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Catena di SanLibero n. 104

10 dicembre 2001 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)

Sinistra. Non sono molto convinto, come sapete, del fatto che
l'Avvenimenti rivisto in edicola abbia granche' a vedere con
l'Avvenimenti originale. Diversi i redattori, diverso il gruppo
dirigente, diverso il livello giornalistico, diverso tutto. Non ci
sarebbe stato nulla di male se, con tanti nomi di giornale disponibili,
non fossero andati a prendere proprio Avvenimenti. Nessuno m'impedisce,
se voglio, di dichiararmi un campione di football: l'unica cosa che non
posso fare, e' di farmi chiamare Totti e di invitare i tifosi ad
applaudirmi di conseguenza (finche' non mi vedono giocare).
Fra i giornali, a differenza che fra le persone, i nomi possono essere
comprati e venduti: ed ecco perche' un asmatico signor Orioles, avendo
i soldi, puo' farsi il biglietto da visita con scritto Totti. Ma anche
se fosse lecito, non sarebbe di buon gusto, ed al buon gusto siamo
tenuti tutti, compresi - e soprattutto - i compagni. Io sono Orioles,
gioco bene a scopone ma non a football, e non sono Totti. Quel giornale
e' un interessantissimo strumento per il dibattito "fra i giovani e il
centrosinistra", fra Cossutta e Minucci, fra Sargon e Tutankhamon, fra
Nesi e Boselli - tutte persone rispettabilissime e importanti - ma non
e' Avvenimenti. Liberi di farlo loro, libero di criticarlo io.
La critica diventa doverosa quando si ricevono le lettere dei
giornalisti e dipendenti del vero Avvenimenti che, in termini un po'
meno forbiti e un po' piu' incazzati (poiche' sono quelli che in tutto
questo ci rimettono di persona) esprimono il loro punto di vista e mi
chiedono di "far girare". L'ho fatto, e ho aggiunto il mio commento.
Mi aspettavo a mia volta delle critiche: Michele Gambino, che e' uno
dei due unici redattori di Avvenimenti presenti in questa infelice
faccenda, ne ha mandata una molto appassionata, che non posso riportare
per la sua lunghezza ma che potete trovare su www.clarence.com. Allora:
le mie critiche, del tutto immotivate e infondate, nascono dal mio
pessimo carattere (che mi spinge a fare "il paladino" dei lavoratori
solo per sfogare il mio egocentrismo), per antipatia verso di lui
Gambino e per ripicca del non essere stato apprezzato un mio lavoro;
mentre - del tutto in malafede - con una mano "paladineggio" per i
lavoratori, con l'altra prendo denari da Avvenimenti (quello nuovo), da
Leoluca Orlando (come suo consulente) e da Berlusconi.
Siccome queste accuse non vengono da uno qualunque ma da un Michele
Gambino, non posso riderci su allegramente come farei in qualunque
altro caso, ma debbo ordinatamente e umilmente giustificarmi davanti a
ciascuna di esse. Poiche' fra me e lui io sono il piu' vecchio e anche,
a quanto pare, quello che regge meglio l'alcool, credo che tocchi a me
cercare di non far scadere troppo il livello della discussione.
1) Ho fatto il progetto tecnico del nuovo diciamo cosi' Avvenimenti,
senza il quale, e senza l'agenzia giornalistica esterna che ha curato
la cucina, il giornale non sarebbe potuto uscire. L'ho fatto gratis, e
l'unica cosa che ho chiesto e' stata di essere alloggiato in citta' per
la durata del lavoro.
L'ho fatto perche' pensavo che nessuno di noi ha il diritto di essere
troppo schizzinoso in una situazione come quella che stiamo
attraversando nel paese, perche' pensavo che il direttore sarebbe stato
Novelli e non Cossutta, perche' pensavo che il giornale sarebbe stato
di sinistra e non di orticello, perche' credevo che sarebbe stato
seriamente aperto ai vecchi redattori, perche' non immaginavo che
sarebbero stati scaricati cosi' brutalmente i "vecchi" di Avvenimenti,
perche' insomma credevo che il senso di responsabilita' e di umilta'
dei promotori sarebbe stato maggiore e che il suicidio (per
irresponsabilita' e presunzione del gruppo dirigente) del vecchio
Avvenimenti avesse infine insegnato qualcosa. Ho sbagliato.
Ancor prima, pero', avevo sbagliato nel presumere di poter valutare
isolatamente, senza prima sentirmi con tutti i compagni di Avvenimenti,
su una cosa che comunque riguardava Avvenimenti. Proprio io che ho
sempre predicato il contrario, ho fatto l'errore-madre: decidere da
solo. Me ne scuso pubblicamente con i miei compagni - quelli di
Avvenimenti.
Quanto al progetto in se': certo, non mi ha fatto piacere vederlo fare
puerilmente a pezzi. Non perche' fosse "bello" o "brutto" (i progetti
dei giornali, fra professionisti, non si valutano cosi') ma perche' e'
da dilettanti, ad esempio, togliere un disegno, e dunque rendere meno
leggibile e piu' pallosa la pagina, perche' il barone cui era stato
chiesto il pezzo ha scritto il doppio del convenuto; questo riguarda
non solo la tecnica ma proprio la morale del nostro mestiere. I nostri
redattori erano molto piu' professionali. Ma sono stati deplorevolmente
tenuti fuori.
2) Sono stato consulente per l'informazione della prima giunta Orlando,
quella della Primavera, l'ho fatto per il sindaco dell'Antimafia e l'ho
fatto gratis, da siciliano. Da Orlando, per quel lavoro, ho avuto una
penna di plastica (che conservo ancora). Quand'e' diventato re ho
smesso di cercarlo, per non venir confuso coi cortigiani. Ora che e' in
disgrazia, sono a sua disposizione perche', per quanti errori abbia
commesso poi, io non mi dimentico che e' stato un uomo nei tempi duri.
Fracassi, lo stesso: l'ho criticato apertamente e francamente quando
sbagliava, e ho pagato di persona. Adesso che i suoi cortigiani l'hanno
mollato, ricordo i suoi meriti, perche' e' giusto. Gli amici non sono
quelli che ti danno ragione quando comandi: sono quelli che ti restano
accanto quando gli altri si sono squagliati.
3) La sezione di Lotta Continua a cui sono iscritto, quella di Milazzo
provincia Messina, non mi ha mai autorizzato (Milano e Roma, coi loro,
sono state piu' generose) a lavorare per Berlusconi. Percio', con sommo
rammarico, non ho potuto farlo. Quando sono stato costretto ad
andarmene dal mio giornale "di sinistra" perche' difendevo i valori di
sinistra la' dentro, non sono andato a fare il transfuga dall'altra
parte: sono rimasto solo e disoccupato, orgogliosamente. Non voglio
stare a ricordare come si viva cosi': chi non lo capisce con le
viscere, non lo capira' mai a parole. Sono un compagno libero, non un
disertore.
L'anno scorso di questi tempi ho impostato una puntata di Link,
programma di tecnologie di Mediaset, sul centro sociale Auro di Catania
e sui giovani programmatori Linux che vi avevano costruito un
avanzatissimo web center, il FreakNet Medialab. L'Auro era a rischio di
chiusura ed era importante far parlare di loro; quelli di Link si sono
comportati bene e hanno fatto una bella puntata. Anche per questo,
niente soldi. Basta per dire che "collaboro con Berlusconi"?
* * *
Ecco, questa e' la mia difesa. Resta poco spazio per tornare al merito
della discussione su Avvenimenti: ma in fondo le cose importanti sono
state dette. Avvenimenti e' un giornale di sinistra e *quindi* non puo'
metterla in culo ai suoi lavoratori; se lo fa, non e' Avvenimenti.
Avvenimenti e' un giornale e non un bollettino sia pure "di sinistra";
se no, non e' Avvenimenti. Avvenimenti non ha nulla a che fare con
Minucci, Cossutta, "il centrosinistra e i giovani" e Nerio Nesi. Su
questo, a quanto pare, le idee divergono. Ai lettori io chiedo solo di
non fare i ponzi pilati. Pensando che il momento e' gravissimo, che
bisogna dar prova d'unita' (e io l'ho data) ma che alla fine non si
puo' combattere una guerra dai giardinetti.
Se vogliamo una cosa rassicurante e carina, che ci consenta di dirci
"oh come siamo rivoluzionari" e che pero' non faccia ne' bene ne' male
a nessuno, buon divertimento: io non ho tempo. Se invece vogliamo
costruire uno strumento serio professionalmente e civilmente unitario,
che raccolga le forze vere disponibili e non i vecchi baroni, allora
siamo qua. L'unica discriminante e' quella di sinistra, e cioe': "non
si prendono in giro i (nostri) lavoratori". Se no, non si ha il diritto
di parlare di tutto il resto. Su questo, io ho dato fiducia e non e'
stata corrisposta. Adesso, continuero' per la mia strada che mi sembra
piu' realistica, piu' vincente (con noi Avvenimenti e' cresciuto, coi
cortigiani no) e soprattutto piu' limpida.
* * *
Gambino, nella sua polemica, ha scritto qualcosa che mi ha fatto
seriamente riflettere. Io non trovo, come ho spiegato, che il livello
giornalistico di questo prodotto (lo chiamero' Avvenimenti-marrone, per
distinguerlo da quello d'antan, che era rosso) sia eccelso. Trovo
banale la copertina e trovo che il servizio principale sia un pastone.
Ci ho anche fatto su dell'ironia, trascurando una buona scheda (mafia e
terroristi in Svizzera) di Fusi che pure c'era e un buon direttore si
sarebbe giocato meglio. Il servizio in questione e' di Gambino e, lo
ripeto: non mi piace. Gambino, che nel resto della polemica e' molto ma
molto incazzato, su questo e' - direi - quasi distaccato: "Eh, gia', un
mio articolo. Come volete che Orioles possa parlarne bene?".
Eh, no, non ci siamo capiti. Io non ho alcuna stima delle capacita'
diciamo cosi' "dirigenziali" (troppo autistico, troppo caporalesco,
troppo greve) di Gambino. Ma come giornalista, nel suo settore, e' uno
dei migliori che io abbia mai conosciuto. Questo non lo dico ora: lo
dicevo, qui sulla Catena, un anno fa ("Piccolo dizionario di
Giornalismo. Inviato: Barzini a cavallo fra le fortificazioni di Port
Arthur. Hemingway a Madrid. Oppure Gambino a Timisoara") e un mese fa
("Subito dopo il libro di Travaglio, e' uscito un altro libro su
Berlusconi: Il Cavaliere B., di Michele Gambino. L'autore, che si
occupa di roba del genere da vent'anni, e' uno dei giornalisti italiani
che hanno ricostruito con piu' accuratezza e piu' costanza tutte le
tappe della carriera del datore di lavoro del signor Mangano e del
signor Dell'Utri, ecc.").
Il fatto che Gambino se ne venga fuori con un pastone generico per me
non era affatto scontato, e' una sorpresa. Questo fa riflettere me, e
dovrebbe far riflettere anche lui. La mia ipotesi e' che l'omologazione
e il cossuttianesimo, in cui altri nuotano come pesci felici, non siano
il suo habitat ideale. Le sue - e mie - radici non sono quelle. Le
nostre radici non prevedono affatto che un compagno che rompe le
scatole, senza tante raffinatezze, diventi uno che "collabora con
Berlusconi". Altre radici invece si'. E l'albero poi viene storto.
* * *
Dum Peretolae consulitur, Saguntum expugnatur. Mentre noi stiamo qui a
chiacchierare di tutte queste belle cose, in Italia sta passando il
colpo di stato. Aboliti i giudici, comprati i giornalisti, fra un anno
- o meno - questo non sara' ancora un paese fascista ma non sara' gia'
piu' un paese democratico. Un giornale di sinistra - un Avvenimenti
vero - in questo momento sarebbe necessario come il pane.
Non un piccolo ghetto autoreferenziale che non fa paura a nessuno, ma
un grande e popolare e giovane giornale, che riprenda la stagione del
vecchio Avvenimenti ma che vada molto oltre, che non usi il vecchio
nome per farsene un orticello chiuso ma che abbia anzi il coraggio di
lanciarne uno nuovo. Che viaggi su carta (anche in forme "strane" e
nuove) e insieme in rete, che trovi un modo diverso, meno gerarchico e
piu' orizzontale, di organizzare le funzionalita' al proprio interno e
fra se stesso e i lettori. Che sia realmente di sinistra, non
inventandosi l'ennesima giravolta ideologica ma semplicemente e
umilmente adottando nella propria concreta e quotidiana vita reale i
valori fondanti della sinistra: la democrazia, l'uguaglianza, il
rispetto per il lavoro.
Esistono le tecnologie, esistono le competenze tecniche, esiste un
target di mezzo milione di lettori per un progetto siffatto. La
sinistra italiana, che e' ancora fortissima nella societa' reale, e' -
qualitativamente e quantitativamente - al suo punto piu' basso di
proiezione nel sistema politico ufficiale. Per tre-quattro anni ancora
sara' rappresentata, in supplenza, prevalentemente da movimenti e
giornali. Attualmente la sinistra e' Repubblica, molto piu' che i Ds;
ed e' obsoleta. Oppure e' il boy-scout noglobal che pero', nei suoi
momenti alti, non ha un partito.
Bene. La sfida e' questa. Dobbiamo progettare e mettere insieme
qualcosa che abbia le ambizioni di Repubblica degli anni Settanta
(Scalfari piu' Carlo Rivolta), in cui cominci a incontrarsi un'area -
che finora non si ritiene tale - che va dalla guardia di finanza
pugliese al ragazzo che ha sfilato a Genova. E' un'area, con ogni
probabilita', quasi di maggioranza. Bisogna darle qualcosa che la metta
insieme prima che, liquefacendosi Berlusconi, i poteri forti passino
alla fase due.
E questo ora e' il lavoro da fare.
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Forza, Italia 1. Nominati i nuovi responsabili interni dei dipartimenti
di Forza Italia. Al Dipartimento Cultura hanno messo Dell'Utri. Quindi
Sgarbi, probabilmente, sara' finito all'Esazione Crediti.
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Forza, Italia 2. Il Presidente della Repubblica, dal Portogallo, fa
sapere che la sua recente affermazione sulla necessita' della divisione
dei poteri in democrazia "non aveva nesssun riferimento specifico ne'
tanto meno non dico polemico ma di attualita' con la situazione
Italiana". Detto questo Sua Maesta' e' ripartita per l'Italia,
imbarcandosi sulla corvetta Baionetta.
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Background. Nel 1820 il divario di reddito fra i paesi piu' ricchi e
quelli piu' poveri del mondo era di circa tre a uno; nel 1913 - dopo le
espansioni coloniali della seconda meta' dell'Ottocento - era diventato
di undici a uno. Due guerre mondiali dopo, nel 1950, il divario fra
ricchi e poveri era gia' triplicato: trentacinque a uno.
Negli anni Cinquanta e Sessanta numerosi paesi del Terzo mondo
ottennero l'indipendenza politica, ma non quella economica: cosi' nel
1973 (un momento peraltro alto del ciclo economico internazionale) il
divario era aumentato ancora: quarantaquattro ad uno. Nel 1992, ai
primordi della globalizzazione, il rapporto fra i redditi dei paesi
piu' ricchi e quelli dei paesi piu' poveri aveva raggiunto la seguente
proporzione: settantadue ad uno.
E' l'ultimo dato ufficiale disponibile: l'Agenzia Onu per lo Sviluppo
(a cui si debbono queste cifre) non ha ancora estrapolato gli indici di
divario per il decennio in corso. L'Islam e l'anti-Islam, in tutto
questo, non c'entrano per niente: e' la nuda aritmetica che infiamma le
popolazioni.
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Giornalisti. E' nato il giornalista elettronico, si chiama "Author", e'
estremamente efficaciente (una cartella in cinque secondi) e non ha mai
opinioni contrarie a quelle del governo o dell'editore.
"Author", infatti, e' un software sviluppato da due scienziati della
North Carolina University, James Lester e Charles Callaway: e'
programmato per convertire, mediante appositi algoritmi, una serie di
dati disordinati in una storia leggibile da qualunque lettore. E' in
grado di "imparare", cioe' di registrare in memoria il ritmo e le
occorrenze di un enorme numero di frasi tratte da modelli letterari e
giornalistici, e di servirsene con "intelligenza" nei momenti
opportuni.
Un uso tipico sarebbe di abbinarlo a un'agenzia (la Reuter, l'Ansa,
ecc.): il programma "legge" i flash, li memorizza, li coordina fra
loro, e alla fine comincia ordinatamente a comporre il pezzo, completo
di titoli e occhielli, come farebbe un qualunque buon giornalista.
Naturalmente - ma questa e' un'illazione mia - sara' possibile gestire
delle keyword per abbinare determinati concetti a determinate parole:
the word "pensionato", ad esempio, sarebbe automaticamente associata a
un capoverso (scelto da apposito database) sulle terrificanti
conseguenze delle pensioni sociali per l'economia.
Cosi', dopo anni di tentativi - non sempre riusciti - basati sulla
castrazione di esemplari umani, gli editori sono riusciti a creare il
Giornalista Perfetto. Non e' stato facile: ma finalmente ci siamo
arrivati.
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Rispetto all'inizio dell'anno, e' diminuito significativamente il tempo
medio dei collegamenti all'internet dall'Italia, passato dai 46 minuti
di gennaio ai 38 minuti di adesso.
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Uno dei miei redattori, anni fa.:
piacere. e' iniziato alle ore sette del mattino quando mi e' stato
detto: oggi per lei e' festa. Effettivamente e' gran festa. Nel giro di
poche ore sono passato da una selva oscura al paradiso. Ho iniziato a
muovere i primi tasti al computer. Descrivere le sensazioni che sto
provando mi e' difficile. L'unica parola che posso dire e' che sono
rinato. Fino ad un anno fa, prima di arrivare alla Seconda Casa
Circondariale di Palermo mi era impensabile pensare di guardare il
monitor e scrivere un mio articolo. Oltre sentire il caos cittadino e'
l'inizio di un futuro senza sbarre, proiettato verso il mondo del
lavoro. Tutto cio' oltre che per me, anche per la mia famiglia e'
motivo di grande soddisfazione. Il solo pensiero di potermi vedere per
sole due ore ogni quindici giorni e sapendo che dovevo ritornare in
quella stanza, li rattristava profondamente. Adesso i loro visi
esprimono gioia da ogni singolo poro, soprattutto perche' sanno la
felicita' che sto provando.
Il 1997 e' l'anno piu' importante della mia vita, l'anno della fiducia
e dei cambiamenti, della rinascita e dell'ottimismo. Prima di essere
trasferito a Palermo ero molto sfiduciato del lavoro di reinserimento
svolto dagli addetti ai lavori; oggi per mia fortuna ho dovuto
ricredermi e ho ricordato a me stesso che non bisogna mai
generalizzare. Anche in questo ho ricevuto una buona lezione di vita
che non potrei mai dimenticare . Da adolescente volevo diplomarmi in
ragioneria, ma col passare degli anni ho lasciato nel dimenticatoio
ogni sogno, perche' pensavo che per cio' che facevo non mi sarebbe
servito a nulla. Durante questa detenzione ho ripreso gli studi e nello
scorso mese di luglio ho conseguito il diploma di ragioniere. Ho
superato molti ostacoli all'interno degli Istituti di Pena, soprattutto
in quelli dove non e' consuetudine che un detenuto studi. Ce l'ho fatta
anche perche', da quando ho preso la decisione di riprendere gli studi
ero consapevole che un risultato finale positivo sarebbe stato il
lascia passare per un futuro meno tetro del passato.
Pero', devo ricordare che ho avuto un aiuto non meno importante del mio
impegno e volonta' da alcuni docenti volontari, soprattutto da parte
del professore V. che due volte la settimana veniva da Trapani a
Palermo per darmi delle lezioni. Questo suo sacrificio mi ha scosso
profondamente e mi ha fatto riflettere molto sul mio comportamento
verso il prossimo, soprattutto mi sono posto una domanda: io l'avrei
fatto per un altro essere umano? In verita' non saprei, ma sono certo
che le premesse sono ottime. Il volontariato e' molto utile perche' non
solo da' un aiuto indispensabile ma riesce a trasmettere molto sul
piano morale e sul modo di vivere.
Ringraziare queste persone che hanno fatto tanto per me non e' facile,
forse il modo migliore e apprezzabile sono queste mie parole,
soprattutto testimoniargli che il proprio operato non e' stato vano; ha
dato dei buoni frutti. Un grazie di cuore a tutti voi.
Antonio Alessandro C.>
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La lettera (pubblicata la settimana scorsa) con cui "un gruppo di
giornalisti e lavoratori di Avvenimenti vero" invitava a "diffidare
dalle clonazioni" era firmata da:
Adele Adeni, Simona Baccante, Andrea Badiali, Stefano Badiali, Daniela
Baldas, Barbara Benedetti, Francesco Carra' (francescocarra@yahoo.it),
Laura Cortina, Claudio Fabretti (claudiofab@yahoo.it), Marco Giannini,
Silvia Hassler, Giuliano Lanza, Massimiliano Luchetti, Bianca Madeccia
(madeccia@tiscalinet.it), Stefania Marra, Mirella Montesi, Silverio
Novelli (silverio.novelli@tin.it), Anna Ottaviano
(mauroeanna@inwind.it), Paolo Petrucci (p.petrucci@tiscalinet.it),
Massimo Quinzi, Adriana Ranieri, Tiziana Ricci (indream@tiscalinet.it),
Antonio Roccuzzo, Monique Silveri, Gianandrea Turi
(gianturi@tiscalinet.it), Daniela Valenzi.
________________________________________
In relazione allo stesso argomento, invece, momar@mclink.it
sinteticamente wrote:
ricc@libero.it . Oggetto: hai roto il cazzo>
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* * *
"In guardia, messere! Il sole di domani illuminera' uno dei nostri due
cadaveri!"
"Mmm... Cumpari, e se domani chiovi?"

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