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L'installazione delle fabbriche danneggerebbe l'ambiente

Uruguay: Le multinazionali della cellulosa cercano di influenzare la politica ambientale di Tabarè Vasquez

Gli abitanti di Fray Bentos potrebbero ammalarsi di cancro
6 marzo 2005 - David Lifodi
Fonte: Carta: "Prime ombre sulla festa uruguayana"

Insediatosi da pochi giorni al governo, Tabarè Vazquez ha già la possibilità di dimostrare un deciso cambio di marcia rispetto ai presidenti che lo hanno preceduto. La coalizione progressista riceve in eredità un paese in forte crisi, dove buona parte della popolazione vive sotto la soglia della povertà a causa dell'alternanza tra Blancos e Colorados che, in ossequio ai dettami del Fondo Monetario Internazionale, hanno messo alle corde quella che un tempo era definita la "Svizzera dell'America Latina".
A partire dalla fine del mese Tabarè Vazquez e il ministro dell'economia Astori dovranno trattare con il Fmi le condizioni di pagamento del debito (la prima rata è di duemilacinquecento milioni di dollari di interessi sul debito estero da pagare entro il dicembre 2005), ma prima il neoeletto presidente dovrà vedersela con le multinazionali della cellulosa intenzionate a metterlo subito in difficoltà nel suo rapporto con i movimenti sociali. A sollevare le proteste di numerosi intellettuali (tra cui Galeano ed Esquivel) è stato l'incontro avuto da Vazquez con degli imprenditori finlandesi per la costruzione di due fabbriche di cellulosa sul fiume Uruguay nella zona di Fray Bentos che, secondo gli ambientalisti, creerebbe gravi danni all'ambiente e rischi sanitari per la popolazione di quel territorio.
Nella lettera aperta che intellettuali e ambientalisti hanno inviato al presidente uruguayano si mette sotto accusa la multinazionale finlandese Botnia, responsabile di non interessarsi a sufficienza delle condizioni dei lavoratori, di costringerli a dormire in tende di plastica e a lavorare senza le necessarie condizioni di sicurezza, l'assistenza sanitaria e con un salario da fame. La denuncia proviene da Raul Zibechi, giornalista di "Brecha" e corrispondente in Italia per il settimanale "Carta", che sottolinea l'incomprensibile presa di posizione del ministro Astori. Il ministro ha ritenuto non condivisibile la protesta dei movimenti sociali poiché secondo lui la Botnia è un'impresa seria che creerà ottomila posti di lavoro, quindi per l'Uruguay si tratta di un investimento utile per combattere disoccupazione e povertà. In realtà, denuncia Zibechi, sembra che la Botnia non pagherà tasse di alcun tipo, lavorerà in una zona franca e non terrà in alcun conto gli studi scientifici che dimostrano come la costruzione della fabbrica di cellulosa produca gravi malattie tra le quali il cancro. Inoltre l'attuale governo (composto dalla coalizione Frente Amplio- Espacio Progresista) è costretto a fare i conti con la pesante eredità dell'ex-presidente Batlle, che già aveva concesso l'autorizzazione per l'installazione di una delle due fabbriche di cellulosa poco prima della scadenza del suo incarico, giocando così un brutto scherzo a Tabarè Vazquez con il chiaro scopo di influenzare i primi passi della sua presidenza e metterlo in difficoltà. Un'analogia, questa, che ha ricalcato molto da vicino la situazione brasiliana, dove Cardoso, poco prima delle elezioni, firmò una serie di trattati con il Fmi che hanno legato mani e piedi al successivo governo Lula.
"Quelli che hanno votato per lei lo hanno fatto nella convinzione che un altro Uruguay è possibile", hanno sottolineato i firmatari della petizione al Presidente, e per questo, se il governo darà il via libera alla multinazionale Botnia il Movimento per la vita, il lavoro e lo sviluppo sostenibile continuerà nella sua protesta indipendentemente dalla presenza di una coalizione progressista alla guida del paese.
Stretto tra le aspettative della popolazione, gli interessi delle multinazionali e gli occhi vigili di Fondo Monetario Internazionale e Stati Uniti, Vazquez cercherà probabilmente di evitare uno scontro con i movimenti sociali, anche perché, dopo 170 anni, è la prima volta che il piccolo paese sudamericano ha una presidenza progressista.

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