Settantamila palestinesi rischiano l'espulsione in base a un nuovo ordine militare. Le associazioni si mobilitano
Ong israeliane e palestinesi contro il nuovo ordine di espulsione
19 maggio 2010 - Aldo Fiore
Fonte: http://www.peacelink.it - 19 maggio 2010
PALESTINA
Ong israeliane e palestinesi contro il nuovo ordine di espulsione
Settantamila palestinesi rischiano l'espulsione in base a un nuovo ordine militare. Le associazioni si mobilitano
19 maggio 2010 - M.C.R.
Fonte: Alternative Information Center e Redattore sociale - 19 maggio 2010
L'ordine militare, scoperto e denunciato sulle colonne del quotidiano israeliano Haaretz dalla giornalista Amira Hass, suona come uno dei provvedimenti militari più duri e pericolosi dal 1967 a oggi. Il documento, ricorrendo a un linguaggio in vari punti ambiguo, definisce gli appartenenti alle tre categorie come “infiltrati”. Come denunciato da numerose associazioni, "decine di migliaia di persone, inclusi coloro nati o residenti in Cisgiordania da decenni, rischiano di essere scacciati dalle loro case, famiglie, scuole e posti di lavoro, perché Israele li ha dichiarati 'illegali' nella loro stessa terra". In un territorio pesantemente frammentato dal Muro di separazione, la libertà di movimento viene ulteriormente compromessa: molti palestinesi stanno infatti scegliendo di non spostarsi da casa per non dover attraversare check-point e rischiare di essere espulsi. Da un punto di vista giuridico, inoltre, la decisione viola l'articolo 49 della Convenzione di Ginevra.
Le associazioni fanno appello al governo israeliano di "cancellare l'ordine 1650, di desistere dalla politica di deportazione e trasferimento, di riconoscere il diritto dei palestinesi e degli stranieri di vivere, lavorare e visitare la Cisgiordania, in accordo con il diritto internazionale e gli accordi siglati da Israele, e di permettere alle persone protette di muoversi liberamente, entrare e uscire dalla Cisgiordania".
Alla vigilia dell'inizio di applicazione dell'ordine militare, l'Aic aveva aspramente criticato un ordine che rende 70 mila palestinesi "ostaggio nelle proprie case", minando anche la vita privata e familiare di migliaia di persone di diverse nazionalità. Il provvedimento s'inserisce in mesi d'inasprimento delle restrizioni negli accessi a Israele e ai Territori palestinesi da parte di ong e associazioni internazionali.


