Banche armate

7 aprile 2005 - Renato Sacco

Chi l'avrebbe mai detto?
Quando nel dicembre 1999, insieme con Nigrizia e Missione Oggi, alla vigilia del Giubileo, abbiamo lanciato la Campagna Banche Armate, non ci aspettavamo che ne parlasse addirittura il prestigioso quotidiano ‘Il Sole 24ore'. E invece… Grazie a chi, aderendo alla Campagna, ha preso carta e penna e ha scritto alla propria banca, qualcuna ha detto di volere cambiare strada. Sul Sole 24ore del 5 marzo scorso leggiamo, in un articolo a firma di Gianni Dragoni: “‘Le banche italiane fanno storie su tutte le operazioni militari, anche le più banali', riferisce un importante operatore. Così, la stretta decisa dalle banche rende più difficili e costose molte operazioni di export, costringendo le imprese a rivolgersi a banche estere, le quali non adottano lo spirito dell'istituto "non armato" o "banca etica". Hanno segnalato il problema diverse… Ma non è solo una questione economica. Alcune imprese temono che l'atteggiamento delle banche ‘etiche' sia l'avvio di una corrente di pensiero socio-politico che potrebbe portare alla messa al bando dell'industria difesa, come avvenne nel 1987 per l'addio all'energia nucleare. Del resto, le banche si sono scoperte ‘non armate' in seguito alla campagna lanciata da movimenti pacifisti come Pax Christi e dalle riviste Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace. Alcuni siti pacifisti mettono in rilievo le banche ‘armate' e invitano enti locali e risparmiatori a boicottarle”.
Non viene certo nascosto il disappunto nel commentare questa Campagna. Nell'articolo, sempre sul Sole 24ore del 5 marzo, dal titolo significativo ‘Eccessi da etica pacifista' a firma di Michele Nones, si legge: “Quella che all'inizio era, forse, una campagna di sensibilizzazione sulle innegabili implicazioni politiche e militari del mercato internazionale degli armamenti e sulla necessaria cautela nella nostra politica esportativa, è diventata di fatto una campagna di ‘criminalizzazione' dell'industria della difesa e delle banche che intrattengono rapporti d'affari con le imprese del settore. Quella che potrebbe essere una rispettabile scelta etica del singolo cittadino nel preferire banche o fondi di investimento etici, è invece diventata un sistematico tentativo di boicottaggio del sistema industriale della difesa”.
Sì, diciamolo, non speravamo in un riconoscimento così ‘autorevole', anche se con un fastidioso disappunto malcelato per chi ha osato interferire nel Sancta Sanctorum della finanza collegata alle armi.
Viene da pensare che la Campagna ha colpito nel segno.
Allora bisogna continuare a scrivere alle banche perché non è vero che il singolo non può fare nulla davanti a colossi così forti e potenti, o davanti a mondo, come quello delle banche e delle armi, sconosciuto ai più.
Certo, una scelta etica presa troppo sul serio preoccupa perché non solo incide sulla scelta delle banche ma rischia di condizionare l'intero sistema industriale della difesa. Come a dire: un piccolo sassolino fastidioso che ti fa saltare tutto l'ingranaggio. Alla Campagna va allora riconosciuto il merito non solo di aver posto interrogativi etici sull'uso del denaro; ma anche di aver fatto riscoprire il potere enorme che ognuno di noi ha, e di cui non sempre ci si rende conto. È lo stesso Michele Nones, che non si capacita e continua il suo pezzo scrivendo: “La limitata estensione di questa campagna non spiega, però, come mai nell'ultimo anno gran parte delle banche italiane abbiano deciso di adottare ‘la concezione di banca non armata', pur con qualche distinguo fra posizioni oltranziste e posizioni più flessibili in rapporto alla destinazione finale delle esportazioni”.
È davvero importante continuare e se possibile migliorare questa Campagna. Sarebbe bello che Il Sole 24ore, (che ringraziamo per averci onorati della citazione) tra qualche tempo desse notizia di ulteriori banche che scelgono di essere non-armate, grazie alla pressione di tante realtà, come scrivevamo nell'appello iniziale del dicembre 1999: “…se le varie realtà ecclesiali si muovessero in questa direzione, interrogandosi al loro interno (consigli pastorali, consigli per gli affari economici) e indirizzando alle banche una lettera pubblica. Sarebbe un gesto profetico per testimoniare che ci sta a cuore prima di tutto il Vangelo”.
In fondo non abbiamo proprio niente da perdere, anzi: quello che facciamo, contrariamente al mondo bancario coperto dal segreto ritenuto ‘sacro', lo facciamo alla luce del sole… anche del Sole24ore.

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