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Nicaragua: il presidente, gli USA e Negroponte

Il Presidente Bolaños, ancora una volta, non ha perso l'occasione per dimostrare la sua fedeltà agli Stati Uniti, unico suo vero alleato a cui si appoggia continuamente per far fronte all'isolamento politico in cui è caduto ormai da molto tempo
21 febbraio 2005 - Giorgio Trucchi

I love gringos... I love Negroponte


Durante l'inaugurazione dei lavori per la costruzione della nuova ambasciata nordamericana a Managua, un mostro da 60 milioni di dollari, il presidente nicaraguense ha detto che "gli Stati Uniti sono l'esperimento con maggior successo del mondo intero, dove si fondono tutte le culture, le religioni e i popoli con tolleranza e armonia. Basta ripassare la storia nazionale per renderci conto come la grande nazione del nord è stata presente con la sua solidarietà e con il suo aiuto quando siamo stati colpiti da disastri naturali o quando siamo stati minacciati dal terrorismo internazionale.
Sono felice di esprimere e di continuare ad esprimere che le nostre esemplari relazioni di amicizia e cooperazione continuano a mantenersi intatte, nonostante le forze estremiste che hanno sempre voluto dividerci. Agli Stati Uniti d'America ci unisce la spinta e la proiezione allo sviluppo della libera impresa, della quale il Nicaragua ammira la sua forza e attitudine di fronte al lavoro...
Agli Stati Uniti ci uniscono anche atti di genuina solidarietà umana, come l'aiuto umanitario all'Irak, paese nel quale abbiamo inviato un contingente militare per salvaguardare vite umane.
Ci unisce anche il futuro Trattato di libero commercio (CAFTA) del quale vedremo presto i benefici quando i beni prodotti in Centroamerica verranno esportati negli Stati Uniti senza vincoli doganali...".

Un ripasso della storia
Nonostante le dichiarazioni di Bolaños e la sua visione quasi irreale della storia nicaraguense e delle relazioni tra gli Stati Uniti e il Nicaragua, la realtà è ben diversa.
Dopo decenni di invasioni militari all'inizio del secolo scorso, terminate a seguito della lotta di liberazione intrapresa da Augusto Sandino (proprio oggi, 21 febbraio, ricorre il 71 anniversario del suo assassinio ad opera di Somoza Garcìa), gli Stati Uniti appoggiarono la sanguinosa dittatura della famiglia Somoza e formarono e finanziarono i corpi militari repressivi, mantenendo il Nicaragua in balia del terrore e dello strapotere delle proprie multinazionali (non ultime le multinazionali del banano che tanto danno arrecarono con l'ormai famoso utilizzo del pesticida Nemagòn).
Dopo il trionfo della rivoluzione sandinista e la caduta della dittatura somozista, gli Stati Uniti iniziarono una guerra "di bassa intensità" finanziando ed addestrando la Contra anche con manovre totalmente illegali come il famoso scandalo "Iran-Contra gate".
Per questo tipo di azioni, che provocarono oltre 40 mila morti in Nicaragua, gli Stati Uniti vennero condannati per reati terroristici dalla Corte dell'Aia a pagare al Nicaragua circa 13 mila milioni di dollari.
Dopo la sconfitta elettorale sandinista nel 1990, gli Stati Uniti ripresero la loro influenza diretta in Nicaragua, non più attraverso mezzi militari ma con un controllo economico pressoché totale, appoggiando e finanziando i candidati della destra nicaraguense (tra cui l'ex presidente Alemàn attualmente agli arresti domiciliari per corruzione) che diedero il via libera alla svendita del paese e alla totale sottomissione dell'economia e della politica nazionale ai voleri degli Organismi finanziari internazionali (FMI, BM, BID).
La politica nordamericana verso il Nicaragua continua quindi ad essere una politica da "Guerra Fredda", con il Frente Sandinista visto ancora come il pericolo numero uno della regione (insieme al Fmln salvadoreño) e l'Esercito nazionale come un'entità di cui non ci si può fidare, almeno fino a quando non potranno mettere ai suoi vertici uomini di provata fiducia.
Proprio per questo, durante gli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno cercato in tutti i modi la distruzione dei missili SAM-7 ancora in possesso dell'esercito nicaraguense arrivando, negli ultimi mesi, a montare una campagna denigratoria contro l'esercito accusandolo indirettamente di non essere affidabile.
Secondo l'ex generale Hugo Torres, "gli Stati Uniti stanno montando una grande ragnatela per togliere prestigio all'esercito nicaraguense attraverso una serie di manovre come il ritrovamento di un missile SAM-7, arrugginito e inservibile, in una casa privata di Managua o la minaccia di dichiarare l'Aeroporto di Managua come non sicuro. Sono ancora convinti che Frente Sandinista ed esercito siano uniti e vedono il possibile trionfo del Fsln nelle prossime elezioni presidenziali del 2006 come un grave pericolo per la regione centroamericana".
A riprova di questo c'è la probabile sostituzione dell'ambasciatrice in Nicaragua, Barbara Moore, che da più parti si dice venga accusata di aver sottostimato la capacità del Fsln in occasione del trionfo elettorale nelle Municipali del novembre scorso. Inoltre avrebbe anche commesso un grave errore nel non essere riuscita a riunificare il Partido Liberal Constitucionalista in funzione antisandinista.
Il suo probabile sostituto sarà Paul Travelly, già diplomatico in Nicaragua agli inizi degli anni 90, che avrà il compito di unire la destra nicaraguense e di iniziare una forte campagna contro il leader sandinista Daniel Ortega.
Questa ennesima prova d'intolleranza nordamericana è spinta in modo particolare dai funzionari di Bush che vengono dall'esperienza degli anni 80 con Reagan. Tra questi c'è John Negroponte, nuovo Direttore della Direcciòn Nacional de Inteligencia (DNI).

John "Mani di velluto" Dimitri Negroponte

Negroponte è un volto molto conosciuto in Nicaragua.
Con la sua designazione come ambasciatore in Honduras durante l'amministrazione di Ronald Reagan (1980-1988), Negroponte trasformò il territorio honduregno in una delle più importanti basi militari e di controspionaggio della guerra fredda, diretta a neutralizzare il Nicaragua sandinista e la lotta della sinistra in El Salvador.
"In quel periodo arrivò a maneggiare un bilancio di mille milioni di dollari, tra programmi di spionaggio e di assistenza", ricorda l'ex Ministro degli esteri nell'amministrazione sandinista, Víctor Hugo Tinoco.
Tra il 1981 e il 1985, l'ambasciatore eseguì il lavoro assegnatogli con alti costi per l'amministrazione Reagan, chiaramente tradotti nello scandaloso caso "Iran-Contras."
Negroponte si dedicò a stringere alleanze con agenti della CIA in America Centrale e con il temuto generale Gustavo Álvarez Martínez, disposto a ripetere le tecniche di "guerra sporca" imparate in Argentina tra il 1976 e il 1983.
Con questo appoggio, Álvarez conformò un'unità di spionaggio militare honduregna, Battaglione 316, che con gli insegnamenti della CIA. e della dittatura argentina, si trasformò in un squadrone della morte, consolidato nell'instaurazione della base militare "El Aguacate", dove si istruirono i membri della Contra nicaraguense e i soldati salvadoregni.
In quegli anni, Negroponte fu accusato di concentrare la sua attenzione sugli attacchi della Contra nicaraguense al governo sandinista, mentre chiuse gli occhi sulle torture che si commettevano sotto il regime honduregno.
Più di 15 anni dopo, organismi dei Diritti Umani stimano che lo squadrone honduregno assassinò a non meno di 180 attivisti, alcuni di essi nordamericani.
Le conseguenze per il Nicaragua degli anni ottanta non furono meno violente.
L'ex generale Hugo Torres ricorda John Negroponte come il principale supporto alla cruda guerra civile tra 1982-1988 e l'artefice delle principali strategie che condussero all'ostruzione dell'economia nazionale.
"La sua missione non era solo militare, ma riuscì a debilitare le nostre economie come la forma più effettiva per alterare la correlazione politica della regione".
Tra le decisioni violente e gli scandali, Negroponte è percepito anche come un diplomatico di carriera, con modi morbidi come la seta e che padroneggia con fluidità cinque lingue.
Nelle sue ultime designazioni ha dimostrato di poter contare su un'enorme fiducia dell'amministrazione Bush. Il presidente statunitense lo scelse per essere ambasciatore all'ONU tra il 2001 e il 2004.
Fino a pochi giorni fa era il primo ambasciatore in Iraq dalla Guerra del Golfo in 1991, un altro incarico chiave che svolgeva solo da nove mesi, ma che ha aiutato a condurre le recenti elezioni presidenziali.
Negroponte si integrò al servizio diplomatico statunitense nella decade del 1960.
Il suo primo incarico rilevante fu il Vietnam, dove imparò così bene la lingua che l'allora sottosegretario, Henry Kissinger, lo scelse per condurre negoziazioni segrete di pace.
La sua conoscenza dell'America Centrale gli valse la nomina nel 1989 come ambasciatore in Messico, dove si mantenne fino al 1993 e nel quale si rivelò come un gran negoziatore, specialmente per la conclusione del Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (Nafta), che integrò il commercio degli Stati Uniti, Canada e Messico.
Fu poi nominato dal presidente Bill Clinton per negoziare la permanenza delle basi militari degli Stati Uniti a Panama e per la creazione di un centro internazionale antidroga in quel paese.
Dopo questo tentativo infruttuoso si ritirò a vita privata e venne richiamato nel 2001 da Bush.

Note:

Profilo di Negroponte di Humberto Meza

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