Palestina

Palestina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • donazione ONLINE con carta di credito
  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)

In rilievo

  • Settembre Musica ignora, come il Salone del Libro, il problema dei diritti umani

    Nell'ambito di Settembre Musica 2011 si terranno due concerti della Israel Philarmonica Orchestra (IPO) a Milano e a Torino
    13 settembre 2011 - International Solidarity Movement
  • Angela Lano racconta la vergogna di Israele

    Angela Lano racconta la vergogna di Israele

    Tortura psicologica, violenza, crudeltà inflitte con inspiegabile sadismo. Perché tutto questo? Chi vuole lavorare veramente per la pace, non può e non deve accettare, ma, soprattutto, supportare i metodi con cui Israele sta portando avanti la "sua missione" in tal senso.
    4 giugno 2010 - Nadia Redoglia
  • Angela Lano: una giornalista non embedded
    Tieni duro, amica mia

    Angela Lano: una giornalista non embedded

    Quando un giornalista è sul campo, non rimpannucciato in un albergo in attesa d'essere collegato, per leggere le veline che gli hanno appena passato...
    31 maggio 2010 - Nadia Redoglia
  • I Palestinesi, un popolo di troppo – Intervista a Jeff Halper

    Jeff Halper, uno dei più importanti attivisti per la pace israeliani, risponde a domande su sionismo, apartheid, pulizia etnica e futuro per i palestinesi.
    18 settembre 2009 - Lorenzo Galbiati - traduzione di Daniela Filippin
  • Macerie emozionanti

    Macerie emozionanti

    5 agosto 2009 - Amira Hass
  • L'umanità del sottosuolo
    Intervista a Kassem Aina, fondatore della prima associazione creata dai rifugiati palestinesi in Libano

    L'umanità del sottosuolo

    Kassem Aina è il fondatore di Beit Aftal Assumoud, la prima associazione creata dai rifugiati palestinesi in Libano, nel 1982, per una sorta di adozione collettiva degli orfani di Sabra e Chatila, dove nel 1982 le milizie maronite uccisero 3500 palestinesi con la complicità dell'esercito israeliano. Oggi l'associazione è attiva in tutti i campi profughi palestinesi in Libano e rappresenta la più ampia rete di assistenza sociale e sanitaria e di sostegno agli studi
    5 agosto 2009 - Francesca Borri
Motore di ricerca in
RSS logo

Viaggio al confine con la Striscia

9 febbraio 2009 - Laura Conti
Fonte: Inchiostronline

 “Allora come hai detto che funzionano questi allarmi anti-razzo Qassam?” Appena termino la frase una sirena interrompe la quiete surreale della stazione di Ashkhelon, nel sud di La Striscia vista da Sderot

Israele. Sono le 9.45 del tredicesimo giorno di guerra a Gaza e assieme a due colleghi freelance abbiamo deciso di visitare le città obiettivo del lancio di razzi palestinesi. 20 secondi a Ashkelon, 15 a Sderot e circa 45 a Ber Sheva. Questo è il tempo che gli abitanti hanno per correre verso il rifugio più vicino e attendere il cessato allarme. Ognuno lascia la propria attività per trovare un riparo: il retrobottega di un negozio o di un ristorante, una cabina, uno scantinato. Poco dopo cessa l’allarme, il primo della giornata. L’allerta in queste città è una costante ma durante l’assedio a Gaza, le misure di sicurezza si moltiplicano. Uffici Divieto di aggregazione pubblici, scuole, cinema e locali restano chiusi. Sderot, la seconda tappa del viaggio, sembra una sonnolenta città fantasma: “Questo è uno degli effetti della guerra. Vacanza per tutti”, ironizza Yossi, giovane israeliano di Tel Aviv. Lui e Yaiir, un suo amico di Gerusalemme, decidono di accompagnarci in auto vicino al confine di Gaza.

La statale 232 sembra il set di un colossal di guerra: sulla strada piena di checkpoint, le auto civili si alternano ai mezzi corazzati dell’esercito. Giornalisti appostati ovunque con l’obiettivo puntato verso Gaza. Scendiamo lungo un sentiero sterrato, verso un’altura. A destra una fila di carri armati. Poco più in là, sulla sinistra alcune jeep militari. E all’orizzonte la Striscia di Gaza e un rivolo di fumo appena lasciato da una bomba. L’artiglieria spara da chissà dove e sembra invisibile. “Saranno distanti chilometri da qui, nascosti nella boscaglia”, puntualizza Yaiir. Dopo pochi minuti una jeep militare ci raggiunge. “Questa è zona militare è vietato stare qui.”, ci spiega un colonnello. Guardiamo l’ufficiale con sguardo stupito e colpevole cavandocela con un semplice rimprovero. Fine del viaggio. Yossi ci riaccompagna alla stazione di Ber Sheva. Lì, i razzi arrivano molto di rado, ma la paura, nella Striscia per i palestinesi come al confine per gli israeliani, quella è pane quotidiano.

 

 

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy