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Vince Zapatero. La Ue scongela Cuba

Il 31 gennaio l'annuncio da Bruxelles della fine delle sanzioni imposte nel luglio 2003. E' la «linea spagnola» che passa. I contatti con l'opposizione pacifica anti-castrista continueranno. A luglio la verifica. Il dissenso cubano grida al «tradimento» e la destra mastica amaro. Fini: «Molto rumore per nulla»
2 febbraio 2005 - Maurizio Matteuzzi


Un round con due vincitori: il cubano Fidel Castro e lo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Non ci può essere altra lettura della decisione dell'Unione europea, resa ufficiale ieri a Burxelles, di togliere Cuba dal freezer dove i 25 - che allora erano ancora 15 - l'avevano messa nel luglio del 2003 dopo la svolta repressiva del marzo-aprile di quell'anno: i 75 dissidenti condannati a pene spropositate (fino a 28 anni) e i tre dirottatori di un ferry nel porto dell'Avana condannati e fucilati. A Cuba, nel tentativo di giustificare l'ingiustificabile, quelle mosse furono presentate come la risposta contro l'indecente intromissione del responsabile della sezione di interssi Usa, James Cason, e contro la politica di esplicito incoraggiamento da parte di Washington al dirottamento di aerei e ferry con relativa garanzia di impunità. Più in generale, la risposta ai timori dell'Avana che dopo all'Afghanistan e all'Iraq Bush puntasse diritto su Cuba per esportare manu militari «la democrazia».

Quelle mosse cubane tuttavia suscitarono una forte reazione negativa anche nell'opinione pubblica europea e non solo a destra - basti pensare alle posizione che assunse gente come José Saramago e Eduardo Galeano - anche se fu la destra, naturalmente, a capitalizzarle. La Ue, sotto la spinta dei due più fervorosi agenti latini di Bush: lo spagnolo Aznar e l'italiano Berlusconi, decise una serie di sanzioni che andavano dal congelamento dei rapporti di cooperazione economica e culturale e, soprattutto, all'appoggio aperto ai dissidenti nell'isola. Che, oltre che nella sezione d'interessi Usa, cominciarono a essere di casa anche nella varie ambasciate europee.

La risposta dei cubani fu immediata e durissima. Accusando la vecchia Europa di essersi completamente allineata con l'America di Bush, congelarono a loro volta ogni rapporto, ritirando la domanda di adesione all'ACP - l'accordo preferenziale di commercio fra la Ue e i paesi di Africa-Caraibi-Pacifico - e rifiiutando l'assistenza economica a titolo di aiuto che nel 2002 era stata intorno agli 11 milioni di dollari.

Il muro contro muro che piace agli americani non rientra nella pratica degli europei - come dimostra anche il diverso approccio con l'Iran - e soprattutto non ha funzionato con Cuba. E' così che in ottobre il nuovo governo socialista di Zapatero in Spagna anche su Cuba ha cambiato linea. Anzi ha invertito la rotta. Sulla base dell'assunto che la linea decisa nel 2003 si era dimostrata del tutto «inefficace». L'avvelenata destra aznarista e americana in Spagna e in Europa gridò a un nuovo «tradimento» come era stato per il ritiro dall'Iraq in aprile. Tradimento solitario, dissero, in quanto il fronte Usa-Ue restava fermo sulle sanzioni e il muro, e quindi destinato al fallimento.

La realtà era diversa. E da Cuba Fidel, vecchio marpione della politica, capì il messaggio e mandò risposte. Piccole e centellinate ma esplicite. Da allora 14 dei 75 dissidenti imprigionati sono stati liberati. Uno a uno, per ragioni di salute, ma liberati. La posizione della Ue è cambiata dalla fine dell'anno e in novembre e dicembre è passata la «linea spagnola» di scongelare i rapporti. Ieri l'annuncio ufficiale dei 25 ministri degli esteri, dato a Bruxelles da quello lussemburghese Jean Asselborn. Con mille cautele, perché nessuno deve apparire troppo sconfitto o vincitore - né la Ue, né Fidel, né l'opposizione politica anticastrista -: la ripresa dei rapporti pieno risponde alla volontà di andare a «un dialogo costruttivo con le autorità cubane volto a risultati tangibili nella sfera politica, economica, dei diritti umani e della cooperazione», la Ue continuerà a chiedere «l'urgente e incondizionato» rilascio di «tutti» i dissidenti con cui svilupperà «più intensi rapporti attraverso un dialogo più ampio e regolare». L'appuntamento è per luglio, quando la nuova linea sarà sottoposta a verifica della Ue. Tutto chiaro e tutto semplice. Ma non è così. Sono in molti a masticare amaro, oggi. Non solo negli Usa. L'opposizione anti-castrista all'interno e all'estero è (quasi tutta) contraria e grida al «tradimento» della Spagna. Human Rights Watch non è d'accordo. L'ex presidente ceko Vaclav Havel ammonisce la vecchia Europa a «non allinearsi con i dittatori». La destra o mugugna o farfuglia. Come l'italiano Fini: «molto rumore per nulla» perché le sanzioni erano solo simboliche, non c'è stata «alcuna compiacenza» verso Castro, la sospensione «è solo temporanea» e se a luglio non sarà cambiato nulla...

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