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Cuba : la morte in esilio di Cabrera Infante

23 febbraio 2005 - Nello Margiotta
Fonte: Il Manifesto - Il Mattino

Cabrera Infante è stato sicuramente uno dei più grandi esponenti della letteratura cubana e la sua morte avvenuta a Londra all'età di 75 anni ha qualcosa di letterario e di paradossale.
Nato nel 1929 nella provincia orientale dell'isola caraibica si era trasferito nel 1941 a L' Avana con tutta la famiglia. I genitori erano fieri oppositori di Batista e il giovane Cabrera fu arrestato nel 1952 per la pubblicazione di un articolo fortemente antiregime, mentre l'anno precedente aveva fondato la prima cineteca di Cuba.
Aderendo inzialmente alla rivoluzione, era stato tra i redattori di Lunes, l'inserto culturale di Revoluciòn,il quotidiano del Movimento 26 Luglio di Castro, acquistando rapidamente un grande prestigio rivisitando le correnti eretiche del marxismo, l'esistenzialismo di Sartre e l'influenza del surealismo di Breton, e ponendosi presto in polemica con la forme che iniziava ad assumere il regime post-rivoluzionario.
i>Lunes venne chiuso nel 1961 e dopo poco Revoluciòn venne sostituito da Granma, organo ufficiale del PCC.
Fu quello il momento della rottura che lo portò ad abbandonare l'isola in cui tornò solo nel 1965, per i funerali della madre.
La sua grandezza letteraria è racchiusa essenzialmente in due opere : Tre tristi tigri apparso in Italia nel 1964 , e L'Avana per un infante defunto , nel quale descrive mirabilmente la città habanera tra gli anni quaranta e cinquanta, durante il suo apprendistato sentimentale. Per questi due libri Cabrera aveva ottenuto nel 1997 il premio Cervantes, il massimo riconoscimento lettrario per un autore di lingua spagnola.
Era sempre stato un inflessibile critico di Castro, coinvolgendo nelle sue critiche tutti gli intellettuali cubani, denigrandoli anche in maniera ingenerosa.
Pochi giorni fa, cadendo fortuitamente nel bagno di casa, si era rotto un femore: ricoverato nel Chelsea and Westmister Hospital di Londra, le sue condizioni si erano aggravate a causa di una infezione causata dalle pessime condizioni igieniche dell'ospedale, come riportano i quotidiani londinesi, fino a morirne.
E qui sta il l'apetto, tra il letterario e il paradosso, che caratterizza la sua fine: fuggito dal'isola che ha oggi il miglior servizio sanitario pubblico dell'america latina è morto in una delle capitali del capitalismo mondiale a causa dei tagli alla sanità pubblica inglese, che hanno reso pericoloso anche un banale ricovero.

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