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Catena di SanLibero n. 191

11 agosto 2003 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


Estate. "Associazione a delinquere di stampo antimafioso": e' il reato
contestato dal governo - secondo la nuova normativa - all'ex
procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli. Secondo alcuni
pentiti, l'uomo alcuni anni fa si sarebbe piu' volte incontrato col
boss antimafioso Giancarlo Caselli, del clan Procura di Palermo. Il
Caselli, noto agli inquirenti da oltre dieci anni, era stato uno dei
principali complici del noto Giovanni Falcone, di cui avrebbe
continuato a portare avanti gli "affari" dopo che il Falcone perse la
vita in un incidente autostradale nei pressi di Palermo. "La nuova
legge - ha dichiarato il portavoce di Forza Nostra - intende stringere
il cerchio attorno ai cervelli occulti dell'antimafia". "L'antimafia -
ha incalzato il responsabile giustizia di Cosa Italia - non e' composta
solo da sbirri e carabinieri ma anche da insospettabili "colletti
bianchi" che ne sono in realta' l'elemento piu' pericoloso".

Palle. Il calcio, naturalmente, in Italia non esiste piu' da diversi
anni ed e' semplicemente una delle tante branche della "new economy":
bilanci falsi, giochi in borsa e attivita' fasulle. "Panem et
circenses": con la differenza che il panem, in euri, costa il doppio di
prima e per vedere i circenses spendi un sacco di soldi per la pay-tv.
Forse si salva il Chievo, ma tutti gli altri sono bande di imbroglioni.
Percio' non varrebbe la pena di parlare degli "scandali" (in realta',
la normale imprenditoria italiana, che qui si mostra piu' al naturale).
Mi diverte moltissimo pensare che i primi a uscire nudi dello scandalo
sono stati gli imprenditori-manager del Catania. Una squadretta da
serie D, con l'unico atout d'una tifoseria piu' teppista di altre, che
a un certo punto pretende di salire in serie B, non avendocela fatta a
pedate, a colpi di carta bollata. La federazione calcistica (altra
bella cordata di marpioni) cartabolleggia di rimando; e qui scoppia la
guerra.
A Catania la brava ggente, che vota senza un rimorso al mondo per i
peggiori ladroni e a volte per i mafiosi, sul calcio si mobilita in
massa: urla, cortei, vagoni di coglionazzi che partono tutti incazzati
per protestare a Roma. Il "caso Catania", appunto. Di caso Catania, per
la verita', i nostri sette lettori ne sentono parlare da tre anni:
magistrati che hanno rapporti con mafiosi, politici che li sostengono,
Procura porto di mare, i pochi giudici che protestano minacciati a
furor di politici di deportazione. Va bene. E dopo tre anni di questa
storia, finalmente esce una dichiarazione di un magistrato catanese: e
non un magistrato qualunque, ma nientepopodimeno che il procuratore
generale della repubblica, Ecc.mo Dott. Proc. Giacomo Scalzo.
"Giustizia! - proclama il valoroso togato - Sul caso Catania deve alla
fine prevalere la giustizia!".
Era ora! Una citta' non puo' andare avanti con un palazzo di giustizia
sospettato, col "caso Catania" appunto. Meglio tardi che mai, ma alla
fine almeno uno dei responsabili del Palazzo se n'e' accorto, e ora
finalmente alza la voce a chiedere giustizia.
Disgraziatamente, il caso Catania per cui il dottor Scalzo s'entusiasma
non e' affatto quello di politici e mafiosi, ma quello della squadra di
calcio. Per la squadra di calcio, e non per la giustizia sputtanata, il
magistrato catanese alza la voce. "Il minacciato o paventato decreto
legge Urbani renderebbe un cattivo servizio al principio di legalita',
creerebbe confusione!". E uno: il massimo magistrato cittadino
mobilitato come un ultras qualunque per il Catania Calcio. "Per fortuna
- aggiunge Scalzo - un uomo politico con alto senso dello Stato, il
vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, e' contrario al decreto".
E due: un giudice in servizio che corteggia un politico, senza
vergogna. E tre: l'intervista in questione esce sul quotidiano locale
che da almeno vent'anni difende tutti gli imprenditori collusi. Ma c'e'
un quarto punto, il piu' desolante di tutti. "Avanzo una modesta
proposta: devono andare via i quattro Cavalieri dell'apocalisse,
Pescante, Petrucci, Carraro e Matarrese, i quali per il bene dello
sport devono essere allontanati".
A Catania, l'espressione i "quattro Cavalieri dell'apocalisse" ha una
sua storia precisa, e insanguinata. "I quattro cavalieri
dell'Apocalisse" e' il titolo che Giuseppe Fava sparo' in prima pagina
sui Siciliani per denunciare i quattro imprenditori collusi - Rendo,
Graci, Costanzo e Finocchiaro - che "con la complicita' della mafia"
(come disse il generale dalla Chiesa) portavano avanti i loro affari.
Dalla Chiesa fu assassinato pochi mesi dopo aver detto queste parole.
Giuseppe Fava fu ucciso esattamente un anno dopo quella copertina.
Decine e decine di giovani, centinaia di cittadini, fecero - dopo la
morte di Fava - di quelle parole la loro bandiera. Lottarono e
lavorarono, con sacrifici immensi ma sempre illuminati da quel dovere,
finche' i "quattro Cavalieri dell'apocalisse" non furono spazzati via.
Ne' il palazzo di giustizia catanese, ne' in particolare il dottor
Scalzo, ebbero gran parte in quella battaglia, che lasciarono isolata e
negletta per oltre dieci anni. E ora, tanti anni dopo, finalmente
Scalzo s'accorge dei Cavalieri; ma non i Cavalieri veri, quelli che
facevano paura, bensi' i cavalieri pallonari.
Un giudice viene mandato via da una citta' quando il suo comportamento
risulta "incompatibile" con la citta' per comportamenti magari non
illegali ma comunque non usuali. Nel caso di Scalzo, vale l'oppposto:
egli e' fin troppo compatibile con la Catania peggiore, quella che fa
casino per una squadra di calcio e nel frattempo tollera gli affari
piu' loschi e piu' penosi. Non possiamo pertanto chiedere, al Csm o al
Presidente Pertini, l'allontanamento di Scalzo. Per coerenza, chiediamo
dunque che egli venga invece nominato d'autorita' sindaco di Catania.
In quale lista? "Forza Catania" o "Falange rossazzurra", a sua scelta.
* * *
A darmi la prima notizia di questo scandalo e' stato un coraggioso
collega catanese, il giornalista Marco Benanti. Tre anni fa fu gia' tra
i primi a smascherare il caso Catania, quello vero. Da allora, egli e'
oggetto di una fredda e calcolata persecuzione per impedirgli di
scrivere e possibilmente di fare il giornalista. Attualmente per
sopravvivere - mi dicono - quando puo' fa l'operaio. Segnalo questo
caso alla Federazione della Stampa, se esiste ancora. Alla Federazione
ricordo che gia' otto giornalisti antimafiosi sono stati assassinati
dalla mafia in Sicilia senza che essa abbia mosso un dito, durante la
loro vita, per sostenerli. E adesso c'e' Benanti. Colleghi del
Sindacato, non copritevi di una nona vergogna.

(...)


Soggettivamente. "Sono povero": lo pensa un italiano su due, secondo
un'indagine Isae sulla "poverta' soggettiva". Per il 51,4% degli
intervistati lo stipendio "non basta mai". Beh, non si puo' dire che
questo sia uno scoop.

Oggettivamente. A Milano, secondo la Camera di commercio, qualunque
impiegato e' in condizioni di comprarsene una. Basta impegnare l'intero
stipendio per circa sedici anni, rinunciando a mangiare e vestirsi per
questo lasso di tempo.

Americhe. Assassinato a Barranquilla Carlos Barrero, 45 anni, delegato
sindacale. Freddato mentre tornava a casa da killer degli "squadroni
della morte", formazioni paramilitari diffuse in quasi tutta l'America
Latina. E' il 497mo sindacalista ucciso in Colombia negli ultimi tre
anni.

Cronaca. Molta ironia sui giornali per il ragazzino bergamasco - molto
abbronzato - picchiato al grido di "sporco negro" da un branco di
razzisti a Rimini. Cent'anni fa i bergamaschi venivano picchiati al
grido di "macaroni'", in Francia, anche se erano chiari di pelle. Il
colore e' un optional, basta aver l'aria di un povero per risvegliare
certi istinti.

ivanvirgilio@virgilio.it wrote:
< A proposito della sinistra e delle "tolleranze" con la mafia. Non
capisco una cosa. Quando Claudio Fava e' stato Segr. Regionale Ds la
lotta alla mafia e' sicuramente diventata la priorita' della sinistra
siciliana. Avveniva pochi anni fa. E tuttavia questo non ha pagato, e
lui, dopo la sconfitta del suo partito per non ricordo quale elezioni
(mi sa le ultime europee) si e' dovuto dimettere. Che cosa non ha
funzionato? Non e' che noi (la societa' civile, i movimenti, tutti
coloro che giustamente si incazzano per vicende come quella di
Crisafulli) non l'abbiamo, dentro e fuori il partito, sostenuto a
dovere? >
* * *
I "movimenti" palermitani hanno sostenuto la candidatura di Cocilovo,
il sindacalista che si vendeva gli scioperi. Se la "societa' civile" e'
questa, figuriamoci quella incivile.

saxfi@tiscali.it
< ieri fermati i pacifisti che dimostravano contro il muro della
vergogna in palestina. domenica vado a bethlehem ed al qalil (hebron).
a presto da filippo, siciliano a roma >

Ing. Lodovico Bonfiglio wrote:
< Si potrebbe realizzare una centrale idroelettrica nello Stretto di
Messina o in siti dove ci sono forti correnti marine, utilizzando un
mio brevetto: una particolare turbina che, posizionata in mare, genera
elettricita' dall'energia del mare. Il dispositivo immette l'acqua in
un convogliatore tipo imbuto, che ha all'interno delle pareti un
sistema che mette subito in rotazione l'acqua, dandone un verso, che si
va a convogliare con potenza in un cilindro, nel quale si trova
orizzontalmente un'elica da cui tramite un giunto cardanico l'energia
rotatoria arriva ad un generatore elettrico. Da stime ENEA, lo Stretto
di Messina ha una potenziale energetico paragonabile alla diga delle
Tre gole sul Fiume Azzurro in Cina: 18.200 megawatt, pari a quello di
18 centrali nucleari. Se costruissimo una centrale da 200 megawatt, che
costerebbe circa 100 milioni di euro, si fatturerebbero circa 500
milioni di euro all'anno >

Paolo wrote:
< Da molto tempo penso che l'on. D'Alema sia il miglior alleato di
Berlusconi. Non e' mai stato chiaro, ad esempio, da dove siano venuti i
voti che gli hanno permesso di vincere nel collegio di Gallipoli contro
il candidato della Cdl Mantovano. Per questo ritengo che i compromessi
con questo personaggio siano sostanzialmente compromessi a favore di
Berlusconi >

antonino wrote:
< Una storia che gira in Fiat riguardo alla differenza tra Ghidella (un
ingegnere, un "tecnico" che sapeva fare e amava le automobili) e Romiti
(un finanziere, quasi un biscazziere!). Ai tempi di Ghidella le auto si
facevano cosi': per poter vendere, che so, una Fiat Uno, questa non
poteva costare (per esempio) piu' di 100. Tolto il costo di
progettazione, di sperimentazione, di produzione e di marketing
ottenevo il mio guadagno come azienda. Quando e' arrivato Romiti il
ragionamento e' diventato: una Uno per vendere non puo' costare piu' di
100, io (Romiti) voglio guadagnarci 30, per cui avete 70 per realizzare
la vettura! La differenza di fondo e' notevole e spiega perche' la Fiat
ha perso mercato, mentre gli azionisti (quelli grossi!) ci hanno
guadagnato uno sproposito! Infine, sulla Gingo. Il nome Gingo non e'
stato scelto da nessun manager Fiat, bensi' da una societa'
multinazionale (la Nomen) in "naming", ovvero nell' inventare i nomi.
Sembra che il nome Gingo non piacesse a Morchio (oltre che al 90% dei
dipendenti Fiat), che ha approfittato della "minaccia" di Renault per
imporre il cambiamento in Panda, che invece e' molto amato in tutto il
mondo (oltre che essere la scelta piu' logica!). Infine, permettimi una
punta di italico orgoglio (per una volta!): scrivi che il nuovo modello
e' molto simile alla Twingo... beh, lasciami dire che non c'entra nulla
ne' come "forma" ne' come "sostanza". La Gingo-Panda, vicissitudini sul
nome a parte, e' una *vera* automobile (cioe', io mi fido di andarci,
che so, da Torino a Catania), mentre la Twingo, mi scuseranno quelli
che l' hanno comprata, e' proprio una scatoletta!! :-) > c

pino wrote:
< Il problema non e' tanto battere Berlusconi con i girotondi ma
evitare che poi i soliti gattopardi siedano in salotto con i presunti
"sconfitti". Questi gattopardi in Sicilia hanno nomi precisi: da
Ciancio a Bianco, da Cocilovo a Beretta e lasciamo perdere l'album di
famiglia.
Qualcuno avra' la forza di ricordare ai soloni della sinistra che se
oggi Lombardo difende Cuffaro e' anche merito di quel presidente della
regione e di quel segretario diessini che hanno consentito a Toto'
"vasavasa" di restare saldamente in sella al piu' strategico degli
assessorati regionali "agricoltura" sia col centrodestra che col
centrosinistra? Ci sara' un compagno a ricordare ad alta voce che se
Castiglione oggi blatera contro quel pericolo comunista-anarcoide di
Nico Marino e' anche grazie al sottile lavoro di delegittimazione degli
apparatinick della sinistra catanese che hanno sposato il silenzio
sulle villette e le straducole di San Giovanni La Punta inibendo ogni
tentativo di indagine e di disvelamento della perniciosa consistenza
del Caso Catania? C'e' qualcuno che vorra' ricordare alla sinistra che
il congresso dei verdi e' stato vinto da una fazione appoggiata da un
luogotenente di Santapaola di li' a poco fotografato mentre incontra in
Toscana un senatore dei Verdi: personaggio che e' tra i vincitori del
congresso di Chianciano? Vogliamo seguire la "pista rossa" che corre
tra Catania e Palermo e gli appalti e che puo' portarci a scoprire i
veri mandanti dell'assassinio di Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla
Chiesa e Pippo Fava? Ecco vogliamo parlare di queste cose? Vogliamo
gettare un discrimine tra chi si e' impegnato a svelare le cocilovate e
chi vi si e' alleato difendendo l'indifendibile e tradendo la propria
ragion d'essere? Se questo e' il progetto ci sto. Diversamente, di
portare acqua ai "principini" di derobertiana memoria, non me ne frega
niente >

AntonellaConsoli libera@libera.it > wrote:

Voi che ancora amate

< Voi che ancora amate
conservatene l'essenza in uno scrigno
presto, che' gia' comincia la bufera. >

* * *

La ballerina

< L'ombra
delle mie mani sul muro
danzera' come la ballerina
che non sono mai stata >

* * *

Domani i nostri passi

< Domani i nostri passi
risuoneranno separati
diversi marciapiedi, diverse citta' del mondo
lo stesso ricordo per tutt'e due,
poeti
senza piu' cielo.
Quando mi abbracciavi in silenzio. >

* * *

Il tiepido respiro dell'altro

< Svegliarsi, stretti accanto
e senza alcuna percezione, tranquilli.
Il tiepido respiro dell'altro. >

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