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Un racconto di Natale

Si è ammalato Gesù Bambino

19 dicembre 2010 - Maria Rita Cajani
Fonte: Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari - www.lua.it - 19 dicembre 2010

Si è ammalato Gesù Bambino
scritto da Trilly (Maria Rita Cajani)
Una luce nella notte
Mancava una settimana a Natale. Dalle finestre del mio ambulatorio intravedevo la neve cadere silenziosamente mentre il buio della sera rendeva il paesaggio più suggestivo.
Nella sala d'attesa, l'ultimo paziente, un bambino di cinque anni dai riccioli scuri e dalla pelle ambrata, mi attendeva seduto sulle ginocchia del suo papà.
Era pallido e sofferente e respirava a fatica.
- Buona sera dottora - mi disse papà Giuseppe in un italiano un po' stentato - ho portato il piccolo Gesù a visitare. Da tre giorni ha troppa febbre, troppa tosse, non mangia -
Mamma Maria, vicino a lui, mentre lo visitavo, mi guardava preoccupata: capivo che non comprendeva l'italiano perché il marito le traduceva le mie parole.
Il piccolo Gesù invece parlava l'italiano perfettamente. - Mi fa male qui - Mi ripeteva con voce flebile, indicandomi lo sterno.
Auscultandolo con il fonendoscopio riscontrai una polmonite.
- È possibile ricoverarlo in Ospedale? - mi chiese papà Giuseppe - la nostra casa è umida e fredda e i caloriferi non funzionano da una settimana. Stiamo aspettando che il tecnico ripari il guasto. -
Telefonai ai colleghi ospedalieri e predisposi il ricovero del piccolo Gesù.
Mamma Maria mi osservava con occhi preoccupati, pieni di lacrime e sconforto, ma io la rassicurai: con una terapia antibiotica, dopo qualche giorno, il piccolo Gesù sarebbe stato decisamente meglio.
- Speriamo. Dobbiamo partire tra una settimana per trascorrere il Natale dalla cugina di mia moglie, Elisabetta.-
- Sarò guarito per Natale? - mi chiese Gesù.
- Ma certo, e potrai andare dalla zia Elisabetta, mangiare il cioccolato ed il buon dolce italiano che si chiama "Panettone". -
- È importante che io sia guarito per Natale. Ho molto da fare.- aggiunse ancora.
- Dice continuamente così - mi spiegò Giuseppe e traducendo le parole di mamma Maria aggiunse - mia moglie dice che è un bambino sorprendente , ma molto misterioso a volte.-
- I bambini - li rassicurai - sono sempre un po' misteriosi. -
"Che coincidenza!" pensai tra me." Hanno i nomi della Sacra Famiglia: Giuseppe, Maria, Gesù. E poi quella cugina Elisabetta da cui devono recarsi!"
Avrei voluto condividere questi pensieri con loro, ma sapevo che provenivano dall'Egitto, un paese di religione prevalentemente islamica, ed avrei rischiato di urtare la loro sensibilità.
Mi tenni queste considerazioni per me e compilai la scheda di ricovero.
Qualche giorno dopo mi recai in Ospedale a trovare il piccolo Gesù.
-È' in sala gioch i- mi dissero le infermiere - è un bambino sorprendente. Conosce la Bibbia a memoria e la sta raccontando ai bambini ricoverati. -
Mi recai in sala giochi e lo trovai, perfettamente in forma, attorniato dai bambini e dalle volontarie dell'ABIO, intento a raccontare lo smarrimento del piccolo Gesù nel Tempio.
Mamma Maria, vedendomi, mi venne incontro sorridente e mi strinse la mano sussurrando l'unica parola che conosceva bene in italiano:
- Grazie dottora. -
- Siete cattolici? - tentai di chiederle - il bambino conosce bene la Bibbia. -
Inutilmente, lei scuoteva il capo: non capiva le mie parole e non poteva rispondermi.
Mi ritornarono alla mente le sue parole tradotte da Giuseppe: - È un bambino misterioso a volte. -
Sì, c'era veramente qualcosa di misterioso in quel bambino.
Quando ebbe terminato i suoi racconti mi avvicinai per salutarlo.
- Ciao Gesù, come stai? -
- Ciao dottora, oggi sto veramente bene. Scriverai la mi storia? -
Il mio cuore iniziò a fibrillare. Mi conosceva troppo bene.
Sicuramente lui leggeva nei miei pensieri, perché subito aggiunse sottovoce: - Ti svelo un segreto, ma tu lo devi mantenere. Sono Gesù Bambino. Sono venuto come di consueto a portare i miei regali ai bambini e ad esaudire i desideri dei grandi. Sapevo che tu avresti voluto almeno per un giorno, essere la pediatra di Gesù Bambino e così mi sono ammalato e tu hai potuto curarmi ed essere la mia pediatra."
Non sapevo se inginocchiarmi, abbracciarlo. Volevo un gran bene a quel bambino ma era il bene che volevo ad ogni bambino e francamente mi sentivo confusa. Non capita tutti i giorni di visitare Gesù Bambino.
Non mi inginocchiai. Dovevo mantenere il segreto.
Gli diedi un bacio sulla fronte e lo salutai un po' sconvolta.
Trascorsi la notte insonne.
Il giorno successivo era la vigilia di Natale.
Alle 8 del mattino mi recai in Ospedale, ma il piccolo Gesù era già stato dimesso in ottime condizioni la sera prima.
Mi sentivo un gran vuoto. Avrei voluto rivedere ancora una volta quel Santo Bambino.
Mi fermai all'ufficio accoglienza stranieri.
L'infermiera era intenta a spostare scatole di giocattoli, vestiti e generi alimentari.
- È arrivato un benefattore questa notte - mi disse - ma non ha un nome. Nessuno l'ha visto e nessuno sa come tutto questo ben di Dio abbia potuto essere trasportato qui invisibilmente. Ho trovato solo un cartello con questa scritta: "Per i poveri". -
- È stato Gesù Bambino - le suggerii.
- Dottoressa, crede ancora nelle fiabe? - aggiunse lei ironicamente.
" Sì, ci credo ancora." pensai tra me.
Con un po' di malinconia ritornai nel mio ambulatorio.
Sulla mia scrivania c'era un regalo.
Lo aprii con emozione. Era un quaderno azzurro.
Un biglietto, firmato dal mittente, lo accompagnava:

Cara Trilly, grazie per avermi curato.
Spero che scriverai questa storia.
Buon Natale!
Gesù Bambino

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