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    Darfur: si è tornati a combattere

    19 maggio 2010 - Aldo Fiore
    Fonte: http://www.manitese.it/ - 19 maggio 2010

     

    Darfur: si è tornati a combattere

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    A metà maggio l’esercito di Khartoum ha dichiarato di aver conquistato le alture Jabel Moon, una delle roccaforti dei ribelli dello Jem; secondo l’esercito le operazioni militari hanno provocato la morte di oltre cento ribelli; lo Jem sostiene invece  di essersi ritirato – ancora in aprile -per scongiurare vittime civili.

    Le Nazioni Unite nei giorni precedenti avevano confermato che da alcune settimane  esercito sudanese e ribelli combattono nella zona montuosa del Darfur settentrionale, al confine con il Ciad. Secondo la missione Onu/Ua in Darfur gli scontri «hanno provocato un numero imprecisato di morti e sfollati». Inoltre, visto che «la situazione della sicurezza nel Darfur settentrionale resta assai tesa» molti civili stanno abbandonando i campi per sfollati in cui vivevano da anni nel timore di una ripresa  del conflitto su vasta scala. Sia l’esercito regolare sudanese sia il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) stanno «rafforzando» i propri apparati militari in particolare nella zona di Shangil Tobaya.

    Nel Darfur meridionale i combattimenti tra ribelli dello Jem e la polizia sudanese avrebbero causato una sessantina di morti, secondo il generale della polizia Mohamed Abdel Majid Al-Tayed: il 13 maggio i ribelli avrebbero attaccato un convoglio della polizia lungo la strada tra Al-Dha’ein e  Nyala.

    Lo Jem si ritira dai colloqui di pace
    Dopo aver denunciato l’offensiva dell’esercito governativo, i ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) hanno sospeso la loro partecipazione ai negoziati in corso a Doha (in Qatar) mediati da Unione africana e Onu. Lo Jem accusa Khartoum di aver violato il cessate-il-fuoco in vigore da febbraio [vedi Newsletter 51 del 1 marzo 2010]. L’esercito sudanese ha a sua volta accusato lo Jem di aver violato gli accordi.

    Nuovi scontri in Ciad
    In Ciad alla fine di aprile gruppi ribelli e soldati dell’esercito governativo si sono ripetutamente scontrati nell’Est del paese, al confine con il Darfur. I morti sarebbero oltre un centinaio. L’esercito avrebbe preso prigionieri almeno un’ottantina di ribelli. Fin dall’inizio (2003) la guerra in Darfur non è mai stata solo un problema interno sudanese ma anche un conflitto tra Ciad e Sudan, in cui la ribellione nell’est del Ciad contro N’Djamena rappresenta l’altro lato della ribellione in Darfur contro Khartoum.

    Sud Sudan / Tensioni dopo il voto
    Nello stato di Jonglei il generale dell’esercito del Sud Sudan George Athor Deng, sconfitto nelle elezioni di aprile, non ha accettato il verdetto delle urne e si è ribellato contro il governo del Sud Sudan. Il generale, che si era presentato come candidato indipendente alla carica di governatore dello stato di Jonglei, è stato sconfitto dal candidato ufficiale dello Splm, Kuol Manyang Juuk. Athor ha accusato ll Splm di brogli.

    I sostenitori di Athor in almeno quattro occasioni hanno scambiato colpi di arma da fuoco con i soldati governativi: il 30 aprile durante un attacco a una base dell’esercito sudsudanese sono stati uccisi otto soldati. Una decina di giorni dopo in un’altra sparatoria sono rimasti uccisi cinque sostenitori di Athor.

    Athor ha anche “invitato” gli abitanti di Bor a lasciare la città, minacciando un’azione militare per occupare la stessa.

    Nuovi scontri interetnici. Ripetuti scontri tra gruppi armati dink e nuer in una zona al confine tra gli stati di Warrap e Unity, in Sud Sudan, hanno causato nella prima settimana di maggio almeno 24 morti. La causa degli scontri sarebbe stato il controllo di terreni per il pascolo. In base alle ricostruzioni fornite dagli abitanti della zona, gli scontri sono cominciati dopo che un gruppo di pastori di etnia nuer ha attaccato l’accampamento di una comunità dinka. Questo è però solo l’episodio più recente di una conflittualità tra le due etnie che negli ultimi due anni ha causato centinaia di morti.

    Ormai è carestia. Il governo del Sud Sudan ha deciso di togliere le tasse da tutti i generi alimentari per cercare di contrastare la penuria di cibo nel paese. I ripetuti segnali di scarsità dei mesi scorsi si sono ormai trasformati in una carestia: secondo le stime del governo circa l’80% dei sudsudanesi sono a rischio-fame.

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