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No alla guerra in Libia, basta ipocrisia

23 marzo 2016

IL COMITATO DELLE ASS. PER LA PACE DICE
NO ALLA GUERRA IN LIBIA
NO ALLA PRODUZIONE BELLICA ITALIANA
NO ALL’ARRIVO IN ITALIA DI NUOVE ATOMICHE

droni libia

LA GUERRA E’ UN AFFARE CHE PRODUCE PROFITTO A POCHI, DISTRUGGENDO LE VITE DEGLI ALTRI, CREANDO CARESTIE, ESODI, SFRUTTAMENTO DI PERSONE, NUOVE SCHIAVITU’

Sembra ormai assodato che le forze speciali SAS sono già in Libia, per preparare l’arrivo di mille soldati britannici.
L’operazione complessiva, capitanata dall’Italia, dovrebbe coinvolgere seimila soldati americani ed europei per bloccare i cinquemila soldati dell’Isis.

Il tutto verrà sdoganato come “un’operazione di peacekeeping e umanitaria”.
L’Italia ha già trasferito a Trapani quattro cacciabombardieri AMX pronti a intervenire.
Il nostro paese – così sostiene il governo Renzi – attende però per intervenire l’invito del governo libico di unità nazionale, presieduto da Fayez el Serray. E’ altrettanto chiaro che sia il ministro degli Esteri, Gentiloni, come la ministra della Difesa, Pinotti, premono invece per un rapido intervento.

Sarebbe però ora che il popolo italiano venisse coinvolto nella decisione, prima di intraprendere un’altra guerra contro la Libia.
Se c’è un popolo che la Libia odia, siamo proprio noi che, durante l’occupazione coloniale, abbiamo impiccato e fucilato centomila libici. A questo dobbiamo aggiungere la guerra del 2011 contro Gheddafi per “esportare la democrazia”, ma in realtà per mettere le mani sull’oro ‘nero’ di quel paese. Come conseguenza, abbiamo creato il disastro, facendo precipitare la Libia in una spaventosa guerra civile, di tutti contro tutti, dove hanno trovato un terreno fertile i nuclei fondamentalisti islamici.

Con questo passato, abbiamo, noi italiani, ancora il coraggio di intervenire alla testa di una coalizione militare?

L’Italia sta ricevendo dagli USA missili e bombe per armare i droni Predator MQ-9 Reaper, armi che ci costano centinaia di milioni di dollari.

La base militare di Sigonella (Catania) è oggi la capitale mondiale dei droni usati anche per spiare la Libia. L’Italia non solo riceve armi, ma a sua volta ne esporta tante soprattutto all’Arabia Saudita e al Qatar, che armano i gruppi fondamentalisti islamici come l’ISIS. I viaggi di Renzi lo scorso anno in quei due paesi hanno propiziato la vendita di armi.
Eppure la legge n.185 del 9 luglio 1990 proibisce al governo italiano di vendere armi a paesi in guerra che non rispettano i diritti umani.

BASTA CON QUESTA IPOCRISIA

Allegati

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    libia droni
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