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Catena di San Libero n. 354

16 ottobre 2007 - Riccardo Orioles

D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui finalmente il Palazzo ("Un segnale di rinnovamento") sta per porre rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi". E un altro dei giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che imbarbarisce le nostre vite"....

"La mi tolga le mani di dosso! Lei ’un ha diritto!".
"Come non ho diritto! E’ vietato…".
"Vietato cosa? Ora ’un si può più parlare con un tale in istrada?"
"Parlare… Ma lei gli ha ha offerto di pulirgli il vetro…".
"Icchè c’è di sbagliato? Perché, quando qualcuno le offre di venderle un telefonino in tivvù lei che fa, lo arresta?". " Sì, ma il sindaco…".
"O guarda ’he ora il sindaco vale di più di tutta la hostituzione, della repubblica e di tutti i nostri fondatori messi insieme! Ma la mi facci ridere!".
"Signor Benigni, la prego…".
"E voi ’he ci avete da guardare tutti hosì, o grulli? Perché sono un attore? O perché invece ’un fate folla anche quando se la pigliano hon un poveraccio qualunque? ’Un siamo tutti uguali? E ’un gli è Firenze, questa? O che credete, d’essere già tutti in Alabama?".
La provocazione di Benigni si è conclusa in commissariato, dove – sempre tenendosi stretti il secchio e lo spazzolone di cui si era "armato" per la sua singolare protesta – il comico è stato infine condannato a duecento euri di multa.
"E io ’un pago! Anzi, a quel bischero d’un sindaco, gli hiedo pure i danni civili! Hosì impara!".
"Ma Benigni – gli abbiamo chiesto – c’era bisogno di tutto questo… clamore? Non poteva, chessò, andare in tv a un dibattito, sostenere normalmente le sue opinioni…".
"Certo che no! Quando i tedeschi misero la stella gialla agli ebrei, sa che fece il re e la principessa e tutta la famiglia reale di Danimarca? Se ne scesero in piazza con una bella stella gialla sul corpetto! E tutti i danesi, via: stelle gialle! Hai voglia i tedeschi a arrestarli tutti quanti! Neanche un ebreo hanno potuto pigliare!".
* * *
Questa, naturalmente, non è la realtà. Il povero Benigni, che abbiamo tirato in ballo per pura simpatia, in realtà continuava tranquillamente le sue tournèe, del tutto indifferente a questa sfiorentinizzazione di Firenze. E il Magnifico Rettore, gl’intellettuali, i poeti, gli artisti, i semplici fiorentini (che, in quanto tali, a tali categorie apparterrebbero un po’ tutti). Niente. E i comunisti feroci, i livornesi, ad esempio? Dormivano pure loro, esattamente come i pisani o i lucchesi. Del resto, poche settimane fa, quando il sindaco – impietosito, o almeno colto da pudore, dalla strage di quattro zingarelli bruciati vivi – aveva sospeso non so che festa per lutto cittadino, a Livorno cuore rosso d’Italia, a Livorno "su venite compagni alla lotta", a Livorno o non ti saltano fuori i commercianti a dichiarargli a muso duro: "Ma quali saracinesche abbassate. Ma lo sa quanto ci sosterebbe?".
D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui finalmente il Palazzo ("Un segnale di rinnovamento") sta per porre rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi". E un altro dei giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che imbarbarisce le nostre vite". A questo punto è inutile stare a chiedergli perché, ad esempio, nella vecchia Jugoslavia o ora in Spagna gli zingari stanno buoni e tranquilli senza rompere le scatole a nessuno. O perché nella civile Inghilterra i semplici vagabondi, fino al diciottesimo secolo, venivano impiccati a vista (oppure, negli altri secoli, deportati d’autorità in Australia o iin America). O perché lo stesso Carlo Marx, fra le bellissime pagine che scrisse sulla Comune di Parigi, non mancò di precisare orgogliosamente che i ladruncoli, gli operai, li fucilavano senz’altro. C’è una paura antica, dei vagabondi e degli "zingari", fra la gente "normale". Noi sinistra eravamo nati anche per incivilire queste paure, per ragionare. Ma si capisce, è passato tanto tempo.
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Mondello (Palermo). Operai ghanese di sessantun anni ferito al volto dal cane da guardia nel residence dove lavorava. Prognosi una settimana, ricoverato al Civico.
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Amato: tolleranza zero, facciamo come in America ha fatto Giuliani.
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Gentilini: "Facciamoci giustizia da soli".
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Mi piace l’idea di Bossi dello sciopero delle lotterie. Sono una delle cose più berlusconiane che esistano (i Borboni erano dei berlusca con quarti di nobiltà) e anche se non sono contro il governo aderirò senz’altro. Veramente, se avesse voluto fare una cosa veramente elegante, avrebbe invitato i milanesi (che non esistono più: ora ci vivono i padani, come nel caro vecchio Veneto i nordestini) a fare lo sciopero del fumo: questo sì avrebbe fatto danno all’erario. Però non era possibile, perché uno sciopero delle sigarette i milanesi l’avevano già fatto più di un secolo fa, contro gli austriaci e a favore dell’Italia unita. Quindi secondo Bossi una bestemmia, da cancellare accuratamente dalle memorie cittadine. (In realtà, lo sciopero più grandioso di tutti, quello che avrebbe fatto realmente collassare il sistema, sarebbe stato quello della cocaina. Ma questo ormai non può più chiederlo nessuno in Italia, né ai milanesi né ai romani né ad alcun’altra tribù del Belpaese).
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Per diffondere un’idea così semplice e ragionevole, Bossi ha dovuto tirar fuori il fucile, parlare di lotta armata, fare insomma il brigatista; spiegando poi che l’ha fatto per tener buoni i suoi elettori, che a quanto pare sono tutti bestie. In realtà, l’ha fatto semplicemente per i minuti di audience (l’Italia è una repubblica fondata sull’audience) che ogni affermazione del genere comporta. Come le due tizie che, per ottenere finalmente un incontro con Corona, non hanno esitare a falsificare una foto di un’amica morta, a spacciarla per prova decisiva, ecc. Le ragazzine vogliono fare le veline, a qualunque costo, e i politici vogliono fare i grandi leader, a qualunque costo. O forse anche i poitici vogliono fare le veline. O forse è la stessa cosa.
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Durerà fino al 17 settembre a Bologna la 62esima Festa nazionale de l’Unità. Trattative sul brand. Nessuna dichiarazione dell’ex presidente del Consiglio d’Amministrazione, Gramsci.
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Miliardi bruciati, campagne bruciate. I miliardi di euri delle Borse, i boschi – e le vite umane – degli incendiari. Le facce lombrosiane dei pastori, e dei manager.
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Palermo. Nasce – finalmente - l’associazione antiracket. E’ una delle ultime città a farlo. Su diecimila commercianti palermitani, meno di duecento hanno aderito (in due anni) all’iniziativa di "Addio Pizzo".
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Palermo. Il giudice Luca Tescaroli: "Va aggiuto che la tipologia delle indagini in questione si scontra con la scarsa cooperawione degli istituti di credito. arebbe allora utile inasprire i meccanismi sanzionatori di tipo finanziario nei confronti degli istituti di credito che omettono...".
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Catania. Tre attentati in cantiere allo stesso imprenditore, Andrea Vecchio. Ma, salvo i ragazzi di "Addiopizzo e pochi altri, l’attenzione della città è prevalentemente rivolta all’inizio del campionato. Il Catania anche quest’anno giocherà nella massima serie, non ha ancora ammazzato nessun altro poliziotto ma ha già preso a calci l’allenatore di un’altra squadra.
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Saviano. Ancora sotto il tiro della camorra, nell’indifferenza complessiva degli intellettuali.
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Calabria, Europa. Ci sono voluti i morti di Duisburg per far accendere i riflettori su una realtà che da anni si sforzano di far comprendere i magistrati in prima linea come Salvatore Boemi, Nicola Gratteri o Luigi De Magistris. La ’ndrangheta non uccide per faida, o almeno la faida non è quel residuo ancestrale che si crede: dietro ogni faida c’è un disegno ben preciso di controllo del territorio, di predominio sui traffici, di business insomma. La ’ndrangheta dei pastori d’Aspromonte non esiste più da tempo. Ha fagocitato quasi tutto il tessuto commerciale delle città calabresi reinvestendo gli enormi profitti derivanti dal traffico (quasi in esclusiva) della cocaina. "A Reggio Calabria - dice Repubblica - il settanta per cento dei commercianti della città paga il "pizzo". Ma quando mai! Noi calabresi ormai siamo avanti rispetto a Palermo o a Napoli: il pizzo qui lo pagano solo quattro poveri cristi, visto che ormai la maggioranza dei principali esercizi commerciali sono controllati, direttamente o indirettamente, dalla ’ndrangheta che così "mette in lavatrice" - grazie a un sistema bancario, diciamo così, disattento - il proprio denaro. Che diversamente non potrebbe essere utilizzato per acquistare intere catene di alberghi sulla riviera Adriatica, complessi edilizi in Costa Azzurra, ristoranti e catene di stores a Duisburg, a Monaco, a Montecarlo e in mezzo mondo. E ci voleva la strage di Duisburg per accendere questi riflettori? Ma allora è proprio vero che i nostri incontri, dibattiti, convegni di denuncia sono solo un abbaiare alla luna. Non sono passate due settimane dal bellissimo Meeting "Legalitàlia" organizzato proprio a Reggio Calabria dal movimento dei ragazzi di Locri "Ammazzateci tutti" e dalla costituenda Fondazione "Antonino Scopelliti", dove s’è data appuntamento per una tre giorni di studio e di discussione sul fenomeno mafioso la "meglio gioventù" calabrese ed italiana, insieme a magistrati, docenti, giornalisti, uomini di Chiesa e d’impegno sociale. Per tre giorni ci siamo detti tutto, ma proprio tutto, quello che si sta dicendo in questi giorni sui giornali di tutta Europa. Evidentemente, come al solito, ci parlavamo addosso. Prodi ha chiesto l’aiuto dei giovani calabresi per far nascere una nuova mentalità in una nuova Calabria. Voglio proprio vedere se veramente li chiamerà a Palazzo Chigi, fuori dalle segnalazioni e dai veti incrociati della sua maggioranza, e se darà loro gli strumenti per cominciare ad operare una vera ed efficace opera di educazione alla legalità che parta dai più piccoli e dalla strada. C’è bisogno di strumenti straordinari, non di leggi straordinarie. E questi ragazzi di "Ammazzateci tutti" hanno dimostrato di averne di idee per combattere efficacemente questa battaglia, ed anche molto chiare. In Calabria non ci sono solo i mafiosi da una parte e le persone perbene dall’altra: c’è una situazione in cui l’area più pericolosa non è quella "nera" della ’ndrangheta tradizionale, ma quella "grigia" delle collusioni e delle contiguità con pezzi delle istituzioni. Se non si recidono pubblicamente questi legami, allora sarà tutto fumo, come sempre. Sarebbe importante (e forse decisivo) cominciare a dare un esempio proprio cogliendo l’occasione della nascita anche in Calabria del nuovo Partito Democratico. La mafia non si combatte solo con i proclami e con qualche posto di blocco, non verrà mai vinta se non si riuscirà a dare entusiasmo ai giovani, mostrar loro che conviene stare dalla parte giusta, ridare dignità a una politica qui ridotta a fango. Una casta che sputa in faccia ai disoccupati, con assunzioni parentali e clientelari negli uffici regionali, con "concorsoni" a numero chiuso riservati ai reggipanza della politica - alla faccia dei titoli e delle intelligenze degli altri disoccupati calabresi. E che poi si candida alle segreterie regionali dei partiti (Pd compreso). O lo comprendiamo tutti, o non è il caso di perderci ulteriore tempo (e vite umane innocenti). Meglio dedicarsi alla testimonianza e continuare ad abbaiare alla luna. Almeno non ci dovrebbero ammazzare per chiuderci la bocca, come in Sicilia hanno fatto con Pippo Fava e Beppe Alfano. Questo per il momento è tutto, connazionali italiani e cittadini europei, tutti drammaticamente, volenti o nolenti, in provincia di Reggio Calabria. Dalla regione della più grave strage di mafia che si ricordi, ma anche dalla regione del Consiglio Regionale con più consiglieri inquisiti d’Europa. [Giovanni Pecora] Bookmark: www.legalitalia.org - Speciale Meeting
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Alla conquista dell’Iphone. Se compro una macchina, sono libero di modificarla, metterci alettoni e cerchi in lega, usare la benzina che preferisco o metterci un impianto a gas, cambiare il colore, l’impianto stereo o i coprisedili. Se compro un Apple Iphone devo tenermelo così com’è, perché qualcuno ha deciso che non posso guardarci dentro. In nome del principio di autodeterminazione nell’uso delle tecnologie (l’ho comprato, è mio e ci faccio quello che voglio) la comunità degli Hacker si è mobilitata per capire il funzionamento dei "telefoni con la mela", e obbligarli a fare quello che vogliono i loro proprietari anzichè quello che vuole Steve Jobs e gli azionisti della Apple. Il lucchetto più grosso e fastidioso è quello dei cosiddetti DRM, i sistemi di gestione digitale dei diritti d’autore che possono decidere quante volte puoi ascoltare un brano o vedere un film prima che si autodistruggano e quali dispositivi sono abilitati alla riproduzione dei contenuti. Alla guida dei "pirati" che stanno assaltando la corazzata Apple c’è un esponente della comunità Hacker noto agli appassionati di tecnologie e alle autorità federali Usa per essere stato il primo ad aggirare le protezioni dei Dvd, quando eravamo ancora costretti a usare Windows per poter vedere un film e non potevamo guardare sul nostro lettore europeo un film regolarmente acquistato negli Stati Uniti. Si tratta di "Dvd Jon", al secolo Jon Lech Johansen, un hacker norvegese che vuole sfidare la legge per affermare un principio molto semplice: l’Iphone è mio e lo uso con la compagnia telefonica che mi pare. A dimostrazione che il mercato è tutt’altro che libero, Apple ha deciso che i suoi telefoni funzioneranno solamente per gli utenti della At&t e solo pagando cifre esorbitanti (36 dollari di attivazione e 60 dollari al mese per il piano tariffario più accessibile). Per scoraggiare queste pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali serve a poco rivolgersi alle associazioni dei consumatori, men che meno ai vari garanti e authority che nella migliore delle ipotesi intervengono con esasperante lentezza. L’unica speranza sono gli Hacker, e la loro voglia di liberare le informazioni e le tecnologie. [carlo gubitosa]
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Ho appreso di essere fra i giornalisti spiati (come "principali siti del network telematico di delegittimazione del Premier") dai Pompieri. Una proposta pratica per il Comando Pompe: la prossima volta che dovete spiarmi, date i soldi a me e io mi registro da solo, da quando mi alzo la mattina a quando vado a letto la sera. Così voi risparmiate, io faccio qualche lira e al Pompa gli resta più tempo per andare a pompare altrove. [r.o.]
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Persone: Franco Carlini, genovese, 63 anni. Era stato fra i primi giornalisti italiani a parlare dell’internet, sul Manifesto e sul Corriere.
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esperito@libero.it wrote: < Agli amici e poi a quelli che scrivo di solito, fra cui giornalisti. Oggi ho pianto. Oggi ho filmato e registrato un ragazzo picchiato dalla polizia, un ragazzino, un tossico, ferite, costola incrinata, ematomi e la faccia (siamo a brescia è ragazzi, la società civile). Vorrei dire: giornalisti esseri meschini, ma lo so, la paura sottomette. Non so cosa sarei io se la polizia venisse a minacciarmi, a picchiarmi. Cordiali Saluti >
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Giuseppe Palermo wrote: < Cari amici, Ho ricevuto copia di un esposto alle autorità, presentato da un ragazzo di Isola delle Femmine (Pa), Pino Ciampolillo, che riferisce delle ripetute minacce da lui ricevute a seguito della sua opposizione ad uno dei programmi costruttivi, in variante al Prg ed in verde agricolo, di una delle cooperative che qui in Sicilia tutti ben conosciamo. Cercherò di informarmi meglio sui particolari di questa storia e di darne conto, ma anche così il quadro mi pare chiaro, e le foto pubblicate sul sito a cui si rinvia parlano da sé. Cerchiamo di non lasciare solo questo amico, scrivendogli e diffondendo il suo appello > Bookmark: www.isolapulita.it
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Nando dalla Chiesa wrote: < Come si ricorderanno i venticinque anni del Generale-Prefetto? Ci sarà uno spazio ampio su Left-Avvenimenti (non so ancora in che settimana). Quindi spiccherà la serata del 2 settembre alla festa nazionale dell’Unità a Bologna. Con Caselli, don Ciotti, Beppe Lumia e il sottoscritto. Voluta da Beppe Lumia, parlamentare Ds, al quale si deve la lunga serie di commemorazioni alle feste dell’Unità di questi anni. Beppe fu negli anni ottanta uno dei giovani siciliani ai quali idealmente si rivolse mio padre nei suoi ultimi cento giorni palermitani. E lui ha sentito per intero la responsabilità di ricordarlo nel corso dei decenni successivi. Il 3 sera a Roma, il generale-prefetto verrà invece ricordato alla Casa del jazz, nel bellissimo parco confiscato alla celebre banda della Magliana > Bookmark: www.nandodallachiesa.it
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Till Neuburg wrote: < Oggi, con la testa, sono stato in un sacco di posti. In Piazza VI Febbraio a Milano, a Preci, a Najaf, a Faluja... ma anche alla Farnesina e nel cesso della redazione di "Libero". Tre anni sono oltre mille notti e giorni. Pieni pieni di domande, pensieri e ricordi. Pulsazioni di impotente tristezza, di tante tenerezze, di larghi sorrisi... ma anche di grande collera e indignazione. Trentatre anni fa, in un altro periodo di menzogne amplificate, il profeta PPP scrisse sul Corriere: "Io so ma non ho le prove". Sapeva perché capiva... e perché - a differenza di tanti altri - non guardava dall’altra parte. Le sue "prove" erano tantissime, ma nessuna era di tipo poliziesco: solo deduzioni - niente impronte, niente registrazioni, niente confessioni. Anche oggi, se uno mette insieme tutti gli elementi sulla fine di Enzo, vede delinearsi una mappa mostruosa. Chi ha voglia di capire, capisce. Chi invece si trastulla con il caso, con la fatalità, col destino, continua ad annaffiare i fiori finti di un’immaginaria aiuola, di un’ineluttabile The End di una "storia finita male". Ma c’è anche gente più cocciuta. Persone che continuano a separare i fatti dalle notizie - e dalle mezze notizie, che non accettano i silenzi dei gazzettari, degli apparati dell’opinione, persino del pavido Presidente di questa nostra debolissima Repubblica chiamata Italia. Per onorare con decoro il ricordo di Enzo, dovremmo:
non cedere alle sfumature dell’oblio,
chiedere e richiedere di trovare e riportare a casa le tracce di Enzo,
trasmettere ai suoi famigliari continui e incessanti segnali di solidarietà e di affetto,
non accettare mai le mistificazioni degli opportunisti e dei mascalzoni. Ciao Enzo. Ogni anno, ogni giorno che passa, ci manchi di più >
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B.B. wrote:
< E questo è tutto, e non è già che basti Ma forse vi dirà "esisto ancora" >
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(Ci scusiamo per la lunga, e non volontaria, assenza. Ma non siamo stati in vacanza)
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La Catena di San Libero, 30 settembre 2007 n. 355

A Catania, i più grossi imprenditori locali – Ciancio e Virlinzi – vengono colti in una serie di irregolarità, insieme al sindaco, nella costruzione di un megaparcheggio speculativo. La magistratura interviene, ma la notizia non viene fuori...
sabato 29 settembre 2007, di Riccardo Orioles - 226 letture
Certo, non bisogna distruggere i partiti. L’ordine, le istituzioni, l’anarchia che (Dio non voglia) subentrerebbe. Ma allora, per esempio, perché Fassino distrugge il suo? Perché di questo si tratta. Ormai è abbastanza chiaro che il nuovo partito prenderà meno dei partiti vecchi. Non si faceva prima a dire "vaffa tuttiquanti, elettori miei"?
A Milazzo (Messina) il partito comunista è nato nel marzo 1921: organizzava i braccianti e qualche impiegato. Poi venne il fascismo. Si continuò in clandestino, nelle campagne. Nel ’36, un gruppo di comunisti milazzesi partì per la guerra di Spagna, dal lato della repubblica; la sezione di quand’ero ragazzo si chiamava col nome di uno di loro. Poi, nel quarantatrè, le prime riunioni pubbliche per ricostruire il sindacato. E Tindaro ed Eliana che girano per la Piana, lei in bicicletta a organizzare le gelsominaie, lui con le leghe bracciantili. I volantini davanti alle prime fabbriche, e gli operai che entrano alle prime luci dell’alba. E i primi comizi in piazza, le bandiere rosse. Le file dei contadini, allegri e seri, dietro quelle bandiere.
Nel ’67, in Sicilia, lottavamo per "trasformare la colonìa in affitto": si tratta di contratti agrari, la colonìa risale ai latifondisti romani, un gradino su della servitù della gleba, l’affitto è un contratto più moderno che il granduca di Toscana introdusse, nelle sue terre, intorno al 1840. Il capo dei latifondisti, barone Diana, minacciava: "Se passa questa legge, impugneremo le armi".
Tindaro è morto nel ’93 (c’era tutto il paese, al suo funerale) e più o meno in quel periodo il partito cambiò il nome, levò la falcemartello e mise un albero, che era più moderno. Sia l’albero che il nuovo nome non furono decisi dal basso: ci pensarono i capi. Però i compagni si fidavano: Occhetto, per fare una cosa del genere, doveva avere le sue ragioni.
Passarono alcuni altri anni, e il nome fu cambiato di nuovo. Nessuno naturalmente fu interpellato ma anche D’Alema, per decidere una cosa così importante, doveva avere le sue buone ragioni. I capi sanno quello che fanno. Mica possono passare il tempo a chiedere ai compagni cosa ne pensano loro. Poi, certamente, si vota: ma insomma, c’è sempre chi ubbidisce e chi comanda. Come si potrebbe fare altrimenti?
Adesso hanno deciso che tutta questa storia non c’è più. Non siamo più di sinistra, siamo tutti "democratic", all’americana. Non c’è mai stato Licausi. Il nostro nuovo segretario - sempre quaggiù in Sicilia
è il nipote di un boss democristiano, Gullotti. Si chiama Genovese e di mestiere fa il megamanager dei traghetti privati; da ragazzo era leader dei giovani Dc, poi a Forza Italia, poi ai Popolari, alla Margherita e infine eccolo qui, al posto di Pio La Torre. Il cui nome potrà ancora essere nominato, nel nuovo partito, ma a patto di non esagerare: il capo dell’antimafia, Beppe Lumia, voleva proporsi per segretario ma gli hanno detto autorevolmente (Veltroni, Violante e Franceschini) di non fare cazzate chè gli accordi erano già presi. E lui: "Obbedisco".
Certo, Grillo ha torto quando dice che dopo due legislature uno se ne dovrebbe andare. Però quando si esagera si esagera. De Mita, di legislature, ne ha fatte undici. Adesso, nel nuovo partito, è stato incaricato di fare il "tutor" dei giovani - per ordine diretto di Veltroni - e questa, per uno che ha conosciuto la vecchia Fgci (quella che nel ’76 arrivò in Friuli, ad aiutare le vittime del terremoto, ventiquattr’ore prima di protezione civile e carabinieri), è un po’ difficile da digerire. Ci sono molte buone sezioni della Sinistra giovanile, in Sicilia e in Campania, bravi ragazzi, antimafiosi: fra un mese dovranno cambiare nome, e prendersi De Mita per tutore. Poveretti.
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"Espellere chi paga il pizzo", "In piazza per solidarietà col giornalista minacciato". Bene. Dopo tanti anni, le associazioni degli industriali e dei giornalisti si schierano finalmente contro la mafia. Lirio Abbate e Andrea Vecchio – uno giornalista a Palermo, l’altro imprenditore a Catania sono dei nomi che ci ricorderemo, nomi di sopravvissuti e non di vittime, finalmente. Libero Grassi e Giuseppe Fava, allora, vennero lasciati completamente soli dalle rispettive istituzioni: furono uccisi anche per questo. Confindustria e Ordine del giornalisti, in Sicilia, sono rimasti zper trent’anni. Adesso finalmente parlano. Come passa il tempo. (Ai commercianti palermitani, novemilaottocento su diecimila, che si rifiutano di dire "io non pago il pizzo" non voglio pensarci ora, per non guastarmi l’ottimismo).
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Informazione. A Catania, i più grossi imprenditori locali – Ciancio e Virlinzi – vengono colti in una serie di irregolarità, insieme al sindaco, nella costruzione di un megaparcheggio speculativo. La magistratura interviene, ma la notizia non viene fuori. Finché, a sorpresa, Alfio Caruso (uno dei nove giornalisti licenziati su due piedi l’anno scorso da Ciancio) fa lo scoop e riesce a pubblicarlo sul Corriere della Sera. Però: Il Corriere non riprende più la vicenda; Repubblica la ignora; i rispettivi siti non ne parlano; e così via. Insomma, il catanese non lo deve sapere (non che lui d’altra parte bruci dalla voglia di sapere le cose) e i parcheggi si debbono costruire illegalmente o illegalmente, perché Ciancio ha bisogno di Soldi e Virlinzi pure. Del resto siamo in Sicilia, in Italia, mica in Europa.
Casablanca va avanti, per quel che può. Ma i mezzi sono quelli che sono. E siamo sempre di meno: ha chiuso Diario, che era un buon giornale e la sua parte di sbavaglio l’ha fatta, finché ha potuto. Una stretta di mano a Deaglio e l’augurio di ricominciare presto a far qualcosa.Dobbiamo lavorare moltissimo, perché siamo in pochi. Lo resteremo ancora per quattro o cinque anni, finché arriveranno quelli che stanno crescendo ora.
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Rivelazioni. "In Italia 90 bombe atomiche Usa". "Maledetti lavavetri".
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Il sindaco di Venezia, prof Cacciari, ha fatto un buon provvedimento per regolare l’affollamento dei piccioni a San Marco: d’ora in poi, ha ordinato, niente più getti di riso ai matrimoni, per non richiamare i pennuti. Bene. In tempi normali, tutto ciò avrebbe avuto un trafiletto in cronaca sul Gazzettino, magari con una foto di sposini sorridenti e gondole sullo sfondo. Adesso, invece, il titolo è: "CACCIARI: GUERRA TOTALE AI PICCIONI". Oppure: "Venezia/ Piccioni Tolleranza Zero". Insomma se i no xe duci no i volemo. C’è un’ondata di ducismo, nello stile politico italiano, che al confronto Peron era Lord Russell. Chi minaccia, chi sbraita, chi proclama: da Mastella a Fassino è tutto un proliferare di ultimatum, o almeno di penultimatum, che manco fra Hynkel e Napaloni.
Il guaio è che funziona. A Firenze, con la storia dei lavavetri, un sindaco s’è potuto inventare un fantomatico racket (che la Procura smentisce) ed essere applaudito. Ha sequestrato dei poveracci che non facevano (sempre secondo i giudici) alcun reato ed è stato applaudito di nuovo. In città c’è un giovanotto che va tracciando in giro delle "O" perfettissime sui muri: povero lui se il sindaco - odiatore dei writer gli mette le mani addosso.
A Bologna, invece, per impedire che costruissero una moschea un leghista ha proclamato: "E io ci porto il maiale!". Il sindaco (di sinistra) immediamente ha ritirato la delibera, dando ragione al maiale. "L’ho fatto per ragioni tecniche, mica per altro". Sarà, ma così si fa confusione: finisce che la gente non capisce più chi è leghista, chi è sindaco, chi è di destra, chi è di sinistra, e soprattutto chi è porco e chi è umano. Caso classico di antipolitica: altro che Beppe Grillo. Poi dice che uno si butta a sinistra.
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A una manifestazione antiislamica, Dacia Valent ha riconosciuto Roberto Sandalo, un assassino di Prima Linea con svariati omicidi alle spalle. S’è pentito, è diventato cattolico, poi guardia padana, poi rapinatore (nell’ordine) e infine militante antiislamico, per la difesa della cristianità.
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Ancora noiosi scandali all’università di Messina: presidi, test d’ammissione, ecc. Succede a ogni anno accademico. Ogni tanto arrestano un rettore, se ne chiacchiera un po’ e poi di nuovo via col copione. Ma non si potrebbe chiuderla per un paio d’anni, la baracca? O almeno trasferirla a Las Vegas, dove sarebbe apprezzata?
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Economia. Catania è leader italiana, secondo l’Assofin, della "cessione del quinto" dello stipendio. Il debito medio delle famiglie, secondo la stessa fonte, supererebbe il 60 per cento.
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Antipolitici. Impegnatissimi a convincere un quarto dei loro elettori a non andare più a votare, nel giro di un anno sono riusciti a farsi scavalcare di dieci punti dall’avversario, che disgraziatamente è Berlusconi. Com’è che intanto in Spagna Zapatero guadagna voti e popolarità? Non è che lui è un politico e questi no?
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Tolleranza zero. Elkann, Burlando, Ceva?
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Mastella. Quest’estate un tizio, a Lipari, gli ha tagliato le corde dello yacht: arrestato, processato sul posto e condannato, nel giro di ventiquattr’ore, a due anni e mezzo di galera. (Spero di non passare troppi guai, con questa notizia: Mastella è vendicativo).
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Buone notizie. A Librino (periferia di Catania, settantamila cristiani di serie B) nasce un giornale, La Periferica, e lo fanno i ragazzi di là, seriamente. A Forte dei Marmi danno il premio internazionale per la satira, e lo danno al nostro Mauro Biani. A Napoli c’è stata la prima festa di, il giornale dei giacobini di là, che ormai ha fatto un anno. A Roma i ragazzi di Locri, invitati a corte da Veltroni, gli rispondono "Eccellenza grazie, ma prima un po’ di pulizia a cominciare dal Bova". A Casal di Principe torna Roberto Saviano: "ma quale camorra! Siamo tutti normali imprenditori" bofonchiano i camorristi, ma la piazza stavolta è piena di ragazzi. Tutte queste notizie (ma ce ne sono ancora) hanno in comune il fatto che i protagonisti hanno venti o trent’anni, snobbano i politici, vivono per la politica e la loro politica è quella – nascente – dell’Ottocento.
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"Tutte le liste che si presentano alle primarie del Pd devono fare una dichiarazione diretta di contrasto ai clan, città per città, chiamandoli per nome", dicono i ragazzi della Sinistra Giovanile campana. A Stabia, per esempio, "devono indicare di essere contro i D’Alessandro, i Cesarano, gli Imparato, gli Omobono-Scarpa". Formalmente la Sinistra Giovanile, che raggruppa i ragazzi del Ds, ha poche settimane di vita. Però le idee chiare sono difficili da estirpare. Non sarà facile la vita dei dirigenti "normalizzatori", in Campania.
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Nel ’60, in Alabama, la popolazione bianca insorse contro i neri in un vero e proprio pogrom: "siamo stufi dei neri!", tornatevene da dove siete venuti!". Il presidente Kennedy mandò la Guardia nazionale che protesse i neri e disperse i razzisti manu militari. Qualcosa del genere è successo or da noi, dalle parti di Pavia, dove gli zingari sono stati cacciati dal paese e assediati dalla popolazione furente. Se Veltroni fosse già al governo - lui che è kennediano - avrebbe mandato i soldati, contro la folla razzista? Oppure ne avrebbe cercato i voti?
A Roma, i pogrom contro gli zingari - ché ormai di questo si tratta - avvengono come in tutte le altre città d’Italia. La "ggente" insorge, guidata da delinquenti comuni (come nelle borgate romane) o da leghisti (come in Lombardia). L’obbiettivo ormai non è più quello di far casino, ma di colpire fisicamente gli zingari - uomini donne e bambini - e dar fuoco alle loro cose, terrorizzandoli per farli andar via. In Bosnia si chiamava pulizia etnica. In Germania, difesa della razza. Non ne parla nessuno, salvo i preti e Rifondazione.
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"Mi metterò a passeggiarci sopra, e voglio vedere se su quel terreno avranno ancora il coraggio di farci una moschea!". Gli imam, di fronte all’orribile minaccia, si lisciano pensierosi la barba. E’ vero che il Corano non vieta di costruire dov’è passato un maiale: ma dove ha grufolato un Calderoli?
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< Romilda wrote: < La mia storia è questa: nel mese di febbraio ho postato un articolo su blogfriends inerente l’arresto di un imprenditore edile di Prato per mafia. Nel mese di aprile conosco un ragazzo che ha lo stesso cognome di questo imprenditore. Mi presenta ai suoi e dopo un po’ mi fa aprire un conto corrente dicendo che lo avrebbe coperto. In buona fede gli do’ il blocchetto degli assegni e lui emette vari assegni in bianco. Li blocco tutti e lo dnuncio. Ora che ho scoperto di essere incinta e l’ho confidato alla cognata subisco molto mobbing che mi stressa e credo che sia perchè voglio togliermi il bambino dichiarando che sono pazza. Oggi vi è stato un ennesimo litigio con la cognata. Ho paura. Un’assistente sociale mi ha detto che fino a che lui non torna dall’Albania io non mi devo muovere da casa altrimenti lui può dire che voleva riconoscere il bambino e io non glielo permesso. Torna domenica. Ma non ce la faccio più > Bookmark: www.censurati.it
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Beppe wrote: < A Viterbo è in corso un’iniziativa contro la realizzazione del terzo polo aeroportuale nel Lazio, e di denuncia del devastante impatto del trasporto aereo sul clima del pianeta oltre che sull’ambiente e la salute delle popolazioni nelle aree più direttamente colpite dalla presenza di strutture aeroportuali, e quindi fondamentalmente per la riduzione di questa forma di mobilità così fortemente inquinante, energivora, dissipatrice di pubbliche risorse, realmente anche antieconomica, profondamente iniqua. Abbiamo davvero bisogno dell’aiuto di tutte le persone di volontà buona > Info: nbawac@tin.it
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Sebastiano Gulisano wrote: < Non capisco perché ti meravigli di Firenze e dei fiorentini. Quelli, ormai, certe cose - il decoro - ce l’hanno nel dna. Basta ricordarsi che quando c’è stato da cacciare i saccopelisti sono stati secondi solo a Venezia; quando c’è stato da dare addosso agli stranieri non sono stati secondi nemmeno alle ronde padane. E ora sono all’avanguardia nel mandare in galera i lavavestri. Di che ti meravigli? A questi i poveri stanno sui cabasisi, ché sono sporchi e puzzano e, con la loro semplice presenza, deturpano il patrimonio artistico della città, che è patrimonio dell’umanità e va tutelato. E se deturpi un patrimonio dell’umanità commetti reato penale e devi andare in galera. Finalmente un po’ di giustizia, ché non se ne poteva più di tutti ’sti delinquenti - armati di spazzolone e secchio - a piede libero. Di che ti meravigli: questi so’ di destra, come la stragrande maggioranza di questo Paese. E chi non lo era lo è diventato, convinto (da questo fior fiore di classe dirigente che ci ritroviamo - aridateme Sbardella!) che una sinistra moderna se non può abolire la poverta debba quantomeno nasconderla. In carcere. Questi non sono certamente di sinistra. Forse nemmeno di destra. Sicuramente sono sinistri >
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Abdul wrote: < Come è stato bello vedere sopra il cielo, uno stormo di uccelli che immigravano dal mio continente africano verso l’Europa. Uno stormo armonioso che volava alto. e faceva così il suo viaggio da un paese verso un altro. Come quello stormo che aveva fatto il suo viaggio per vivere, così anche molti di noi abbiamo viaggiato dall’Africa all’Europa. Nei nostri paesi la vita non può essere rialzata dalla povertà. Le persone che ci hanno governano hanno permesso il disfacimento della economia del nostro paese e della nostra ricchezza individuale. Da tutte queste difficoltà, nasce il viaggio senza diritti di moltissimi giovani. Anche per me è stato così. Quando ho deciso di uscire dal mio paese, l’ho dovuto fare senza diritti. Per partire verso l’Italia, ho dovuto trovare un gruppo mafioso della Libia, che in arabo si dice harrak. Ho viaggiato dalla Tunisia fino alla Libia, tante volte per prendere accordi. Alla fine ho trovato un filo attraverso una pakistano. E dopo due mesi, ho pagato per il mio viaggio mille e duecento euro >
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Sebastiano Gulisano wrote: < Caro R., non capisco perché ti meravigli di Firenze e dei fiorentini. Quelli, ormai, certe cose - il decoro - ce l’hanno nel dna. Basta ricordarsi che quando c’è stato da cacciare i saccopelisti sono stati secondi solo a Venezia; quando c’è stato da dare addosso agli stranieri non sono stati secondi nemmeno alle ronde padane. E ora sono all’avanguardia nel mandare in galera i lavavestri. Di che ti meravigli? A questi i poveri stanno sui cabasisi, ché sono sporchi e puzzano e, con la loro semplice presenza, deturpano la città. Di che ti meravigli: questi so’ di destra, come la stragrande maggioranza di questo Paese. E chi non lo era lo è diventato, convinto (da questo fior fiore di classe dirigente che ci ritroviamo - aridateme Sbardella!) che una sinistra moderna se non può abolire la povertà debba quantomeno nasconderla. In carcere. Questi non sono certamente di sinistra. Forse nemmeno di destra. Sicuramente sono sinistri. Ciao >
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S.P. wrote: < Lo scoop del Corsera l’ha fatto un bravo giornalista licenziato da uno degli imprenditori che sarebbe coinvolto nell’affare. Secondo me, questa circostanza è comunque un segnale di emancipazione (voglio vedere quale giornalista scrive un articolo che sputtana il proprio editore). L’indagine è stata preceduta nei mesi scorsi da articoli apparsi sui soliti giornali "fatti dai carusi" e che "tanto non contano un’emerita minchia" (scusate la volgarità ma chi comanda a Catania utilizza esattamente queste parole). Secondo me, questa circostanza è il segnale che a Catania i bravi giornalisti non sono solo quelli che lavorano per "l’unico giornale" della città e, soprattutto, che un giornale (una radio o un tv) si può fare anche domani (basta avere un po’ di soldi e di coraggio) >
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Fabio Peluso wrote: < Ciao, sono stato alla carovana per l’informazione a Roma e ho potuto ascoltare le parole di Graziella Proto. Le cose da dire sono poche, tante sono quelle da fare per cambiare il mondo in cui viviamo. Cercherò di dare il mio contributo per rendervi meno soli di fronte alle ardue sfide che vi attendono e a quelle che state già affrontando, intanto magari facendo un abbonamento sostenitore a settembre, quando subito dopo la pausa estiva e prima dei test all’università >
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Lorenzo wrote: < Ciao R. Sono uno studente universitario (laurea specialistica in Comunicazione), giornalista precario e militante del sindacato studentesco. 24 anni, vivo tra Castelfranco Veneto (Treviso) e Padova. Ci eravamo scambiati un paio di mail l’anno scorso. Ora ho letto su Macchianera il commento in cui parli di sciopero dei precari organizzato su Internet. Vorrei saperne un po’ di più, e la cosa mi interessa e sono prontissimo a dare una mano, ad ogni livello >
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Guarda che sei tu che devi organizzarlo. Non hai bisogno di me, e nemmeno di Beppe Grillo. Basta che trovi un paio di centinaia di precari come te (nell’internet li trovi facilmente) e cominciate ad allargarvi (con l’internet è facile) su un obiettivo preciso (sull’internet è facile fare brain storming per individuare obiettivi non astratti).
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Antonella Consoli wrote:
< La lucertola guarda la farfalla,
vuole imparare a volare
o divorarla? >
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