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Nicaragua: la lunga marcia dei lavoratori bananeros

23 febbraio 2005 - Giorgio Trucchi

La Carretera che conduce a Chinandega è, per gli ultimi 70 chilometri, una lunga striscia di asfalto che attraversa la secca spianata dell'occidente nicaraguense.
Terra un tempo ricoperta di boschi ed oggi trasformatasi in una landa semi deserta e ingiallita dalla stagione estiva.
Negli anni, i boschi hanno lasciato spazio alle coltivazioni del cotone e poi alle bananeras e ai terreni predisposti per coltivazioni di sesamo e soprattutto, per l'allevamento.
Su questa strada, soffocante per il caldo e dove l'asfalto brucia sotto i piedi, marceranno per la quarta volta i bananeros ammalati a causa del pesticida Nemagòn, prodotto ed applicato senza nessuna misura di sicurezza dalle multinazionali nordamericane del banano.
Le multinazionali sono ora accusate di questo crimine, ma si rifiutano ancora di accettare la richiesta di indennizzo che migliaia di ex lavoratori e lavoratrici del banano stanno chiedendo per potersi curare e lasciare in eredità dopo la loro morte.
Risulta quindi ancora più beffardo il Premio "Ethic Award" concesso alla Chiquita dalla rivista Gdoweek e dalla società Kmpg "per il forte impegno adoperato a livello mondiale per superare il passato attraverso diverse modifiche strutturali".
Il passato è ancora presente, qui in Nicaragua, come in gran parte del Centroamerica, America latina e Africa e si esprime attraverso questa nuova marcia.
Il passato sarà tale solo e quando le multinazionali si faranno carico dei danni provocati, accetteranno le loro colpe e non attraverso un semplice colpo di spugna, un "borròn y cuenta nueva".
Molti di loro, il conteggio approssimativo arriva oggi a 838, non potranno effettuare questa ennesima marcia di protesta e tra l'ultima marcia di febbraio 2004 e questa, sono morte altre 110 persone.

Sono partiti verso le 4 di mattina di domenica 20 febbraio in circa mille persone e il numero aumenterà con il passare dei giorni. A Managua è previsto l'arrivo di almeno 10 mila persone.
E' esattamente quanto era stato promesso l'anno scorso: "Se non verranno rispettati gli accordi che oggi abbiamo firmato (Acuerdo del Raizòn - 20 marzo 2004 - vedi www.itanica.org ), ci rivedrete qui molto presto, ma questa volta sarà con diecimila persone e non ce ne andremo fino a che non vedremo rispettate le promesse!".
Ora sono già al terzo giorno di marcia e secondo Victorino Espinales, presidente della Asotraexdan, ai bananeros si aggiungeranno i lavoratori della canna da zucchero che stanno morendo di insufficienza renale cronica a causa dei pesticidi usati nei cañaverales e ai quali il governo non vuole riconoscere una pensione vitalizia.
Si sono anche aggiunti i membri del Movimiento pro Vivienda che da anni chiedono terra per poter lavorare e sopravvivere.
Una lotta, questa, che unisce vari settori che si accomunano per le tragiche condizioni in cui versano. Una lotta sociale, non solo di resistenza, ma anche e soprattutto di proposte concrete. Una lotta contro lo strapotere delle multinazionali, un governo insensibile che si è rimangiato costantemente le promesse fatte e a cui si inumidiscono gli occhi quando vede una bandiera stella e strisce e una Asamblea Nacional che non ha voluto inserire nel Bilancio della Repubblica gli aiuti economici per le spese sanitarie di cui, i bananeros, hanno disperatamente bisogno.
Dopo tre giorni di cammino, dalle 4 alle 8 di mattina e dalle 16 alle 18 per evitare il calore della giornata, i bananeros si sono accampati all'entrata di Leòn dopo aver aspettato centinaia di persone che si sono aggiunte alla marcia provenendo dall'est e dal nord del paese.
Secondo Victorino Espinales il morale è molto alto nonostante la stanchezza, mentre cominciano a scarseggiare le medicine di prima necessità soprattutto per dolori, problemi di stomaco e di digestione.
Sotto controllo è invece l'aspetto alimentare dato che da più parti sono arrivate donazioni per permettere a tutte le persone di avere di che sfamarsi.

Continua intanto l'attività in preparazione dell'arrivo a Managua.
Una commissione che rappresenta i vari settori dei bananeros si è trasferita a Managua dove hanno già avuto la disponibilità da parte del vicesindaco Alexis Arguello per l'allestimento dell'accampamento davanti alla Asamblea General, dove verrà istallata acqua potabile, bagni e un punto medico con presenza di dottori del Ministerio de Salud (MINSA).
La Commissione ha anche presentato alla Commissione Economica, alla Segreteria del Parlamento e a tutti i Gruppi parlamentari la proposta di modifica del Bilancio Generale della Repubblica per inserire i 227 milioni di cordobas (circa 14 milioni di dollari) per le spese mediche e il Progetto di Legge per creare una pensione vitalizia per tutti gli ammalati accertati.
Per la legge mancano solo le firme di almeno sei deputati che sono richieste per poter iniziare l'iter di osservazione e discussione in Commissione del progetto stesso.
Chiederanno anche e questo è il terzo punto, che vengano pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la risoluzione della Asamblea Nacional del novembre 2002, in cui si assicurava che la Legge 364 non sarebbe stata modificata e l'Accordo del Raizòn firmato con il Presidente Bolaños nel marzo del 2004. Questo per garantirsi nei confronti del governo e delle sue inadempienze e delle voci secondo le quali i deputati starebbero per iniziare un'analisi della 364 per una sua modifica.

"Nella riunione di tutti i leader del movimento dei bananeros abbiamo deciso che questa sarà una Marcia senza Ritorno. Non torniamo indietro fino a che non verrà approvato tutto quello che stiamo chiedendo. Se non facciamo così sappiamo già che ogni anno dovremo marciare su Managua e molta gente non se lo può permettere per le condizioni in cui versa.
Lavoriamo quindi su due fronti: la maggior parte nella marcia e una delegazione facendo pressione a Managua per preparare le condizioni al nostro arrivo. E' una lotta finale e siamo disposti a tutto" ha concluso Victorino Espinales.

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