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Repubblica Democratica del Congo. l'IRED Africa a Kinshasa.

La "Giornata del bambino africano" e un villaggio in festa

L'associazione congolese IRED Africa ha festeggiato la "Giornata del bambino africano" nel villaggio di Ngandapio, che accoglie un gruppo di ex-ragazzi di strada impegnati in un progetto di reinserimento socio-professionale.
1 luglio 2009 - Fabiana D'Ascenzo

I ragazzi del progetto durante la partita di pallavolo


Capitano anche giornate così, nelle quali qualcuno ti invita a una festa dirottando i tuoi impegni e il tuo programma. Le date sono un optional: quel che conta è la ricorrenza. E la sostanza.
Ngandapio è un villaggio situato nella cintura verde di Kinshasa, a circa 20 km dall'area urbana. A Ndjili 1, abbandonato il Boulevard Lumumba, si attraversa uno dei comuni più vasti della capitale fino all’altezza di Ndjili CECOMAF. Da questo punto in poi l'asfalto va sfumando e la strada sterrata si traduce in un via vai di agricoltori che spingono biciclette o carriole cariche di verdure, legname da carbone e prodotti orticoli. Nonostante le buche, che la stagione delle piogge ha allargato come crateri, il passaggio di camion e furgoni è frequente. Avanzano faticosamente, alzando nuvole di polvere e gas di scarico. Al loro passaggio le mamans si spostano rapidamente ai bordi della strada, facendo traballare le fascine di verdure adagiate sulla testa come enormi parrucche verdi. Nonostante le condizioni, questa resta una strada importante perché, sebbene il rifornimento dei mercati della capitale passi per diverse vie, l’area in questione ha il privilegio di essere vicina all’asse stradale che attraversa gran parte della città. Ultimi ritocchi prima dei mercati. Un furgone carico di prodotti pronto per raggiungere la città
Qui l’associazione congolese IRED Africa ONLUS, in collaborazione con la ONG CESVI di Bergamo, è impegnata in un progetto di recupero di ragazzi in situazione conflittuale con la famiglia e con la società (più comunemente noti come "ragazzi di strada") in vista del loro reinserimento sociale e professionale. Lontano dai gironi infernali della criminalità urbana, assorti nel lavoro dei campi e nella vita di villaggio, questi giovani vengono lentamente riabilitati a un’esistenza umana, fondata sul rispetto delle regole, sulla sacralità del lavoro, sulla riscoperta dei loro diritti e dei loro doveri. Ma c’è dell’altro. Per garantire l’integrazione in un contesto sociale già organizzato e preservare l’equilibrio della comunità di Ngandapio, l’IRED Africa è continuamente impegnata in attività che mirano al coinvolgimento dell’intero villaggio, con un’attenzione orientata, principalmente, all’infanzia.
Nel 1991, l’Organizzazione dell’Unità Africana ha dichiarato il 16 giugno “Giornata del bambino africano” in onore della rivolta di Soweto, avvenuta nel medesimo giorno del 1976. Nel Sudafrica dell’apartheid, diecimila tra bambini e adolescenti manifestarono contro l’obbligo di imparare l’afrikaans ma la repressione lasciò dietro di sé 152 giovani vittime e 1000 feriti. Da allora, sebbene molte cose siano cambiate, ancora troppe ne restano da cambiare.
La “Giornata del bambino africano”, pensata dall’IRED Africa per l’infanzia di Ngandapio, è avvenuta con qualche giorno di ritardo rispetto alla data ufficiale. Ma non c’è dubbio che sia stata una festa e non solo per i più giovani. I bambini del villaggio sono stati coinvolti in una serie di giochi di squadra che hanno saputo trasformare in performance gioiose, mentre i ragazzi del progetto – appositamente allenati per un mese da una volontaria italiana – si sono fronteggiati in una partita di pallavolo. Premi in palio, giocattoli, riso, pesce e verdura per tutti ma, soprattutto, partecipazione. Perché tutto il villaggio, chef compreso, era lì, a sostenere il piccolo grande evento. Una giornata fortunata
A vederli, questi ragazzi, con un campo, una rete e un pallone davanti, viene difficile credere da quali bui meandri provengano. A osservarli giocare amorevolmente con i bambini del villaggio, sembrerebbero essersi trasformati, in un colpo solo, da ragazzi senza famiglia in papà. In realtà il cammino è più duro e accidentato di quello che una giornata di festa può far pensare. Ma quel che è certo è che difficilmente questi giovani potranno dimenticare e che tra i più tenaci, chi non avrà l’opportunità di ritrovare il proprio nucleo familiare, avrà in ogni caso trovato un intero villaggio.
Un ragazzo del progetto con due bambini del villaggio

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