Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 177

5 maggio 2003 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


L'Avvertimento. Rubati, al ministero dell'interno, i nomi dei pentiti
di mafia e dei parenti posti sotto protezione. I mafiosi sono entrati
tranquillamente, hanno rubato un po' di soldi da una cassaforte e hanno
probabilmente fotografato l'elenco che si trovava custodito la' dentro.
Il significato dell'iniziativa e' molto chiaro: possiamo fare quel che
vogliamo, sappiamo i vostri nomi e dove sono i vostri figli; attenti a
voi.
Questo episodio e' il piu' grave fra tutti gli "avvertimenti" mafiosi
finora verificatisi: piu' significativo anche - ad esempio - della
bomba di via dei Georgofili, nel pieno di un'altra crisi politica
italiana. Contro chi e' rivolto? Contro la polizia, i giudici,
l'antimafia, la sinistra, Borrelli? No. Secondo me, e' rivolto
direttamente e personalmente contro il vertice del governo. E avviene
quarantott'ore prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio
per la (prevedibile) sentenza contro il principale collaboratore di
Berlusconi - non del Berlusconi politico, di cui ormai sappiamo tutto,
ma del Berlusconi imprenditore, di cui in realta' sappiamo ancora molto
poco.
* * *
"Il problema della magistratura italiana va risolto". "Se il fascismo
e' un'associazione a delinquere, ebbene, io sono il capo di
quest'organizzazione a delinquere". Due capi di governo italiani hanno
detto queste due frasi, nelle primavere del '24 e del 2003, i momenti
di massima crisi dei rispettivi regimi. Berlusconi, il giorno dopo la
condanna di Previti. Mussolini, dopo il ritrovamento del cadavere di
Matteotti. Ne' l'uno ne' l'altro l'hanno detto volentieri: significava
rimettere in gioco il regime, giocarsi a pari e dispari, su una carta
sola, tutto il potere raggiunto. Eppure l'hanno detto.
Oggi sappiamo che Mussolini, in realta', avrebbe preferito un
compromesso (precedenti non gli mancavano) con l'opposizione. Egli era
un politico, non un avventuriero. Ma per una settimana di seguito i
capi delle milizie, gli "squadristi della prima ora", sfilarono davanti
a lui nel suo studio, formalmente ossequiandolo ma in realta'
minacciosi.
"Duce! Nell'ora in cui i nemici del fascismo speculano vergognosamente
sulle infami calunnie"... In pubblico, i capi degli squadristi
osannavano Mussolini. Ma in privato cominciavano a girare le prime
voci. Dumini non accettera' mai di passare per un sicario isolato.
Farinacci e' pronto a rimobilitare le squadre padane. Rossi non e'
disposto ad andare sotto processo da solo. I primi memoriali cominciano
ad arrivare ai giornali dell'opposizione; i piu' autorevoli fra i
vecchi liberali cominciano a essere discretamente contattati dagli
emissari del re; in via del Corso, in Galleria, davanti al Biffi e
all'uscita di Aragno, fra i gruppi di sfaccendati le barzellette sul
fascismo girano sempre di piu' ad alta voce. E ogni giorno puo' essere
quello decisivo, quello in cui sull'Avanti o sul Mondo, a firma di
qualche fascista disperato, potrebbe uscire, irrevocabile e a tutte
lettere, il Nome.
Cosi', quel mattino, il cavalier Benito Mussolini - dopo una notte
difficile, passata a rimuginare un "io non gliel'avevo ordinato" e un
"traditori vigliacchi" - entro' a passo di carica in quell'"aula sorda
e grigia" dove l'opposizione riunita, il presidio del popolo italiano
(e dietro a lei la Borghesia Bempensante e l'Esercito e la Nazione e
piu' in alto di tutti il Supremo Garante, S.M. il Re) aspettava in
silenzio le sue giustificazioni. Cento volti severi, cento sguardi
impassibili che spiavano ansiosamente un minimo segno di debolezza, una
minima dissociazione dai mussoliniani che - al di la' di ogni dubbio -
s'erano resi platealmente colpevoli dell'omicidio del deputato Giacomo
Matteotti. Il Capo del Governo esito' un attimo, rivolse uno sguardo
circolare sull'aula, e comincio': "Io assumo formalmente, io solo, la
responsabilita' di tutto quel che e' accaduto...". E ando' avanti.
Alla fine del discorso l'opposizione, dispersa e a occhi bassi, usci'
alla spicciolata dalla sala. Alcuni giorni piu' tardi, alcuni popolani
comunisti si fecero ammazzare a San Lorenzo, cercando di resistere a
una sfilata trionfale dei fascisti. E fu tutto. Mussolini aveva giocato
la sua carta ("si lasceranno intimidire") e aveva vinto. Quel giorno
comincio' davvero il regime fascista.
* * *
Di alcune cose che ha detto in questi giorni, il presidente del
consiglio forse dovra' rispondere penalmente - se i magistrati lo
riterranno - dopo il suo mandato. A noi sembra che il codice penale
preveda ancora i reati di oltraggio alla magistratura, di istigazione a
delinquere e di eccitazione alla rivolta contro i poteri delllo Stato.
Ma questo, tocchera' ai giudici valutarlo. A noi cittadini, tocca
vigilare a che la legalita' complessiva sia rispettata, e a che in
particolare tutti i processi in corso vadano regolarmente a fine. Fra
questi processi, come sappiamo, alcuni coinvolgono personalmente - per
reati comuni - il Capo del Governo, e da circa due anni noi andiamo
predicendo che a) riusciranno effettivamente ad arrivare a sentenza e
b) vedranno presumibilmente la condanna dell'imputato. A quel punto, si
aprira' uno scomodo ma ineludibile dilemma. Il capo del governo
restera' in carica, esercitando cioe' funzioni di pubblico ufficiale in
violazione della legge penale; o sara' costretto a dimettersi, creando
un precedente pessimo per la credibilita' del sistema.
L'unica soluzione "pulita", a questo punto, sara' di prendere atto
della situazione (un "pregiudicato" non puo' governare un Paese) e
rimandare tutto al popolo perche' decida lui. Ogni altra soluzione
sarebbe o un disfacimento o un regime.
Oppure - la quarta soluzione, la peggiore - si puo' far finta di
niente; e l'opposizione, in particolare, puo' comportarsi come
l'opposizione di Mussolini, che gliele fece passare tutte finche' non
ci fu piu' niente da fare. Un compromesso del genere sarebbe del tutto
possibile, come d'altra parte lo era per Mussolini: il centrosinistra
si sacrifica pro bono pacis, Rifondazione fa un po' di casino
distratto, Ciampi ammonisce solennemente che bisogna amare il
tricolore, il cavalier Mussolini rinuncia ad essere proprio Duce anche
di nome, ciascuno insomma, per non rischiare tutto, concede qualcosa.
Ma sarebbe un regime. E comunque, come s'e' visto, Dumini e gli altri
capi-squadristi non sono d'accordo.

Intanto, si fa l'Europa. Non e' l'Europa giornalistica, e acquosa,
delle cerimonie ufficiali ma lo zoccolo duro e forte dell'Europa
primordiale: Francia e Germania anzitutto, poi Italia e i paesi
"minori" (Belgio, Olanda e Lussemburgo). Questa era l'Europa
"utopistica" dei Sei, nata fra i superstiti di due guerre europee e
densa dei dolori e speranze di almeno due generazioni. Un'Europa
davvero buffa, coi tedeschi che facevano i compagnons bonari e i
francesi a recitare la parte dei militari dignitosi; settecentesca in
fondo, perche' l'Ottocento e il Novecento ci facevano ancora troppo
paura. Non era un'Europa inventata: e infatti fu abbastanza vitale da
progredire lentamente ma sicuramente verso la Comunita' e poi l'Unione.
Si allargo' dapprima a tutti i Paesi realmente europei (che riconobbero
l'egemonia di massima del vecchio nucleo fondatore) e poi a una serie
di Paesi di Mezzeuropa che pero', essendo sempre stati non nazioni ma
province d'imperi, nell'occidente cercavano non la polis ma l'impero; e
dunque in realta' gli Stati Uniti non l'Europa.
La prima vittoria di quest'Europa, l'euro (che e' la moneta comune
dell'Europa dei Sei) e' stata prudentemente presentata come un
ammodernamento comune, uno zollverein, una cosa interna. In realta' i
paesi dell'Europa avrebbero potuto andare avanti tranquillamente,
quanto a questo, con franchi marchi e lire. Non avrebbero potuto pero'
usarli sul mercato esterno, ne' proporli all'Opec e agli altri grandi
fornitori di materie prime. Cosi' l'euro, dietro le propagande bonarie
e i sorrisi mortadelleschi, e' nato in realta' come una dichiarazione
di concorrenza economica alla piu' grande potenza del pianeta. Usiamo
la parola "concorrenza", e non la piu' breve "guerra", perche' come
europei siamo beneducati e non vogliamo fare arrabbiare nessuno, ma il
senso della faccenda, da chi doveva intenderlo, e' stato perfettamente
inteso. Allo "scontro delle civilta'", in realta', non ci ha mai
creduto nessuno: gli scontri non sono mai fra civilta', ma fra
economie. E questo lo sanno benissimo perfino in Texas.
Mentre gli americani, coi loro nuovi elmetti e berretti d'ordinanza
(quadrati, da werhmacht, i primi, e a kepi' troncoconico, da
feeldwebel, i secondi) finivano di liberare l'Iraq (e cioe' il primo
paese petrolifero ad accettare gli euri al posto dei dollari), gli
europei discutevano fra loro. E stavolta non d'economia. Ai crepitii
delle mitragliatrici con cui i soldati del dollaro "pacificavano" le
folle inermi, i militari dell'euro rispondevano scambiandosi
sommessamente informazioni: uniformando le tattiche, riprogettando
armamenti, organizzando metodicamente brigate e battaglioni. L'esercito
comune europeo tre mesi fa era ancora una battuta "provocatoria" da
giornalismo eterodosso, oggi e' una precisa agenda di lavoro che
impegna le classi dirigenti franco-tedesche: di destra o di sinistra
senza distinzioni. Fra un anno, di esercito europeo si parlera'
apertamente. Fra due avra' un'operativita' regionale. Fra cinque, avra'
dimensioni tali da costituire un deterrente valido per qualunque
avventura e il mondo ritornera' bipolare.
L'esercito europeo e' un obiettivo (destinato a diventare un common
sense) di tutti gli europei, di destra e di sinistra. Noi europei di
sinistra pero' ne abbiamo uno specifico in piu', altrettanto vitale:
Europa unita e armata, ma pacifica e amica del Terzo mondo. L'esercito
europeo dev'essere un deterrente e un bilanciamento, non un'altra
americanata. Dev'essere, gia' dall'imprinting, rispettoso
dell'autorita' del pianeta, che esiste e si chiama Onu. L'esercito
europeo rafforza l'Onu e l'Onu rafforza l'Europa.
* * *
L'Europa dei Sei si allargo' tranquillamente, nella fase "economica", e
senza grandi scosse. Cosi' si allarghera', probabilmente, l'Europa
militare. Noi italiani, che attualmente siamo i principali disertori,
ritorneremo all'ovile (meglio usare metafore molto pacifiche, quando si
parla di queste cose) una volta finito l'episodio Berlusconi. Il
centrosinistra che gli succedera' sara' probabilmente deludente su
molti punti ma non su questo: sull'esercito europeo Rutelli (direi:
persino Rutelli) ha tenuto a dare un appoggio esplicito e formale.
L'Inghilterra non e' indispensabile alla fase di imprinting "militare"
(come non lo fu a quella economica), e Blair, per quanto abile, e' gia'
in fase di decadenza. Tutti gli altri, via via che l'Europa si fara',
la seguiranno.
* * *
L'Europa della bipolarita', che per alcuni anni sara' affidata
essenzialmente all'euro (che c'e' gia') e all'esercito (che si comincia
ora a costruire) in realta' ha la sua forza principale in un'altra
cosa, che non e' ne' economica ne' tantomeno militare. La forza
dell'Europa consiste nella sua nuova middleclass metropolitana - ne
abbiamo parlato altre volte - che e' presente anche in America, non
manca nelle grandi citta' del Terzo mondo, ma ha il suo luogo
caratteristico qui in Europa: a Londra, a Parigi, a Madrid, a Berlino,
a Roma. Questa classe e' precaria, insostituibile, colta, giovane,
aideologica, politicizzata e pacifista. Alle spalle ha molte cose
strane e difformi (ma avete mai provato a contare le radici
dell'Ottantanove?), che ai posteri appariranno ovviamente omogenee ma
che a noi che le viviamo non possono apparire che come una confusa
allegria. Don Milani, De Gaulle, i Beatles, Rosa Luxemburg, il
Sessantotto... tutte queste cose, ed altre ancora, sono perfettamente
presenti in questa giovane Europa che cresce sotto i nostri
inconsapevoli occhi.

De rerum natura. In una vecchia fabbrica abbandonata, fra le erbacce e
i cardi, sono cresciuti rigogliosi, e del tutto spontanei, numerosi
arbusti - di che cosa? Di ricino. La citta' in cui si verifica questo
strano fenomeno naturale, Barcelllona in Sicilia, e' la stessa da cui
provengono Domenico Nania ed Emilio Fede. Il che spiega tutto.

(Se lo dice lui...). Bettino Berlusconi.

Cartello. E' sempre triste vedere umiiare qualcuno, ma soprattutto
quando ad essere umiliata e' una donna. Con la povera Lucia Annunziata,
in Rai, ormai, sono arrivati agli sberleffi aperti. Cosi', quando lei -
che pure in teoria sarebbe il presidente - ha osato obiettare che forse
un pregiudicato come Previti non e' esattamente l'eroe da presentare a
Porta a Porta, s'e' levato un coro di rutti e sghignazzate e il
pregiudicato e' stato trionfalmente accompagnato (alla faccia
dell'Annunziata) sotto i rifettori.
Il consiglio d'amministrazione della Rai, che cosi' villanamente s'e'
comportato, e' composto da uomini d'una certa eta' e mercantili, cui
certo non si puo' chiedere di rispondere armi in pugno della loro
villania verso una signora indifesa. L'unico che fa eccezione e'
Veneziani, che - ci sembra - considera se stesso un intellettuale e un
gentiluomo. A lui dunque indirizziamo, sulle orme del principe De
Curtis, un formale cartello di sfida: faccia le sue scuse alla signora
Annunziata, o si prepari a ricevere i nostri padrini. Spada sciabola o
pernacchie, a sua scelta.

Merlin. Un certo Signorini, su "Il Giornale" ("L'invadenza di
Emergency"/ "Medici senza frontiere: alla larga da Strada") s'inventa
un attacco di Medici senza frontiere a Gino Strada ("medico barbuto"):
Msf si lamenterebbe perche' arrivano troppi soldi a Emergency e cose
del genere. La notizia naturalmente era completamente falsa ed e' stata
smentita da Medici senza frontiere (che annunciano una querela contro
"Il Giornale"). Riprendo questa vicenda dal blog di Enrico Fovanna, e
la segnalo all'Ordine dei giornalisti lombardi, fra i cui iscritti c'e'
questo "giornalista" che non si vergogna di calunniare i medici che
rischiano la vita nelle zone di guerra.

Senilita' Nel corso di un (lungo) discorso volto a giustificare la
fucilazione di tre oppositori, Fidel Castro ha tirato in ballo fra
l'altro il nome di Ernesto Che Guevara. Questa se la poteva anche
risparmiare.

Paola Lucchesi wrote:
< Ci avevano gia' provato mesi fa, ora pare ci siano riusciti: gli Usa
avevano cercato di strappare a molti piccoli paesi una specie di
clausola di impunibilita' per i suoi militari sul territorio. Avevano
risposto picche tutti, perfino la Bosnia, che e' legata mani e piedi
alle potenze straniere, Usa in prima fila. Adesso emerge che gia' da
tre mesi il Ministro della difesa croato invece un accordo l'ha firmato
con gli USA, tanto disastroso che si guarda bene di portarlo in
parlamento. Prego in particolare gli amici a Trieste (Wwf e
Legambiente) di fare attenzione che fra altre cose ci sono precisi
riferimenti alla liberta' di circolazione nei porti croati per navi da
guerra USA con armamenti nucleari. Penso sia il caso di muoversi... >

diego wrote:
< In attesa della sentenza, dalle 23 alle 23.45 Rete4 (che gia' per
legge non ha la licenza di trasmettere...) ha mandato in onda una
conferenza-stampa dell'On.Previti, che parlava come un antico tribuno
dei suoi guai giudiziari. Perche' un martire innocente come un bimbo in
fasce anziche' sperare in una veloce e rapida sentenza che gli renda
giustizia fa di tutto per evitare proprio la sentenza? E perche' una
rete nazionale trasmette 45 minuti ininterrotti di monologo
del'imputato e non ne trasmette altrettanti del pubblico ministero? >

f.mantero wrote: < Buon 1 Maggio! >
* * *
Grazie, compagno :-) Ma sei un vecchio o un ragazzo? Nel primo caso,
beviamoci un bel bicchierozzo insieme alla salute nostra e di tutti i
ragazzi che adesso finalmente stanno riscoprendo tutte le cose belle
della nostra gioventu'. Nel secondo caso, niente vino che' di
`mbriagoni ce ne siamo gia' troppi, ma un augurio analcolico e
affettuoso di restare sempre libero alla faccia di tutti i politicanti
e padroni che ti vorrebbero zitto e buono.

Medo wrote: < Era meglio avessero vinto gli artisti Neanderthal,
invece ha trionfato l'ottusa operosita' dei Sapiens. Il tuo ultimo
Sanlibero e' reale. E' cio' che piu' conta >
* * *
Grazie. A volte pero' sospetto che abbiano vinto i gorilla.

mannux wrote: < La tua acrimonia non porta da nessuna parte, bisogna
progettare, costruire. non voglio leggere piu' cose cosi' acide e
disfattiste, mi dispiace! >

turcu_ka_bannera wrote: < La prego di inviarmi la sua e-zine. Un
siciliano >
* * *
Ok. Io spero sempre che prima o poi tornino ad esserci ancora dei
siciliani.

Up wrote: < "Dizionario. Ghetto...". Strano il mio destino diceva una
canzone, a condividere tante cose che i miei amici affermano con
passione, a pensare "ecco, vedi: la pensiamo allo stesso modo". Pero'
quando si parla d'Israele questo non succede. Anzi, leggo e ascolto
cose che mi allontanano. Adesso ti chiedo: si e' formato questo
governo palestinese, si ricomincia a parlare di pace e il terrorismo
palestinese con triste puntualita' suggella questi primi passettini a
cui purtroppo Israele continuera' - forse non con lo stesso stile e la
stessa energia spero - a rispondere e tu ci parli dei ghetti, delle
demolizioni? ma a che serve in questo momento? >
* * *
Non so a che serva. Forse a ricordarci che dentro i ghetti e dentro le
case da demolire ci sono degli esseri umani. Anch'io, quando si parla
d'Israele, ascolto cose che mi allontanano da me stesso: il cuore
ricorda Anna Frank, ma gli occhi vedono i bambini di Gaza.

Luca Puddu wrote:
< Un appunto: il "primo reich" non e' certo quello del Kaiser Guglielmo
II, essendo questo piu' correttamente il "secondo reich" (il terzo
...beh, lo sappiamo, no?). Il primo reich, infatti, era l'impero
Germanico medioevale, e non mi risulta che Wallenstein (per dire)
agisse agli ordini dell'oberkommando >
* * *
Giusto. Mai una volta che vi passiate una cazzata (su questa avete
scritto in tre) . Che razza di lettori mi son toccati :-)

marco wrote (stiamo organizzando un giornale insieme):
< Caro R., mi piacerebbe scrivere venti righe di "cartolina", come
quella di Barbato. Fammi sapere >
* * *
No. Devi fare dei pezzi giornalistici. Avrai tempo per fare il vecchio.
Per ora devi lavorare seriamente, e non come me o Barbato, che da
(utili) giornalisti alla fine siamo diventati commentatori. Questo
naturalmente non significa che non devi dire la tua: puoi fare tutti i
commenti che vuoi, purche' vengano *dopo* e non *al posto* delle
notizie che trovi.

Sebastiano, da Catania, wrote:
< Non ne posso piu' di leggere la "Sicilia" ma se voglio essere
informato sulla cronaca locale devo comprarla. Quando finira' questa
schiavitu'? >
* * *
Mah. La provincia di Catania, quanto a lettori di quotidiani, e' una
delle zone piu' derelitte d'Italia: un paio d'anni fa era alle
percentuali di Istanbul, e non credo che la situazione sia cambiata.
Per libri e settimanali, invece, rientra piu' o meno nelle medie
nazionali. Questo significa semplicemente che il concetto di giornale
quotidiano ancora a Catania non e' arrivato, o e' arrivato male. Fino a
quando, Lei dice? Fin quando: gli imprenditori catanesi continueranno a
rifiutarsi d'investire una lira in giornali nemici dei mafiosi. Fin
quando gli edicolanti di Catania si rifiuteranno di mettere in mostra
questi giornali. Fin quando i politici, di destra e di sinistra,
continueranno a mendicare ospitalita' e sostegno dai giornali non
nemici dei mafiosi. Fin quando i vecchi (e giovani) oppositori dei
mafiosi continueranno ad essere allegramente divisi fra una setta e
l'altra. Fin quando coloro che dovevano fare i giornali non mafiosi a
Catania continueranno a giocare con improbabili carriere a Palazzo
invece di fare il dover loro. Fin quando i catanesi rinunceranno a
ricordarsi cio' che erano riusciti ad essere nei loro momenti piu'
giovanili, prima del Grande Sonno. Fin quando i vecchi ronzini, che
periodicamente ritornano per rimettersi alla carretta, non saranno
seguiti dai numerosi - e ormai inutili - cavalli di razza.

Teognide stigma@eleutheros.el > wrote:

< Peggio della vecchiaia, peggio di tutto
ti sfascia la miseria, Cirno mio:
meglio buttarsi a mare a capofitto
piuttosto che finire in mano sua.
Fermo e impotente, resti la' zittito
con la lingua legata: che puoi fare
se non hai soldi? Giri in terra e in mare,
ti dai da fare, cerchi dappertutto
di galleggiare, ma in cuor tuo lo sai
che e' meglio per un povero morire
che vivere consunto e disperato. >

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