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Nicaragua: Forum "Salario e Potere Acquisitivo nella Maquila"

11 febbraio 2005 - Giorgio Trucchi

Durante la giornata del 10 febbraio 2005 si è svolto a Managua il Forum "Salario y Poder Adquisitivo en la Maquila" organizzato dalla Coalizione per la Difesa dei Diritti Umani dei lavoratori e lavoratrici della Zona Franca, organizzazione di cui fanno parte vari organismi impegnati nella difesa dei diritti lavorativi, umani e ambientali in Nicaragua (Centro Nicaraguense dei Diritti Umani - Centro Valdivieso - Centro di Studio e Promozione Sociale - Centro Humboldt - Procura per la Difesa dei Diritti Umani - Sindacati della Maquila)
L'obiettivo principale era la presentazione di uno studio realizzato dalla Coalizione dal titolo "Gli Standard lavorativi e il salario della forza lavoro nelle maquilas" intendendo con questo ultimo termine quelle imprese che lavorano all'interno di Zone Franche e che godono di enormi benefici ed esenzioni fiscali pressoché totali.

All'evento hanno partecipato vari relatori che rappresentavano i gruppi riuniti nella Coalizione, i lavoratori e lavoratrici delle maquilas, il Ministero del lavoro, la Corporazione della Zona Franca, la Asamblea Nacional e gli impresari delle maquilas.
Dopo la presentazione del libro da parte del suo ideatore, Trànsito Gòmez, che ha messo ancora una volta in evidenza lo sfruttamento a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori della Zona Franca, ha preso la parola Alba Palacios, presidente della Commissione Lavoro del Parlamento.
"L'importantissimo studio che è stato presentato mette immediatamente in evidenza l'enorme differenza salariale tra i lavoratori dei paesi più sviluppati, come l'Europa e quelli centroamericani dove la paga oraria oscilla tra 1,30 dollari in Costarica e Salvador e 0,27 dollari in Nicaragua.
Le mete produttive che si prefiggono le imprese della maquila obbligano i lavoratori a giornate estenuanti di lavoro sotto la minaccia di licenziamento e ciò costituisce una violazione del Convenio 29 e 105 sul Lavoro Forzoso. Non esiste una regolazione sulla durata della giornata lavorativa e ci risulta che nelle Zone Franche si lavora dalle 7 di mattina fino alle 19 o più, includendo il sabato fino a mezzogiorno. Inoltre, quando c'è alta produzione o si avvicina la data della consegna dell'ordine, vengono fatti turni straordinari durante il fine settimana fino alle 17.
Lo studio dimostra anche come molte imprese non rispettino i procedimenti tecnici per la misurazione del lavoro e l'affinamento degli standard di produzione, come dovrebbe essere obbligatorio in paesi come il Nicaragua che ha firmato accordi con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT).
Le imprese straniere arrivano nel paese con modelli di organizzazione del lavoro e di standard di produzione già preparati, ma che non corrispondono alla realtà socio economica del nostro paese. Questi stessi modelli vengono applicati in altri paesi, ma con salari molto superiori che arrivano a 8 dollari l'ora, un'enormità rispetto allo 0,27 dollari l'ora del Nicaragua.
Sono modelli importati ed applicati senza però utilizzare lo stesso modello salariale.
Questo genera uno sfruttamento terribile per la nostra manodopera.
Questa discrepanza tra standard di produzione e salari risulta ancora più evidente quando si analizza il Salario Minimo garantito dalla legge che è di 1.137 cordobas al mese (69 dollari).
Ogni volta che viene riadeguato ed aumentato il salario minimo, si ha in effetti un falso aumento perché in Nicaragua sono anni che non si hanno aumenti salariali. La capacità acquisitiva delle lavoratrici e dei lavoratori della Zona Franca e della maggior parte degli altri settori resta in effetti sempre uguale, in quanto gli aumenti non coprono la svalutazione del cordobas nei confronti del dollaro e ancora meno i continui aumenti dei prodotti del Paniere.
Alla fine, in Nicaragua i lavoratori arrivano costantemente a coprire solo tra il 30 e il 70 per cento del Paniere.
Sempre nello studio si evidenzia come le imprese di Zona Franca non si attengono alla Legge sul Lavoro nazionale e nemmeno alle norme internazionali della OIT e che godono della tolleranza del governo nicaraguense.
Il Ministero del Lavoro, ad esempio, non esercita nessun controllo sullo sfruttamento che soffrono le lavoratrici della Zona Franca, che subiscono quanto abbiamo già detto per il bisogno di avere uno stipendio.
Il fatto che facciano volontariamente gli straordinari non vuol dire che sia davvero espressione della propria volontà, ma indica che il salario è così basso che hanno bisogno di lavorare di più per raggiungere uno stipendio meno misero.
Rispetto ai propri diritti lavorativi si nota come il reclamo al loro rispetto sfoci molto spesso nel licenziamento.
Lo studio, inoltre, dimostra come le utilità lorde di queste imprese siano del 200-300 per cento. Per ogni milione di dollari investito ottengono tre milioni e questo spiega il grande successo e diffusione della Zona Franca in Nicaragua che, delle 8 che esistevano nel 1992, sono passate a 75 imprese nel 2004 impiegando circa 60 mila lavoratori e lavoratrici.
La politica del governo nicaraguense del signor Enrique Bolaños ha pubblicizzato l'obiettivo del maggior numero di posti di lavoro e in effetti ha concentrato questo sforzo nell'aumentare le maquilas nel paese. Esse concentrano attualmente il 40 per cento delle esportazioni del Nicaragua, ma sulla base del pluri-sfruttamento della manodopera locale.
La tanta decantata crescita economica di questi anni non risolve la situazione socio economica del paese, in quanto a medio termine si acutizzerà dato che la zona franca non rappresenta ingressi reali per il nostro paese, dato che sono totalmente esonerate da qualsiasi tipo di imposta e che lasceranno una enorme massa di gente deteriorata ed ammalata e un paese altamente inquinato dato che molte di queste imprese non rispettano le leggi ambientali locali.
Bisogna quindi lottare affinché il Ministero del Lavoro tuteli i diritti dei lavoratori, compia il proprio lavoro, impedisca lo sfruttamento della manodopera nicaraguense che merita di salari giusti.
A livello centroamericano la situazione è la stessa, però con una differenza a livello salariale dove il Nicaragua è all'ultimo posto della retribuzione media oraria.
Lo studio rivela la necessità di uno sforzo comune a livello regionale, per cercare soluzioni chiedendo un cambiamento delle relazioni lavorative, rispettando le leggi interne di ogni paese, le norme della OIT e stabilendo norme e standard di produzione comuni in base a procedimenti tecnici che si adeguino alla realtà dei nostri paesi.
E' necessario un salario più giusto che sia in equilibrio con le utilità delle imprese.
Rispetto al CAFTA, lo studio evidenzia come ormai sia stato firmato e sia impossibile portare dei cambiamenti. La Asamblea Nacional potrà solo ratificarlo o rifiutarlo, ma è quasi sicuro che verrà approvato. Credo che però si dovranno fare degli sforzi sul suo compimento e la sua applicazione rispetto agli enunciati generali che lo integrano, che parlano del rispetto alle norme lavorative, alla Legge del Lavoro, ma saranno necessari funzionari e imprenditori che abbiano la volontà di farlo. Si dovrà quindi iniziare una negoziazione per trovare delle soluzioni, come ad esempio dollarizzare lo stipendio dei lavoratori e indicizzarlo.
Come Asamblea Nacional stiamo preparando una riforma alla Legge del Salario Minimo, in cui si propone di indicizzare il salario in base alla svalutazione della moneta locale rispetto al dollaro e di adeguare i salari al valore del Paniere".

L'intervento del Segretario Esecutivo della Corporazione di Zona Franca, Ramòn Lacayo, ha invece cercato di ribaltare quanto riportato nello studio e di far vedere come la gente voglia lavorare e non gli interessa iscriversi a un sindacato. Chiaramente non ha specificato che nelle maquilas "sindicalizzazione" vuol dire quasi sempre licenziamento immediato e quindi paura di restare senza lavoro.
Tra una telefonata e l'altra al cellulare e un atteggiamento che ha più volte fatto innervosire i lavoratori della maquila presenti in sala, Lacayo, ha messo in discussione la veridicità dei dati raccolti nello studio.
"Il Presidente della Repubblica ha l'obiettivo di creare sempre più posti di lavoro e forse è arrivato il momento di provare a cominciare a discutere sui salari, coinvolgendo i nostri cari amici impresari che hanno avuto il coraggio di venire a investire in Nicaragua.
Nel lavoro delle zone franche ci sono molte variabili e i documenti che supportano lo studio è stato detto che sono stati presi anche di nascosto e quindi potrebbero anche essere parziali dipendendo da che tipo di lavoro viene fatto, dal tipo di produzione e così via.
Credo che i lavoratori guadagnino un po' di più del salario minimo...
La gente lavora molto, ma lì abbiamo i canali istituzionali dove possono presentare le proprie lamentele.
Non vorrei che si giocasse con la nostra manodopera coinvolgendola in lotte ideologiche e con di mezzo i partiti politici.
Di 75 imprese di zona franca presenti nel paese credo che solo 22 hanno una rappresentanza sindacale. Ci sono imprese che non vogliono il sindacato e quindi vuol dire che i sindacati stanno sbagliando in qualcosa. Bisogna rivedere il modello che si usa per la lotta o la forma di entrare nelle imprese ed aprire questi spazi. Bisogna modernizzare questi metodi e far capire le cose agli imprenditori, sensibilizzarli sul bisogno di aprire questi spazi.
Il CAFTA sarà molto positivo e i principali beneficiari saranno le lavoratrici e i lavoratori perché obbligherà le imprese a rispettare le norme sul lavoro previste dal trattato.
I tre punti che privilegiamo come Corporazione delle zone franche sono l'aspetto del lavoro, affinché non si violino i diritti dei lavoratori, l'ambiente, affinché si rispettino le leggi vigenti e gli investimenti, perché se vanno via le imprese anche gli stessi sindacati non saprebbero più come giustificare la loro esistenza.
Bisogna fare una politica che attragga e non che faccia scappare la gente. Quindi le campagne internazionali sono dannose e colpiscono soprattutto i nicaraguensi e ci rimettono ottocento o mille nicaraguensi per due o tre che sono stati mandati via, giustamente o ingiustamente che sia.
Bisogna fare le cose con pazienza e ci sono metodi di lotta che sono passati di moda e che la gente ormai rifiuta".

Irela Alemàn, avvocatessa del Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (CENIDH), ha invece toccato ancora punti dello studio che mettono in evidenza la mancanza di volontà delle imprese di zona franca di migliorare i salari per mantenere i loro enormi guadagni.
"Nel mondo globalizzato, le maquilas sono presentate dai governi dei paesi sottosviluppati come il migliore metodo per combattere la disoccupazione. Con il passare del tempo ci si rende conto come questa sia una posizione sbagliata, perché risolve il problema temporaneamente violando, allo stesso tempo, i diritti lavorativi, umani e di organizzazione sindacale dei lavoratori e lavoratrici... Vale davvero la pena sacrificare l'integrità fisica e psichica dei lavoratori e delle lavoratrici?
Le maquilas generano impiego, ma è di questo che i nicaraguensi hanno bisogno?
Il CENIDH è convinto che si devono rispettare i diritti umani dei lavoratori e lavoratrici se si vuole che il paese si sviluppi in un modo equo e giusto e bisogna garantire loro uno stipendio adeguato e standard di lavoro umani...
I problemi della maquila e del salario potrebbero essere facilmente risolti se gli autori e le autorità che intervengono nella loro formazione prendessero coscienza e si sensibilizzassero con la condizione dei lavoratori, facendo pressione sulle imprese affinché rispettino le leggi in materia del lavoro...
Uno degli esempi più significativi dello studio è l'esistenza dell'enorme breccia tra il costo di produzione e i guadagni delle imprese, rispetto soprattutto al costo totale della manodopera.
Un jeans che viene prodotto in una maquila nicaraguense viene a costare 0,44 dollari come costo di manodopera e 3,44 dollari come costo totale di produzione. Negli Stati Uniti viene venduto a 32 dollari e questo dà un'idea del guadagno che ha l'impresa .
Se poi aggiungiamo le altre spese di commercializzazione, lo studio rivela che l'impresa ha un guadagno medio del 150 per cento. Perché quindi le imprese non vogliono aumentare il guadagno ai lavoratori? E' solo mancanza di volontà.
Siccome questi prodotti sono protetti in qualsiasi parte del mondo e chi li fabbrica non è mai in perdita, in eguale modo bisognerebbe globalizzare i salari in base alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e ai Principi Universali della OIT, secondo i quali in qualsiasi circostanza deve prevalere la regola di "uguale lavoro uguale salario".
Se negli Stati Uniti si paga un lavoratore 8 dollari l'ora perché in Nicaragua, per lo stesso lavoro, un lavoratore deve ricevere 0,27 dollari?
Le organizzazioni sindacali devono lanciare una campagna di rivendicazione affinché si uniformino i salari delle maquilas, almeno a livello centroamericano e come organismi per i diritti umani siamo disposti ad appoggiare questa lotta, perché il diritto che non si difende è un diritto che si perde".

La giornata ha visto anche la partecipazione di una rappresentante delle lavoratrici e lavoratori della maquilas.
Meyling Chàvez ha illustrato le condizioni di lavoro che devono sopportare ogni giorno ed ha lasciato con l'amaro in bocca il fatto che il rappresentate del governo all'interno delle Zone Franche, Ramòn Lacayo, se ne sia andato prima del suo intervento, suscitando la reazione di alcune lavoratrici presenti.
"La Mesa Laboral dei Sindacati della Maquila vuole portare a conoscenza una serie di gravi problematiche che sorgono nelle maquilas. Quando ad esempio viene elevato il salario minimo, le imprese ampliano le norme di produzione, aumentando così le mete di produzione e abbassano simultaneamente i prezzi di ogni operazione, in modo che gli aumenti apportati a livello governativo non si riflettono realmente nella busta paga. Il nostro salario minimo non viene mai rispettato e inoltre, gli impresari stanno colpendo duramente le persone che lavorano a cottimo dato che, quando non c'è una sufficiente scorta di materia prima, non ci vengono pagate le giornate di lavoro intere e ci vengono trattenute le ore o le giornate in cui non produciamo.
Il Codice del Lavoro protegge questi casi e dice che quando scarseggia la materia prima non è colpa dei lavoratori...
Il nostro salario non copre nemmeno il 20 per cento del Paniere (questo in base alla valutazione dei sindacati che lo calcolano in oltre 5 mila cordobas, mentre per l'Istituto di Censimento - INEC - esso si colloca intorno ai 2.600 cordobas n.d.r.).
Non si chiedono queste persone come possiamo alimentare la nostra famiglia? Come possiamo mandare a scuola i nostri figli? Lo studio evidenzia come gli indici generali del livello scolastico dei lavoratori e lavoratrici della zona franca siano molto bassi. La maggioranza ha solo le scuole elementari e questo è estremamente preoccupante in quanto non abbiamo una preparazione intellettuale per esigere il rispetto dei nostri diritti o per renderci conto del modo con cui rubano il nostro salario.
Nell'anno 2004 le organizzazioni sindacali hanno chiesto al Ministero del Lavoro che realizzasse uno studio nell'impresa Fortex Industrial Nicaragua affinché servisse come progetto pilota per realizzare un'indagine più profonda in relazione al non rispetto del salario minimo e al non incremento dei prezzi delle operazioni.
Una volta terminato lo studio, il ministero si rifiutò di consegnarlo alle organizzazioni sindacali ed è per questo che abbiamo dovuto realizzare uno studio a parte con l'aiuto del signor Trànsito Gòmez.
Questi gravi atti di non compimento sono problemi comuni a tutte le imprese di zona franca e c'è bisogno di una risposta immediata da parte del governo e degli impresari".

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