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Economia della felicità - Dalla blogsfera al valore del dono e oltre

Da uno dei più lucidi osservatori italiani di quanto accade nel mondo digitale un’analisi che rimanda alla sfera del quotidiano. Sempre più componenti importanti della società condividono il pensiero che il capitalismo abbia esagerato: la monetizzazione della realtà non è la ricchezza. C’è bisogno di più felicità.
5 gennaio 2008 - Andrea Trentini


dal Preludio del libro - da http://www.feltrinellieditore.it

economia felicità Il privilegio intellettuale dei giornalisti è poter fare domande. Tra le molte, serie e drammatiche che il mondo sollecita ogni giorno, quelle che riguardano i media appaiono tra le più futili e intriganti, ma anche strategiche e spinose.
Forse perché, dopo trent’anni di dominio assoluto della televisione generalista analogica, oggi la situazione si fa più complessa e creativa. Internet e i media digitali stanno cambiando radicalmente lo scenario. Non solo perché contribuiscono all’erosione dell’attenzione che il pubblico riserva ai media tradizionali. Ma anche e soprattutto perché consentono a un numero crescente di persone di diventare parte attiva del processo di produzione, selezione e distribuzione dei contenuti. Non passa giorno in cui qualche osservatore, critico o entusiasta, non si avventuri nella descrizione di un futuro mediatico profondamente diverso dal recente passato.

Ma sarà davvero così? Il mondo digitale ha veramente tanta influenza?

Possibile che blog, network sociali, wiki, video amatoriali sul web, podcast e tutte le altre amenità di questa seconda giovinezza di internet siano tanto importanti? Si può pensare sul serio che questi siti personali cambino profondamente il sistema dei media? Perché un’industria gigantesca come quella dei network televisivi, delle major della musica e del cinema, dell’editoria, sembra tanto preoccupata dalla crescita dei contenuti dilettanteschi che le persone si scambiano spontaneamente online? Davvero temono per il loro potere e per la loro solidità economica?

Certo, centinaia di milioni di persone che producono, trasmettono e consumano queste forme di informazione e di divertimento non passano inosservate. Ma che cosa sono in realtà? Una moda passeggera? O il segnale di un fenomeno più vasto? E come si armonizzerà lo sconvolgimento che stanno generando?

Ebbene. L’ipotesi da verificare è proprio questa: le piccole o grandi mutazioni che si osservano nel sistema dei media sono un aspetto essenziale della profonda trasformazione che il popolo mondiale sta vivendo in questi anni. Ne sono conseguenza e, allo stesso tempo, la alimentano. Ma qual è questa trasformazione? È quello che si tenta di descrivere in questo libro.
La grande storia del presente racconta della globalizzazione e del riscaldamento del clima, dello scontro di civiltà e della competizione per l’innovazione tecnologica, della crescita impetuosa dei nuovi colossi economici asiatici e delle nuove frontiere della scienza. Di fronte a questi giganteschi terremoti ecologici, economici, politici, sociali e culturali, le comunità umane, ciascuna dal proprio punto di vista, cercano come sempre di raccontarsi per comprendere quello che succede e ciò che occorre fare. E i nuovi media partecipati hanno dato spazio a un’enorme esplosione di microstorie, raccontate da popoli e da persone che vivono nel vortice di un cambio di paradigma epocale. Che cosa ci dicono? Che cosa urlano? Che cosa chiedono? GroupM, un gigante della pubblicità globale, calcola che negli ultimi due anni il pubblico attivo abbia riversato nei media partecipati una quantità di contenuti superiore a quella prodotta dall’intera umanità nel corso della sua storia precedente. Quantità di questo genere hanno necessariamente una conseguenza qualitativa. Per interpretare tutto ciò occorre ascoltare questa massa di informazioni che la gente sta diffondendo sulla rete, esplorarne le forme e, soprattutto, cercarne il significato sistemico.

Come diceva lo storico Fernand Braudel, dal punto di vista della rosa, il giardiniere potrebbe benissimo essere dotato di una vita eterna. Ma noi non possiamo accontentarci di vedere un grande fenomeno come se fossimo una rosa. E per comprendere una situazione tanto complessa la sola strategia è mettere insieme i punti di vista di tutti i fiori che ci sono per cercare di guardare al giardino nella sua interezza.