INIZIATIVE

Il realismo della nonviolenza

Il sogno di Isaia e l’annuncio di Cristo: sintesi di un convegno promosso da Pax Christi con Cei e Caritas italiana.
Sergio Paronetto (Vice presidente Pax Christi Italia)

Sognatori di pace, realisti della nonviolenza: ecco il cuore pulsante del convegno sul disarmo del 30 gennaio, Il sogno di Isaia e l’annuncio di Cristo, promosso a Roma presso l’Università Lateranense dalla Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, da Pax Christi e dalla Caritas Italiana, coordinato da Paolo Viana di “Avvenire” e da Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale sociale e del lavoro. Avviato con il saluto di Gaetano De Simone, docente della Pontificia Università Lateranense, il convegno ha ascoltato prima l’efficace intervento di Tommaso Di Ruzza, membro del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che ha illustrato la Dottrina Sociale della Chiesa sul disarmo per uno sviluppo umano in un mondo preda della “psicosi bellica”, che spende ogni anno 1.500 miliardi di dollari per gli armamenti, e poi l’appassionato contributo di Maurizio Tarantino che, a nome della Caritas pugliese, ha evidenziato la forza della nonviolenza nei volti di Oscar Romero, Helder Camara, Luther King, Primo Mazzolari, Tonino Bello, Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, Andrea Santoro, Pino Puglisi, Giuseppe Diana, cioè in tanti “sognatori di pace.

Tra guerre e disarmo

La relazione più stimolante è stata offerta da Dave Robinson, esponente di Pax Christi USA, che si è concentrato su quattro questioni scottanti: la diffusione di grandi aziende private in ambito militare, dentro la logica del libero mercato; la continuazione della proiezione militare statunitense in Asia (la revisione della dottrina Bush riguarda l’abbandono della guerra preventiva e della definizione degli Stati Canaglia non il dispositivo di dispiegamento avanzato per contrastare Cina e India); il coinvolgimento della Nato e dell’Italia nelle operazioni militari in Afghanistan (dove in estate 2010 ci saranno 140.000 soldati e altrettanti contractors privati) e nella costruzione della base militare di Vicenza (la più grande d’Europa); il movimento per il disarmo nucleare (rilanciato da Obama) che dovrebbe produrre un nuovo Trattato di non proliferazione nucleare (maggio 2010) ricalcando l’analogo Trattato di disarmo nucleare africano firmato nel 2009.

Per contrastare le logiche di invincibilità-invulnerabilità, Robinson propone che l’ampio movimento cristiano per il disarmo sia capace di incarnare una “spiritualità della vulnerabilità”. La sicurezza basata sul dominio, sempre incerta e rischiosa, deve lasciare il posto a pratiche di sicurezza comune a partire dalla difesa dei più deboli e vulnerabili. Quelle, ad esempio, proposte nell’incontro pomeridiano coordinato da Fabio Corazzina: il cammino ecumenico verso l’Assemblea mondiale di Kingston (maggio 2011) per il cui documento generale anche Pax Christi ha offerto il suo contributo (Massimo Ferè); la multiforme azione nonviolenta delle comunità cristiane di Vicenza contraria alla grande base militare statunitense (Maurizio Mazzetto); l’iniziativa diocesana della Commissione Giustizia e Pace di Novara, avversa alla costruzione degli aerei da guerra F35 (Renato Sacco che ha proposto anche una documentazione sull’Iraq); la difficile esperienza delle suore comboniane a Betania con i bambini di Gerusalemme est circondati dal muro e la resistenza della popolazione di Gaza a un anno dall’inferno del Natale 2008 (Alicia Vacas).

Per cercare reali alternative allo strumento bellico (l’idea della guerra giusta, ha esclamato Dave Robinson, andrebbe messa nel cassetto dove è stata posta la teoria della terra piatta), negli interventi del numeroso pubblico sono emerse varie indicazioni: la partecipazione al cammino verso i trattati sul disarmo, soprattutto verso il Trattato di non proliferazione nucleare; il rifiuto non solo delle armi nucleari, chimiche e batteriologiche ma anche di quelle convenzionali; il sostegno a politiche di riconversione delle industrie belliche e di controllo del commercio delle armi (la legge 185/90 sta per essere snaturata); la proposta di leggi per la tracciabilità delle armi leggere e per il reato di intermediazione militare; l’attenzione al rapporto con i soldi delle banche che sostengono il commercio delle armi; la diffusione dell’informazione; l’appoggio ai progetti di difesa nonviolenta tramite corsi universitari di educazione alla pace e iniziative dei corpi nonviolenti (comunità Giovanni XXIII, Movimento Internazionale Solidarietà, Peacemakers Team, Consiglio Mondiale delle Chiese).

Tra gli strumenti ecclesiali o associativi ritenuti più adeguati: il rilancio delle Commissioni diocesane giustizia e pace; il formarsi in alcune parrocchie di “gruppi di giustizia e pace” o di “gruppi di verità e riconciliazione”; lo sviluppo di reti ecumeniche; l’elaborazione di itinerari educativi centrati sulla testimonianza dei profeti nonviolenti; la formazione teologica e morale alla pace; una forte spiritualità per accompagnare scelte di denuncia, di rinuncia e di annuncio.

Di tali strumenti utili per “un nuovo cammino di Chiesa” verso il disarmo integrale, si è fatto sostenitore il nuovo presidente di Pax Christi, Giovanni Giudici. La lunga lettera inviata al convegno parte da due citazioni. Quella di Tonino Bello, che vede nella pace il “nuovo martirio” a cui oggi la Chiesa viene chiamata per contrastare con fierezza le logiche dei potenti. E quella del Papa fin del 18 febbraio 2007, con le Beatitudini presentate come “Magna charta della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del porgere l’altra guancia’ (Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (Rom 12, 17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia”. Una cultura di pace è obiettivo prioritario della Chiesa, ribadisce Giudici. Per questo va accolto più seriamente dalle comunità cristiane il magistero sul disarmo che manca spesso di una traduzione pastorale.

 La nonviolenza quotidiana

La scelta della nonviolenza evangelica, ribadita al convegno del 30 gennaio, si colloca dentro il percorso che ci sta portando alla Marcia Perugia-Assisi del 16 maggio 2010 (“Diffondiamo la cultura della pace e dei diritti umani, diciamo basta alla violenza e alla paura”) così come all’incontro ecumenico mondiale di Kingston del 2011. Su questa strada, in aprile Pax Christi organizza la sua Assemblea nazionale a Milano, centrata sul tema del disarmo quotidiano (“Nella mia città nessuno è straniero”) e sulla pace intesa come convivenza e cittadinanza responsabile

Persone e comunità possono esplorare alcune piste ecclesiali: la Campagna “Ponti e non muri” in vista del futuro Sinodo per il Medio Oriente (ottobre 2010); lo sviluppo del tema pace-creato per approfondire l’economia della pace, contrastare il “nucleare civile”, diffondere nuovi stili di vita; percorsi sinodali della Chiesa contro le mafie, legati al documento episcopale sullo sviluppo del Mezzogiorno; recupero della cittadinanza attiva verso la Settimana sociale dei cattolici di Reggio Calabria (ottobre 2010); formazione alla nonviolenza anche dentro la proposta della CEI di un progetto educativo decennale.

Il tema del disarmo, in un mondo con forti spinte alla militarizzazione, con 20 conflitti armati, con situazioni spaventose di miseria e di devastazione ambientale, diventa oggi urgente e drammatico soprattutto dopo la scelta di intensificare la guerra in Afghanistan. Nonostante la crisi economica, l’Italia manda nuovi soldati nella guerra afghana (che costa ogni giorno tre milioni di euro), accresce le sue esportazioni di armi, esibisce in Sud America la portaerei Cavour, costruisce i caccia JSF-F35 (al costo di 15 miliardi di euro), rafforza le basi militari in varie località, decide la nascita di “Difesa Servizi spa” per gestire spese militari senza controllo parlamentare o degli Enti locali (si potranno costruire centrali nucleari all’interno delle caserme!).

La riflessione incalzante del 30 gennaio invita a rimettere in movimento tutta la teologia e la pratica della nonviolenza. Se è vero che nei testi dottrinari o diplomatici è ancora presente la teoria della “guerra giusta”, circondata peraltro da estrema cautela, è anche vero che nei pronunciamenti diretti, a contatto con i drammi delle guerre, con la complessità dei problemi e, soprattutto, con le sofferenze delle vittime, emerge un magistero nonviolento consapevole che “le esigenze di umanità ci chiedono oggi di andare risolutamente verso l’assoluta proscrizione della guerra e di coltivare la pace come bene supremo, al quale tutti i programmi e tutte le strategie devono essere subordinati” (Giovanni Paolo II, 12.1.1991).

Un giorno, una nuova enciclica o un Concilio ecumenico o un’assemblea interreligiosa proclamerà la nonviolenza come unico vero annuncio cristiano. La maturazione di un’autentica teologia della nonviolenza può essere solo frutto dell’azione comune del popolo di Dio in cammino. Da Roma riparte una intelligente operativa speranza.

 

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