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 Come sosteneva pochi giorni fa in un'intervista Stefano Rodotà, giurista di fama internazionale - da sempre attento al rapporto tra libertà, strumenti della democrazia e rispetto della persona - il confronto sui contenuti del disegno di legge sulle intercettazioni, di nuovo in discussione alla Camera, è oggi più difficile e meno maturo di due anni fa. Sono infatti diminuite sia le capacità critiche che la volontà di approfondire  temi e problemi.

Come ormai noto, il disegno di legge pone molti limiti all'esercizio del diritto di cronaca su indagini e processi penali, e sono stati anche proposti obblighi pesanti a carico di blog e di siti web. Oramai è piuttosto difficile decifrare il testo su cui si discute, sul quale, dopo alcuni passaggi in aula - in Camera e Senato - erano stati raggiunti accordi nell'estate 2010 che avevano introdotto numerose modifiche, in Commissione Giustizia del Senato.

Oggi è previsto un voto sulle questioni pregiudiziali alla Camera dei Deputati. La discussione riprenderebbe quindi mercoledì 12 ottobre.

La lunga vicenda del disegno di legge sulle intercettazioni

Ormai la vicenda di questo disegno di legge, che interviene su alcune procedure in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, dura da alcuni anni. Già nel 2005 si era tentato di intervenire nella materia attraverso un decreto-legge.

Sono anni nei quali è venuto ad accentuarsi lo sfibramento dei contesti amministrativi - e quindi il privilegio, il baratto politico e la corruzione che si dice di voler combattere - è diventata sempre più intollerabile la marginalità degli onesti (e disperata la loro impotenza) e la criminalità organizzata ha continuato ad occupare nuovi territori e i più promettenti settori economici.  Siamo forse un popolo un po' distratto, ma questo genere di informazione in qualche modo ci è arrivata (anche perché cronache e inchieste confermano quello che siamo purtroppo in grado di percepire in tanti nella vita quotidiana).

Di tutto quindi ci sarebbe bisogno meno che di leggi che limitino gli strumenti di indagine e la libertà d'informazione proprio nel caso di reati che riguardano l'organizzazione pubblica e l'imparzialità delle sue decisioni, in modo drastico e in qualche caso grossolano (ricordiamo che sono anni che vengono introdotte e poi rimosse, dalle proposte di legge, sanzioni che prevedono il carcere per i giornalisti).

Cose che non ci riguardano ...

D'altra parte, se la parola d'ordine alla base dei nuovi vincoli fosse davvero il rispetto delle persone e dei loro diritti individuali, avremmo una lunga lista di leggi, regole e principi di uguaglianza e partecipazione che vorremmo far applicare - su concorsi, su salute, sull'ambiente, sulle imposte - regole che coinvolgono centinaia di migliaia di persone.

Nei prossimi anni qualcuno spiegherà, con più dati e maggiore serenità, come sia stato possibile un tale forsennato impegno della classe politica, al di là di ogni ragione ed esigenza della comunità che amministra. 

Sin da subito, però, possiamo usare il nostro buon senso - e per fortuna c'è stata una bella accelerazione a riguardo negli ultimi mesi - per dire con decisione che non ci sentiamo rappresentati da simili spirali creative, che non ci riguardano, qualunque ne siano le motivazioni. Possiamo e dobbiamo far sentire la nostra voce. 

La protesta di  Wikipedia

"La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che tra poco si sia costretti a cancellarla davvero".

E la frase che da ieri sera compare in un comunicato della famosa enciclopedia gratuita (che per formare i suoi contenuti si avvale del contributo di centinaia di migliaia di volontari), che nella versione italiana ha sospeso il proprio servizio. E' una forma di denuncia da parte dell'enciclopedia, che ritiene che alcune previsioni del disegno di legge sulle intercettazioni, obbligando a rettifiche entro 48 ore sulla base di richieste che non vengono più filtrate dall'Autorità Giudiziaria, mettano a rischio la propria attività.

Note:

L'autosospensione di Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Per saperne di più sulle ultime proposte:
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=7297

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