Catena di Sanlibero

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Catena di Sanlibero n. 16

24 dicembre 1999 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)

Scusate il silenzio di questi giorni. Ma non è colpa mia. Può darsi anzi che possa protrarsi abbastanza a lungo; e quindi c'è bisogno di spiegare perché.
Materialmente, questa e-zine viene spedita "aumma aumma" dalla sede di un giornale "di sinistra", non importa quale. È un giornale che ho contribuito a fondare, molti anni fa. Poi, per dei buoni motivi, me ne sono andato. Però ho continuato a mantenere una presenza formale (firma nel comitato editoriale) perché ero affezionato al giornale, e perché avevo molta fiducia nei suoi redattori.
A un certo punto, purtroppo, l'importanza acquisita ha dato un po’ alla testa. Avete presente la Fattoria degli animali? Hanno preso il potere assoluto, in nome di grandi ideali, e non lo mollano più.
A poco a poco è successo che "tutti qua dentro sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri" (quelli più uguali sono amici, parenti ecc. dei "capi": la moglie del direttore, per esempio, è redattrice, consigliera d'amministrazione, esperta di marketing, ecc). L'ideale originario di libertà e trasparenza si è sempre più affievolito, e alla fine ha finito per essere usato solo la domenica nei bei discorsi. I redattori, però, si sono sempre comportati bene. Hanno inghiottito tante cose, e hanno cercato di fare meglio che potevano il loro compito, che era di usare col loro mestiere per informare la gente sui vari Cossiga e Berlusconi, pensando - giustamente - che questo era più importante di tutto.
Ma alla fine, fra gestione avventurosa e cazzate varie, il giornale è entrato in crisi. Che fare a questo punto? "Licenziamo". Così, nello stesso momento in cui si combattevano - per esempio - belle battaglie contro il "lavoro interinale", qui venivano licenziate delle lavoratrici interinali, qualcuna delle quali aspettava un bambino.
In questa situazione, la redazione s'è ribellata. Ha preteso maggiore serietà e democrazia, e in questo ha avuto una parte anche la mia presenza. Non perché essa li "aizzasse" in qualche modo (la gente pensa con la propria testa, contrariamente a quel che pensano i padroni): ma semplicemente perché indirettamente ricordava loro tempi più belli, in cui il giornale andava bene e ci si comportava da compagni.
A questo punto, per i "compagni" padroni il problema era sbarazzarsi di me. Classico: prima ti provocano davanti a tutti ("sei una spia!") per farti reagire e passare per casinista. Poi costringono i ragazzi senza contratto a firmare un Appello al Direttore affinché il giornale "si liberi delle escrescenze" (cioè io). E infine, visto che io non casco nelle provocazioni e la redazione resta compatta al mio fianco, abolendo d'autorità l'intero comitato editoriale. E quindi, in questa maniera, anche me.
Ora non ho più autorità formale per entrare in quel giornale. E quindi, fra le altre cose, per scrivere queste lettere dovrò trovarmi un altro posto, e non sarà facile. Io, a cinquant'anni, non ho un computer né una casa - e questo vi dice che cosa vuol dire fare il giornalista "di sinistra" sul serio e non da salotto.
* * *
Scusate la lunga chiacchiera, ma la situazione è questa. Appena potrò trovare un altro posto (ma può darsi che ci vorrà un bel po’ di tempo) riprenderò a scocciarvi come prima. Altrimenti, dovrete farne a meno.
Che non è poi una gran perdita, visto che oramai le cose essenziali ce le siamo dette. Contro la mafia, contro tutte le prepotenze, per una sinistar vera e senza ipocrisie. Questo si paga, d'accordo, ma vi assicuro che proprio ne vale la pena.
E quel giornale? Qual è? Non ve lo dico: non ha importanza. Ma se sgamate come si chiama, allora non dovete combatterlo, ma aiutarlo: perché di aiuto ne ha bisogno, con tutte le cazzate che hanno fatto i suoi padroni. E dentro ci sono i miei amici redattori. Che sono dei giornalisti onesti, e dei compagni.
Dovete però imparare ad aiutare criticamente la sinistra, senza battere le mani ai bei discorsi generici per poi voltarvi dall'altra parte.
Se la sinistra di allora, in Europa, avesse saputo trattare così Stalin, lo stalinismo non ci sarebbe stato (e forse ci sarebbe ancora il socialismo, ma un socialismo felice). I tedeschi non sarebbero riusciti ad arrivare fin quasi a Mosca, dopo che Stalin aveva fucilato tutti i bravi generali. Non ci sarebbero voluti tanto eroismo del popolo, e venti milioni di morti, per salvare dai nazisti la Russia e l'umanità.
Ricordate: lo stalinismo ha fatto danno alla sinistra, molto più che ai fascisti. I fascisti, li avremmo combattuti meglio e prima senza di lui.
Salud y liberdad, companeros
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