Catena di Sanlibero

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Catena di SanLibero n. 136

22 luglio 2002 - Riccardo Orioles (Giornalista antimafia)


"Voi comandate perche' e' morto Borsellino".

Non e' stato un cattivo affare ammazzare Carlo Giuliani.
Quattrocentomila euro - quasi un miliardo di lire - sono state
consegnate all'uomo che sparo' in piazza Alimonda a Genova, il
"carabiniere" ausiliario Mario Placanica. La somma, raccolta con una
sottoscrizione da un giornale governativo, serve a "coprire le spese
mediche e legali" e altresi' ad esprimere una solidarieta' politica
all'ala piu' cilena del governo.
E' un bene che in questa tragica vicenda sia entrato, alla fine,
l'odore del denaro. Dall'inizio alla fine, era di soldi che si
trattava, non di altre cose. I soldi dei grandi manager "globalizzati"
che fanno i miliardi di dollari truffando gli azionisti, i soldi dei
notabili paramafiosi comprati ad uno ad uno dal governo, i soldi dei
giornalisti pagati per incitare la caccia agli oppositori. Contro
questi soldi manifestavano i ragazzi di Genova, per questi soldi sono
stati massacrati. Un piccolo rivolo di questi denari, alla fine, e'
arrivato alle tasche di un anello finale della catena, un uomo che non
sappiamo ancora - attendendo la Magistratura - se definire uno
sciagurato o un assassino, ma che accettando questo denaro ha
sicuramente disonorato se stesso e la divisa che indegnamente ha
portato.
E' bene anche che questa iniziativa disonorevole e vile, questo gettar
monete in mani insanguinate, non sia venuta da uno qualunque dei
giornalisti di corte, ma proprio da quel Vittorio Feltri che due anni
fa di questi tempi, per vendere qualche copia in piu', non si
vergognava di pubblicare in prima pagina le foto e i volti dei bambini
innocenti seviziati dai pedofili. Degni l'uno dell'altro, il sedicente
"carabiniere" e il sedicente "giornalista": ed il loro governo, e il
loro pubblico squallido e feroce.
* * *
A un anno da Genova, conviene riepilogarne alcuni insegnamenti.
1) In Italia non e' consentito essere troppo pacifisti. Per quanto
spontaneo, eterogeneo, pacifico e festoso possa essere un corteo, deve
avere sempre un suo servizio d'ordine efficiente. Diversamente, si da'
mano libera ai provocatori inviati dalla controparte, e si "mette in
tentazione" il governo di tentare un colpo di forza, che comunque vada
accresce la confusione e la paura e *quindi* va a favore del governo.
Pochi mesi dopo Genova, ci fu un altro grosso corteo pacifista a Roma:
ma stavolta seriamente organizzato. I provocatori furono estromessi
decisamente e con discrezione. La polizia non trovo' pretesti per un
attacco, che d'altronde non sarebbe stato facile in questo caso.
2) Genova e' stato un momento di svolta, nella politica del governo,
paragonabile a piazza Fontana per la vecchia Dc. Non fu voluto dal
governo; ma sia le componenti "politiche" piu' di destra che i vari
soggetti forti legati ai servizi segreti scavalcarono decisamente i
moderati e passarono d'allora in avanti alla guida del composito
schieramento governativo. Esattamente come nel 68, quando dopo le bombe
(e grazie alle bombe) i Saragat i Rumor e gli altri notabili furono
scavalcati dal "partito della crisi" legato ai servizi e ai poteri. In
questo senso, la storia di Genova - vista dall'altra parte - e' ancora
tutta da scrivere, Scaloja e' un (ingenuo) capro espiatorio e il
momento centrale e' rappresentato dalla misteriosa presenza di Fini.
3) Da un punto di vista piu' profondo, l'aspetto piu' allarmante e' la
trasformazione antropologica intervenuta nelle forze della polizia di
piazza (ben distinta dalla polizia ordinaria). Non sono piu' i
disoccupati meridionali. Io ho fatto non so piu' quante manifestazioni
dal '67 in poi, ma celerini del genere non ne ho mai visti. Questi sono
tranquillamente disponibili ad essere delle Ss. Non per ordini
superiori, ma perche' la loro cultura e' infinitamente piu' violenta di
quella dei poliziotti anni '70. Vengono da un'altra societa', che ieri
esprimeva gli operai e i contadini, e oggi esprime le curve sud e - fra
l'altro - i celerini. Il governo di centrosinistra dovra' riselezionare
la polizia di piazza. Se non lo fara', si vedra' prima o poi sparare
addosso dai suoi stessi celerini. Che ormai - continuo a parlare della
polizia di piazza, non di quella ordinaria - ha tutti i caratteri
antropologici di una Guardia Civil.
4) Sul piano investigativo, il delitto eversivo del governo non sta
tanto nell'aver massacrato la Rete Lilliput e i boy-scout, quanto nel
non avere fermato i black bloc. Questi ultimi, ormai al di la' di ogni
dubbio, agivano in coordinamento con la polizia: il coordinamento non
avveniva a livello di reparto - in alcuni casi, anche a quel livello -
ma a livello di strategia generale. Non voglio sapere dal tenente dei
carabinieri quando e come s'e' messo d'accordo coi black bloc. Voglio
saperlo da Fini. Voglio sapere perche' il governo ha mandato i black
bloc contro Genova e contro il corteo; e nel termine "governo" includo
tutte le variopinte sigle, conosciute e non, che nel nostro paese
indicano - da piazza Fontana e poi - i vari servizi segreti. Chiedo
conto a Saragat e Rumor del Sismi di Giannettini. A Fini e a Berlusconi
del servizio di cui io non so il nome, ma loro si'.
5) Genova discende direttamente da Napoli, e l'imbecille Scaloja e' un
continuatore pedissequo del "progressista" Bianco. In Argentina, un
capo della polizia resosi responsabile di crimini molto minori -
perche' stiamo parlando di fatti punibili penalmente - e' attualmente
sotto processo per tentato omicidio. Ritengo che prima o poi - ad
esempio, dopo la caduta del governo Berlusconi - bisognera' affrontare
congiuntamente le responsabilita' penali dei due ex ministri.
Dico congiuntamente per due ragioni precise. La prima e' politica:
Bianco, nel centrosinistra, e' ed e' sempre stato un infiltrato; una
sua ricandidatura a ministro sarebbe l'unica ragione che
giustificherebbe, per i cittadini democratici, l'astensione dal voto e
l'equiparazione dello schieramento di centrosinistra a quello di
Berlusconi.
Poi c'e' una ragione morale. Molti dei nostri lettori non sono affatto
di sinistra, anzi sono francamente di destra (molti dei lavoratori che
hanno votato per Berlusconi, d'altra parte, erano gli stessi che poi
sono scesi in piazza con la Cgil). A questi concittadini, onesti e in
buona fede e spesso di destra solo per l'ipocrisia della sinistra, noi
dobbiamo dire: "Amici, noi non rinunciamo alle nostre idee. Vogliamo
cambiare l'Italia a favore del popolo, seguendo la vecchia bandiera dei
lavoratori italiani. Ma di questo non intendiamo affatto farci un
pretesto per accumulare privilegi e poteri: portiamo onestamente avanti
le nostre idee ma, se uno dei nostri sbaglia, noi siamo i primi a
pretendere che paghi. Noi condanniamo Scajola, ma non perdoniamo a
Bianco: a nessuno, ne' di destra ne' di sinistra, e' consentito
dimenticare la Costituzione e aggredire i cittadini. Se per questo ci
voterete, ci sta bene; ma anche se non ci voterete, almeno ci
rispetterete; e questo e' gia' tanto".

Dopo quindici anni ho rivisto la faccia di Violante - seria, serrata,
consapevole che c'e' un dovere da fare - quando non era ancora un pezzo
grosso; ed e' stato quando a Genova ha detto: "Abbiamo sbagliato".
Violante, fra i capi dell'antimafia, fu il primo ad abbandonare la
lotta per ambizione. L'ho visto diventare, dall'ufficiale garibaldino
che era, un notabile di palazzo come tutti gli altri: cortese,
comprensivo, assolutamente lontano. Adesso, in televisione, m'e' parso
di riconoscergli qualcosa del Violante di prima tremargli
impercettibilmente fra gli zigomi e il mento. Se e' cosi' e non
m'illudo, volentieri gli perdono i quindici anni in cui ci ha lasciato
soli.

Mafia e acqua. Contadini in rivolta in Puglia, Sicilia e Basilicata. I
soldati a sorvegliare. Una rivendita di oltre duecentomila litri
d'acqua abusiva, con silos autobotti e tutto, trovata quasi per caso
dalla Finanza.
Togliere il controllo delle dighe alla mafia? No, installare degli
inutili dissalatori, costo 280 miliardi di soldi nostri. Questo quando
la sola operazione tecnica necessaria, ovvero riparare le condutture,
costerebbe 20 miliardi, cioe' dieci volte di meno. E il governo, alla
fine: "Basta con questi lussi - proclama - l'acqua si paga. Alziamo il
prezzo!".
< I mafiosi - scrive Mattia dalla Sicilia - vendono tranquillamente
l'acqua, con tanto di ricevute: "il giorno X il signor Y verra' a
ritirare le cifre dovute per il rifornimento di acqua" (questi signori
X sono quasi sempre pregiudicati). Le vittime principali, gli
agricoltori, fanno manifestazioni di protesta, presidi e blocchi
stradali, ma sono soli. Neanche un cittadino comune che partecipi alle
loro sacrosante rivendicazioni. A dieci anni dalla morte di Falcone e
Borsellino, la mafia in Siclia e' onnipotente, tanto da costringere la
gente a pagare il racket per un bene irrinunciabile come l'acqua.
Riusciranno i siciliani a recuperare quella dignita' che permise dopo
le stragi del 92 di infliggere dei colpi tremendi a Cosa Nostra e che
oggi sembra persa completamente? >

Mafia e politica. "Leoluca Bagarella, tra il 1992 e il 1993, provo' ad
organizzare un partito politico in Sicilia e di fatto sponsorizzo' una
formazione legata a uomini confluiti nel Polo": lo afferma
l'associazione "Articolo 21", fondata da Giuseppe Giulietti e Federico
Orlando, che nel suo sito pubblica brani del libro "Consigli per gli
acquisti" del cronista siciliano Pino Finocchiaro. In esso vengono
riprese le dichiarazioni dei pentiti Tullio Cannella e Maurizio Avola
"sull'interesse di Cosa Nostra a misurarsi in politica con varie
denominazioni sino a quando non giunse l'ordine di fermare tutto
perche' i palermitani avevano preso contatti con personaggi influenti
che avevano intenzione di costituire un nuovo partito".

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Mafia e istituzioni. Severo monito del Capo della Mafia sugli
"intollerabili abusi" cui verrebbero sottoposti i mafiosi detenuti.
"Non verranno ulteriormente tollerate - ha aggiunto il Presidente di
Cosa Nostra - inadempienze da parte degli avvocati di mafia agli
impegni profumatamente pagati e liberamente presi". Dopo l'annuncio di
una serie di iniziative rivendicative e balistiche volte a richiamare
l'attenzione della pubblica opinione, il messaggio di Leo Luca
Bagarella si e' infine concluso su una nota di ottimismo: "Falcone e
Borsellino, a parte le chiacchiere, sono stati dimenticati".

Mafia e governo. Arrestato il consigliere di Forza Italia Maurizio di
Gati, di 52 anni, pochi minuti dopo essere stato solennemente
confermato, da un'assemblea di boss appositamente convenuta, "padrino"
della Famiglia di Favara di cui da tempo era rappresentante (lo Statuto
di Cosa Nostra non prevede incompatibilita' di cariche elettive tra
famiglie mafiose e partiti di governo). Nella stessa occasione e' stato
nominato capomandamento di Agrigento Maurizio Di Gati, 36 anni, che
invece non risulta iscritto a Forza Italia. I neoeletti stavano
festeggiando a pasticcini e champagne le rispettive nomine quando sono
stati sorpresi, con le coppe in mano, dall'irruzione della polizia.

Informazione. Il Tg5 s'interrompe e, improvvisamente, partono dieci
minuti di spot del governo. Non nel senso che si parla bene di
Berlusconi, ma nel senso che il governo ha regolarmente acquistato, con
soldi pubblici, uno spazio pubblicitario dentro il telegiornale e, fra
una notizia e l'altra, lo manda in onda tranquillamente. Scandaloso,
no? Tanto scandaloso che in realta' nemmeno Berlusconi se l'e' sentita
di farlo.
Invece, Ciancio si'. A Catania, una parte del telegiornale locale,
Antenna Sicilia, che appartiene (come tutto il resto) a Ciancio, e'
stata acquistata dal Comune per propagandare le proprie iniziative. Due
piccioni con una fava: da un lato il Comune finanzia, coi soldi
pubblici, l'imprenditore Ciancio; dall'altra Cianco impone ai
malcapitati telespettatori che pensavano di vedere un telegiornale la
propaganda elettorale (e clientelare) di sindaco e assessori. Il tutto,
gestito dall'allegra compagnia dei "colleghi" dell'Ufficio Stampa del
Comune, tutti rigorosamente scelti fra i redattori dei giornali e
telegiornali di Ciancio.

Cassazione. Annullata la condanna all'ergastolo per Salvatore Vitale,
il titolare del maneggio dal quale i killer di Cosa Nostra prelevarono
per ucciderlo il piccolo Giuliano Di Matteo, figlio di un "pentito".

Marocco. Sono state costrette a desistere, visto l'isolamento in cui
sono state lasciate dalla comunita' cristiana e occidentale, le truppe
spagnole inviate alla conquista del Marocco a cominciare dall'isolotto
di Perejil, a poca distanza da Lepanto, su cui erano sbarcate in forze
una settimana fa inalberando la bandiera di Castiglia. Secondo fonti
attendibili, il primo ministro spagnolo Carlos Primero contava
sull'intervento di alcune centinaia di leghisti bergamaschi che, dopo
essersi mobilitati anni addietro per conquistare con le armi
l'indipendenza nazionale, erano considerati in Spagna fra i piu' validi
esponenti della lotta contro la barbarie islamica e il musulmanesimo in
generale.
"Exspectevamos estos caballeros aqui por combatir los moros - ha detto
il generale Fundador, comandante delle truppe spagnole - Tambien
rimaneron a su casa, en pantofolas devante al televisor, mientre nos
estamos aqui en la mierda". Il conte-duca Jerez de la Frontera, gran
maestro dell'ordine di Calatrava, ha invece stigmatizzato il mancato
arrivo dei volontari cattolici promessi dal cardinale Biffi di Bologna.
Espressioni anche piu' dure sono state usate, contro i "maricones"
italiani, da don Jaime de Mora y Aragon e da don Diego di Bejar y
Gibraleon y Benalcazar y Banares.

- Che camurria, 'sti templi! Io li buttassi giu' tutti e ci facissi
sopra un bell'hotel-casino' tipo lasvegas e quattro beddi supermercati.
- Macari io... E' che poi tutti i continentali ci accusano che semu
servaggi e incivili... Senno' ti facissi viiri io...
- E allura per corpa di 'sti continentali che facemu, ci tenemu tuttu
'stu gran terrenu edificabili accussi' a sbafu? Sai quanti picciuli ci
si potessinu fari?
- Eh... Aspetta... Mi vinni un'idea.
- Che idea?
- Ecco: demolire, non si ponnu demolire... Pero' sempre palazzi sono,
palazzi famosi... Pensa che macari a Lestero sannu che c'e' Agrigentu
perche' sannu che ci sunnu i templi.
- E a mmia che me ne futti di 'stu Lestero?
- Picchi' si zaurdu... Chistu vole diri che i templi, quantunque a ttia
tti ni futti e a mmia macari, purtuttavia sunnu un tistimonial...
- Un chi? Un tistimoniu? Io ci sparu, ai tistimoni e macari ai sbirri
che ci tenunu manu!
- Ma chi capisti? Tistimonial e' una parola moderna, 'mmericana, che
vuole diri che ppi farci putacaso la pubblicita' al tuo supermercatu tu
ci metti un testimonial, cioe' un'attrice, un giocatore di calcio, un
monumento... Accussi' alla gente ci rimane cchiu' impressu.
- Ahhh... E che cazzu ponnu tustimoniari 'sti quattru templi sdirupati?
- Che noi qui semu gente importante, con un passato storico e
curturale, e che dunque qui si puo' investire...
- Ch'a macchina?
- Quali macchina! Coi soldi! Investimenti nazionali e internazionali!
Euri, dollari...
- Ah, capivi! Picciuli! Bonu! Vaia, facemu 'sta tistimonianza! Che ci
facemu tistimoniari?
- Una bella sfilata di moda! Con tutte 'sti fimmini sciccose e
allicchittate che s'annacano su e giu' per i templi!
- Cumpari, si vidi che facisti 'i scuole! Mi cunvincisti. U dico
subbito a don Toto'. Cosi' facemu veneri macari a quarche politico,
tutta propaganda ppi nuiautri...
- Io facissi veneri sai a chi? Ciampi.
- Ciampi?
- Seee... O iddu personalmente di persona, oppuru so' mugghieri.
- E idda cci veni?
- Ma si'... Basta metterla sul curturale e vedi che manco si
nn'adduna...
- Bonu... Basta, vaiu a telefonare a don Toto'...
- Si', e io vaiu dal disaigner a farmi disignari u' manifestu... A
proposito, u' Prufissuri mi detti un beddu nomi per tutta 'sta
camurria...
- E comu 'a vulissi chiamari?
- Apri bonu l'orecchie, che e' un nomi stranu: Kore. 'A Kore di
Agrigento.
- E che vvoli diri?
- Eh... Dici u' Prufissuri che Kora, in grecu anticu, vulissi a diciri
"picciuttedda", "ragazza"... un pezz'i fica, insomma.
- Bonu. Ma picchi' in grecu anticu?
- Accussi' famu cchiu' figura. E macari per farci cuntentu a don
Marceddu. Lo sai, iddu ci ha la fissa ppi la curtura...
- Ognunu ci ha le debolezze sue.
- Certu. Bah, mettemuni a travagghiari.

(Un fascista onesto, assessore alla cultura, decide - meglio tardi che
mai - di fare qualcosa per i Templi: tipo istituirci un parco regionale
in cui e' vietato costruire. Immediatamente, ad Agrigento, la
federazione di An dichiara: "Troppo grande, 'sto parco! Tante case,
qui, ci possono benissimo stare".).


Cronaca. Palermo. Un quindicenne rapinato da due giovani a viso
scoperto che dopo averlo fermato in via Pacinotti gli hanno portato via
i dieci euri che aveva addosso.

Cronaca. Roma. Deciso all'unanimita' dal Senato l'aumento degli
stipendi dei portaborse, da quattromila a quattromilaseicento euri al
mese.

Cronaca. Milano. Condannato, dopo patteggiamento, a un anno e nove mesi
con la condizionale Paolo Berlusconi. La condanna giunge al termine di
un'inchiesta per truffa, appropriazione indebita, peculato, abuso
d'ufficio, falso in bilancio (derubricato) e corruzione che coinvolgeva
54 persone fra cui il fratello del presidente del Consiglio.

Cronaca. Palermo. Condannata per un furto di scarpe, il tribunale dei
minori ha deciso che non era in grado di mantenere i figli, e quindi
glieli ha tolti. Maria Concetta P., 41 anni, non ha potuto far nulla
per opporsi al provvedimento. Una ventina di vicini hanno cercato di
opporsi quando la polizia e' venuta a prendere i bambini. Portati via e
affidati a una comunita' di accoglienza.

Cronaca. Palermo. Allarme nel pomeriggio per la fuga di un ragazzino di
dodici anni. Un pensionato, residente in via Oreto, ha denunciato la
scomparsa del nipote, affidatogli dal tribunale dopo la carcerazione
del padre (la madre e' disoccupata). E' stato ritrovato alcune ore piu'
tardi nel quartiere Noce.

Cronaca. Palermo. Non osano parlare le vittime al secondo processo
contro gli usurai-pedofili che compravano bambini nel quartiere
dell'Albergheria. Al processo, che si svolge a porte chiuse e lontano
da Feltri, i piccoli sono scoppiati in lacrime senza riuscire a
parlare. Diversi di essi, in questi due anni, sono stati piu' volte
minacciati. Il prete che ha denunciato lo scandalo, don Meli, non ha
ricevuto il minimo aiuto ne' dalle famiglie dei bambini ne' da alcun
altro abitante del quartiere. L'udienza e' stato rinviata a settembre.

Cronaca. Milano. Altre due collisioni evitate per miracolo a Linate.

Cronaca. Roma. Il presidente della Rai Baldassarre, che pochi giorni fa
aveva annunciato - al congresso degli ex fascisti - la necessita' di
far propaganda in tv per riscrivere la storia d'Italia falsata dai
comunisti, non ha tuttavia rivendicato lo scempio di tombe ebraiche
recentemente verificatosi a Roma. E' gia' qualcosa.

Cronaca. Torino. Insabbiato il caso Odasso (una specie di Mario Chiesa
locale, ma senza la disgrazia d'incappare in Di Pietro) un altro
scandalo nell'una volta incorruttibile capitale subalpina. Mazzette,
imprenditori e funzionari del Comune.

Cronaca. Ali' Terme (Messina). Indagini dei carabinieri sul furto di
circa cento scatole di gelato surgelato perpetrato alcune notti fa in
una pasticceria del paese. Gia' qualche settimana addietro, sempre di
notte, otto chili di pesce stocco erano stati "prelevati" da ignoti
malfattori (la stesa banda??) in una pescheria poco distante. Una
recrudescenza che ha destato notevole allarme nel paese, che chiede
alle autorita' provvedimenti pronti ed efficaci per fermare l'ondata di
criminalita'.

Salvatore wrote:
< Il deragliamento del treno 1932 Palermo-Venezia, nella sua
tragicita', fornisce un ulteriore spunto di riflessione sull'assurdita'
di un investimento inutile e nocivo come il Ponte sullo Stretto quando
in Sicilia si viaggia ancora su rotaie vecchie ed insicure. Peraltro la
mancata realizzazione del raddoppio ferroviario di fatto blocca, non si
sa per quanto tempo, la circolazione ferroviaria di tutta la Sicilia
settentrionale in uno snodo essenziale come quello di Messina. Spero
che questa catastrofe faccia ravvedere gli entusiasti e ponga il
problema del Ponte all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale. >
* * *
Caro Salvatore, non so da dove stia scrivendo lei, ma io in questi
giorni mi trovo proprio vicino al paesino dove lo Stato italiano ha
ucciso otto persone che si fidavano di lui. Le indagini vanno a
rilento, non c'e' ancora una versione ufficiale. Ma qui sul posto si
parla di un pezzo di massicciata che ha ceduto.
Qui dalle parti di Milazzo, non e' che non siano stati spesi soldi per
le ferrovie. E' stata costruita una stazione nuova (ai tempi di Craxi)
che e' molto piu' scomoda della vecchia, essendo a parecchi chilometri
dal paese; ma in compenso e' stata appaltata al costruttore Costanzo,
uno dei quattro cavalieri catanesi. E' stata costruita una galleria che
permette di risparmiare alcuni minuti sull'intercity. E' stato ridotto
il personale di quasi tutte le stazioni. Non e' stata rifatta la linea,
che e' sempre quella di prima.
L'alta velocita', i supermegamanager, il Ponte. Ma poi qui e in
Basilicata e in Calabria (ha idea di quanti incidenti ferroviari, in
due anni, fra Reggio Calabria e Metaponto?) i treni deragliano perche'
il binario e' troppo vecchio. Manderanno una corona ai funerali,
licenzieranno qualche altro migliaio di ferrovieri, inventeranno
qualche altro Ente altisonante con manager superpagati e alla fine
privatizzeranno le ferrovie, come in Inghilterra. Supertreni
fantascientifici per i Vip, e per i pendolari e i negri linee vecchie
di cinquant'anni e treni che deragliano ogni sei mesi.
Il macchinista del treno, in questo momento, lotta fra la vita e la
morte, ha perduto una gamba e io spero che almeno lui ce la faccia a
salvarsi. Lo manderanno in pensione, se si salva, con qualche commosso
discorso di ministro e non - come i suoi colleghi piu' fortunati - con
un prepensionamento e un calcio nel sedere.

Pasquale, da Castellammare di Stabia, wrote:
< Gentile R., le scrivo per complimentarmi con lei per la "Catena di
San Libero" da lei redatta. Apprezzo il suo impegno civile contro la
mafia e la politica corrotta, purtroppo i veri mali incurabili del Sud.
Chi come me vive in un territorio ad alta densita' criminale, dove la
camorra spadroneggia e la fa da padrona, riesce ad apprezzare e capire
in fondo la sua opera. Mi piace quando cita il grande Giuseppe Fava, mi
ricorda un altro bravo giornalista, Giancarlo Siani del "Mattino",
vittima innocente della camorra assassina. >
* * *
Caro amico, la ringrazio per le sue buone parole, ma sopratturro per
aver ricordato il nome del mio Direttore, Giuseppe Fava. Sul nostro
giornale, "I Siciliani", a suo tempo abbiamo pubblicato anche
inchieste, di Miki Gambino, sui mandanti dell'omicidio Siani.
Fava, Siani, Mauro De Mauro, Mario Francese, Mauro Rostagno, Peppino
Impastato, Beppe Alfano ed altri ancora ci ricordano pero' che i mali
del Sud non sono affatto incurabili: un'informazione libera e
coraggiosa puo' suscitare - e in alcuni momenti ha suscitato - dei
forti e vincenti movimenti antimafiosi. Io ho fiducia nei ragazzi, di
Napoli, di Sicilia, di Roma, del Veneto, di Milano: so per esperienza
che una testimonianza coerente e duratura puo' destare, alla fine, cio'
che dorme dentro di loro. Siamo gia' quasi riusciti una volta a
liberarci dal potere mafioso: riproveremo con fiducia finche' ce la
faremo. Un giorno il popolo del Sud si destera', e non ci sara' forza
al mondo in grado di fermarlo.

21 luglio. Montanelli. Ricordiamolo qui, fra i pochi giornalisti
rimasti in questo paese.

Persone. Rita Atria, ragazza. A dodici anni le ammazzano il padre,
"uomo d'onore", a sedici il fratello che lo voleva vendicare. Sangue
chiama sangue, a Partanna.. Faide, vecchi rancori, mafia - ma anche
interessi eccellenti. Rita ha sentito parlare di questi interessi. Ha
sentito dei nomi. Uno, dice, e' quello dell'ex sindaco del paese,
l'onorevole Culicchia. Ma a chi fare - una povera ragazza - questi
nomi? Un giorno Rita incontra un uomo di cui, senza sapere perche', si
fida. E' uno "sbirro". Ma e' un uomo buono. Si chiama Paolo Borsellino.
Parlano a lungo. Passano i giorni e i mesi. Borsellino, nella vita
feroce e disperata di Rita, e' il primo che le parla sorridendole, come
un papa'. Forse non e' vero che tutti sono o sbirri feroci o mafiosi.
Rita si avviticchia a questo. La vita di Rita ricomincia allora. Ma
arriva l'estate che ammazzano Borsellino: lo ammazzano - capiscono
tutti - perche' era solo. Rita non ce la fa ad andare avanti da sola.
"Adesso quegli uomini non pagheranno mai". "Vince chi e' piu' bravo a
truffare la vita". Calligrafia da ragazza, frasi buttate su un foglio
di scuola. Una settimana dopo, si uccide anche lei. Al suo funerale, al
paese, non va nessuno: "fimmina lingua longa", "amica dei sbirri".
Dieci anni. Dieci anni dopo, alle celebrazioni di Borsellino, tutti i
vigliacchi di allora parlano con commosse parole. Parla
l'ammazzagiudici Castelli, parla il viceberlusca Fini (ormai ripulito
dagli sputi presi ai funerali di Borsellino), parla anche Culicchia,
riciclato nel centrosinistra. Non parlano i compagni, dispersi - ma non
rassegnati - ai quattro angoli del mondo. Li trovate venerdi' prossimo
a Partanna. Un fiore per Rita. E avanti.

Archiloco arkl@oplis.el >wrote:

< La vedi cinta di selvaggio verde,
l'isola, un dorso d'asino sul mare:
non e' bella ne' allegra e buona per amare
come la spiaggia in riva al mio torrente>

* * *

< Cuore mio, devastato da mali senza fine,
svegliati! c'e' da lottare, ai nemici fa' guerra,
faccia a faccia combattili, sta' duro!
Non esaltarti se vinci, se perdi non chiuderti in casa
a piangere: sii allegro, sii anche amaro
ma sii sempre te stesso: tu lo sai
sotto quale destino l'uomo lotta >

* * *

< Porta la coppa in giro per la nave
fra i remi, tira il tappo alla bottiglia,
fa' girare quel vino! Senza bere
a stare qui di guardia e' una boiata >

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