi, la salute, l’educazione, i servizi, ecc non siano beni
nazionali, ma mercanzia con cui poter fare buoni affari.

L’Italia, paese “desarrollado”, paese “ricco(?)”, in questi ultimi
anni ha instaurato forti rapporti economici con l’Honduras. In nome della
cooperazione internazionale sta partecipando a grossi progetti di
“sviluppo” nel campo del turismo.
Il piú grande e recente di questi progetti si chiama “Bahia de Tela” e
prevede la costruzione di complessi alberghieri di lusso, multi-residence,
appartamenti, contri commerciali, un campo da golf, un porto per navi da
crociera ed altro.
L’obiettivo fondamentale é che Bahia de Tela si converta nel principale
“agente detonatore” dell’attivitá turística nazionale contribuendo
in forma determinante allo sviluppo sostenibile del paese (da “La
Tribuna”)
Non dicono peró che gli unicic beneficiari saranno gli impresari stranieri.
L’impegno del “bel paese” é quantificabile per ora in 500 mila euro,
che serviranno per finanziare l’elaborazione di uno studio di fattibilitá
in cui si identificheranno gli interventi (opere di infrastrutture, acqua e
bonifica, di regolamento territoriale, restaurazione di immagine urbana,
ecc. per un ammontare approssimato di 40.000.000 di euro). Il progetto Bahia
de Tela si svilupperá anche con l’investimento di capitali del Taiwán,
della Spagna, del Canada, degli USA, di altri paesi e con finanziamenti
della Banca Interamericana di Sviluppo (BID).
Il Presidente dell’Honduras, Ricardo Maduro, ed il Ministro del Turismo,
Thierry de Pierrefeu, continuano a sottolineare i grandi benefici che il
progetto porterá al Paese, creando lavoro per piú di 3.000 persone ed il
definitivo riconoscimento dell’offerta di un turismo di qualitá che il
paese offre ai “facoltosi” di tutto il mondo. Dimenticano peró di
ricordare che il lavoro per la gente locale sará sottopagato e non vedrá
riconosciuto alcun diritto lavorativo. Non aggiungono che per costruire
tutte queste strutture verranno sgomberate intere comunita afrodiscendenti,
né che verrá distrutta una delle coste piú belle del continente, oltre
che ad essere zona protetta.
Gli impresari italiani sono lungimiranti ed hanno fiuto per tutto ció che
é “affare”. Qui in Honduras hanno trovato la manna ed un governo fin
troppo ben disposto.
L’investimento é andato ben oltre la solita pizzeria “Venezia” o il
solito ristorante “Il padrino”, che comunque esistono veramente sulla
strada Panamericana (e, non rendendo onore alla fantasia degli italiani, si
chiamano proprio cosí!)
Nel 2000, San Pedro Sula, la seconda cittá e capitale industriale del
paese, ha affidato ad un consorzio di imprese italiane (ACEA,
“multi-utility” di Roma, ovvero l’impresa a partecipazione (51%)
pubblica che gestisce i servizi di acqua, energia e metano; AGAC, operatrice
dei servizi di acqua e gas naturali nelle province di Modena, Parma, Mantova
e Reggio Emilia; e le imprese di costruzione e d’ingegneria Astaldi,
Terra, Ghella e Loti...) chiamato Aguas de San Pedro S.A. (ASP), la
concessione di 30 anni per operare, ampliare e migliorare i servizi di opere
sanitarie, ossia per la privatizzazione dell’acqua. Il consorcio ha vinto
la gara d’appalto grazie all’offerta a basso costo.
Per l’ASP S.A. nel 2002 la BID ha approvato un prestito di 13.700.000
dollari, che copre I costi di circa il 25% degli investimenti previsti nei
primi cinque anni di concessione (45 milioni di $, circa). La gestione si é
dimostrata, in parte, disastrosa: in alcuni rioni della cittá il servizio
é pessimo, non tutti i cittadini hanno acqua potabile, né pulita, né
sempre. Questo ha scatenato proteste nella cittá ed alcune organizzazioni
rionali hanno distrutto i contatori in segno di denuncia e si sono rifiutati
di pagare le bollette, dopo che le tariffe sono aumentate in modo
inverosimile negli ultimi mesi.
Altre grandi imprese italiane sono coinvolte in grandi progetti di
costruzione di infrastrutture, di dighe, di impianti, nello sfruttamento
minerario, ecc.

L’Honduras é un paese multietnico e multiculturale, il 12% della
popolazione é indigena, suddivisa in 7 principali etnie (Lenca, Garifuna,
Thawaka, Miskito, Pech, Tolupane). Nonostante siano passati ormai piú di
500 anni dalla crudele invasione spagnola, questi popoli continuano a vivere
emarginati socialmente, politicamente ed economicamente. Il Governo ha
ratificato la Convenzione 169 della O.I.L. (Organizzazione Internazionale
del Lavoro, ossia la normativa a livello mondiale sui diritti dei popoli
indigeni) nel 1994, ma non l’ha mai rispettata. Se il popolo honduregno é
ridotto alla fame, gli indigeni del paese lo sono doppiamente. Sono poche le
comunita indigene che hanno una scuola o un centro di salute o buone strade.
Non viene riconosciuto il diritto alla terra a livello comunitario, cosí
come é nella cultura dei popoli indigeni, anzi si incentiva la proprietá
individuale, per ottenere la frammentazione e la definitiva distruzione di
ció che é ancestralmente parte del loro modo di vivere.
L’Unione Europea sta cooperando “attivamente” in questo ambito
prestando denaro finalizzato all’acquisto di terre, attraverso
finanziamenti concessi peró solo individualmente. Lo stato non implementa
nessun tipo di política rivolta agli indigeni ed anche in questo caso gli
unici progetti di “sviluppo” sono finanziati dalla BM, dal FMI, dalla
BID, ecc.
In questo contesto giá tanto sofferto si aggiungono le minacce derivanti
dai piani di neo-colonizzazione imposti dagli Stati Uniti, i Trattati di
Libero Commercio (TLC), il Plan Puebla Panama (PPP), l’Area di Libero
Commercio delle Americhe (ALCA), il Plan Colombia, ed altri, ovvero progetti
di dominazione politica, economica, sociale e culturale.
Le conseguenze reali di questi progetti? Una maggiore povertá e la perdita
della sovranitá nazionale, l’aumento della militarizzazione,
l’eliminazione o la privatizzazione dei servizi basici: in poche parole
l’assoluta dipendenza. Piú recenti sono gli accordi di un Trattato di
Libero Commercio con l’Unione Europea che, per sembrare meno crudele del
TLC con gli Stati Uniti, usa profusamente il concetto di “cooperazione
internazionale”.

Di fronte a questa situazione inaccettabile, la risposta popolare é forte e
critica. Le proteste e le denunce sono sempre piú frequenti e massive. Il
2004 é stato un anno particolarmente segnato da grandi manifestazioni e
dalla conseguente repressione e militarizzazione.
Tra le tante, vale la pena di ricordare lo sciopero durato parecchie
settimane del settore magisteriale, che ha messo in seria discussione la
credibilitá del governo e la sua capacitá di negoziazione di fronte a
tutto il paese.

Le rivendicazioni dei popoli indigeni hanno sviluppato proteste originali e
di impatto. Ad esempio, alcuni indigeni si sono crocefissi simbolicamente
davanti alla casa presidenziale, chiedendo scuole nelle comunita; altri si
sono incatenati sotto il Palazzo del Congresso volendo simbolizzare il caso
di due loro leaders, attualmente in carcere ingiustamente detenuti solo per
voler difendere le proprie terre dai soprusi dei latifondisti (ovvero il
caso dei fratelli indigeni Lenca, Marcelino e Leonardo Miranda, recentemente
dichiarati anche da Amnesty Internacional “prigionieri politici”).
Nel mese di maggio, nel dipartamento di Intibucá, la Coordinadora Regional
de Resistencia Popular (che raggruppa organizzazioni indigene Lenca, le
chiese, movimenti popolari e contadini, sindacati magisteriali, ecc.) ha
organizzato una protesta contro le autoritá locali per la forte corruzione
e per il pessimo stato delle strutture, ma anche contro la deforestazione
illegale e l’introduzione di sementi transgeniche. Per un mese sono stati
occupati diversi punti strategici, tra cui gli uffici municipali, la strada
principale, la segreteria dell’agricoltura, ecc. Per un mese la
Coordinadora non ha ceduto alle minacce del governo ed é riuscita a
resistere, grazie soprattutto al contributo della popolazione indígena, che
per tutto il tempo ha provveduto all’alimentazione degli occupanti (alcuni
giorni piú di mille persone), portando loro i prodotti dalle comunita e
cucinando quasi ininterrottamente, oltre che turnandosi nei vari punti
occupati.. Alla fine é stato il governo a cedere, si sono create
commissioni di negoziazione e tuttora si stanno investigando le migliaia di
denunce fatte dai cittadini.
Sono fortissime le proteste contro i TLC e contro il modello neoliberalista.
Le strade honduregne, ma specialmente quelle della capitale, quasi ogni
giorno assistono ad una marcia di protesta ed a muoversi sono proprio tutti,
dai sindacati ai movimenti contadini, dagli indigeni ai medici, dagli
studenti alle casalinghe, ecc.
Da due anni si svolge la “Marcha por la Vida”, organizzata da un forte
movimento ambientalista che sta lottando contro l’illegalitá della
deforestazione e contro gli abusi e gli obbrobri sulle risorse naturali del
paese.
E´ proprio di questi giorni la minaccia di sciopero dei magistrati del
Ministero Pubblico, che stanno denunciando la forte corruzione del potere
giudiziale e l’impunitá sfacciata di molti ex politici ed ex militari,
che hanno ricoperto alte cariche nei governi precedenti.
Il popolo honduregno si sta rendendo conto, a proprie spese, del vero
significato della parola neoliberalismo e sta crescendo sempre piú il
dissenso. Stanno nascendo reti di coordinazione nazionali, ma anche con
altri paesi, e si stanno organizando movimenti popolari a livello
continentale contro le minacce comuni ai paesi dell’America Latina,
comel’ALCA, che aprirebbe definitivamente le porte ai prodotti
statunitensi ed al potere delle imprese multinazionali, ma che chiuderebbe
la possibilitá di un mercato libero per i prodotti locali.

Sta aumentando la lotta di opposizione a questo sistema mondiale economico,
in cui convivono consumismo e povertá, e piú forte che mai si sente sempre
piú spesso gridare “OTRO MUNDO ES POSIBLE” (un altro mondo é
possibile) o “HONDURAS NO ESTA´ EN VENTA” (Honduras non é in vendita).

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