Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 194

1 settembre 2003 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


Sono rientrati dalle ferie novanta milioni di italiani, fra cui
sessanta milioni di esseri umani e trenta milioni di automobili.

A Sant'Ilario non c'e' mai stato un omicidio a memoria d'uomo. Ci sono,
questo si', numerosi furti di biciclette (almeno tre all'anno) e nel
'94 ci fu quella terrificante scazzottatura in piazza in cui il figlio
del tabaccaio perse un dente: i due carabinieri della stazione non
riuscirono a ricostruire la genesi dell'atto criminoso, ma in paese si
mormora che tutto nacque da un complimento di troppo alla ragazza di
Gianni, che e' un tipo impulsivo. A parte questo, la gente dice "scusi"
e "per piacere" e quando qualcuno tampona qualcun altro si scende, si
tira fuori il modulo dell'assicurazione e si comincia a discutere
civilmente, non senza offrirsi un caffe'. Capirete che mi sono sorpreso
quando, uscendo dal Bar Sport, mi ritrovo un bel "A MORTE TUTTI" a
spray sul muro. Attraverso la strada, e per poco non vengo messo sotto
da Ninetto che se ne va in giro col triciclo del pane. Ninetto? Capelli
a zero, svastica sulla maglietta, una gran catenaccia alla cintura...
"A Nine'! Ma come ti sei conciato?". Passa il dottor Paloscia, il
farmacista: braghe mimetiche, rayban, bomber "Search&Destroy"... boh,
un po' originale, a sessant'anni. Ninetto sorride, mi fa: "Scusi
profess... no, volevo dire: va 'mmori' 'mmazzato!". Intanto sul
marciapiede arrivano due ragazzini: uno dei due si fruga accuratamente
in tasca, tira fuori mezzo mattone, lo tira sulla vetrina del Bar Sport
- oddio: s'e' incrinato il vetro - poi entra tranquillamente, chiede
"Latte e brioche, per favore" e mette le monetine sul bancone. Il
barista, sorridendo, lo serve. Insomma.
Siccome, come sapete, da giovane ho fatto anche il giornalista m'e'
venuta voglia di scoprire che cavolo sta succedendo in paese. Gente che
si minaccia col cacciavite, bande di ragazzini che si affrontano
minacciosamente ai giardinetti, anziani signori che improvvisamente si
afferrano l'un l'altro per il bavero della giacca: e il vigile che
lascia correre, come se non ci fosse. Ed ecco i risultati
dell'inchiesta.
Giorno 28, alle ore 23.30 nel retrobottega del Bar Sport sito in piazza
Roma 3, ha avuto luogo una riunione segreta indetta da Massimo il
barista, dal professor Bonafe', dal dottor Paloscia, dal ragionier Del
Bono e da alcune altre autorita' del paese. Ordine del giorno: il
Sant'Ilario Footbal Club, che milita valorosamente in serie D2 e ogni
anno riesce fortunosamente (di solito con gol di spareggio e monetina)
a non essere retrocessa in serie E. "Quest'anno dobbiamo andare sul
sicuro - ha proclamato il barista - Organizziamoci a partire da ora non
solo per restare in D, ma addirittura per salire in C!". "E come?
L'anno scorso abbiamo fatto tre gol in tutto il campionato!". "Non li
leggi i giornali? Ci facciamo promuovere per motivi d'ordine
pubblico!". Tutti sono rimasti fulminati dall'idea. "Vuoi dire che..."
ha mormorato il ragioniere. "Certo! Si devono spaventare, alla sola
idea di quel che puo' succedere se non ci mandano in serie C!". "Ma
scusa... qui non succede mai niente... come si fa a fargli prendere sul
serio...". "Dobbiamo cambiare metodo! Dobbiamo ter-ro-riz-zar-li! D'ora
in avanti qua dev'essere peggio del Bronx!". "Se ho capito bene -
interloqui' il professore - si tratterebbe dunque di assumere una sorta
di mutazione antropologica tale da pervenire a quella che definirei, se
i nostri amici me lo consentono, una sorta di imbarbarimento indotto!".
"Ehm... insomma, una cosa del genere". "Bene! Allora, Massimo, sai che
ti dico? Sei uno stronzo!". E tutti sorrisero soddisfatti.

Le lucciole. Gl'italiani, da molto tempo, non cantano piu'. Io sono
arrivato ancora a vedere il "contrasto" in un'osteria presso Siena,
forse nel '67: un tizio entra, si volge con aria burbanzosa a un altro
avventore suo conoscente e gli declama contro un'ottava ariostesca,
improvvisata li' per li'. L'altro deve rispondere letteralmente per le
rime, con un'altra ottava. Vince quello che riesce a rispondere sempre
perfettamente in versi. E' ammesso qualche endecasillabo zoppo o monco
(ma non sempre), ma sulla struttura e la rima il pubblico e'
inflessibile: esitare un minuto e' gia' segno di prossima sconfitta. Di
mestiere, per lo piu', i contrastanti erano 'ontadini. Da noi, in
Sicilia, non si arrivava a queste altezze; a ogni festa pero' c'era
sempre qualcuno che improvvisava un lungo brindisi in rima, e il
festeggiato era tenuto a rispondere, o quantomeno a provarci. Un
bellissimo mito del mio paese e' la morte del dottor Z., che a un
capodanno particolarmente sibaritico alzo' il bicchiere per rispondere,
fisso' il suo interlocutore con sforzo, articolo' "Bevu all'amici miei
con 'stu buccali...", resto' assorto un attimo a cercare la rima e
s'abbatte' fulminato sul tavolo, ucciso dall'eta' tarda e dal vino. "On
oi theoi philousin...". Una morte invidiata.
Va bene, non mi ricordo piu' di che cosa stavamo parlando. Gl'italiani
una volta cantavano e ora non cantano piu'. Una volta brindavano in
versi, e adesso ciccia. Ah, ecco: una volta giocavano a football, e ora
non giocano piu'. Per "giocare a football" intendo sia i nostri
pomeriggi dietro a una palla che le serate di mio padre e i suoi amici
davanti alla tv. Ci metto anche la schedina della domenica sera, parte
costitutiva (ah, quel povero sogno: che pero' richiedeva anch'esso
delle conoscenze, una sua "cultura") dell'identita' italiana. E' bello
che lo sport popolare sia stato il calcio, qui da noi in Italia. Uno
sport collettivo, da polis, in cui c'e' il centravanti brillante ma
pure il duro terzino, e il mediano che tiene l'area e il portiere
ultima difesa. Ettore e Achille, Nestore e Aiace; uno sport colto, da
popolo antico, altro che le bastonate a una palla in mezzo a un
quadrato di mammalucchi. E il calcio, come le canzoni e il contrasto,
non c'e' piu'. Se fossi un ragazzo e dovessi rioccupare la mia scuola,
stavolta non organizzerei il collettivo, dentro il liceo occupato: ma
una bella e sovversiva partita, undici contro undici dietro un pallone
e niente politici e manager a rompere le palle e a sporcare tutto.

Campionato. "Al quindicesimo del secondo tempo, ecco l'avvocato che
passa al cancelliere che passa al giudice che passa all'usciere che
dribbla il procuratore.. carta bollata... gol! Gool! Al quindicesimo
del secondo tempo velocissima azione degli etnei che passano in
vantaggio con un imparabile tiro del bollavanti Garbuglia, qui Catania
e' tutto a voi studio.

Quest'anno, per non scontentare nessuno, le squadre di serie B verranno
promosse tutt'e 24 in serie A. Lo stesso per le serie inferiori. In C
restera' solo il Cuneo.

Blackout. La privatizzazione soffoca la tecnologia, produce poco e male
e spreca buona parte del prodotto in reti distributive obsolete.
L'occidente non e' piu' in grado di produrre spontaneamente (per la
prima volta nella sua storia) l'energia che gli occorre: E allora? La
produrra' forzosamente, con il ritorno al nucleare. Qui non occorre
alcuna interazione fra societa' e mercato perche' il sistema funzioni:
si produce e basta; la quantita' del prodotto e' tale che il problema
non e' piu' di "coltivazione" ma solo di incanalamento. Non e' la prima
volta che l'umanita' piomba in una scelta del genere. Puntare su ulivi
e fichi "compatibili", su terreni irrigati individualmente e autonomi
l'uno dall'altro, oppure centralizzare tutto il sistema, irrigando da
un centro e distribuendo piramidalmente il prodotto ammassato? E'
esattamente la differenza fra greci e assiri. Questi ultimi apparivano
i piu' vincenti, a suo tempo: una bella "societa' idraulica", e non se
ne parla piu'. Noi adesso pero' utilizziamo ancora cultura greca,
mentre degli assiri (e degli egizi, dei babilonesi ecc.) non si parla
piu' da un bel pezzo.
Dov'e' il trucco? Una societa' idraulica ha bisogno di guardie,
faraoni, palazzi reali, piramidi, religioni "pesanti", reggimenti,
mura; tutta roba che costa soldi, e che fra l'altro impedisce lo
sviluppo dei software individuali cui poi diamo il nome di civilta'.
Una societa' nucleare e' una societa' idraulica aggiornata, in cui il
principale problema (e poi l'ideologia, e infine la religione) e' la
sicurezza del centro rispetto al "terrorismo" (ai barbari del nord,
agli Hyksos, agli elamiti, a tutto cio' che sia esterno). Soluzione:
una grande muraglia e una buona polizia segreta. Non servono a niente,
ma che altro potrebbe fare un povero imperatore?
* * *
La storia, nella sua ironia, da' dei segni graziosissimi se uno ci sta
attento. Il blackout piu' politico, d'un paio d'anni fa, e' stato
quello della California. I piu' avanzati del mondo, eppure sono rimasti
senza luce semplicemente perche' i vari notabili a cui erano stati
regalati i vari acquedotti (la privatizzazione dell'energia) non
avevano alcuna voglia di spender soldi per mantenerli efficienti. La
California e' uno stato relativamente civile, in cui il dibattito e'
abbastanza avanzato per essere un dibattito americano. Alla fine, la
parte piu' benestante della popolazione ha deciso di candidare alle
elezioni Schwarzenegger, muscoloso gladiatore da poco importato dai
Germani. Non inventera' niente, ma terrorizzera' i nemici (interni e
esterni) che sono l'unico problema ormai percepito dalla comunita'.
Tutti gli imperi idraulici alla fine sfociano in Caracalla.

Tornano, ritemprati dalle vacanze, i grandi e scaltri politici a
"occuparsi" volenterosamente della sinistra. Il primo: "Non si puo'
confondere l'Ulivo con i manifestanti di qualche corteo. Noi non
abbiamo nessuna ossessione contro Berlusconi". Noi no, ma lui dovrebbe
sognarselo di notte, per le fregature che ne ha avuto. Il secondo:
"Pensione cinque anni dopo? Perche' non ne parliamo?". Qui il tentativo
d'inciucio e' callidamente rivolto - se non andiamo errati - non verso
l'obsoleto Cavaliere ma verso gli astri sorgenti Casini e Fini. Il
terzo... il terzo e' direttamente Giuliano Amato, che Repubblica tira
spietatamente fuori dalla cripta per proporlo nella prima (di, ahime',
temo molte) intervista della serie "centrosinistra, ulivi, mondo e
dintorni". Intanto, per completare il quadro d'antan, al vecchio hotel
Rafael ricominciano i furti. Stavolta sono ammancati tre quadri
antichi. Investigatori perplessi: porte e finestre intatte, e nessun
segno d'effrazione. Secondo l'ispettore Gimko, il mariuolo e' passato
attraverso i muri.

Campbell. E' quello che sta rovinando il povero Blair. Una specie di
Velardi, pero' furbo.

Largo ai giovani 1. In Italia non riescono a trovare lavoro un ragazzo
su quattro e una ragazza su tre sotto i venticinque anni. Il peggior
tasso di disoccupazione giovanile (27 per cento) del continente, quasi
il doppio della media europea.

Largo ai giovani 2. Negli ultimi nove anni (parte di centrosinistra e
parte di centrodestra) l'assicurazione dei motorini e' aumentata
tranquillamente del 1900 per cento.

Emissioni. Sono usciti i primi francobolli dell'Unione europea, ognuno
dedicato a un personaggio diverso. Quello da un euro porta l'immagine
dell'attuale presidente, con sotto la scritta: "Attenzione: sputare
dall'altro lato".

Elementare. Secondo il professor James Watson dell'Universita' di
Cambridge la stupidita' e' determinata principalmente dal Dna. Restano
pertanto escluse le cause esogene: televisione, pubblicita',
conformismo sociale, bombardamento mediatico fin da piccoli, ecc.

Incontri. S'incontrano Bush, Eltsin e Berlusconi. Bush: "I think so".
Eltsin: "I think so, too". Berlusconi: "I think so, three".

Michele wrote:
< Figuriamoci se tocca a me difendere D'Alema, pero'... Il presidente
dei Ds ha commesso una serie di errori (bicamerale, silenzio sul
conflitto d'interessi, piu' in generale aver ritenuto che Berlusconi
fosse un interlocutore credibile), ma di qui a scrivere che e'
d'accordo con Berlusconi ce ne passa. Eletto a Gallipoli grazie ai voti
di Berlusconi? Ma se quello e' andato in Puglia a fargli comizi contro!
Da dove sono usciti i suoi voti? Cofferati ha chiamato personalmente
tutti i quadri Cgil pugliesi per chiedergli un contributo alla campagna
di D'Alema. Cofferati e d'Alema, nella loro diversita', sono dirigenti
con la D maiuscola e nel momento della battaglia scendono in campo
uniti e per il bene comune, lasciandosi alle spalle i personalismi.
Dire che i voti di D'Alema sono di Berlusconi sarebbe come dire che i
voti di Bertinotti vengono da Forza Italia per dividere l'Ulivo. Non
diciamo sciocchezze >

diego wrote:
< Ministri, sottosegretari, capigruppo, portaborse, uscieri, etc. etc.
stanno perorando la causa di varie societa di calcio, approfittando del
decreto governativo (ad agosto non c'e' tempo per stanziare soldi per
gli anziani che muoiono di caldo o per chi non e' in vacanza perche'
non ha un lavoro, ma per i decreti salva-calcio si'). Non e' che
qualcuno si sta tenendo buoni gli elettori di Roma, Napoli, Cosenza,
Catania, ecc? La Roma e il Napoli non vengono radiate "per motivi di
ordine pubblico". Significa che se a Firenze l'anno scorso avessero
minacciato di bruciare la citta' la Fiorentina oggi esisterebbe
ancora? >

alessandro.paganini@iol.it wrote:
< Il presidente del consiglio propone l'innalzamento dell'eta'
pensionabile. Strano. Non mi sembra di ricordare il punto fra quelli
del "contratto con gli italiani". Aaah, ora che ci penso, il "piano di
rinascita democratica" della P2 recita testualmente: "il divieto del
pagamento di pensioni prima dei 60 anni". Tutto spiegato! Il grande
statista deve solo aver fatto confusione fra i due contratti: quello
con la P2, e quello con gli italiani >

Viviana wrote:
< Sulle pensioni cadde il primo governo Berlusconi. Nutriamo speranze >

vincenzo wrote:
< In un bel libro, "Shakespeare nostro contemporaneo" di Jan Kott, c'e'
una pagina sull'interpretazione del Riccardo III come
despota-tiranno-buffone. Ma la sua buffonaggine nulla toglie alla sua
ferocia. Il potere come recita astuta e spietata >

renata francesco tania simona (da Chatila) wrote:
< Sono quasi le 13 e aspettiamo che arrivi il gruppo dei bambini per
cominciare il lavoro. Ma al campo c'e' aria di agitazione: in giro per
il campo ci sono gli uomini della compagnia dell'elettricita' libanese.
Consegnano avvisi di pagamento e dopo aver staccato la luce a tutto il
campo tagliano i fili della luce lasciando molte case al buio. A noi e'
stato detto di chiuderci dentro, di non aprire a nessuno, e cosi' siamo
rimasti tutto il pomeriggio nel nostro ricovero, nascosti dietro la
tenda senza ventilatore ed e' pure saltato il laboratorio. Tra due
giorni partiremo per il summer camp, organizzato dalla Palestinian
youth organization, l'associazione che ci ospita; in una localita' di
montagna ad un'ora da Beirut, 200 ragazzi e ragazze palestinesi
provenienti da Libano, Siria, Giordania ma non dalla palestina si
riuniranno per partecipare a 2 settimane di incontri sulla resistenza
palestinese, il ruolo delle donne, i giovani e i movimenti sociali...
Nel programma del summer camp ogni giorno avremo 4 ore per continuare
il nostro laboratorio. Probabilmente riuniremo grandi e piccoli in un
unico gruppo. Il lavoro procede molto bene anche se siamo molto
stanchi. Le giornate sono pienissime tra laboratori, incontri, giri.
Stiamo imparando moltissimo dagli uomini, le donne, i bambini di qui.
Speriamo di saper riporatare in Italia le loro voci. Un abbraccio (ps:
nel pomeriggio gli uomini erano di nuovo sui tetti a riallacciare la
luce) >

***

Dalle parti di Roma, dov'e' gia' autunno
e il vento, la mattina, porta un'umidita' pensierosa,
e' l'ora in cui si affollano sul fiume,
venendo dalla foce del Tevere, i gabbiani.
Chissa' - viene il pensiero - se qualcuno di loro
e' passato volando sopra di te,
e tu l'hai visto...
E' ancora estate, attorno a te, e la figura graziosa
forse in quest'attimo odora d'acqua di mare.
Io spero che qualcuno di loro, amico dei poeti,
arrivi nel suo volo a gridarti qualcosa.
Noi lo sappiamo bene, noi che voliamo
- ti dicono - quant'e' difficile incontrarsi su in alto,
per gli esseri che volano; ed e' raro
che scendano le dee per farli avvicinare
come per caso; ed e' triste deluderle,
respingendo per pigrizia i loro doni.
O forse - ma e' possibile? - non sai
la lingua dei gabbiani: e li guardi volare
senza capirne le parole, e di loro non senti
nel cielo immobile che strida senza valore.

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