Dei diritti e delle pene
“Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto a esaminare se la pena di morte sia veramente utile e giusta in un governo ben organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili?”.
Ecco le parole di Cesare Beccaria, quelle che aprono il XXVIII capitolo del celebre trattato Dei delitti e delle pene, stampato nel 1764, quelle che da cinque anni mi capita di riproporre agli studenti delle prime classi del liceo scientifico “M. Malpighi” di Roma, all’avvio delle due ore di un laboratorio sulla pena di morte.
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