Missili e fucili sobri, per una parata sobria

31 maggio 2012 - Renato Sacco

Sapevamo delle “bombe intelligenti” le cui vittime civili sono solo “effetti collaterali”. Ma quella dei missili e fucili d’assalto “sobri” è un’assoluta novità in campo militare. In questi giorni è aumentata l’attenzione alla Parata militare del 2 giugno e la richiesta di annullarla, anche alla luce della tragedia del terremoto. E, appunto, abbiamo sentito che sarà una ‘parata sobria’. Non solo, ci è stato detto che ‘in questo momento la Repubblica, lo Stato e le Istituzioni debbono dare prova di fermezza e di serenità …abbiamo il dovere di dare un messaggio di fiducia e ci sono le ragioni per poter dare questo messaggio di fiducia’. Ma dove è scritto che questo messaggio di fiducia lo devono dare le Forze Armate? Mi sembra che ci sia una grossa confusione tra Festa della Repubblica e Parata Militare. E non si può certo dire che le Forse Armate del nostro Paese siano sobrie! È significativo che in queste ore che precedono il 2 giugno, intervenga il ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola: “La Festa della Repubblica, è la festa di un popolo, del nostro popolo. E quest’anno il popolo italiano rende omaggio alle comunità colpite dal sisma. I simboli di un Paese non possono e non debbono piegarsi di fronte alle avversità di qualunque tipo”. Esatto, proprio per questo sarebbe stato più significativo l’intervento, per es. del ministro del Lavoro, visto che l’Italia è fondata sul lavoro e non sulla guerra. L’Italia è un popolo vivo, di tanta gente diversa, (lavoratori, disoccupati, precari, studenti, artisti, sportivi, persone disabili, missionari, casalinghe, pensionati) non uniformi. Il ministro Di Paola ci dice che non ci saranno le Frecce Tricolori e non sfileranno né cavalli né mezzi.
Meno male!
Altrimenti avremmo visto sfilare i missili Spada 2000 Plus o i missili Aspide 2000 che, con sobrietà, abbiamo venduto al Pakistan per una somma di 415 milioni di Euro. Oppure i cannoni Oto Melara venduti all’Oman per 18,7 milioni. Oppure i siluri leggeri A244/S della WASS venduti anche al Bangladesh per 3,4 milioni di euro; al Cile per oltre 33,3 milioni di euro. E a Singapore, ma erano quelli pesanti Black Shark, per oltre 21,5 milioni di euro. E forse non vedremo neanche sfilare i fucili d’assalto ARX 160, in dotazione al Comando Subacquei e Incursori. Ne abbiamo venduti a migliaia anche alla grande e solida democrazia del Turkmenistan!
Prima ancora dei costi, e non è roba da poco, il 2 giugno ci pone una questione di cultura, di identità di un Paese, di militarizzazione delle menti che devono essere uniformi e arruolate, come i pochi giovani del Servizio Civile che marceranno anch’essi alla parata di sabato.
Non vorrei che la tanto invocata “sobrietà” sia come la pubblicità dei vari giochi d’azzardo e slot-machine che gettano sul lastrico migliaia di famiglie italiane: “Gioca con moderazione”.
Mentre Rai1 trasmetterà in diretta la Parata Militare “sobria” io sarò a Milano con alcune famiglie arrivate da Baghdad e Mosul, in Iraq, per il grande incontro Mondiale delle Famiglie. In questi anni ho visto le loro case distrutte dalla guerra. Alcune hanno perso i propri cari. Spero non mi facciano domande imbarazzanti sulla parata, del tipo: “ma perché per ricordare delle vittime bisogna fare sfilare strumenti e persone che fanno la guerra, che provocano altre vittime, anche più numerose di un terremoto?”.

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