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l'opinione

Alla Perugia-Assisi diritti umani per tutti

10 luglio 2007 - Flavio Lotti (Coordinatore nazionale della Tavola della pace)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Una nuova grande, bella, importante manifestazione per la pace. Si svolgerà il 7 ottobre da Perugia a Assisi, in un pessimo quadro internazionale che va peggiorando e in una altrettanto incerta situazione politica italiana, a pochi giorni dalla presentazione della nuova legge finanziaria, a una settimana dall'elezione dell'assemblea costituente del Partito democratico. Al centro di questa nuova mobilitazione, che già qualcuno ha voluto etichettare senza nemmeno sforzarsi di conoscere, ci sono molte preoccupazioni e urgenze imposte da come vanno le cose nel mondo e a casa nostra, ma anche un'importante proposta politica.
La Tavola della pace e il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, insieme a centinaia di gruppi, associazioni, organizzazioni e enti locali (riuniti a Assisi anche la scorsa settimana) hanno deciso di dedicare la prossima Marcia Perugia-Assisi alla promozione dei diritti umani, anzi, di «tutti i diritti umani per tutti». Cosa vuol dire promuovere «tutti i diritti umani per tutti»? Vuol dire fare della pace un progetto politico concreto, offrire alla politica una bussola per uscire dalla gravissima crisi in cui è precipitata nel nostro paese come in tanta parte del mondo.
«Il mondo ha bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani» abbiamo scritto in testa all'appello che convoca la Marcia di ottobre. Così non può continuare! Appelli, allarmi, rapporti e proposte continuano a essere deliberatamente ignorati da coloro che hanno il dovere, la responsabilità e la possibilità d'intervenire. Pensiamo anche solo al dramma del clima o a quello del Medioriente. Non si può non chiedersi «perché» la politica non intervenga, e quando interviene lo fa troppo tardi, sotto la pressione dell'emergenza, spesso in modo sbagliato e insufficiente, seminando insoddisfazione e disorientamento, rivelando una crescente incapacità di risolvere i problemi.
Chi vuole la pace non può non porsi questo problema. La pace ha bisogno della politica come tutti abbiamo bisogno dell'aria per respirare. E se il livello di inquinamento dell'aria sale troppo è la vita a essere compromessa. Così è per la pace privata di una politica sana. Se non riusciamo più a sentire il bollettino di morte che ci viene quotidianamente aggiornato (e sfumato) dal tg, se gli scenari internazionali sono tratteggiati a tinte sempre più fosche e inquietanti (e non parliamo del futuro ma del nostro presente prossimo), se cresce la disillusione, la frustrazione, la rassegnazione, il senso di insicurezza, allora non ci possiamo limitare più a analizzare il problema. Dobbiamo cercare di reagire. Non bastano più gli auspici, i piccoli passi, gli aggiustamenti. Serve, probabilmente, un nuovo impegno collettivo per far avanzare una nuova cultura politica senza della quale sarà impossibile affermare una politica davvero nuova.
Ricordo ancora l'invito di Rossana Rossanda, all'indomani delle ultime elezioni, a aprire una riflessione tra quanti hanno seminato l'antipolitica credendosi più a sinistra». Non so se quella riflessione sia stata fatta. So che ancora oggi manca una proposta capace di rigenerare fiducia laddove c'è la disillusione, la speranza dove c'è la rassegnazione, la volontà di impegnarsi per cambiare là dove dilaga il qualunquismo politico.
La Perugia-Assisi del 7 ottobre, la sua organizzazione, le centinaia di iniziative che la accompagneranno, è un'occasione - non ce ne sono molte purtroppo - per partecipare in prima persona alla costruzione e all'affermazione di questa nuova prospettiva. «Qualunque sia il centro del tuo impegno sociale: se ti occupi di persone anziane, bambini, giovani, persone con disabilità, lavoratori, disoccupati o precari, immigrati, migranti, rifugiati, emarginati, minoranze o se ti occupi di povertà, salute, guerre, educazione, pace, disarmo, informazione, nonviolenza, acqua, lavoro dignitoso, discriminazioni, ambiente, beni comuni, criminalità organizzata, legalità, partecipazione, democrazia: questo è il tempo in cui dobbiamo agire insieme».

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