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Comunicato inviato dalla Rete Perù sulle nuove vittime dei militari

PERU': fosse comuni ritrovate nell'accampamento di Los Cabitos

Il Rapporto della commissione della Verità, pubblicato nel 2003 ha calcolato che le vittime del conflitto interno degli anni ’80 e ’90 sono state piu’ di 69.000.

20 gennaio 2005 - Redazione di Latinoamerica
Fonte: Rapporto della Commissione della Verita’

Sembra una interminabile saga dell’orrore quella che si va man mano dipanando in Peru’: nell’accampamento militare di Los Cabitos, nella provincia di Ayacucho, sono state scoperte varie fosse comuni e un forno che sarebbe stato utilizzato per eliminare i resti delle persone uccise dall’esercito nel corso delle operazioni di “anti-terrorismo”.
Uno dei corpi ritrovati porta un buco buco nel cranio provocato da proiettile, mentre vicino alle ossa degli altri corpi sono state rinvenute schegge di proiettili.
Yuber Alarcon, avvocato dell’associazione per i Diritti Umani Aprodeh (l’associazione referente in Peru’ di Amnesty International), ha affermato che questa base militare fu utilizzata “come centro di reclusione, tortura, arresti arbitrari ed esecuzioni extragiudiziali commesse durante la gestione del capo politico militare Clemente Noel tra il 1982 ed il 1983”.
Tomas Infante, giudice specializzato nei diritti umani ha confermato che almeno due delle persone sepolte nelle fosse comuni sono state uccise da colpi di pistola esplosi a distanza minima.
Il Rapporto della commissione della Verità, pubblicato nel 2003 ha calcolato che le vittime del conflitto interno degli anni ’80 e ’90 sono state piu’ di 69.000.
La maggior parte delle persone uccise (il 79%) era costituito da contadini poveri (il 40% dei quali abitanti nella regione di Ayacucho). Gente povera che viveva nei villaggi delle Ande o nella Selva, per lo piu’ di origine indigena (il 75% delle vittime non parlava lo spagnolo come prima lingua).
Secondo le ricerche della Commissione, la responsabilita’ del 54,5% delle vittime va suddivisa tra le forze di polizia, l’esercito e i comitati di autodifesa (cioe’ le milizie contadine autoformatesi per difendersi dagli attacchi di Sendero e ben presto inglobate nella strategia repressiva dello Stato), mentre la responsabilita’ del 54% delle vittime ricade su Sendero Luminoso.
Un ultimo 1,5% delle vittime viene attribuito all’organizzazione guevarista dei Tupacamaros che non sono pero’ accusati di violazioni estensive dei diritti umani.
La Commissione nel suo Rapporto denuncia che l’obiettivo delle FFAA fu quello di “terminare rapidamente il conflitto, senza tener conto del costo in vite umane. Vollero recuperare il dominio del territorio supponendo che la popolazione si divideva tra zone fedeli allo Stato e zone sovversive o rosse”.
Carlos Tapia, ex membro della Commissione della Verita’, ha raccomandato alle Forze Armate di riconoscere le violazioni dei diritti umani compiute affinche’ il popolo possa recuperare fiducia nelle istituzioni militari e si inizi la riconciliazione.
Ha poi aggiunto che anche i politici dovrebbero fare un mea culpa poiche’ furono responsanbili dell’operato delle forze armate.
Carlos Basombrio ha sottolineato che fino a che non si ammettera’ la verita’ questa riapparira’ di tanto in tanto come un fantasma cosi’ come accade in Argentina e in Cile.

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