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Se il Ministero degli Esteri
A cura di Tonio Dell’Olio

Se l’agenda della politica estera del nostro Paese fosse dettata, o almeno influenzata, dalle realtà della società civile organizzata, sarebbe molto differente da quella che si esibisce quotidianamente dagli schermi televisivi o latita dai luoghi del mondo in cui davvero ci sarebbe da cambiare le condizioni di vita di molta gente. A una politica che ostenta ottimismo e sorrisi, che vanta amicizie potenti e fa spettacolo nei salotti e nelle tenute dei premier, auspicheremmo un’azione che tocchi realmente e concretamente le situazioni che si mostrano particolarmente problematiche e riguardano la vita di milioni di persone. Dai rapporti con gli Stati Uniti al nostro ruolo in Europa, dalle valutazioni sulla guerra in Cecenia alle politiche per l’Africa e il Medio Oriente, la politica estera del nostro Paese sembra lacunosa, latitante, opportunistica…
Eppure ci sono alcuni nodi centrali che vorremmo si affrontassero per sperare di incidere positivamente sulle sorti del mondo. A noi sta a cuore comprendere come si sta movendo il governo italiano e quali misure intende ulteriormente adottare per contribuire ad alleggerire le spalle dei Paesi più poveri dal fardello oppressivo del debito estero, quale ruolo sta interpretando nelle istituzioni internazionali a cominciare da quelle economiche, quali strade intraprende per cooperare allo sviluppo integrale dei Paesi più impoveriti, come accoglie le persone immigrate rispettandone la dignità e garantendone i diritti umani…
Non sono domande retoriche e soprattutto vengono poste da parte di organizzazioni e realtà che da tempo si sforzano di mettersi in gioco su questi ambiti. La maturità di questi segmenti di società civile è data dalla capacità di riflessione, di studio e di elaborazione di proposte che, lungi dall’essere ingenue e velleitarie, puntano a contribuire alle scelte in politica estera e a divenire parte di legislazione. Ora ci rendiamo conto che queste istanze vengono tradite, eluse, ignorate e che la tendenza è quella di occupare i vagoni di prima classe nel treno della comunità internazionale, piuttosto che preoccuparsi di coloro che non possono acquistare nemmeno il biglietto per viaggiare in seconda e si imbarcano come clandestini. Per queste ragioni dalle pagine di Mosaico di pace vorremmo rilanciare la proposta della Tavola della pace a dar luogo a un Comitato Nazionale per la Ricostruzione della Politica Estera dell’Italia. Cominciando semmai a proporre di riformare il nome che ufficialmente è Ministero per gli Affari Esteri.
C’è un grande bisogno di prendere a guardare il mondo dal Sud, perché la promozione e la difesa dei diritti umani divengano il discrimine reale delle nostre scelte, perché l’Italia valorizzi il prestigio acquisito storicamente per rappresentare nei luoghi chiave delle istituzioni regionali (EU) e internazionali (ONU, WTO, FMI, BM) le istanze, i diritti e le speranze della moltitudine di coloro che non contano affatto e non hanno voce.

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