Edmondo Marcucci

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Ernesto Teodoro Moneta

"Il caso Moneta ci dà un esempio non infrequente di quel pacifismo che per essere circoscritto entro basi relativistiche, “patriottiche” va soggetto a crisi, involuzioni e contraddizioni" E. Marcucci (da Memorie)

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Marcucci vede in Ernesto Teodoro Moneta il trascinatore d’una Milano divenuta motore delle attività pacifiste italiane.

Nelle sue Memorie Edmondo traccia, di questo maestro, una succinta biografia e segnala la nascita della "Unione Lombarda per la Pace e l’arbitrariato internazionale". Nel 1948 questa società fondata da Moneta prende il nome di "Società per la pace e la giustizia internazionale" e, come riportato da Marcucci, nello statuto viene scritto in calce:
"Lo scopo è di diffondere le idee ed educare sentimenti umanitari per la cessazione delle guerre; favorire l’affratellamento dei popoli; promuovere la trasformazione graduale degli eserciti permanenti, sostituendo ad essi la nazione armata".

Edmondo racconta che questa società divenne "la più importante e la più attiva società per la pace, non solo d’Italia, ma forse anche d’Europa. La rivista dell’associazione era "La vita internazionale".

Sicuramente degno di nota e sottolineatura fu, nel 1906, nelle strutture dell’ "Esposizione internazionale del Sempione" di Milano la costituzione del "Padiglione della Pace". Marcucci, come particolare a corredo della notizia, riporta che in fondo alla sala, nell’immensa parete, era stato posto il quadro dal titolo "Gli orrori della guerra" del pittore Gaetano Previati.

Di Moneta, malgrado il premio Nobel per la Pace nel 1907, Marcucci non accettò di buon grado l’epilogo del suo pensiero pacifista. Moneta infatti, alla soglia della guerra mondiale (1914-1915), si schierò con coloro che erano per l’entrata dell’Italia contro l’Austria pensando che questa guerra fosse "l’ultimo conflitto prodromo della pace duratura".

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