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Argentina: le attività a Rosario del comitato per " la comunità dei diritti umani"

24 gennaio 2005 - Maria G. Di Rienzo

Rosario, Argentina, popolazione un milione di persone.
Il 30 giugno 1997, piu' di cento persone appartenenti ad organizzazioni
femministe, associazioni per i diritti dei bambini, sindacati, associazioni
di disabili, gruppi indigeni, comunita' intellettuale e religiosa, si
riunirono con i membri eletti della municipalita' di Rosario. L'incontro fu
organizzato dal Dipartimento delle Donne del comune. I/le presenti firmarono
una dichiarazione che attestava il loro impegno per fare di Rosario una
"comunita' dei diritti umani", ovvero di promuovere fra le donne e gli
uomini residenti in citta' il rispetto dei diritti umani, l'eguaglianza e la
pace.
Un comitato di cittadini/e fu creato nell'occasione, in esso confluirono
rappresentanti di tutti i settori sociali. I membri partecipano a continui
incontri e seminari sui diritti umani, apprendendo quello che poi
trasmetteranno alle loro comunita': cio' include una vasta gamma di
attivita' per promuovere specifici cambiamenti economici e sociali.
Un gruppo di lavoro del comitato fa opera di monitoraggio rispetto agli
impegni che i governi locale e nazionale prendono, e presenta ad essi
proposte per la risoluzione dei problemi di Rosario: poverta',
disoccupazione, violenza contro le donne, denutrizione, marginalizzazione,
brutalita' poliziesca, discriminazione degli/delle omosessuali, relazioni
difficili tra la comunita' ed il commercio e l'industria. Un gruppo di
volontari, che comprende educatori ai diritti umani, avvocati e giornalisti,
e' sempre disponibile per sostenere e facilitare il lavoro del comitato.
*
I principi guida di questo processo sono: responsabilita', partecipazione,
trasparenza, e un preciso impegno allo sradicamento della poverta'
provvedendo risposte a bisogni umani quali cibo, salute, casa, istruzione e
lavoro con retribuzione adeguata. Il comitato organizza un programma di
training permanente per i funzionari ed il personale del comune, giudici,
poliziotti, imprenditori, insegnanti e lavoratori della sanita'.
Usano, per la testimonianza e l'educazione, una gran quantita' di mezzi
creativi, come gli incontri pubblici della cittadinanza nelle aule del
comune, il teatro di strada e le discussioni a livello comunitario.
Lavorare con la polizia ha dato loro straordinari risultati: i seminari sui
diritti umani offerti alla polizia nel 1997, 1998, 1999 e 2000 sono
diventati parte integrante dell'addestramento ufficiale dei poliziotti in
tutta la regione di Santa Fe, di cui Rosario e' la capitale. La polizia
della regione si sta impegnando nel dialogo con i gruppi gblt per porre
termine alle discriminazioni nei loro confronti, e collabora all'istruzione
ai diritti umani nei vicinati. Dopo una sessione seminariale con i cadetti
della poliza, il direttore dell'Accademia di polizia ha concluso il suo
intervento dicendo: "Non c'e' alternativa ai diritti umani, non c'e' altra
opzione".
Del comitato fanno parte anche le "madri in autogestione", un gruppo di
donne che lavora principalmente nei quartieri di Toba e Luduena. Costoro
hanno cominciato a prendersi cura di numerosi bambini (in origine erano
tutti maschi, poi si sono aggiunte le bambine) in situazioni precarie e
marginali. Molti di questi bambini avevano o hanno i genitori in prigione.
Le madri hanno organizzato incontri settimanali ed hanno mantenuto
un'attitudine flessibile per adattarsi alle domande concrete ed ai bisogni
dei bambini, creando un'ambiente di fiducia ed empatia. Esse hanno
ridisegnato molte delle attivita' pensate in origine, quando hanno
constatato che la maggior parte dei bimbi era semianalfabeta e/o provava
difficolta' nell'esprimersi verbalmente: cosi' hanno inventato l'educazione
ai diritti umani basata sul corpo (giochi dinamici, attivita' pratiche).
*
Una delle prospettive che il comitato si e' posto per il futuro e'
l'applicazione della cornice dei diritti umani al Nafta, ma c'e' anche molto
altro: il monitoraggio delle azioni intraprese dal governo argentino e da
quello locale rispetto agli impegni presi ed ai fondi impiegati (in
particolare, come essi vengono distribuiti, e come questa distribuzione
promuove l'eguaglianza di genere, etnica, sociale); la promozione di una
cittadinanza sociale che includera' seminari sui diritti umani con approccio
di genere; lo sviluppo di una concezione olistica dei diritti umani che
esamini e discuta i meccanismi della discriminazione e del dominio e superi
la divisione dei diritti umani in categorie e gerarchie; lo sviluppo del
bilancio partecipativo nel comune.

Note:

Maria G. Di Rienzo e' una prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza; e' coautrice
dell'importante libro: Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo (a cura di),
Donne disarmanti, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003]

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